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CELEBRAZIONE DEL «TE DEUM» DI
RINGRAZIAMENTO PER LA FINE DELL’ANNO
OMELIA DI GIOVANNI
PAOLO II
Sabato, 31 dicembre 1988
1. “In principio era il Verbo” (Gv 1, 1).
Siamo riuniti nell’ultimo giorno dell’anno 1988. “Questa è l’ultima ora”,
leggiamo nella lettera di san Giovanni apostolo (1 Gv 2, 18). Sì.
L’ultima ora di questo anno si avvicina a noi, e noi ci avviciniamo ad essa.
Tale è la legge dell’esistenza umana in terra. Tutto il creato è sottomesso
alla caducità. Il tempo è una misura del nostro passare nel mondo.
E proprio in questo momento particolare del nostro passare, quando
l’anno solare 1988 cederà il posto al successivo, proprio in questo momento la
liturgia ci proclama il mistero del principio: “In principio era il Verbo”.
2. Ma non si tratta di un principio nel tempo.
Il Verbo è eterno. Il Verbo esiste al di fuori del tempo e al di
sopra del tempo. Il Verbo è Dio, è Figlio della stessa sostanza del
Padre.
“II Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio” (Gv 1, 1). Era ed è.
Così come Dio è colui che è. Il Verbo è Dio: è Verbo del Padre.
Il prologo del Vangelo di Giovanni non proclama soltanto il
principio del tempo. Parla di questo principio eterno, che il mondo ebbe in
Dio per mezzo del Verbo.
“Egli (il Verbo) era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo
di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste” (Gv
1, 2-3).
Sì. Il Verbo consostanziale al Padre è, nello stesso tempo,
principio di tutto il creato. In lui, Dio trino ed unico - il Padre, il
Figlio e lo Spirito - ha dato inizio a tutto ciò che esiste al di fuori di
lui. A tutto il creato. “I mondi furono formati dalla parola di Dio” (Eb
11, 3).
3. Così dunque oggi alla fine dell’anno che termina, la Chiesa guarda verso
il principio: - verso questo principio che è in Dio, il Dio che è,
lui stesso, senza principio e senza fine. Dio infatti è eternità. Così come è
onnipotenza. Come è amore.
La Chiesa guarda pure - verso questo principio che è da Dio.
Guarda verso il mistero della creazione.
Anche il pensare dell’uomo, lo sforzo conoscitivo di tante scienze è
indirizzato verso il principio. Lo cerca nelle stesse creature. Nei processi
cosmici. Nelle leggi della materia, nel suo dinamismo.
In questa infaticabile ricerca l’intelletto umano - restando nei limiti
dell’empirico - si ferma, per così dire, davanti alla soglia di questo
principio che è da Dio. E, più ancora, di quello che è eternamente in Dio.
Il prologo di Giovanni rimane una costante sfida. Un costante invito
al pensiero umano. Dio, nella sua parola, invita l’uomo a varcare la
soglia di tutto ciò che è visibile - di tutto ciò che è creato - verso il
mistero. Verso ciò che è non-creato, infinito, eterno.
4. Nell’ottava del Natale viviamo in modo particolarmente intenso l’invito
di Dio. Ecco, “il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a
noi” (Gv 1, 14). Ciò che è divino si è unito a ciò che è umano.
L’invisibile è diventato visibile. L’infinito ha assunto la forma umana.
L’ha assunta non soltanto “esternamente”. L’umanità è stata accolta
nell’unità della persona divina del Verbo.
Veramente! “Ineffabile mysterium”! “Creator generis humani, animatum corpus sumens, de Virgine nasci dignatus est:
et procedens homo sine semine, largitus est nobis suam Deitatem”. “O
admirabile commercium”!
Così prega la Chiesa nei vespri di oggi. Nel giorno della fine dell’anno
guarda verso l’anno nuovo: verso il nuovo principio. La Chiesa può
guardare così, può pensare così, perché attinge al mistero di Natale.
Il Cristo nato è il nuovo principio. In lui si manifesta il disegno
d’amore della Trinità: “Ecco, io faccio nuove tutte le cose” (“Ecce nova
facio omnia”) (Ap 21, 5).
5. Alla luce del Natale la Chiesa che è in Roma, la Chiesa
apostolica che ha il suo principio in Gesù Cristo per mezzo dei santi apostoli
Pietro e Paolo, guarda se stessa, pensa alla sua missione particolare.
La Chiesa di Roma guarda la città nella quale vive condividendone le gioie
e le speranze, le tristezze e le angosce, e partecipando nel suo modo proprio,
alla sua crescita e alla sua promozione umana e spirituale, sociale e terrena,
morale e religiosa.
