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CELEBRAZIONE CON LE CONFRATERNITE DELLE DIOCESI ITALIANE

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Solennità di Pentecoste - Domenica, 14 maggio 1989

 

1. “Mandi il tuo spirito . . . / e rinnovi la faccia della terra” (Sal 104, 30).

Nella solennità di Pentecoste la Chiesa ritorna al Cenacolo, a Gerusalemme. Ritorna prima di tutto a quella sera, in cui gli apostoli vi erano riuniti, mentre “erano chiuse le porte . . . per timore dei Giudei” (Gv 20, 19), Proprio colà venne a loro il Cristo risorto (l’hanno visto per la prima volta dopo la crocifissione), “alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo»” (Gv 20, 22).

In tale momento, nel giorno stesso della Pasqua si è realizzato il mistero della Pentecoste.

Cristo porta lo Spirito Santo nelle ferite delle sue mani, dei piedi e del costato. Lo porta nel suo corpo che - ora glorificato - conserva i segni della Passione e del sacrificio della Croce. Il corpo del Figlio di Dio è stato concepito, un tempo, nel seno della Vergine per opera dello Spirito Santo. Ora Cristo porta loro lo stesso Spirito, perché per mezzo di lui sia concepito il nuovo corpo di Cristo che è la Chiesa.

2. Proprio questo fatto si è compiuto il giorno della Pentecoste. Tutto ciò che leggiamo nel testo degli Atti degli Apostoli parla della Chiesa che nasce prima, nel Cenacolo di Gerusalemme. E poi, per l’azione dello Spirito Santo, si diffonde tra gli abitanti della città e i pellegrini “di ogni nazione che è sotto il cielo” (At 2, 5). Tutti costoro sentono stupiti che gli apostoli, che erano Galilei, proclamano nelle loro proprie lingue “le grandi opere di Dio” (At 2, 11).

In questo modo gli ascoltatori del messaggio della Pentecoste vengono preparati interiormente al Battesimo, insieme agli apostoli, nello Spirito Santo (cf. At 2, 4). E questo Battesimo, che si manifesta nel segno sacramentale dell’acqua che rigenera, fa sì che tutti costoro diventino Chiesa, cioè il corpo di Cristo.

3. Questo avvenimento è l’inizio. Ed è, nello stesso tempo, preannunzio della nascita della Chiesa, della nascita che dura continuamente, di generazione in generazione. E si realizza in mezzo alle diverse nazioni e popoli, tra le diverse culture, lingue e razze.

Di questa prima nascita della Chiesa, che dura costantemente, occorre ripetere ciò che san Paolo scrive ai Corinzi nella odierna seconda lettura: “noi tutti siamo battezzati in un solo Spirito per formare un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti ci siamo abbeverati a un solo Spirito” (1 Cor 12, 13). Per opera dello Spirito Santo nasce la Chiesa: il corpo di Cristo.

Nel suo corpo crocifisso e glorificato Cristo risorto ha portato agli apostoli la pienezza dello Spirito Santo. Da tale pienezza la Chiesa - dopo gli apostoli - riceve costantemente lo Spirito Santo, per diventare il corpo di Cristo.

4. Questo corpo è uno solo, benché sia composto di diverse membra. Oggi festeggiamo il mistero della divina unità della Chiesa e insieme della sua molteplicità umana.

“Vi sono poi diversità di carismi, ma uno solo è lo Spirito, vi sono diversità di ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diversità di operazioni, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti” (1 Cor 12, 4-6).

In questo modo - come scrive l’Apostolo - “tutte le membra, pur essendo molte, sono un corpo solo” (1 Cor 12, 12).

“E a ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per l’utilità comune” (1 Cor 12, 7).

Tutti hanno ricevuto lo Spirito Santo nel giorno della Pentecoste gerosolimitana, e tutti lo ricevono oggi . . . “per l’utilità comune”.

Cari fratelli e sorelle! Oggi festeggiamo il mistero della divina unità della Chiesa e della sua “molteplicità”, che proviene dagli uomini, i quali la portano nell’unità del Corpo di Cristo, per opera dello Spirito-paraclito.

5. “Vi sono . . . diversità di carismi . . . vi sono diversità di ministeri” (1 Cor 12, 4).

Quali sono i carismi e quali i ministeri che sono diventati parte di voi, rappresentanti delle numerose confraternite delle diocesi di Roma e d’Italia che in questo giorno solenne siete venuti qui, nella Basilica di san Pietro per rinnovare i vostri buoni propositi, dopo aver partecipato al vostro convegno nazionale?

I carismi e i ministeri, che oggi consideriamo con particolare attenzione, derivano innanzitutto dai sacramenti del Battesimo e della Confermazione, e si diversificano essenzialmente dal sacerdozio ministeriale derivante dal sacramento dell’Ordine.

Tutti, però, siamo chiamati alla collaborazione: sacerdoti, religiosi e fedeli laici, per realizzare l’unità voluta da Gesù e vivere secondo lo Spirito, il cui frutto è la santificazione.

La santità, che si alimenta principalmente nell’Eucaristia, è la sorgente prima di quel rinnovamento evangelico, di cui oggi si sente grande bisogno.

