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VIAGGIO APOSTOLICO IN MADAGASCAR, LA RÉUNION, ZAMBIA E MALAWI

CELEBRAZIONE EUCARISTICA NEL «KWACHA PARK»

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Blantyre (Malawi) -  Venerdì, 5 maggio 1989

 

“Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?” (cf. Lc 24, 26).  

Cari fratelli e sorelle.

1. Nel nome di Gesù Cristo, crocifisso e risorto, il Vescovo di Roma saluta la Chiesa del Malawi. La celebrazione di oggi è un segno dell’universalità della Chiesa di Cristo, fondata sugli apostoli con Pietro alla testa quale fonte e fondamento visibile e duraturo di unità (cf. Lumen Gentium, 18).

Allo stesso tempo desidero salutare tutto il popolo di questo Paese africano. La Chiesa proclama e professa la verità su Cristo, il redentore del mondo, a tutti i figli e le figlie di questo Paese, a cui si sente particolarmente vicina. So che il popolo del Malawi è religioso e ha sempre cercato l’aiuto e la protezione di Dio per il suo Paese. Prego che egli vi conceda molte benedizioni spirituali e materiali, affinché possiate crescere nel suo amore per lui e nell’amore reciproco, nell’amore per ogni razza e nazione.

2. Oggi celebriamo la liturgia dell’Ascensione del Signore. Le Scritture ci dicono che quaranta giorni dopo la Risurrezione dalla morte Cristo “ascese” al cielo. Leggiamo negli Atti degli Apostoli che essi furono testimoni del ritorno del Signore al Padre: “Egli fu elevato e una nuvola accogliendolo lo tolse dinanzi ai loro occhi” (At 1, 9).

Ma prima che ciò avvenisse, durante i quaranta giorni che seguirono la sua Risurrezione, Cristo “si presento” agli apostoli e parlò loro del Regno di Dio (cf. At 1, 3). Sappiamo che egli “ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere che si adempisse la promessa del Padre” (At 1, 4).

Prima della sua Passione, Cristo aveva già promesso agli apostoli che il Padre avrebbe mandato il paraclito - il consolatore - lo Spirito Santo. E dopo la Risurrezione egli disse: “Voi invece sarete battezzati in Spirito Santo” (At 1, 5). È proprio lo Spirito che opera il Battesimo di conversione, immergendo l’uomo nella grazia della vita divina. Grazie a questa promessa Gesù preparò i suoi discepoli al giorno in cui avrebbe lasciato questo mondo per tornare al Padre.

3. In Cristo si rivela la potenza di Dio: “la straordinaria grandezza della sua potenza”, come leggiamo nella lettera agli Efesini (At 1, 19). Questa lettera di san Paolo ci dice: “l’efficacia della forza (di Dio)” si compì in Cristo “quando lo resuscitò dai morti e lo fece sedere alla sua destra nei cieli . . . sopra ogni altro nome che si possa nominare” (Ef 1, 20-21). Sì, sopra ogni altro nome sotto il cielo, “non solo nel secolo presente ma anche in quello futuro” (Ef 1, 21). Dio ha esaltato Cristo crocifisso e risorto come Signore di tutto.

Cristo è il Figlio che è una cosa sola con il Padre. E in lui - nel Figlio - Dio si è rivelato come Padre. Cristo è la pienezza dell’autorivelazione di Dio nella storia umana. Egli è “la pienezza di colui che si realizza interamente in tutte le cose” (Ef 1, 23). Il Padre “tutto infatti ha sottomesso ai suoi piedi” (Ef 1, 22). Quale redentore e signore, Cristo è “a capo della Chiesa, la quale è il suo corpo” (cf. Ef 1, 22-23). Questa è la verità proclamata nella liturgia di oggi dalla lettera agli Efesini. Questa è la verità sull’Ascensione di Cristo.

4. Nell’Ascensione il Cristo risorto parla agli apostoli l’ultima volta sulla venuta dello Spirito Santo. Egli dice: “Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra” (At 1, 8). Leggiamo queste parole negli Atti degli Apostoli. Leggiamo le stesse cose nel Vangelo di oggi. Entrambi i testi sono stati scritti dall’evangelista Luca.

La venuta dello Spirito Santo a Pentecoste segna l’inizio della missione della Chiesa. Gli apostoli hanno ricevuto questa missione da Cristo. Lo Spirito Santo ha dato loro il potere di compierla con la parola e le azioni giungendo perfino a versare il loro sangue. Il martirio è la testimonianza ultima della verità su Cristo crocifisso e risorto. Seguendo le orme degli apostoli la Chiesa ha ereditato la medesima missione, e la compie in tutte le nazioni.

Cari fratelli e sorelle: sono trascorsi cento anni da quando la Chiesa è stata fondata in questo Paese. I primi missionari cattolici giunsero a Mponda nel 1889. Come gli apostoli, anche loro avevano ascoltato il comandamento del Signore di “predicare a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati” (Lc 24, 47) nel suo Nome. Essi si sono sacrificati generosamente affinché la buona Novella della salvezza potesse dimorare nel cuore di tutti. Essi hanno gettato il seme. Il Signore lo ha fatto crescere.

