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VIAGGIO APOSTOLICO IN ESTREMO ORIENTE
E A MAURITIUS
SANTA MESSA PER I GIOVANI NELL’OLYMPIC
GYMNASTICS HALL
OMELIA DI GIOVANNI
PAOLO II
Seoul (Corea) - Sabato, 7 ottobre
1989
“Ho fatto conoscere il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo”
(Gv 17, 6).
Miei amati giovani, in voi sono poste le nostre speranze.
1. Queste parole del santo Vangelo ci riportano al Cenacolo dove Cristo
celebrò l’ultima Cena insieme ai suoi discepoli. Esse ci riportano alle
origini dell’Eucaristia, istituita da Gesù quale sacrificio di riconciliazione
e quale sacramento di unità per tutti.
Oggi, qui, nella vostra capitale, queste parole richiamano alla nostra
mente gli inizi del Vangelo e della Chiesa in terra coreana. Sono venuto nel
vostro Paese nel 1984 per unirmi a voi nel ringraziamento a Dio onnipotente
per quell’inizio, avvenuto duecento anni or sono. In tale occasione io ho
canonizzato solennemente i vostri martiri. Andrew Kim ed i suoi compagni
resero testimonianza a Dio e subirono la morte per la loro fedeltà. Essi sono
coloro ai quali Cristo rese noto il nome del Padre. Sono gli uomini che il
Padre ha dato a Cristo dal mondo. Essi rappresentarono l’inizio per moltissimi
altri che hanno creduto in Cristo “attraverso la loro parola”, vale a dire,
mediante la testimonianza delle loro vite (cf. Gv 17, 20). Voi giovani
cattolici coreani sapete cosa significa seguire il loro esempio. Significa
rendere Gesù Cristo forza centrale delle vostre vite e adempiere al compito
che vi affida nella edificazione del suo Regno!
2. Il Papa è lieto di incontrare i rappresentanti dei giovani di ogni
parrocchia nel paese, di ogni gruppo cattolico, di ogni associazione e di ogni
movimento. Saluto cordialmente ciascuno di voi! Do il benvenuto agli studenti,
ai lavoratori, e agli agricoltori qui presenti; esprimo la mia sincera unione
con coloro tra voi e tra tutti i giovani coreani oppressi da sofferenze o da
malattie. Esprimo il mio cordiale benvenuto ai giovani, uomini e donne,
appartenenti ad altre comunità cristiane e ad altre tradizioni religiose.
Seoul è stata scelta quale luogo di appuntamento per il quarantaquattresimo
Congresso Eucaristico Internazionale. In questi giorni, soprattutto in Corea,
la Chiesa perpetua la preghiera di Cristo per tutti coloro che il Padre gli ha
dato dal mondo. Durante l’ultima Cena egli stesso non ha forse detto: “Io
prego per coloro che mi hai dato perché sono tuoi”? (Gv 17, 9). Tale
preghiera è per tutti i figli e le figlie di questa terra e di questa Nazione.
Questa preghiera è per tutti i popoli rappresentati qui da coloro che sono
giunti da altri paesi dell’Asia e dall’Oceania, dall’Africa, dall’Europa e
dall’America. La preghiera di Gesù è per tutto il mondo senza distinzione di
nazionalità, senza discriminazione di razze o di origini etniche.
Che cos’è la sua preghiera? Cristo dice al Padre: “Padre Santo, custodisci
nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola come noi” (Gv
17, 11). L’unità dei discepoli di Cristo, nella fede e nell’amore, rappresenta
il grande simbolo di cui il mondo ha bisogno per poter credere.
3. Nel Cenacolo nel quale venne istituita l’Eucaristia Gesù pregò anche con
le seguenti parole: “Come tu mi hai mandato nel mondo, anch’io li ho mandati
nel mondo; per loro io consacro me stesso perché siano anch’essi consacrati
nella verità” (Gv 17, 18-19).
Giovani amici! Accettate queste parole del nostro Maestro e Redentore come
parole espresse per voi ed a voi! Accettate il sacrificio attraverso il quale
Cristo consacra se stesso come un’offerta per voi, - per tutti - e perciò per
voi! Accettate la missione che deriva dalla vostra vocazione cristiana.
Infatti, con il Battesimo, la Cresima, l’Eucaristia portate in voi l’eredità
del sacrificio di Cristo, della sua morte e Risurrezione. In virtù di questo
sacrificio voi potete e dovete partecipare alla missione salvifica di Cristo:
rendendo concreta la sua pace e la riconciliazione nelle vostre vite e nel
mondo intorno a voi!
La missione di Cristo, come è stata rivelata nel Vangelo ed espressa
nell’Eucaristia, è sempre ed ovunque un’opera di unità e di pace. La vostra
presenza, oggi, in questo stadio, con il Papa, in compagnia dei vostri Vescovi
e dei sacerdoti, deve divenire il simbolo della vostra volontà di accettare
tale compito!
Può la Chiesa coreana contare sui suoi giovani? Sulla santità della vita, e
sulla collaborazione intelligente e generosa di ciascuno di voi? Il Papa spera
e prega che possa essere così!
4. La liturgia richiama la figura di Giuseppe nel vecchio testamento,
figlio del patriarca Giacobbe, il quale fu tradito dai propri fratelli e
venduto ad un gruppo di venditori ambulanti. Con tale gesto vollero bandirlo
dalla loro casa, poiché sembrava superiore a loro.
La realtà della discordia, del rancore e dell’odio, dell’invidia e della
violenza è troppo frequente nell’esperienza umana, addirittura tra membri
della stessa famiglia, della stessa nazione, e tra le nazioni del mondo. Voi
stessi siete testimoni delle dolorose separazioni che colpiscono il vostro
popolo. Voi siete alla ricerca di una soluzione. Ma quale, tra tutte le strade
proposte, è quella giusta? Dove vanno cercate la vera unità e la vera pace?
