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VIAGGIO APOSTOLICO IN MADAGASCAR, LA RÉUNION, ZAMBIA
E MALAWI
OMELIA DI GIOVANNI
PAOLO II
Antsiranana (Madagascar) -
Sabato,
29 aprile 1989
1. Deraa i Jesòa Krysty Tòmpo (Sia lodato Gesù Cristo!)
“Ti lodino i popoli, Dio, ti lodino i popoli tutti!” (Sal 67,4).
Così prega la Chiesa nella liturgia di questo giorno. E così - con le
stesse parole - desidero salutare il Madagascar: la grande isola dell’oceano
Indiano, il popolo che vi abita e tutti coloro che mi sarà dato di incontrare
nel corso del mio pellegrinaggio, e tutti gli altri nelle loro città e nei
loro villaggi.
L’uomo non può fare nulla di più grande che rendere gloria a Dio. Non c’è
azione più elevata per i popoli, per le nazioni e per le società. Il Creatore
ha posto l’uomo, fin dall’inizio, al centro del mondo visibile, affinché
quest’uomo, creato come uomo e donna, possa conoscere Dio attraverso la
testimonianza di tutta la creazione.
E conoscere Dio vuol dire: rendergli gloria. È insondabile la gloria di Dio
in lui stesso, nel mistero della sua natura divina, nel mistero del Padre, del
Figlio e dello Spirito Santo.
L’uomo conosce Dio attraverso il mondo creato. Ed in nome della creazione,
proclama la sua gloria.
Al principio della mia visita in mezzo a voi, figli e figlie del
Madagascar, riprendo il voto espresso nella liturgia di oggi: “Che i popoli, o
Dio, ti rendano grazie tutti insieme”.
2. Sì, vorrei invitarvi tutti a rendere grazie, nella gioia pasquale, nella
gioia della Risurrezione del Cristo che ha dato la propria vita perché tutti
gli uomini siano salvati.
Nella gioia e nell’azione di grazie, saluto tutti coloro che formano questa
bella assemblea di Chiesa. Saluto il Pastore di questa grande diocesi,
monsignor Albert Tsiahoana; lo ringrazio per le sue parole di benvenuto e sono
lieto di porgergli i miei auguri in questo venticinquesimo anniversario del
suo Episcopato. Saluto con lui gli altri Vescovi della provincia e del Nord
dell’isola, e in particolare, i nuovi Vescovi che concelebrano oggi.
Vorrei rivolgere un saluto deferente alle autorità di questa regione, che
hanno facilitato la mia venuta e che hanno voluto partecipare a questa
assemblea di festa. Vada il nostro grazie a tutte le personalità presenti, per
i servizi resi al bene comune.
Saluto cordialmente i sacerdoti, i religiosi e le religiose che consacrano
la loro vita all’annuncio della buona Novella; il Signore doni loro forza e
fiducia nella loro vocazione, faccia loro sperimentare la gioia promessa ai
discepoli che lo amano (cf. Gv 14, 29).
Vorrei dire il mio affetto a tutti i fedeli venuti qui, in tanti casi da
lontano, a prezzo di un lungo cammino. Agli anziani, agli adulti e ai giovani,
a coloro che prendono la loro parte di responsabilità nella vita della
comunità e nei movimenti, ai nuovi battezzati nel giorno di Pasqua, rivolgo i
miei incoraggiamenti: lasciatevi toccare dall’amore salvifico del Cristo,
entrate sempre meglio nello spirito di riconciliazione, di solidarietà e di
comunione fraterna che è quello del vostro Battesimo!
Saluto tutti i lavoratori del Paese. La Chiesa ha una grande stima dei
vostri mestieri. Penso in particolare agli uomini del mare adibiti a questo
porto, e a quelli di tutto il Paese; e incoraggio vivamente l’apostolato del
mare che accoglie e riunisce i marinai di tutte le provenienze che fanno scalo
qui. Penso anche agli operai, agli agricoltori, ai lavoratori delle città; e
auguro che tutti trovino nell’esercizio della loro professione non solo dei
mezzi di sussistenza decente, ma anche la soddisfazione di realizzarsi grazie
ad una attività utile alla società malgascia.