Da quell’umile inizio la Chiesa ha messo radici in Malawi e ha prodotto una ricca messe per il Vangelo. Lo dimostra il gran numero di cattolici, la loro fede viva, le molte vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa, e l’impegno di zelanti uomini e donne a servire la comunità della Chiesa e a portare la fede agli altri.

Dopo un secolo di crescita, adesso avete sette diocesi: Blantyre, Chikwawa, Dedza, Lilongwe, Mangochi, Mzuzu e Zomba. In ogni parte di questo Paese i figli e le figlie della Chiesa diffondono la gioia e l’entusiasmo dello Spirito Santo. Essi testimoniano Cristo in obbedienza al suo comando. Essi benedicono Dio per tutte le sue opere grandiose.

5. Allo stesso tempo, come i primi apostoli, come i primi missionari del Malawi e come i cristiani di tutti i tempi, dobbiamo riconoscere che il Signore chiama sempre la Chiesa a rinnovarsi. Se dobbiamo predicare “il pentimento e il perdono dei peccati” agli altri, noi per primi dobbiamo “convertirci e vivere”.

È questo il tema della mia visita pastorale in mezzo a voi ed io mi unisco volentieri ai vostri Vescovi nell’invitarvi a meditare più profondamente sul significato della vostra vita in Cristo: È un bene che vi sfidiate l’un l’altro a crescere nella fede, nella speranza e nell’amore; che vi chiediate fino a che punto la giustizia, la pace e la riconciliazione hanno trasformato il vostro modo di vivere; che vi sforziate di conformare le vostre vite meglio che potete ai misteri di fede che celebrate ogni domenica (cf. Episc. Malaviae, Epistula ad Catholocis, die 6 ian. 1989): “Convertitevi e vivete”: queste parole costituiscono una sfida permanente per tutti noi a crescere in santità quali figli e figlie di Dio.

Spero che la mia visita vi aiuti, individualmente e come comunità di fede, ad essere sempre più simili a Cristo ogni giorno, e vi aiuti a perseverare nel vivere secondo il Vangelo. La nostra missione quali membri della Chiesa è di permettere allo Spirito Santo di trasformare noi stessi e tutta l’umanità con la sua potenza, ora che il Figlio è seduto “alla destra di Dio”.

Anche se non possiamo più vedere Cristo, egli ci assicura che lo vedremo con gli occhi della fede nei bisognosi. Ci è stato detto che nel giudizio finale sia i giusti che i peccatori chiederanno: “Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere?”. Ed egli risponderà che ciò che abbiamo fatto o non abbiamo fatto al più piccolo dei fratelli e delle sorelle lo avremo fatto a lui (cf. Mt 25, 31-46). Perciò è Cristo che voi accogliete in Malawi tutte le volte che manifestate amore e gentilezza ai rifugiati che vengono nel vostro Paese dal Mozambico in cerca di salvezza, di cibo e di alloggio. Alcuni di voi hanno accolto Cristo in questo modo nei villaggi e nelle case. Potete vederlo anche negli handicappati. Tutte le volte che aiutate queste persone ad occupare il posto che loro spetta nella società, voi aiutate Cristo. Ciò si applica anche all’amore e alla sollecitudine che manifestate per gli ammalati e i moribondi. Oggi un numero sempre maggiore di persone è affetto dall’AIDS. Dobbiamo trattarli come tratteremmo Cristo stesso. Dobbiamo “convertirci e vivere” attraverso la carità attiva, attraverso il potere dell’amore.

6. Quando Cristo ritornò al Padre, gli apostoli “stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava” (At 1, 10) e “una nube lo sottrasse al loro sguardo” (At 1, 9), essendo essa il segno della presenza di Dio, come spesso si legge nel vecchio testamento. Gli apostoli udirono anche queste parole: “Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che è stato tra di voi assunto fino al cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo” (At 1, 11). Ciò significa che la Chiesa deve assolvere la sua missione sulla terra nella speranza della seconda venuta di Cristo.

Quando avverrà questo? Possiamo rispondere con le stesse parole del Maestro: “Non spetta a voi conoscere i tempi e i momenti che il Padre ha riservato alla sua scelta” (At 1 7). Il tempo della seconda venuta di Cristo alla fine del mondo spetta quindi al Padre. Nel frattempo noi, membri della Chiesa, dobbiamo vegliare ed essere pronti. Dobbiamo anche fare tutto il possibile per preparare il mondo alla venuta finale di Cristo - per il giudizio.

7. Cari fratelli e sorelle che siete la Chiesa di Gesù Cristo in questo Paese: in occasione di questo nostro incontro di oggi io prego “perché il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una più profonda conoscenza di lui”. Illumini veramente “gli occhi della vostra mente per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi e qual è la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi credenti” (Ef 1, 17-19).

