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SOLENNITÀ DI MARIA SS.MA MADRE DI DIO E
XXII GIORNATA MONDIALE DELLA PACE

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Basilica Vaticana - Domenica, 1° gennaio 1989

 

1. “Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò suo Figlio” (Gal 4, 4).  

Dio mandò il Figlio: una verità mirabile! Dio, unico vero Dio, Dio che è uno. È uno nella sua divinità.

A quante persone, poste di fronte a quest’unità e unicità di Dio, è sembrato inconcepibile che questo sia vero. “Dio mandò il Figlio”. Che questa sia la verità su Dio.

Tuttavia Dio non è forse un mistero assoluto? L’uomo può forse misurare la verità su Dio, sulla sua unità, sulla vita interiore della divinità con il metro delle esperienze e dei concetti umani?

Verità e mistero!

La verità su Dio è proprio questo Mistero della sua unità, che è unità del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. È  l’Unità divina della Trinità.

Questa è la verità, che egli stesso ci ha annunciato: “aveva parlato . . . molte volte . . . per mezzo dei profeti . . . ultimamente . . . ha parlato a noi per mezzo del Figlio” (Eb 1, 1-2).

Intanto, alla soglia dell’anno 1989 che oggi inizia, noi, persone umane, rendiamo gloria e lode a Dio, che è mistero, che è la divina unità nella Trinità. La divina unità della comunione.

Rendiamo gloria e lode. E iniziamo l’anno nuovo nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

2. “Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio”.

Durante l’ottava di Natale, come anche ieri, abbiamo contemplato, con gli occhi della fede, la generazione eterna di questo Figlio, del Verbo: “In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio” (Gv 1, 1). Il Figlio della stessa sostanza del Padre. Dio da Dio. Luce da luce.

Oggi consideriamo il messaggio di Paolo sul Figlio mandato dal Padre. E anche sullo Spirito mandato dal Padre e dal Figlio. Il Figlio è stato mandato visibilmente nella natura umana di Gesù di Nazaret. Lo Spirito è mandato in modo invisibile. È mandato nei nostri cuori. È mandato per opera del Figlio che grida: Abbà, Padre! (cf. Gal 4, 6). E i nostri cuori e la nostra bocca gridano insieme con lui: Padre, Padre nostro!

Il Figlio è stato mandato nel tempo. È venuto nel mondo, e poi l’ha lasciato, tornando al Padre. Tuttavia la sua missione non è cessata. La missione del Figlio permane. Permane per opera dello Spirito Santo. Il Figlio è presente nei nostri cuori e nella nostra storia.

Ed è per questo che permane pure “la pienezza del tempo”. Ogni anno nuovo prende significato da questa pienezza ed è da essa permeato. Per questo lo chiamiamo l’anno del Signore: l’anno nuovo del Signore nostro Gesù Cristo. Questo è il 1989° anno dalla sua nascita terrena, tenendo anche conto della limitatezza dei computi umani.

3. Salutiamo quindi l’anno nuovo in questa “pienezza del tempo”, alla quale parteciperà grazie alla missione del Figlio, e grazie alla missione dello Spirito del Figlio.

Salutiamo . . .

Auguriamo che il volto del Signore si posi su di esso. Auguriamo che sia l’anno della pace, della giustizia, e della crescente solidarietà, della sollecitudine sociale per ciascuno e per tutti. Che la pace, la giustizia e la solidarietà crescano negli uomini e nella società!

Che crescano e maturino nelle coscienze umane, come pure nella fatica quotidiana della coscienza e della volontà.

Tale “crescita” umana si incontra costantemente con la missione del Figlio. La missione, che per opera dello Spirito di verità raggiunge i cuori e si manifesta nel grido: Abbà Padre!

Questo grido rende testimonianza alla figliolanza d’adozione: “Non sei più schiavo, ma figlio” - scrive l’apostolo. Il Figlio nel Figlio, nel Figlio-Verbo unigenito ed eterno, che si è fatto uomo e nacque da Maria vergine.

Si è fatto uomo - per noi!

Nacque da Maria vergine - per noi!

Egli è la nostra eredità. L’eredità di tutti. Dio vuole che tutti gli uomini siano salvi in lui e arrivino alla conoscenza della verità!

“Non sei più schiavo, ma figlio; e se figlio, sei anche erede per volontà di Dio” (cf. Gal 4, 7).

4. Il Figlio eterno di Dio - consostanziale al Padre - nella sua nascita terrena dalla Vergine è diventato il Figlio dell’uomo.

Dio gli ha dato in eredità tutte le nazioni e i popoli. Mediante l’eredità, che è lui stesso - mediante la figliolanza che egli ci elargisce nello Spirito Santo, noi tutti siamo diventati la sua eredità. Il suo Popolo.