Guardiamo insieme questa città per conoscerla sempre meglio ed amarla ogni
giorno di più: questa città che il mondo chiama eterna per la sua storia
incomparabile, ma talvolta senza rendersi conto del significato anche
religioso del termine.
La Roma di oggi, sia come città, sia anche come centro della cristianità,
fa parte del mistero dell’incarnazione. In essa il divino e l’umano si
incontrano e si mescolano: il divino con la sua chiamata eterna, l’umano con
le sue grandezze e le sue miserie. Per questo la metropoli romana rischia di
trovarsi sopraffatta da problemi sempre più gravi e crescenti; rischia di
perdere o compromettere quel volto cristiano che la fa risplendere nel mondo.
6. Per corrispondere al suo compito e alla sua missione, questa Chiesa da
oltre due anni sta preparando il Sinodo pastorale diocesano, che vuole essere
la risposta della diocesi di Roma alle consegne del Vaticano II mediante un
servizio di rinnovamento pastorale, spirituale e religioso che essa vuole
rendere alla città, “contribuendo a rinnovare la stessa società civile di
oggi”.
Tutta la vita e l’attività della diocesi di Roma, in quest’anno che sta per
chiudersi, hanno avuto come scopo prioritario la preparazione di questo evento
di Chiesa infondendo spirito e prospettiva sinodale ad ogni aspetto
dell’azione pastorale, nelle parrocchie, come in ogni altro ambito
dell’attività umana: nella pastorale familiare, nel mondo della scuola, della
cultura e del lavoro, nel vasto campo della gioventù, nei molteplici campi
dove la testimonianza cristiana della carità e solidarietà appare sempre più
urgente.
7. La diocesi, attraverso la Caritas e attraverso una ampia rete di altre
iniziative promosse dalla comunità cristiana di Roma, ha cercato di alleviare
le sofferenze umane di tanti fratelli che l’egoismo di una società opulenta
emargina e rifiuta. La città, quest’anno, ha sperimentato, in talune
circostanze, comportamenti - non certo cristiani - di paura e di rifiuto nei
confronti di immigrati di colore, di profughi, di nomadi, di senza casa, di
giovani siero-positivi o malati di AIDS. La Caritas diocesana, in
collaborazione anche con le autorità civili, ha potuto rendersi promotrice di
iniziative concrete di solidarietà, mettendosi dalla parte dei più deboli, con
aiuti immediati e concreti, ma soprattutto favorendo uno spirito di
solidarietà e di rispetto della vita e della dignità di ogni uomo.
8. Oggi, nell’ultimo giorno dell’anno del Signore 1988, ci troviamo insieme
in questa chiesa, che prende il suo nome da Gesù: la Chiesa del Gesù. E
deve le sue origini alla congregazione legata in modo particolare a questo
nome di Gesù.
Saluto i padri gesuiti che officiano in questa chiesa e gli alunni dello
Scolasticato internazionale del Gesù. Saluto in particolare il preposito
generale, padre Peter-Hans Kolvenbach. Unitamente al Cardinale vicario Ugo
Poletti, al Cardinale titolare Eduardo Martinez e ai Vescovi ausiliari di
Roma, saluto i presenti a questa celebrazione liturgica: i loro familiari e i
loro parenti. Saluto le autorità civili e tutti i romani, augurando per l’anno
nuovo ogni bene nel Signore.
9. Gesù! Per prima ha ascoltato questo nome la Vergine a Nazaret.
Così il bambino è stato chiamato dall’angelo durante l’annunciazione, prima di
essere concepito.
E lei, Maria, è stata la prima a pronunciare questo nome. Tutti gli
altri hanno imparato questo nome da lei, dalla Madre. E continuano ad
impararlo. Quante volte è stato pronunciato questo nome nel corso di duemila
anni! Roma l’ha pronunciato e lo pronuncia dai tempi dei cesari.
Noi siamo riuniti qui, oggi, in questo nome, per cantare “Te Deum
laudamus”, e chiedere prima il perdono di tutte le nostre colpe commesse
nel corso dell’anno che sta per finire. Gesù: il Verbo che si è fatto
carne. Il Figlio dell’uomo.
E nello stesso tempo questo Verbo era in principio presso Dio - ed
era Dio - e tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente
è stato fatto di tutto ciò che esiste. “In lui era la vita” (Gv 1,
4). In lui è la vita. Questa vita era - ed è - la luce degli uomini (cf.
Gv 1,4) e “la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta” (Ibid.
1, 5).
Veramente, quale “admirabile commercium”!
© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana
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