E mi è caro salutare con rispetto i nostri fratelli che non condividono la
fede della Chiesa cattolica, in particolare i membri della comunità musulmana,
e che hanno desiderato associarsi alla gioia di questa assemblea venendo
incontro al Vescovo di Roma. Apprezzo il loro gesto fraterno e li assicuro
della buona volontà dei cattolici verso i loro compatrioti.
Amerei anche dire in particolare il mio affetto a quelli tra voi che
soffrono, nel loro corpo e nel loro cuore, quelli colpiti da malattie o da
handicap, quelli che portano il peso della solitudine e della povertà. Vorrei
loro ridire che il Figlio di Dio è con loro; fratello di tutti gli uomini, è
anzitutto il fratello di quelli tra noi più privi di tutto. E davanti a voi,
vogliamo estendere il suo appello a questa solidarietà che ci spinge a portare
gli uni i pesi degli altri.
3. Fratelli e sorelle, in Gesù Cristo, la gloria di Dio arriva al culmine
della sua manifestazione nel mondo creato e nella storia del genere umano.
Il Figlio, della stessa sostanza del Padre, è divenuto uomo; è nato dalla
Vergine Maria per opera dello Spirito Santo; egli ha rivelato all’uomo il
mistero indicibile di Dio.
Attraverso tutto ciò che ha fatto e insegnato, Gesù Cristo ha iscritto
nella storia dell’umanità il Vangelo della salvezza eterna. L’ultima parola
della sua missione messianica è il sacrificio della Croce: il Cristo
crocifisso e risorto, il redentore del mondo, ha restituito ai figli e alle
figlie del genere umano la dignità di figli di Dio che essi avevano perduto a
causa del peccato.
E ci ha insegnato a parlare a Dio: “Padre - nostro Padre” (cf. Mt 6,
9-13).
Quando stava per lasciare questa terra, la vigilia della sua Passione, egli
ha ricordato ancora una volta agli apostoli che il “cuore” della sua dottrina
è l’amore di Dio e del prossimo. Egli dice:
“Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi
verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (Gv 14, 25).
L’uomo che accoglie l’amore di Dio e che ama i suoi fratelli diviene dimora
di Dio, diviene il tempio di Dio.
4. La vigilia della sua Passione, nel Cenacolo di Gerusalemme, Gesù
annunciava anche agli apostoli il giorno ormai vicino della sua dipartita
verso il Padre: “Vado e tornerò a voi . . . vado dal Padre . . . / il Padre è più
grande di me” (Gv 14, 28).
Ci avviciniamo al tempo dell’Ascensione del Cristo: perciò la Chiesa ci
ripete questa parola. La partenza di Gesù ha riempito di tristezza il cuore
degli apostoli - di tristezza e di turbamento. Ma egli dice loro: “Non sia
turbato il vostro cuore . . . Vado e tornerò a voi” (Gv 14, 27-28).
Questa seconda venuta del Cristo comincerà con la discesa dello Spirito
Santo: “Il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome,
egli v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà ciò che vi ho detto” (Gv 14,
26).
A partire dal giorno dell’Ascensione, la Chiesa, seguendo l’esempio degli
apostoli, si prepara alla venuta dello Spirito Santo il giorno della
Pentecoste. In tutto questo tempo, gli apostoli perseveravano nella preghiera
con Maria, la Madre del Cristo, nel Cenacolo.
5. A partire dal giorno della Pentecoste, gli apostoli, fortificati dallo
Spirito Santo, sono usciti dal Cenacolo: sono usciti prima sulle strade di
Gerusalemme, poi dei paesi vicini, come in Samaria, poi sempre più lontano,
più lontano . . . fino alle estremità della terra. Gli Atti degli Apostoli ci
parlano di questo. La prima lettura di oggi ci mostra la Chiesa apostolica
riunita a Gerusalemme, per la prima volta in Concilio, verso l’anno cinquanta
dopo Gesù Cristo. Allora già si era cominciato ad annunciare il Vangelo ai
popoli “pagani”, in particolare grazie all’azione dell’apostolo Paolo e dei
suoi compagni.
