The Holy See
back up
Search
riga

SANTA MESSA IN SUFFRAGIO DEL CARDINALE MARIO NASALLI ROCCA

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Venerdì, 11 novembre 1988

 

1. “Se siamo morti con Cristo,
crediamo che vivremo anche con lui!”
(Rm 6, 8).

Queste parole della lettera di san Paolo ai Romani, che abbiamo ora ascoltate, ispirano la nostra partecipazione a questa liturgia eucaristica in suffragio del Cardinale Mario Nasalli Rocca di Corneliano, che ci ha lasciati dopo una lunga e intensa vita sacerdotale, dedita al servizio del Signore, della Santa Sede e delle anime.

Di fronte alla morte si sente naturalmente sgomento e sconcerto, ma se si pensa che siamo stati redenti da Cristo e vivificati dalla grazia del Battesimo, e che l’anima immortale continua la sua vita, in attesa della risurrezione, il nostro spirito si apre alla speranza e si illumina di certezze. È ancora san Paolo che ce lo assicura: “Come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova” (Rm 6, 4). Uniti come siamo a Cristo durante l’esistenza terrena, lo saremo anche nella vita che non conosce tramonto.

Siamo raccolti attorno alla bara del nostro fratello Cardinale: è una cerimonia esequiale di addio, in cui la Chiesa asperge la salma con acqua benedetta, la profuma con l’incenso, come fa per l’altare e il Libro Sacro, accende il cero pasquale per esprimere la venerazione che nutre per il corpo che è stato tempio dello Spirito Santo e per richiamare il destino ultraterreno di chi si diparte dalla scena di questo mondo. Meditando queste verità eterne, rivelateci dalla Parola di Dio e ricordando la lunga esistenza del Cardinale Nasalli Rocca, viene spontaneo esclamare: “Quanto è soave e gioioso vivere e morire in Cristo, per poi godere sempre con lui!”. Infatti, ci dice ancora san Paolo: “Nessuno di noi vive per se stesso e nessuno muore per se stesso . . . Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore” (Rm 14, 7).

2. Anche questo degno presule nella sua vita mirò costantemente al Signore. A lui si addicono i versetti del salmista: “Come la cerva anela ai corsi d’acqua, così l’anima mia anela a te, o Dio. L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente: quando verrò e vedrò il suo volto?” (Sal 41). Nei suoi molteplici impegni e nelle sue varie mansioni, visse sempre con l’animo rivolto al Signore, con amore e con fervore, come egli stesso ha narrato nella sua interessante autobiografia “Accanto alle anime”.

Nato a Piacenza nel 1903 e compiuti gli studi primari, entrò nel Seminario Romano Minore e poi in quello Maggiore, dove conseguì i gradi accademici in teologia: fu ordinato sacerdote nel 1927 dal Cardinale Giovanni Battista Nasalli Rocca, suo parente. Si laureò poi in Diritto Canonico, avviandosi così a svolgere numerosi incarichi nella Curia romana. Nel 1955 Papa Giovanni XXIII lo designò suo Maestro di Camera e Paolo VI lo confermò in tale servizio. In seguito alla emanazione della costituzione apostolica “Regimini Ecclesiae Universae” divenne prefetto del Palazzo apostolico. Nel Concistoro del 28 aprile 1969, Paolo VI lo elevò alla dignità cardinalizia.

Pur svolgendo con accurata diligenza importanti e delicati servizi “Accanto ai Papi”, come egli intitolò un suo volume, volle sentirsi anche impegnato nel ministero sacerdotale. Va ricordato il suo apostolato come predicatore e come animatore nell’Istituto delle Missioni al popolo, fondato a Roma dal padre Imperiali e soprattutto la assidua e caritatevole opera di assistenza ai carcerati, che egli svolse a “Regina Coeli” in Roma. In questo ministero, così importante ma anche così difficile, profuse con passione le sue doti di carità e di paternità, inculcando in tutti fiducia, serenità e speranza. Nel terribile periodo della seconda guerra mondiale, egli assistette fino all’ultimo ben cinquanta condannati a morte, affrontando anche rischi notevoli, ma riportando una profonda consolazione per aver confortato e sostenuto quei poveri infelici, coinvolti in gravi situazioni. Egli narrò poi queste sue esperienze pastorali nel libro “Accanto ai condannati a morte”, tracciando in esso anche preziose linee pastorali per l’apostolato in ambienti tanto delicati, come quelli da lui frequentati.

3. Con questo cuore sacerdotale egli visse e svolse il suo ministero a servizio delle anime e a gloria di Dio. Il raccoglimento, la preghiera, la devozione all’Eucaristia, testimoniata anche dal dono di un artistico altare mobile alla Basilica di San Pietro, alimentavano in lui la fede, la speranza e la carità. Uomo di Dio, si teneva costantemente orientato al soprannaturale con sincera rettitudine. Per questo egli può essere ascritto alla categoria dei servi buoni e fedeli, i quali fanno della vita una costante attesa del momento supremo, e, al sopraggiungere di quel momento, vengono accolti nella gioia del Signore. Abbiamo fiducia che la sua anima, purificata dai segni della debolezza umana, sia già accolta nella beatitudine della visione di Dio.

Conceda il Signore buono e misericordioso il premio eterno che il Cardinale Nasalli Rocca si è meritato con le sue opere di carità e col suo incessante zelo sacerdotale; mentre noi chiediamo a lui nel momento del congedo da questa terra di accompagnarci nel nostro pellegrinaggio terreno con la sua preghiera, affinché nell’ora della nostra morte possiamo anche noi, preparati e sereni, raggiungere la vita felice che non finirà mai, quella vita eterna promessa e donata da Gesù Cristo nostro Signore, al quale sia gloria nei secoli dei secoli.

Amen!

 

© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana

 

top