Il Concilio insegna: “In tutte . . . le nazioni della terra è radicato un solo popolo di Dio, poiché di mezzo a tutte le stirpi egli prende i cittadini del suo Regno, non terreno, ma celeste. E infatti tutti i fedeli sparsi per il mondo, comunicano con gli altri nello Spirito Santo, e così “chi sta in Roma sa che gli Indi sono sue membra”. Siccome, dunque, il Regno di Cristo non è di questo mondo (cf. Gv 18, 36), la Chiesa, cioè il Popolo di Dio, introducendo questo Regno, nulla sottrae al bene temporale di qualsiasi popolo, ma al contrario favorisce ed accoglie tutta la dovizia di capacità e di consuetudini dei popoli, in quanto sono buone, e accogliendole le purifica, le consolida ed eleva. Poiché essa ben ricorda di dover raccogliere con quel Re, al quale sono state date in eredità tutte le genti (cf. Sal 2, 8), e nella cui città portano doni ed offerte . . .” (Lumen Gentium, 13).

5. E proprio per questo, oggi la Chiesa pensa a tutti gli uomini dell’intero pianeta, a tutte le nazioni, in cui ciascuno trova le proprie radici umane e la propria identità.

Riporterò qui le parole del messaggio per la celebrazione di questa giornata mondiale della pace, in cui ho espresso le speranze e le sollecitudini della Chiesa in questo primo giorno dell’anno nuovo verso quanti si trovano a vivere in un contesto sociale, diverso dalle proprie tradizioni culturali ed appartenenze religiose ed etniche. Si tratta del problema dei gruppi minoritari; “il rispetto verso di essi va considerato, in qualche modo come la pietra di paragone per un’armoniosa convivenza sociale e come l’indice della maturità civile raggiunta da un Paese e dalle sue istituzioni . . . Garantire la partecipazione alla vita pubblica delle minoranze è segno di elevato progresso civile, e ciò torna ad onore di quelle Nazioni, nelle quali a tutti i cittadini è garantita una tale partecipazione in un clima di vera libertà” (Ioannis Pauli PP II Nuntius ob diem ad pacem fovendam dicatum pro a. D. 1989, 12, die 8 dec. 1988: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XI, 3 [1988] 1738).

6. “I pastori andarono senza indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il Bambino, che giaceva nella mangiatoia” (Lc 2, 16).

Oggi è l’ottavo giorno di questa festa mediante la quale la liturgia ci fa presente il mistero della nascita di Dio. Questo mistero rimane inseparabile dall’inscrutabile mistero di Dio stesso, che è uno nell’unità della divinità. Che è uno nell’unità della Trinità. Che è il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.

L’ottavo giorno della festa dell’Incarnazione del Verbo, la Chiesa dirige il nostro sguardo verso Maria. Il Natale è, nello stesso tempo, la sua festa. La sua festa più grande. Nel mistero della nascita terrena del Figlio di Dio è racchiusa la sua divina maternità. Proprio oggi questa divina maternità della Vergine Maria di Nazaret la circondiamo di una particolare venerazione.

“Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio nato da donna” (Gal 4, 4).

Quanto strettamente, quanto “organicamente” Maria appartiene al mistero della missione del Figlio nello Spirito Santo! A questa “missione” che avvenne nella notte di Betlemme e che dura nella storia della umanità. Che dura nei cuori umani per opera dello Spirito del Figlio.

Maria è il primo testimone di questo mistero. È la viva “memoria” del Verbo che si è fatto carne. La memoria viva . . . vivissima: infatti è la sua madre.

“Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore” (Lc 2, 19).

Mediante la divina maternità di lei il Padre introdusse il Figlio nella storia dell’umanità.

Gli ha dato in eredità le nazioni ed i popoli di tutta la terra.

Poiché lui stesso - il Figlio - è l’eredità di noi tutti in Dio. Siamo infatti “figli nel Figlio” e in lui possiamo gridare a Dio: “Abbà, Padre!”.

7. Lo possiamo gridare nel giorno in cui la Chiesa prega per la pace in terra.

In cui - considerando il bene della pace - ricorda i diritti delle nazioni. Ci richiamiamo, Madre di Dio, al tuo cuore immacolato. Alla tua “memoria” materna.

Mediante la “memoria” del Verbo, che si fece carne in te - ti affidiamo tutti gli esseri umani, la cui umanità il Figlio di Dio condivise divenendo uomo.

Ti affidiamo tutte le nazioni ed i popoli, in particolare quelli che, in modo singolare, “hanno necessità” della tua materna memoria.

Del tuo cuore!

 

© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana

 

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