A partire dal racconto degli Atti degli Apostoli, che abbiamo ascoltato,
noi possiamo seguire le strade della missione. Così arriveremo fino ai momenti
nei quali il Vangelo del Cristo è stato annunciato qui, nel Madagascar.
6. I secoli erano passati. E i missionari sono venuti qui, apportatori del
medesimo messaggio di speranza e di amore. Essi venivano pregando, come il
Salmo che abbiamo cantato: Signore, “su di noi fa’ risplendere il tuo volto,
perché si conosca sulla terra la tua via, fra tutte le genti la tua salvezza”
(Sal 67, 2-3).
Ricordando la storia della evangelizzazione nella vostra grande isola, noi
rendiamo omaggio oggi ai figli di san Vincenzo de’ Paoli, ai figli di sant’Ignazio,
poi ai padri spiritani, premostratensi, ai cappuccini, ai monfortani, ai
fratelli delle Scuole cristiane, alle suore di san Giuseppe di Cluny, e ad
alle altre numerose congregazioni.
Per questi uomini e queste donne di Dio la strada ha potuto essere lunga e
dura. Molti non sono mai più tornati al loro paese d’origine; voi onorate qui
le loro tombe. Bisognerebbe evocare molte figure: ricorderò solamente il beato
Jacques Berthieu, che ha dato la vita per il Vangelo, e quel grande fondatore
che fu il padre Dalmond.
All’assemblea di Gerusalemme, che gli Atti degli Apostoli raccontano, si
nota un vero rispetto per la cultura e i costumi di coloro che ricevevano per
la prima volta il messaggio cristiano. Qui da voi, i missionari sono entrati
ben presto in simpatia con la popolazione malgascia. Essi hanno imparato e
coltivato egregiamente la vostra lingua - basti ricordare l’opera del padre Calvet
-, hanno scoperto e studiato la vostra civiltà e la vostra terra. Per
loro era, questa, una condizione per parlare con precisione la lingua del
Vangelo e invitare gli uomini e le donne malgasce a scoprire il vero volto di
Dio manifestatosi nel suo Figlio Gesù.
Voi ricordate anche la preoccupazione dei missionari di andare incontro sia
ai poveri che ai ricchi, ai potenti e agli umili, ai malati e ai sani. Essi
hanno prodigato molta energia e molto amore nelle opere sanitarie e
nell’educazione.
Ma al centro delle loro attività, ciò che ha contato è la fede nascente in
mezzo a voi, è il numero crescente di coloro che hanno ricevuto il Battesimo,
che hanno accolto i doni dello Spirito Santo nella Cresima, che si sono
accostati alla Comunione, al Corpo eucaristico del Cristo salvatore, che hanno
trovato nel sacramento della Penitenza la grazia fedele di Dio che vuole
riconciliare l’uomo con lui e con i suoi fratelli.
E, resi forti dalla grazia del Battesimo, ecco che dei laici divengono a
loro volta degli evangelizzatori, catechisti, animatori di comunità,
responsabili di movimenti, educatori. Ben presto, la chiamata del Signore al
sacerdozio e alla vita religiosa si è estesa in mezzo a voi. Questa chiamata
risuona con sempre maggior forza. Al presente, la Chiesa nel Madagascar,
sempre lieta della presenza attiva di missionari generosi venuti da altre
regioni del mondo, afferma la sua personalità grazie ai figli e alle figlie di
questa terra che sono sempre più i missionari di questo tempo.
7. Cari fratelli e sorelle, noi possiamo insieme rendere grazie per la
storia dell’evangelizzazione nel vostro Paese, per la vostra propria
esperienza del dono di Dio sulla strada millenaria del Vangelo che percorre il
mondo, che raggiunge i popoli e le nazioni nella loro diversità.
Il Vangelo apre all’umanità delle prospettive di pace, a motivo del
comandamento stesso dell’amore che Cristo ci ha dato.
“Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a
voi” (Gv 14, 27).
La sorgente di questa pace è in Dio.
