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VEGLIA PASQUALE
OMELIA DI GIOVANNI
PAOLO II
Sabato Santo,
25 marzo 1989
1. “In quella notte io passerò per il paese d’Egitto” (Es 12, 12).
Quella fu la notte dell’esodo. In quella notte il Signore - il Dio
d’Israele - passò per il paese d’Egitto e fece uscire il suo popolo dalla casa
della schiavitù.
Quando erano già per via, il Signore passò di nuovo e condusse il suo
popolo attraverso il mare Rosso, e l’esercito del faraone, che inseguiva
Israele, trovò la morte nello stesso mare.
La potenza salvifica del Dio dell’alleanza si è legata con la forza
naturale dell’acqua. A questa realtà dell’acqua fa riferimento la liturgia
della veglia pasquale, che stiamo celebrando.
La realtà dell’acqua come vortice, in cui perdono la vita gli uomini - come
simbolo della morte. La realtà dell’acqua come luogo della salvezza del Popolo
di Dio.
La realtà dell’acqua come forza benefica, che toglie la sete.
“Come la cerva anela ai corsi d’acqua, / così l’anima mia anela a te, o
Dio. / L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente” (Sal 42, 2-3).
2. A noi tutti, riuniti presso il sepolcro, in cui Gesù è stato deposto
dopo la crocifissione, parla oggi san Paolo apostolo.
Parla del Battesimo che ci immerge nella morte di Cristo.
Quando parla dell’immersione l’Apostolo ha in mente l’acqua - quell’acqua
di cui Cristo parla a Nicodemo - l’acqua che rigenera: “Se uno non nasce da
acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio” (Gv 3, 5).
L’acqua - realtà rigenerante. La morte di Cristo viene assimilata a questa
realtà: “Per mezzo del battesimo siamo dunque stati sepolti insieme a lui
(Cristo) nella morte, perché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo
della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova” (Rm
6, 4).
La liturgia della veglia pasquale proclama le lodi di quest’acqua, nella
quale, insieme con la morte di Cristo, è scesa la potenza dello Spirito Santo.
Le parole della liturgia fanno discendere questa potenza: “Descendat in hanc
plenitudinem fontis virtus Spiritus Sancti”.
3. L’acqua del mare Rosso inghiottì i soldati del faraone, che inseguivano
Israele. I figli e le figlie di Israele, sotto la guida di Mosé, si salvarono.
Le acque della morte non li inghiottirono.
Così pure la morte sulla Croce non ha inghiottito Cristo!
Anche noi - se “siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui”
(Rm 6, 8). Cristo infatti, se è morto, è anche risorto: “Egli morì al
peccato una volta per tutte; ora invece, per il fatto che egli vive, vive per
Dio” (Rm 6, 10).
In Cristo il peccato ha cessato di essere l’abisso mortale per l’uomo,
l’acqua che inghiotte: la sua morte è diventata la morte al peccato - in
effetti ha fatto discendere la potenza dello Spirito Santo, che dà la vita.
Questa potenza viene partecipata a ciascuno di noi nel sacramento del
Battesimo.
Pensando a questa potenza che dà la vita vi accostate oggi al santo
Battesimo, voi cari fratelli e sorelle, che saluto cordialmente in questa
Basilica di san Pietro, come vi salutano pure quanti sono in essa riuniti. Vi
salutiamo con emozione e con affetto, voi che venite dalle nazioni dei vari
continenti: dal Giappone, dalla Corea, dagli Stati Uniti d’America, dalla
Francia, dalle Filippine, dall’Iran, dall’Egitto e dall’Italia.
4. Ecco, “se siamo stati completamente uniti a lui con una morte simile
alla sua, lo saremo anche con la sua risurrezione” (Rm 6, 5).
In modo mirabile vanno di pari passo, nel corso di questa veglia pasquale,
l’attesa della Risurrezione di Cristo, che si manifesterà questa notte, e il
vostro Battesimo.
Aspettiamo la Risurrezione di Cristo. Aspettiamo il momento in cui la
pietra sarà ribaltata dal sepolcro - ed egli stesso, Cristo crocifisso,
diventerà la “testata d’angolo” (Mc 12, 10) della verità salvifica e
della vita eterna in Dio.
Questo momento ormai si avvicina. Ormai vanno verso il sepolcro di Gesù le
tre donne, che per prime vedranno la pietra ribaltata. E udranno dire: “Perché
cercate tra i morti colui che è vivo?” (Lc 24, 5).
5. Noi tutti condividiamo con voi, cari catecumeni, la grandezza e la gioia
di questo momento.
Tutti cantiamo quel Salmo sulla cerva che anela verso le fonti, la cui
acqua soddisfa la sete dell’anima, che ha sete di Dio, del Dio vivente.
“Quando verrò e vedrò il volto di Dio?” (Sal 42, 3).
6. Mediante la realtà dell’acqua il volto di Dio ha cominciato a brillare
sull’orizzonte dei pellegrini, quando ormai salvi, uscirono sulla riva del
mare Rosso, andando verso la terra promessa, sotto la guida di Mosé.
Sull’orizzonte di noi tutti, che mediante la fede pellegriniamo con Cristo,
mediante la sua morte salvifica, all’alba del giorno della Risurrezione si
svela la verità su di lui, il Vivente.
Il Dio ineffabile e invisibile svela dinanzi a noi, nella Risurrezione di
Cristo, il mistero della sua vita.
Veramente: “Celebrate il Signore, perché è buono; / perché eterna è la sua
misericordia” (Sal 118, 1).
© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana
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