Il Signore affida a voi, laici cristiani, in comunione con tutti gli altri membri del Popolo di Dio, una grande responsabilità nell’impegno urgente e grave della nuova evangelizzazione.

Si tratta non solo di portare per la prima volta il Vangelo, che è parola di vita e di salvezza, ai popoli che ancora non lo conoscono o lo conoscono poco, ma di farlo riscoprire a quei popoli che, pur educati alla scuola delle verità di fede, hanno in gran parte perduto il senso soprannaturale della vita.

A voi laici è affidato il compito di contribuire alla animazione cristiana del mondo con la vostra incisiva presenza nella società e con la significativa partecipazione alle attività proprie dell’ordine temporale, perché queste siano ispirate sempre più ai principi del Vangelo.

6. L’aggregarsi è proprio della natura sociale dell’uomo. E un diritto inalienabile. Anche in questo campo è l’unione che fa la forza. Le confraternite sono associazioni di laici tra le più antiche, in particolare quelle che portano il nome di Misericordie. L’impegno da esse svolto lungo il corso dei secoli, sotto le forme più varie, in particolare nel campo dell’assistenza al prossimo, è una realtà nota a tutti che torna a loro onore e che fa ben sperare per il futuro. L’opera delle confraternite in Italia e in Europa, soprattutto quando non esisteva affatto l’assistenza pubblica, è stata quella del buon samaritano. Esse sono chiamate anche oggi a continuare questa forma specifica di solidarietà di fronte alla totalità dei bisogni umani. Come ho scritto nella esortazione postsinodale Christifideles Laici, la carità, che è propria della Chiesa, deve essere “attuata non solo dai singoli, ma anche in modo solidale dai gruppi e dalle comunità . . . niente e nessuno la potrà sostituire, neppure le molteplici istituzioni e iniziative pubbliche, che pure si sforzano di dare una risposta ai bisogni - spesso così gravi e diffusi - di una popolazione” (Christifideles Laici, 41). L’apporto dei fedeli alla costruzione della città terrena deve essere però contrassegnato dallo spirito evangelico che vede nell’uomo bisognoso un fratello che soffre, anzi il volto stesso del Cristo, venuto in questa terra a condividere i drammi e le angosce degli uomini.

Cari fratelli e sorelle, le vostre confraternite sono state le avanguardie di quel meraviglioso movimento dei laici, che è uno dei segni dell’autenticità dello Spirito. In questo giorno solenne, in cui la sacra liturgia ricorda la discesa del Dono per eccellenza, che è lo stesso Spirito del Padre e di Gesù, mentre ringrazio il Signore, e invito anche voi a farlo, per il bene compiuto col suo aiuto, vi rinnovo il mio compiacimento e il mio incoraggiamento a ben continuare nella vostra benemerita opera. Vi saluto tutti, cordialmente, cari rappresentanti di ogni singola confraternita e vi esorto caldamente ad aprire con generosità la mente ed il cuore per accogliere una larga effusione del Dono divino. Scenda su voi una nuova Pentecoste perché ciascun membro delle vostre confraternite e dei vostri sodalizi si rinnovi interiormente e riprenda un nuovo cammino di testimonianza evangelica.

7. Mandi il tuo Spirito e rinnovi la faccia della terra.

La Chiesa torna oggi nel Cenacolo di Gerusalemme, per rinnovare il mistero della sua nascita per opera dello Spirito Santo. Il mistero di quel giorno - e insieme il mistero che dura costantemente. Infatti la Chiesa nasce incessantemente dalle ferite di Cristo che ci porta lo Spirito Santo: lo Spirito che dà la vita.

E nascendo continuamente, la Chiesa grida insieme col salmista:
“Benedici il Signore, anima mia, / Signore, mio Dio, quanto sei grande! . . . / Quanto sono grandi, Signore, / le tue opere! . . . / la terra è piena delle tue creature” (Sal 104, 1-24). La Chiesa di Gesù Cristo è la Chiesa del mistero divino della creazione.

Benché questa creazione - a causa del peccato - sia sottomessa alla “caducità” - il salmista dice: “vengono meno . . . / e ritornano nella loro polvere” (cf. Sal 104, 29) - tuttavia la potenza di Dio continua a permanere in tutto il creato.

“Mandi il tuo Spirito, sono creati, / e rinnovi la faccia della terra” (Sal 104, 30).

Il Figlio di Dio, accettando il corpo dalla Vergine per opera dello Spirito Santo, è entrato nell’intero mondo visibile delle creature. Questo mondo è stato dato dal Creatore all’uomo. È stato dato, mediante l’umanità, a Cristo. Per opera dello Spirito Santo il Verbo si è fatto carne. Ha accolto il “corpo dell’intera creazione”.

E per questo la nostra preghiera è indirizzata oggi in Cristo a tutte le creature.
Cristo è il Signore di tutta la creazione.
Mediante lui noi gridiamo al Padre:
Venga il tuo Spirito! Rinnovi la faccia della terra!

Gridiamo così noi - abitanti di questa terra - noi che possediamo le primizie dello Spirito, noi che gemiamo con tutto il nostro essere, aspettando l’adozione a figli, la Redenzione del nostro corpo. Poiché “nella speranza noi siamo stati salvati” (cf. Rm 8, 23-24).

Amen.

 

© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana

 

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