È anzitutto la pace con Dio: la riconciliazione con il Padre. Perché è il
Padre all’origine di ogni pace presso gli uomini, nel cuore dell’uomo, ed è il
Padre la sorgente della pace tra gli uomini.
E vero che gli uomini, i cristiani stessi, non arrivano sempre ad essere
quegli artefici della pace ai quali il Signore ha promesso l’ingresso nel suo
Regno. La storia, nel vostro stesso Paese e nella vostra stessa Chiesa, porta
il segno di sofferenze, di incomprensioni, dell’incapacità ad amare totalmente
come il Signore ci ama, in una parola il segno del peccato.
Ma in questo tempo di Pasqua, non dobbiamo essere né sconvolti né
spaventati: il Signore Gesù risorto, asceso presso il Padre, ci manda lo
Spirito di verità e d’amore, di riconciliazione e di comunione. “Vi do la mia
pace” (Gv 14, 27).
Che noi possiamo accogliere questo dono! Che noi possiamo essere penetrati
dallo Spirito di pace del Cristo affinché noi diveniamo costruttori di pace e
di solidarietà! È un compito per il mondo intero quello di far avanzare la
pace e la cooperazione tra i popoli. È un compito di ciascuna persona, di
ciascuna famiglia, di ciascuna comunità di villaggio, di lavoro, di Chiesa. La
strada del Vangelo passa per l’impegno di ciascuno a servire la causa della
pace. La strada del Vangelo passa attraverso l’invenzione di forme nuove di
servizio e di competenza animate dall’amore, nella Chiesa e per il bene di
tutta la società.
Cari amici di Antsiranana e di tutta la regione, ascoltate con fiducia
l’appello del Cristo che dimora in tutti coloro che credono in lui! Abbiate
fiducia e raddoppiate i vostri sforzi per rendere sempre più stretta fra voi
la comunione della Chiesa e più forte la solidarietà di tutto un popolo!
8. Dobbiamo anche farci una domanda: al termine del nostro pellegrinaggio
terreno nella fede, dove conduce la via del Vangelo annunciato dagli apostoli,
dai missionari di tutti i secoli, dalla Chiesa intera?
La seconda lettura della liturgia di oggi ce lo mostra. Nel libro
dell’Apocalisse, san Giovanni, sotto l’ispirazione dello Spirito, contempla la
città santa, Gerusalemme. Ma non la Gerusalemme terrestre dove il Cristo è
stato crocifisso e dove è risuscitato, non quella donde gli apostoli sono
partiti verso il mondo intero per annunciare il Vangelo, perché la città che
san Giovanni contempla è la Gerusalemme celeste.
In questa città egli non vede alcun tempio. Egli scrive: “Non vidi alcun
tempio in essa perché il Signore Dio, l’onnipotente, e l’Agnello sono il suo
tempio” (Ap 21, 22).
Nel Cenacolo, il Signore ha detto agli apostoli che egli verrà presso ogni
uomo che osserva la sua dottrina, e che farà di lui - nella sua anima - la
propria dimora e che egli dimorerà con il Padre.
Quando l’uomo stesso diviene il tempio di Dio, è l’inizio del cielo. Nella
Gerusalemme celeste, Dio il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, Dio stesso è
il tempio eterno di tutti i redenti, mediante il Cristo, il redentore,
l’agnello di Dio.
9. Meditando queste grandi verità e il mistero della nostra fede, espressi
con forza nella liturgia del tempo pasquale, noi riprendiamo insieme le parole
del salmista per dire al Cristo:
“Esultino le genti e si rallegrino, / perché giudichi i popoli con
giustizia, / governi le nazioni sulla terra” (Sal 67, 5).
E per tutto il popolo di questo Paese, per tutti gli abitanti del
Madagascar, per questa terra dove è conosciuta la via di Dio e la salvezza nel
Cristo, invochiamo il Signore con le parole del salmo.
“Dio abbia pietà di noi e ci benedica”! (cf. Sal 67, 2).
“Ho Tahìn’Andriamànitra Isìka Rehètra!” (Il Signore ci benedica!).
© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana
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