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VISITA ALLA PARROCCHIA DI SAN GIUSEPPE ARTIGIANO

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 5 febbraio 1989

 

1. “Santo, Santo, Santo è il Signore degli eserciti. / Tutta la terra è piena della sua gloria” (Is 6, 3).

La Chiesa ripete tutti i giorni queste parole nella sua liturgia eucaristica.

Esse provengono dal libro del profeta Isaia.

Appartengono alla teofania, in cui il Dio dell’antica alleanza fece conoscere ad Isaia la sua Maestà - e nello stesso tempo la missione del profeta.

Sperimentando la santità infinita di Dio Isaia prova la propria indegnità: “Io sono perduto, perché un uomo dalle labbra impure io sono e in mezzo a un popolo dalle labbra impure io abito” (Is 6, 5).

Isaia confessa la sua peccaminosità, e, al tempo stesso, anche quella del popolo in mezzo al quale vive. Eppure questo era Israele - il popolo eletto di Dio.

2. Una coscienza sconvolgente della maestà di Dio, la coscienza della santità di Dio. E nello stesso tempo la coscienza della peccaminosità dell’uomo. Ecco il contesto vivo della missione di Isaia, volta ad annunziare le grandi opere di Dio.

Uno dei serafini tocca le sue labbra con un carbone ardente. Un segno della remissione del peccato - come se il fuoco dovesse bruciare il male e purificare le labbra del profeta: “È scomparsa la tua iniquità / e il tuo peccato è espiato” (Is 6, 7).

Ed ecco l’uomo che prima si sentiva indegno della missione, ora, alla domanda del Signore: “Chi manderò e chi andrà per noi?”, risponde: “Eccomi, manda me!” (Is 6, 8).

3. Nelle letture della liturgia la Chiesa vuole cercare un’analogia tra gli avvenimenti dell’antica e della nuova alleanza.

Nel Vangelo di oggi parla Simon Pietro. Ci troviamo sul lago di Genesaret dopo una pesca straordinaria e miracolosa. Pietro si getta alle ginocchia di Gesù e dice: “Signore, allontanati da me che sono un peccatore” (Lc 5, 8).

La pesca miracolosa ha fatto conoscere al pescatore la potenza soprannaturale di colui che aveva ordinato agli apostoli di calare ancora una volta le reti, dopo un’intera notte di inutile lavoro sul lago: “Non abbiamo preso nulla” (Lc 5, 5). Ed ecco ora “presero una quantità enorme di pesci e le reti si rompevano” (Lc 5, 6).

Per Isaia - la teofania nel tempio. Qui sul lago di Genesaret - un’altra teofania: la potenza divina, la presenza divina, Dio stesso - in Gesù Cristo.

Simon Pietro ne è consapevole, così come gli altri pescatori-apostoli. E, nello stesso tempo, si rende conto della sua peccaminosità. Come Isaia - così anche Pietro esclama: “Signore, allontanati da me che sono un peccatore”.

E proprio allora vengono le parole sulla missione. Cristo dice a Pietro: “Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini” (Lc 5, 10).

4. Nelle letture di questa domenica si trova come un trittico. Accanto a Isaia e a Simon Pietro, entra, in questo trittico, Paolo di Tarso.

Questi, un tempo persecutore del nome di Cristo, ricorda nella lettera ai Corinzi il Cristo risorto. Tra tutti coloro che hanno incontrato il Risorto l’ultimo è lui, Saulo, che diventa Paolo.

“Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto” (1 Cor 15, 8).

Il ricordo di questa Cristofania, alla porta di Damasco, induce l’Apostolo a confessare la sua peccaminosità, la sua indegnità.

“Io infatti sono l’infimo degli apostoli, e non sono degno neppure di essere chiamato apostolo, perché ho perseguitato la Chiesa di Dio. Per grazia di Dio sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana” (1 Cor 15, 9-10).

L’Apostolo è consapevole delle sue fatiche: “Ho faticato più di tutti loro” - e subito aggiunge: “Non io però, ma la grazia di Dio che è con me” (1 Cor 15, 10).

5. Cari fratelli e sorelle della parrocchia di san Giuseppe artigiano, abbiamo meditato la Parola di Dio dell’odierna liturgia, per rinnovare la coscienza di queste vie sulle quali Dio entra con la sua grazia salvifica nella storia dell’uomo e della Chiesa.

Entra anche nella storia della vostra parrocchia, che oggi ho la gioia di visitare. La vocazione cristiana si realizza nella vita di grazia, nella testimonianza di amore e di solidarietà. Tutto questo richiede una apertura verso Dio, che è Padre, e verso i fratelli, e sospinge ad uscire da se stessi, dalle proprie paure e difese, dai propri egoismi e dalla tranquillità del proprio benessere, per costruire rapporti reciproci, rivolti al bene spirituale e sociale di tutti. Vi auguro che l’impegno per la santità, come è stata vissuta e testimoniata dal profeta Isaia, dall’apostolo Simon Pietro e da Paolo di Tarso, si svolga anche nell’ambito della parrocchia, in modo che questa sappia mostrare nel quartiere che il Regno di Dio è presente come fermento evangelico, destinato a rinnovare e a trasformare la comunità cristiana.