L’esperienza di Giuseppe può illuminarci. Quando egli si rivela finalmente
ai suoi fratelli - come colui che loro avevano venduto cedendolo come schiavo
- temettero la giusta punizione per il male a lui fatto. Ma Giuseppe disse
loro: “Non temete . . . se voi avevate pensato del male contro di me, Dio ha
pensato di farlo servire ad un bene” (Gen 50, 19-20).
Qui notiamo una dimensione straordinariamente profonda e singolare delle
relazioni umane: la possibilità di riconciliazione e di perdono, l’eccellenza
della giustizia basata sull’amore ed espressa in un incontro di apertura e
fratellanza genuine. Qui cominciamo a renderci conto che la vera unità e la
pace non sono puramente questioni di strutture economiche e politiche. Esse
sono, fondamentalmente, il risultato di atti umani di amore sincero e di
effettiva solidarietà tra individui e popoli.
5. La figura di Giuseppe nel vecchio testamento è stata sempre considerata
come una prefigurazione di Gesù Cristo. Anche Gesù fu tradito. Fu condannato
alla crocifissione. Tutti partecipano di quella morte perché il Figlio di Dio
ha accettato il sacrificio della Croce come un’offerta per i peccati del
mondo. La morte ignominiosa di Gesù sul Golgota divenne fonte di Redenzione
per tutta l’umanità. Per mezzo del suo sacrificio, Cristo ci ha aperto la
strada per abbandonare la schiavitù del peccato e per trovare la via della
salvezza e della vita nuova in Dio. Questo è il significato della preghiera di
Gesù la notte prima della sua morte: “Per loro io consacro me stesso, perché
siano consacrati anch’essi nella verità” (Gv 17, 19). Cristo è la
nostra via, la nostra verità e la nostra vita nel superamento dei poteri della
separazione, della discordia e della morte nel mondo.
Per voi, giovani cristiani, non dovrebbe esserci dubbio: Gesù Cristo dona
la vera pace mediante il sangue della croce (cf. Col 1, 20). È proprio
sulla Croce che egli dimostra chiaramente che l’amore è più forte dell’odio e
della violenza, che il perdono è più giusto della vendetta. Ciò non è
debolezza, o pura passività. I vostri martiri, molti dei quali erano vostri
coetanei, furono più forti nella loro sofferenza e nella loro morte che non i
loro persecutori nel loro odio e nella violenza. La violenza distrugge;
l’amore trasforma e costruisce. Questa è la sfida che Cristo offre a voi,
giovani coreani, che desiderate diventare strumenti di vero progresso nella
storia del vostro Paese. Cristo vi chiama non per lacerare e distruggere, ma
per trasformare e costruire!
6. Desidero rivolgere una speciale parola di incoraggiamento e di benvenuto
ai dodici giovani, uomini e donne, i quali riceveranno il sacramento del
Battesimo durante questa Messa. Loro sono il simbolo di tutti coloro ai quali
Gesù ha reso noto il nome del Padre. E ci fanno ricordare che a tutti noi è
stata data una parte della “pienezza” che si trovava in Gesù Cristo, ci è
stata data per mezzo di lui perché potessimo compiere il nostro pellegrinaggio
terreno in unione con il Padre.
Cari giovani coreani: “una nuova vita” in Cristo è ciò che voi potete
offrire ai vostri coetanei ed alla Corea. Cristo è sorgente di un nuovo stile
di vita. Quella vita nuova inizia con un cambiamento interiore del cuore e
conduce alla solidarietà ed al servizio. Essa si manifesta con una
dimostrazione di coraggio di fronte alle difficoltà ed alle prove, con la
perseveranza nel fare del bene, con l’autocontrollo anche di fronte al male e
all’ingiustizia ricevuta, e con una collaborazione saggia ed intelligente
nello sviluppo sociale e culturale della comunità nella quale vivete.
Voi siete testimoni delle sofferenze del vostro popolo. Alcuni di voi forse
hanno sofferto personalmente per amore della giustizia. Quali giovani
cattolici dovete sapere che la rinascita alla quale aspirate non può provenire
dall’odio e dalla violenza. Deve derivare dal potere di trasformazione
dell’amore che Gesù ha versato nei vostri cuori per mezzo dello Spirito Santo
che avete ricevuto nel Battesimo e che viene costantemente nutrito
nell’Eucaristia (cf. Rm 5, 5). L’Eucaristia è sia grazia sia missione,
entrambe donano la vita e invitano ad essere discepoli.
7. Gesù, “rappacificando con il sangue della sua croce” (Col 1, 20)
ci ha fatto riconciliare con il Padre e tra noi. La vita nuova, la vera vita
ambita da voi tutti con ardore giovanile, è nata dall’amorevole donazione di
Gesù alla Croce. È questo il mistero della nuova vita che stiamo celebrando
questa sera nell’Eucaristia. Voi siete chiamati a rendere testimonianza di
questa vera vita - come Andrew Kim e i suoi compagni martiri - per mezzo del
vostro perdono, della vostra condivisione e del vostro servizio
disinteressato, della vostra donazione.
Qui a Seoul, in questa occasione, il successore di Pietro vi prega in nome
di Cristo, “di restare fondati e fermi nella fede, di non lasciarvi
allontanare dalla speranza promessa nel Vangelo che avete ascoltato” (Col
1, 23). Miei cari giovani, siate testimoni coraggiosi davanti a tutto il mondo
della riconciliazione e dell’unità di Gesù, siate gioiosi e coraggiosi
strumenti della sua pace!
Amati giovani, in voi è riposta la speranza di noi tutti. Amen.
© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana
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