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VISITA ALLA PARROCCHIA DI SAN
SATURNINO
OMELIA DI GIOVANNI
PAOLO II
Domenica, 12 marzo 1989
1. “Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei” (Gv
8, 7).
Conosciamo bene queste parole di Cristo. Esse, scritte nel Vangelo di
Giovanni, dicono - pur tanto concisamente - molto. Pronunciandole, Gesù ha
salvato la vita a una donna che, come adultera, doveva essere lapidata. Tale
era la legge di Mosé. Quelli che condussero a Gesù quella donna, sorpresa in
adulterio, si richiamano infatti alla prescrizione della legge.
“Mosé, nella legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che
ne dici?” (Gv 8. 5).
Analoga pena di morte era prevista anche per l’uomo reo di adulterio (cf.
Lv 20, 10).
Ponendo a Gesù la suddetta domanda, volevano metterlo alla prova e per
avere di che accusare il maestro di Nazaret (cf. Gv 8, 6).
L’Evangelista scrive che Cristo “si recò . . . nel tempio e tutto il popolo
andava da lui ed egli li ammaestrava” (Gv 8, 2).
2. La risposta di Gesù alla domanda è una nuova rivelazione della verità. É
la rivelazione di quella sapienza che era lui stesso.
Prima di tutto, Cristo tace. Invece di rispondere alla domanda, scrive col
dito per terra (cf. Gv 8, 6).
E poiché non cessano di interrogarlo, a un certo punto dice: “Chi di voi è
senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei”.
Pronuncia queste parole quasi di sfuggita, e continua a scrivere segni per
terra.
Non rispondendo direttamente alla domanda, ha dato una risposta ancor più
piena di quanto qualcuno degli interlocutori potesse attendersi. Ma simile
risposta non era certamente da loro attesa.
Nello stesso tempo proprio questa risposta ha toccato l’essenza più
profonda dell’argomento. Raggiunge le radici stesse della verità. Non potevano
opporsi all’eloquenza della verità in essa contenuta.
L’Evangelista aggiunge: “Se ne andarono uno per uno, cominciando dai più
anziani fino agli ultimi. Rimase solo Gesù con la donna, là in mezzo” (Gv
8, 9).
3. Questo avvenimento è meraviglioso. É uno di quelli che sempre di nuovo
deve essere riletto e rimeditato. Uno di quelli che non può essere
dimenticato.
In questo testo conciso è contenuta una insolita condensazione dei
contenuti: divini e umani.
Se la Chiesa rilegge questo testo di Giovanni nell’odierna domenica, quinta
di Quaresima, lo fa proprio perché in esso è contenuto brevemente, si può
dire, l’intero Vangelo.
Cristo non riconferma forse ciò che aveva pronunciato tante volte (per
esempio nel discorso della montagna), che la legge più grande è l’amore?
Ecco, sono venuti a lui i patrocinatori della legge, credendo che egli -
essendo il maestro in Israele - dovesse pensare così come loro. E giudicare
così come loro.
Egli invece “sapeva quello che c’è in ogni uomo” (Gv 2, 25) in ciò
che la lettera della legge ha in suo favore, e in ciò che la legge ha contro
l’uomo.
E Cristo non soltanto “sapeva quello che c’è in ogni uomo”. Egli portò con
sé nel mondo, ed incarnò nella sua missione questo amore che Dio ha verso
l’uomo. L’amore per ogni uomo - anche per colui che pecca anche per la donna
adultera.
“Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito,
perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna” (Gv 3,
16).
4. Ecco, questo Figlio sta davanti a voi, “scribi” e farisei.
Ecco questo Figlio sta davanti a te, donna adultera! Ascolta: egli dice a
te: “Nessuno ti ha condannato? . . . Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi
non peccare più” (Gv 8, 11).
Ti ha difesa dalla lapidazione, ti ha liberato dalla morte inevitabile. Ma
non ti ha liberato dalla voce della coscienza, dal comando di Dio, in cui si
manifesta la sapienza e la sollecitudine del santissimo legislatore per ogni
uomo. Anche per te: “non peccare più”.
5. Ecco, questo Figlio sta anche davanti a noi, fratelli e sorelle, noi che
oggi qui riuniti ascoltiamo la Parola di Dio indirizzata a noi.
Sì, questa parola è indirizzata a noi. Essa riguarda non soltanto un
avvenimento antico. Questa parola cerca pure le nostre coscienze.
Traduciamo nella lingua della nostra vita ciò che allora Cristo disse - e
ciò che fece. La verità contenuta in queste parole, e in tutto il fatto
evangelico non passa più.
Ecco, sta davanti a noi colui che ci “ha amato e ha dato se stesso per noi”
(cf. Ef 5, 2). Sta davanti a noi il Redentore del mondo. Il Redentore
dell’uomo!
La Chiesa guarda a lui Cristo, attraverso il fatto del Vangelo odierno. E,
per questo, ripete la confessione di Paolo della lettera ai Filippesi:
“Tutto ormai io reputo una perdita di fronte alla sublimità della
conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore . . . non con una giustizia derivante
dalla legge, ma con quella che deriva dalla fede in Cristo” (Fil 3,
8-9).
Il fatto del Vangelo odierno non ci induce forse a paragonare queste due
“giustizie”? La giustizia umana e quella di Dio?
