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VIAGGIO APOSTOLICO A CAPO VERDE, GUINEA BISSAU, MALI, BURKINA FASO E CIAD
CELEBRAZIONE DELLA PAROLA NELLO STADIO DI «FONTINHA»
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II
Mindelo, Isola di San Vicente (Capo
Verde) - Venerdì, 26 gennaio 1990
Miei Carissimi fratelli e sorelle, “Cantate al Signore da tutta la
terra! Cantate al Signore, benedite il suo nome! (Sal 96, 1-2).
1. Oggi vogliamo mettere in pratica l’esortazione del Salmista e benedire
il nome di Dio, Nostro Signore, su quest’isola di “Sao Vicente”, a Capo Verde.
Vogliamo innalzare canti al Signore e proclamare la Sua gloria con voi che
abitate su quest’isola, in pieno Oceano Atlantico.
La terra e gli oceani ci parlano del Creatore, nel quale ha origine tutto
ciò che esiste. Noi tutti, uomini che abitiamo sulla faccia della terra,
circondata dall’oceano, vogliamo oggi rivolgerci al Dio di tutto il creato,
con parole di adorazione e di ringraziamento.
Vi saluto, fratelli e sorelle di quest’isola di “Sao Vicente” con il cuore
traboccante di questi sentimenti; e saluto quanti sono venuti qui da altre
isole per incontrare il successore dell’Apostolo Pietro e con lui ringraziare
il Signore e proclamare ai popoli la Sua gloria. Vi saluto, abbracciandovi
tutti e cantando con voi “un cantico nuovo”, poiché siamo qui riuniti, pieni
di gioia, per essere stati chiamati a manifestare al mondo la nostra
appartenenza a Gesù Cristo. Per questo, cantiamo e benediciamo il nome del
Signore. Anche se c’è diversità di cultura, noi formiamo un solo corpo e un
solo popolo. L’annuncio del Vangelo, qui approdato ormai da cinque secoli, ha
fatto anche di quest’isola la patria dei “redenti”, una terra benedetta dalla
luce della salvezza, vissuta e testimoniata da molti nostri fratelli nella
fede. Di quanti frutti spirituali si è arricchita fino a oggi la storia della
vostra Chiesa locale!
“Annunziate a tutte le nazioni la gloria del Signore!”.
Obbedienti a questa esortazione e qui riuniti dal Buon Pastore delle nostre
anime, in questo stadio di “Fontinha” vogliamo celebrare riconoscenti, la
nostra speranza di popolo cristiano che cammina nella fede per la
realizzazione delle promesse messianiche.
2. Prima di tutto, vogliamo ringraziare per il dono della fede che abbiamo
ricevuto da Dio, attraverso quanti ce l’hanno trasmessa. E dobbiamo
continuamente vivificarla per darne una testimonianza coraggiosa e coerente.
La celebrazione odierna della memoria liturgica dei discepoli di San Paolo,
Tito e Timoteo, offre al successore di Pietro, presente in mezzo a voi, una
eccellente opportunità per confermarvi nella vostra fede (cf. Lc 22,
32).
Sono veramente felice oggi di poter partecipare come Vescovo di Roma a
questa assemblea di preghiera del Popolo di Dio a Capo Verde, qui nell’isola
di “Sao Vicente”.
Alle origini del servizio episcopale del Papa, come sapete, c’è esattamente
Simon Pietro l’Apostolo. Un giorno, vicino a Cesarea di Filippo, fu lui il
primo a “confessare” che Gesù è il figlio di Dio. Quando il Messia chiedeva
l’opinione del popolo sul “Figlio dell’uomo”, si udivano varie risposte, ma di
fronte all’insistenza di Gesù si fece avanti Simon Pietro: “Tu sei Cristo, il
Messia, il Figlio di Dio vivo” (cf. Mt 16, 16).
Fu una “confessione” che ebbe origine in Dio: la professione di fede è la
verità che proviene solo da Dio; “perché né la carne né il sangue te l’hanno
rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli” (Mt 16, 17), disse Gesù,
confermando la verità, della “confessione” di Pietro.