6. Sono lieto di essere con voi in questa domenica e vivere con voi questo momento di comunione ecclesiale. Insieme al Cardinale vicario, Ugo Poletti, e al Vescovo ausiliare del settore, monsignor Salvatore Boccaccio, saluto il parroco, don Franco Balani, e i sacerdoti suoi cooperatori nella cura pastorale di questa vasta zona del Tiburtino, che comprende oltre diecimila persone. Non posso inoltre tralasciare una menzione per le suore Ancelle del Sacro Cuore di Gesù Agonizzante, le quali prestano una attiva collaborazione alle iniziative parrocchiali.

Una parola di compiacimento desidero far giungere a tutti i membri dei vari gruppi - catechistico, dell’Apostolato della Preghiera, della Caritas, delle missioni, dell’Azione Cattolica, dell’AGESCI, dei donatori di sangue, dei consigli pastorale e di amministrazione - i quali, in stretta collaborazione con i sacerdoti, si sforzano di portare il loro specifico contributo all’opera di animazione cristiana di questa zona, che guarda alla parrocchia come a punto ideale di riferimento nella sua costante crescita spirituale, culturale e sociale. Infatti essa, da agglomerato iniziale, allorché vi sorse il complesso parrocchiale nel 1958, è diventata centro residenziale, che sente in modo sempre più consapevole la necessità di diventare “Popolo di Dio”, che crede ed ama nel rispetto delle norme della pacifica convivenza.

7. So che vi siete impegnati a vivere quest’anno come “L’Anno della Parola”. Approfondite le ricchezze inesauribili della Parola di Dio, che illumina e che salva. Preparate i vostri cuori ad accogliere le verità divine con animo sgombro da qualsiasi pregiudizio umano. Come dice il Vangelo di oggi, sappiate “scostarvi da terra” e “prendete il largo” per raggiungere una fervida intimità con Cristo, che è il rivelatore delle verità eterne, e per condurre, a vostra volta, gli altri alla luce della fede. Come ho detto nella recente esortazione apostolica post-sinodale sulla “Vocazione e Missione dei Laici nella Chiesa e nel Mondo”, tocca a voi, laici, di “testimoniare come la fede cristiana costituisca l’unica risposta pienamente valida . . . ai problemi e alle speranze che la vita pone ad ogni uomo e ad ogni società”. Ma ciò vi sarà possibile se saprete “superare in voi stessi la frattura tra il Vangelo e la vita, ricomponendo nella quotidiana attività in famiglia, sul lavoro e nella società l’unità di una vita che nel Vangelo trova ispirazione e forza per realizzarsi in pienezza” (Christifideles Laici, 34).

Così anche voi, sull’esempio dei tre grandi araldi della Parola di Dio, che oggi ricordiamo nelle letture bibliche, contribuirete a diffondere e a far conoscere il messaggio salvifico, che Dio affida anche alla vostra opera corresponsabile e genuina.

8. Ritorniamo ancora, alla fine, al trittico di questa odierna liturgia della parola: Isaia - Simon Pietro - Paolo di Tarso. La Chiesa ritorna forse a queste figure soltanto per ricordarle in questa domenica?

Ecco, tra poco metteremo sull’altare i doni per il sacrificio della nuova alleanza: il pane e il vino, e nello stesso tempo porteremo a Dio come offerta tutto ciò che essi significano. Tutto ciò che mediante questi doni vogliamo esprimere ed offrire a Dio.

E poi inizierà la liturgia eucaristica. All’incontro con Dio, che nella sua maestà infinita s’avvicina a noi, usciremo con lo stesso inno dell’adorazione angelica, che un tempo Isaia ascoltò nel tempio di Gerusalemme.

Santo, Santo, Santo il Signore Dio dell’universo.
I cieli e la terra sono pieni della tua gloria.

E consapevoli che questo Dio trascendente si è avvicinato a noi in Gesù Cristo andremo a incontrarlo come un tempo, quando entrava a Gerusalemme:
“Benedetto colui che viene nel nome del Signore, Osanna!”.

9. Perché Cristo è venuto? Perché Dio stesso è venuto a noi nell’umanità del suo Figlio? Nel sacrificio della Croce? Nel mistero pasquale?
Perché?

Perché noi possiamo sperimentare la sua infinita santità. Perché viviamo convinti che Dio è amore.
E perché ci rendiamo consapevoli della nostra peccaminosità . . .
Sì, la nostra peccaminosità . . . redenta!

Quando la consapevolezza di queste grandi verità, delle grandi opere di Dio, toccherà le nostre labbra e i nostri cuori, così come quel carbone ardente del libro di Isaia,

- Allora
potremo e dovremo intendere che Dio manda anche noi. Ciascuno in modo diverso, ma manda!
E a ciascuno dà la grazia. Che questa grazia non si dimostri vana!

Allora anche la nostra partecipazione all’Eucaristia troverà pienamente la sua dimensione e il suo significato. Chiediamolo con tutto il cuore.

 

© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana

 

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