Non vediamo come la giustizia umana è limitata? Come talvolta il “summum
ius” può facilmente dimostrarsi “summa iniuria”?
Non vediamo come nella nostra esistenza e nel nostro comportamento umano,
deve penetrare questa dimensione divina della giustizia, che è amore e
misericordia, che è redenzione e remissione: “va’ e d’ora in poi non peccare
più”?
6. Nello spirito di queste grandi realtà soprannaturali, cioè della
misericordia, dell’amore e del perdono il vostro protettore san Saturnino
testimoniò fino al martirio la fede cristiana. Per conservare integra la sua
fedeltà a Cristo non temette di subire persecuzioni. Secondo una tradizione fu
condannato al trasporto di sabbia per la costruzione delle terme di
Diocleziano. Già avanzato negli anni si distinse in quelle dure fatiche per la
profonda fede e per la pazienza nel sopportare ogni prova senza lamento, né
rancore. Infine, condannato alla decapitazione, affrontò il martirio
serenamente, lasciando ai suoi seguaci un mirabile esempio di fortezza
cristiana. Il suo corpo venne sepolto su questa area della via Salaria, dove
sorse poi una splendida Basilica in suo onore. L’attuale parrocchia, fatta
erigere dal Papa Pio XI, poco distante dal luogo della sepoltura di san
Saturnino, vuole essere un continuo richiamo alla sua luminosa figura di
testimone del Cristo, che in questi giorni ci apprestiamo a venerare nel
mistero della sua Passione redentrice.
7. Alla luce di questo martire della Chiesa primitiva, che ha tanto da
insegnare anche ai cristiani di oggi, io saluto unitamente al Cardinale
vicario Ugo Poletti e al Vescovo del settore, monsignor Salvatore Boccaccio,
tutti voi, cari fratelli e sorelle, di questo quartiere sulla via Salaria.
Saluto in particolare il vostro zelante parroco, monsignor Ottavio Petroni, e
i sacerdoti suoi collaboratori. Saluto tutti i parroci della prefettura. Il
mio saluto si estende a tutte le comunità religiose operanti nell’ambito della
parrocchia: alle suore benedettine di Priscilla, alle suore bethlemite, alle
suore salesiane, a quelle riparatrici del Sacro Cuore e alle suore del La
Retraite: a tutte queste anime consacrate esprimo la profonda gratitudine per
la testimonianza di fede che esse danno ai fedeli del territorio parrocchiale
con la loro vita di fede, di preghiera e di penitenza. Saluto gli appartenenti
ai consigli pastorale e per gli affari economici; i rappresentanti dei vari
gruppi giovanili: i catechisti, gli animatori di Azione Cattolica ragazzi (ACR),
gli Scout, i gruppi missionari, i responsabili del coro “Psallite Sapienter” e
quelli del circolo Federico Ozanam; saluto pure i promotori delle attività
assistenziali che si prodigano nell’ambito della Conferenza di San Vincenzo,
dell’associazione per il servizio domiciliare, del gruppo Carlo Iavazzo a
favore dei portatori di handicap, e del centro per i problemi dei
tossicodipendenti. Giunga il mio saluto a tutti i parrocchiani; agli anziani,
agli ammalati e a tutti coloro che soffrono per la mancanza di alloggi, per la
precarietà del proprio lavoro e per il triste fenomeno della droga, che, anche
se in misura minore che in altri quartieri, continua a mietere vittime
soprattutto tra i giovani, gettando le famiglie nell’angoscia e nella
desolazione.
Questa mia visita, che avviene nella quinta domenica di Quaresima, vuole
essere per tutti uno stimolo a concludere bene questo tempo prezioso per una
riforma interiore, per una radicale conversione del cuore. Lasciatevi
riconciliare con Dio! Accostatevi al sacramento della Penitenza, che vi farà
toccare con mano l’infinita bontà di Dio e la grandezza della misericordia
salvatrice, che il Signore usò con la peccatrice, di cui parla il Vangelo di
oggi. Sia questo per tutti un momento favorevole per fare una verifica
spirituale e, se occorre, per riparare e correggere la rotta. Così, rinnovati
nel sangue del Redentore divino, ritroverete la gioia di vivere e avrete per
tutti maggiore bontà e spirito di comprensione; non vi vergognerete di
testimoniare con la vostra vita che voi siete di Cristo.
8. “Grandi cose ha fatto il Signore per noi” (Sal 126, 3).
Le parole della salmodia dell’odierna liturgia ci rendono consapevoli di
queste “grandi cose”, alle quali ci avviciniamo col passare dei giorni e delle
settimane della Quaresima.
Dio stesso opera nella storia umana.
“Ecco, faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia”. Così dice il profeta
Isaia (Is 43, 19). E la Chiesa desidera che noi tutti attraversiamo
questo periodo particolare, questo “tempo della salvezza”; secondo lo spirito
dell’odierno Salmo: “Chi semina nelle lacrime / mieterà con giubilo. /
Nell’andare, se ne va e piange, / portando la semente da gettare, / ma nel
tornare, viene con giubilo, / portando i suoi covoni” (Sal 126, 5-6).
Preghiamo per la messe divina della Quaresima.
© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana
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