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SOLENNI ESEQUIE DEL CARDINALE ERNESTO
CIVARDI
OMELIA DI GIOVANNI
PAOLO II
Basilica Vaticana - Giovedì, 30 novembre 1989
“Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio . . . Essi sono nella pace .
. . La loro speranza è piena di immortalità” (Sap 3, 1. 3. 4).
1. La Parola di Dio, che abbiamo ascoltato in questa liturgia di suffragio
per il riposo eterno del Cardinale Ernesto Civardi, ci riempie l’animo di
speranza e di pace, ed orienta il nostro sguardo verso verità finali della
nostra vita.
Veniamo da Dio e andiamo a Dio. Siamo nelle mani del Signore. L’arco
dell’esistenza umana, che per tutti si dipana pur nella specificità della
vocazione di ciascuno, si colloca in questa visuale di immortalità e di amore
eterno, in cui ogni vita riceve il proprio significato e il proprio
compimento.
Battezzati nella Croce e Risurrezione di Gesù, anche l’enigma della morte
perde il suo senso di angoscia, il suo “pungolo”, e si riveste di luce: “Se
siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui” (Rm 6, 8).
Non siamo destinati ad una fine priva di significato, ma alla vita che non
avrà mai fine: alla vita che è Cristo, il Verbo eterno del Padre, nato per noi
nella pienezza del tempo, la luce dell’universo, il redentore dell’uomo.
Per questo il cristiano vive nella certezza dell’incontro finale con colui,
per il quale è vissuto, nel quale ha creduto e sperato: un incontro, sì, che
giunge sempre come nel cuore della notte, e nell’ora più impensata, ma che
svela per sempre il volto amato e desiderato di Dio Trinità, e immette nella
familiarità eterna col Figlio, che ce lo ha svelato: con Cristo Gesù, la cui
vita terrena è stata tutta un dono, e che trasforma l’eternità in uno stupendo
dono: “Si cingerà le vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli” (Lc
12, 37).
Sì, venerati fratelli, in questa luce si fanno profondamente intime e vere
le parole del Salmo:
“Come la cerva anela ai corsi d’acqua, così l’anima mia anela a Te, o Dio!
L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente: quando verrò e vedrò il volto di
Dio?” (Sal 41, 2-3).
2. Queste parole ricche di intensa nostalgia del cielo, possono ben essere
appropriate al nostro fratello, il Cardinale Ernesto Civardi, che il Signore
ha chiamato a sé al termine di una lunga vita, tutta a lui dedicata, e dopo
l’estrema purificazione dell’infermità. Membro di una famiglia assai numerosa
e profondamente religiosa, fratello del Vescovo monsignor Luigi, si può dire
davvero che il Cardinale Civardi, fin dai primi anni, abbia “anelato”
unicamente e intensamente a Dio, a lui consacrando l’intera esistenza, senza
risparmio di tempo e di fatica.
Nel celebrare per lui il sacrificio eucaristico, noi lo ricordiamo con
affetto e con stima, e sentiamo anche il bisogno di ringraziarlo per quanto
egli ha compiuto per la Santa Sede e per la Chiesa intera. Lunga e benemerita
è stata infatti l’opera svolta dall’illustre defunto, specialmente nell’ambito
della curia romana, in vari dicasteri e durante la celebrazione del Concilio
Vaticano II.
Con grande spirito apostolico monsignor Civardi compì sempre il suo dovere,
mantenendo in tutte le mansioni occupate la sua mitezza d’animo, la sua
gentilezza, la sua bontà.
Il Cardinale Civardi fu, come si dice comunemente, “uomo di Curia” e amò
intensamente la Chiesa applicandosi con ardore al suo servizio. Al tempo
stesso si dedicò sollecitamente al ministero pastorale diretto nella
parrocchia romana “Regina Pacis” a Monteverde Vecchio, dove assunse anche
l’incarico di assistente della locale sezione “ACLI”. Fu pure apprezzato
confessore e direttore spirituale presso diverse comunità di religiose.
Nel Concistoro del 30 giugno 1979 ebbi la gioia di elevarlo alla dignità
cardinalizia e nel porgergli l’anello dissi anche a lui le parole rituali:
“Ricevi l’anello dalla mano di Pietro e sappi che con l’amore del Principe
degli Apostoli si rafforza il tuo amore per la Chiesa”. Quanto profondamente,
in questi dieci anni di cardinalato, egli visse tale vincolo di affetto e di
obbedienza al successore di Pietro! Nell’omelia della Messa, concelebrata con
quei nuovi Cardinali, esprimevo l’auspicio di rinnovata effusione di amore
sulla terra “mediante la quale la Chiesa deve di nuovo diventare Sposa “sine
ruga et macula” per lo Sposo” (Insegnamenti di Giovanni Paolo II, II, 2
[1979] 3). Fu questo il costante assillo del nostro fratello Cardinale, nel
corso di una vita completamente spesa per la Chiesa; e pertanto egli ci è di
esempio nel fervore spirituale e nell’amore vero e costruttivo alla Santa
Sede.
3. “Il Signore regnerà per sempre su di loro. Quanti confidano in lui
comprenderanno la verità . . . Coloro che gli sono fedeli vivranno presso di
lui nell’amore” (Sap 3, 8-9).
Quanto bene s’addicono queste espressioni del libro della Sapienza al
Cardinale Civardi! Egli ha confidato in Dio e ha compreso la verità, l’ha
amata e servita; per essa unicamente visse, studiò, agì, educò, si dedicò agli
importanti incarichi che gli vennero via via affidati. E poiché, come
sappiamo, la verità è nella Chiesa, il suo lavoro fedele e continuo nella
Curia romana, anche se nascosto e ignoto, fu autentico amore alla Chiesa
perché fu amore alla verità. Il Cardinale Civardi poteva con ragione applicare
a sé le parole di san Paolo: “per mezzo del Battesimo siamo stati sepolti
nella morte (redentrice) di Cristo, perché possiamo camminare in una vita
nuova”, così da essere con lui anche nella Risurrezione gloriosa! (cf. Rm
6, 3-9).
4. Davanti alla salma del nostro fratello, celebrando per lui il sacrificio
eucaristico, comprendiamo nel suo vero significato il monito del divin
Maestro: “Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese . . .
Tenetevi pronti, perché il Figlio dell’Uomo verrà nell’ora che non pensate” (Lc
12, 35-40).
Tutte le vicende della storia, e i singoli eventi della nostra vita
quotidiana, devono tenere sempre desto in noi il senso dell’attesa, e sempre
accesa la lampada della fede, ben convinti che il messaggio di Cristo è
essenzialmente e primariamente escatologico: Dio ci ha creato per amarci e
attende il nostro amore, per donare ai suoi servi buoni “la corona di
giustizia che il Signore giusto Giudice consegna a tutti coloro che attendono
con amore la sua manifestazione” (cf. 2 Tm 4, 8).
In questa attesa vigilante è vissuto il Cardinale Ernesto Civardi;
preghiamo perché egli possa godere presto la gioia dell’Altissimo. E, sorretti
dal suo esempio, vogliamo vivere anche noi in attesa della beata speranza, e
ripetere ancora una volta con lui e in suo nome le parole del Salmo: “L’anima
mia ha sete di Dio . . . Quando verrò e vedrò il tuo volto?”.
© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana
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