Su questa “confessione” poggia la Chiesa, come sopra una roccia. E Pietro,
secondo le parole di Cristo, è diventato questa stessa roccia: “E io ti dico:
Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli
inferi non prevarranno contro di essa” (Mt 16, 18).
3. Il Vescovo di Roma, arrivando oggi da voi, carissimi fratelli e sorelle,
viene con la stessa “confessione” di fede fatta da San Pietro.
Nel professare la nostra fede in Cristo, Figlio Unigenito di Dio, della
stessa sostanza del Padre, noi proclamiamo la gloria di Dio; e, nello stesso
tempo, annunciamo la salvezza che Dio stesso ha rivelato all’umanità in Gesù
Cristo.
La Chiesa è sacramento di questa salvezza, poiché il Signore disse a
Pietro: “A te darò le chiavi del Regno dei Cieli, e tutto ciò che legherai
sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra
sarà sciolto nei cieli” (Mt 16, 19). In virtù di questo, la Chiesa è
sacramento di salvezza eterna: la Chiesa, serva di tutti gli uomini e di tutti
i popoli; e Pietro - e, in continuità con lui i suoi successori - diventa il
primo amministratore di questo servizio. Diventa, come si usa dire, il “servo
dei servi di Dio”.
Anche l’attuale Vescovo di Roma, successore dell’Apostolo Pietro, nelle sue
visite alle Chiese locali sparse nel mondo, non desidera altro che proclamare
a tutte le nazioni “le grandezze di Dio”, annunciare “le meraviglie della Sua
grazia”.
4. Sì, “annunciare le meraviglie della grazia” di Dio! Quelle “meraviglie”
che il Signore continua ad operare nella storia degli uomini e nella loro
esistenza personale; come continua ad operare nella vostra esperienza umana e
nella storia del vostro popolo capoverdiano.
Siete, carissimi fratelli e sorelle, un Popolo che è stato molto provato
dalla sofferenza. Ma ciò ha contribuito senza dubbio a rafforzare la vostra
fedeltà al Vangelo, che ha impregnato profondamente le vostre tradizioni
ancestrali e che, in tanti momenti, sarà stato fonte di conforto per
proseguire sulla via di un lavoro serio, fonte di speranza per continuare a
lottare.
Non essendo ricco di risorse naturali, il vostro paese si sforza e non
senza successo, di trovare le vie per un costante progresso; bisogna
riconoscere, tuttavia, che per molti le condizioni di vita continuano ad
essere dure. A voi si impone di continuare a lottare contro le avverse
condizioni climatiche: il fenomeno ciclico della secca e i temporali oceanici,
che aggravano la precarietà di un suolo poco fertile e non favoriscono lo
sviluppo economico. Per questo la produzione agricola è insufficiente al
consumo nazionale. A volte dovete combattere la fame e la sottoalimentazione.
In questa situazione, la mancanza di prospettive reali per il futuro, porta
molti dei vostri fratelli e sorelle ad un’emigrazione forzata verso altre
nazioni e continenti, con tutti i problemi che ciò comporta. Anche a Roma, che
è la mia diletta Diocesi, esiste una comunità di capoverdiani. Ho avuto
occasione di incontrarne alcuni durante le mie visite pastorali alle
parrocchie.
5. Conosco le difficoltà che si incontrano per inserirsi in un nuovo
ambiente sociale e di lavoro. Quante volte soltanto la fede e la pratica
cristiana costituiscono un punto di riferimento e una fonte di coraggio per
non perdere la propria identità, in questa delicata fase di trapianto
culturale e sociale. Chissà se molti di quelli che stanno qui non hanno già
fatto questa dura esperienza di dover lasciare la propria terra?
Vorrei che i capoverdiani che si trovano in altri paesi e che, senza
dubbio, seguono con interesse e con fede la visita del Vescovo di Roma al loro
arcipelago, sapessero che anche il Papa ha pensato a loro e ha pregato per
loro in questo luogo, ben conoscendo il sacrificio di dover stare lontani da
ciò che è loro caro. E qui faccio un duplice appello: a favore dei numerosi
cittadini emigrati da questa nazione, e a loro stessi.