Preghiamo per questo, mentre attendiamo la Pentecoste. Preghiamo insieme agli apostoli, e soprattutto con san Paolo, l’apostolo delle nazioni, che ha portato il nome di Cristo a tutto il mondo del suo tempo.

Padre di gloria, ascolta la nostra preghiera, e fa sì che “gli occhi della mente possano essere illuminati” per tutte le persone qui prenti oggi, i tuoi amati figli e figlie in Cristo. Amen.  

Al termine della celebrazione, il Santo Padre ha affidato a Maria, “nostra Signore d’Africa” il Malawi con queste parole:

I primi missionari cattolici rivendicarono il Malawi per la Madre di Dio. Quelli che ripresero la loro opera posero una medaglia in suo onore ai piedi di un baobab per consacrarle questo Paese. Seguendo il loro esempio, anche io, Giovanni Paolo II, desidero affidare la Chiesa e tutto il Paese del Malawi a Maria, nostra Signora d’Africa:

Beata Signora, tu sei veramente la Regina dei nostri cuori, perché ti sono rivelati i nostri pensieri più intimi. Guarda con benevolenza a questa terra del Malawi, a questo popolo e ai loro leaders. Guarda la bontà dei loro cuori e il loro desiderio di Dio, e conducili lungo il caminino della pace, dell’armonia e della prosperità. Riempili di amore l’uno per l’altro e per tutta l’umanità.

Tu che sei Vergine e Madre, intercedi per tutte le famiglie, soprattutto per quelle che sono inquiete. Aiuta i mariti e le mogli a vivere nella fedeltà reciproca e duratura e a crescere i propri figli nell’amore di Dio e del prossimo. Che le donne del Malawi possano trovare in te il modello perfetto della loro femminilità.

Conforta le numerose famiglie di rifugiati che sono fuggiti dai loro paesi natii alla ricerca di sicurezza e di pace. Sii Madre di compassione per coloro che soffrono per malattia, povertà, sventura o disperazione.

Ti affido le Chiese locali del Malawi: tutti i Vescovi, i sacerdoti, i religiosi e i laici. Madre della Chiesa, intercedi per loro. Rafforza e incoraggia il clero nel ministero della parola e nella celebrazione dei sacramenti. Ispira la loro predicazione e il loro insegnamento col potere dello Spirito Santo. Riempi i religiosi e le religiose di gioia e zelo nella loro speciale consacrazione a Dio per il servizio della Chiesa. Aiuta un numero sempre maggiore di giovani a prestare attenzione alla chiamata di Dio al sacerdozio e alla vita religiosa.

I laici del Malawi guardano a te come alla loro Guida e Protettrice. Attraverso la tua intercessione possano essi crescere nella fede. Con le parole e l’esempio possano rendere testimonianza dell’amore di Dio nelle loro comunità locali e nella vita pubblica del loro Paese. Signora del Magnificat, ispirali ad operare per una maggiore giustizia del mondo attraverso la conversione dei cuori, lontani dal peccato e tesi verso tuo Figlio.

Sede della Sapienza: ottieni a tutti gli studenti e gli insegnanti una comprensione sempre maggiore dei misteri della fede e della loro applicazione alla vita di tutti i giorni. Che i giovani del Malawi perseguano la volontà di Dio nelle loro vite e costruiscano un futuro splendente di speranza per tutto il popolo di questo Paese e per tutta l’umanità.

Oggi, cara Madre, siamo spiritualmente uniti ai missionari di un secolo fa, i cui cuori sussultarono di gioia quando udirono per la prima volta “Jambo Maria” (Ave Maria) sulle labbra dei figli e delle figlie di questo Paese. Come loro, noi non abbiamo paura del futuro perché sappiamo che il Malawi è veramente tuo, nei cuori e nelle anime di tutti coloro che appartengono a Cristo.

“Jambo Maria”: Figlia e Madre del tuo Figlio. A lui la gloria per sempre. Amen.


Un saluto ai rifugiati del Mozambico, molti dei quali sono presenti alla Messa, e un ringraziamento al popolo del Malawi per l’accoglienza ad essi riservata sono espressi dal Santo Padre al termine della celebrazione eucaristica. Queste le sue parole.  

Ai rifugiati del Mozambico vorrei dire: benvenuti, benvenuti. Abbiate fiducia in Dio, il nostro Padre, in Gesù Cristo, il nostro salvatore, ed anche in sua Madre Maria Vergine, nostra protezione continua. Siate benvenuti, rifugiati del Mozambico, qui in questo Paese del Malawi.

Esprimo ancora la mia gratitudine a tutto il popolo del Malawi per l’ospitalità che la popolazione proveniente dal vicino Paese del Mozambico trova qui tra di voi, nelle vostre case e nella vostra terra. Dio vi benedica! Vi ringrazio molto!

 

© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana

 

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