Siete partiti da qui, amati fratelli e sorelle, consapevolmente o
inconsapevolmente animati dall’ideale della fratellanza di tutti gli uomini e
con molta speranza. Dio voglia che la vostra speranza si realizzi e possiate
trovare questa fratellanza; e che tutte le istituzioni chiamate in causa dal
fenomeno dell’emigrazione intraprendano tutto ciò che è giusto e valido per
aiutare l’emigrante, al fine di salvaguardarne la dignità personale e favorire
la sua partecipazione, libera e responsabile, alla vita comunitaria e sociale
dovunque si trovi.
E a loro, ai molti capoverdiani emigrati, dico: nel procurarsi il pane e
nel cercare migliori condizioni di vita in terre lontane, non dimentichino mai
il suolo natio e la gente che vi abita: parenti, amici, le persone conosciute
e quelle sconosciute. Non dimentichino coloro che sono rimasti in patria!
Siano fedeli alle proprie radici: alla propria cultura, alla propria fede e
alla santità di tradizioni e costumi. E cerchino, con il proprio modo di
vivere, di dare testimonianza delle buone qualità del popolo capoverdiano e
dei valori cristiani. Anche loro sono presenti, qui e ora, mentre insieme
professiamo la fede comune in Gesù Cristo Salvatore. A tutti, ai cari emigrati
e a voi, “grazia e pace da Dio Padre e da Cristo Gesù, nostro Salvatore” (Tt
1, 4).
6. Sappiamo che il sostegno del viandante è la fede. Non bisogna mai
dimenticare, quindi, che la vita cristiana è un pellegrinaggio e che la fede è
il nostro viatico, il nostro fardello.
Divenuti simili a Gesù Cristo col Battesimo, in lui cerchiamo coraggio e
entusiasmo, per testimoniare la speranza che abita nei nostri cuori. Da Dio
Padre ci vengono “Grazia e Pace” affinché non ci fermiamo mai dinanzi alle
difficoltà che troviamo sul nostro cammino.
Mettete sempre al di sopra di tutti i vostri desideri e propositi Gesù
Cristo “nostro Salvatore”. Egli, il Figlio di Dio, sia sempre il centro della
vostra esperienza e l’orizzonte dei progetti della vostra società che, nella
sua grande maggioranza, si dice cattolica. Nei momenti di disorientamento
culturale e morale, come si verificano in tante parti del mondo e forse anche
qui, in questo vostro diletto paese, fate che non si indeboliscano mai le
ragioni fondamentali del vostro essere cristiani. Non esitate a sacrificare
tutto pur di rimanere fedeli a Cristo. Lottate contro l’indifferenza
religiosa, pericolosa tentazione dei tempi moderni! Non lasciatevi
imprigionare dal mito del progresso economico! Resistete alla tentazione di
abbandonare la pratica religiosa, quando sarete spinti o incominceranno a
preoccuparvi eccessivamente gli interessi materiali, il successo o l’ascesa
nella professione e nel prestigio sociale. D’altronde, il Vangelo non è
contrario al progresso dell’uomo, purché si tratti di vero progresso, di quel
progresso che non trascura nessun aspetto della persona umana e ha come scopo
il suo sviluppo integrale e armonioso.
Che il Vangelo, impiantato su queste vostre isole dalla generosa
testimonianza di tanti missionari, apostoli e catechisti, continui ad essere
patrimonio irrinunciabile della vostra patria. Nella meditazione e nella
preghiera, ricorrete frequentemente a questa fonte di santità e di saggezza,
affinché la vostra pratica di vita cristiana maturi e si rafforzi.
Il cristianesimo è la forza degli umili che sanno essere semplici; non è
una religione per gente senza cultura o arretrata. Tutta la sua forza
rivoluzionaria sta nell’Amore gratuito, che sgorga dal cuore di Cristo, che ci
trasforma tutti in apostoli e “pescatori di uomini” (Mc 1, 17). Solo
nell’adesione semplice e di cuore questo mistero, che esige da noi una fedeltà
umile e coraggiosa, potremo trovare la luce per non cedere di fronte all’esca
facile e seducente delle sette e dello spiritismo.
7. “Tu sei Cristo, il Messia, il Figlio di Dio vivo” (Mt 16, 16).
Fratelli e sorelle, ancoriamo saldamente la nostra esistenza sulla pietra
angolare che è Cristo. Nel rinnovare oggi, qui con voi, la professione di fede
dell’Apostolo Pietro, faccio mie tutte le aspirazioni della vostra società e
le aspettative dei vostri cuori.
E, ampliando gli orizzonti di queste nostre riflessioni, rendiamoci
partecipi della speranza di tanti altri popoli del vasto Continente africano
che, come voi, si apprestano a celebrare il prossimo Sinodo Africano.
Quando, nel giorno dell’Epifania del 1989, decisi di convocare questa
Assemblea speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi sul tema “La Chiesa in
Africa verso il terzo millennio”, avevo presente la richiesta più volte
formulata da vescovi, sacerdoti, teologi ed esponenti del laicato africano. Le
giovani comunità cristiane nelle terre d’Africa sono chiamate a coniugare gli
sforzi in una organica solidarietà pastorale, che segni un effettivo rilancio
dell’opera evangelizzatrice.
Così pure chiedo la vostra preghiera affinché anche questa iniziativa
sinodale, “con l’aiuto di Dio, possa costituire per la Chiesa universale e per
tutte le Chiese particolari in terra africana un momento privilegiato nel
cammino di fede di quelle amate popolazioni, alle quali mi sento tanto vicino”
(Recita dell’Angelus, 6 gennaio 1989).
8. Nobile terra di Capo Verde, riserva di giovani speranze per la Chiesa,
accogli Cristo come unico Signore! Consacra a Lui le tue energie spirituali!
Guarda al futuro con speranza, poiché Cristo è il tuo provvidenziale e radioso
futuro!
Faccio appello a tutti, carissimi fratelli e sorelle, affinché nella vostra
risposta alla chiamata del Signore non ci siano esitazioni né ambiguità: e
affinché nel conformare la vostra vita a Cristo non ci siano né paura né
difficoltà.
Faccio appello soprattutto a voi giovani: “Spetta a voi raccogliere la
parte migliore del secolo che si conclude - cioè quell’ansia di giustizia, di
solidarietà, di libertà e di pace che anima la presente generazione -. Tocca a
voi, giovani, trasformare in realtà le speranze e le attese di promozione
umana, di progresso e di sviluppo, così profondamente sentite da tutti. Tocca
proprio a voi cercare soluzioni adeguate ai problemi emergenti, realizzare
forme di partecipazione responsabile ed onesta alla vita politica e sociale
col fermo proposito di servire . . . a vantaggio soprattutto dei più deboli”
(Omelia nella piazza di Trevignano Romano, 17 settembre 1989).
9. “Grazia e Pace da Dio Padre e da Cristo Gesù, nostro Salvatore” (Tt
1, 5).
Nel concludere, ripeto le parole dell’Apostolo Pietro che abbiamo ascoltato
oggi nella prima lettura:
Grazia e Pace!
In queste due parole è racchiusa la sintesi di tutto il bene che ogni
persona può e deve desiderare.
La Grazia: che è vita divina nell’anima umana, il frutto della
riconciliazione, dono di Dio in Gesù Cristo, il principio della vita eterna,
ossia della salvezza.
La Pace: prima di tutto, la pace interiore, la pace della coscienza
liberata dalle lacerazioni causate dal peccato, aperta al vero bene; e, nello
stesso tempo, anche la pace con gli uomini, nel rispetto reciproco e
nell’amicizia, fatta di verità e amore. La pace nelle famiglie e nella
comunità sociale; la pace tra i popoli e le nazioni di tutto il mondo!
La Grazia e la pace siano con tutti voi!
Il Dio della Pace sia con voi!
Benediciamo il Suo nome!
© Copyright 1990 - Libreria Editrice Vaticana
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