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VIAGGIO APOSTOLICO
A CAPO VERDE, GUINEA BISSAU, MALI, BURKINA FASO E CIAD

SANTA MESSA NEL SANTUARIO MARIANO DI YAGMA

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Yagma (Burkina Faso) - Lunedì, 29 gennaio 1990

 

Fratelli e sorelle, saluto voi tutti, popolo del Burkina!

1. Saluto tutti voi, membri del popolo di Dio del Burkina, chiunque voi siate, e in qualunque parte di questa terra di ospitalità e di pace voi abitiate. Grazie per la vostra gioiosa accoglienza al Papa, il successore di Pietro che ha ricevuto dal Signore la missione di rafforzare la fede dei suoi fratelli. È questo lo scopo del mio nuovo pellegrinaggio tra di voi, a 10 anni dalla mia prima visita a Ouagadougou.

Saluto di cuore il fratello Cardinale Paul Zoungrana, e lo ringrazio per le sue parole di benvenuto. Porgo a lui i miei più fervidi auguri per i suoi venticinque anni di cardinalato che celebrerà il 22 febbraio.

I miei cordiali saluti vanno a tutti voi, vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose, catechisti, animatori di movimenti. Grazie a tutti per il vostro fervore e per la vostra gioia!

Porgo il mio saluto anche alle autorità civili e le ringrazio per avere facilitato la nostra riunione.

2. Eccoci riuniti per celebrare la santa Eucaristia, per prendervi parte. Come dicevano gli antichi padri della Chiesa, noi prepariamo due tavole: su di una vi è il pane della Parola di Dio, sull’altra poniamo il cibo eucaristico del Corpo e del Sangue del Signore.

Che cosa ci dice oggi la Parola di Dio? Ci dice che “quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò suo Figlio, nato da donna . . . perché ricevessimo l’adozione a figli” (Gal 4, 4-5).

Secondo l’insegnamento di San Paolo, che ha scritto queste parole ai Galati, la “pienezza dei tempi” arriva con la nascita terrena del Figlio di Dio, Gesù, nato dalla Vergine Maria per opera dello Spirito Santo. In questo nuovo tempo, i figli e le figlie del genere umano vengono adottati, elevati alla dignità di figli di Dio, fratelli dell’Eterno Figlio di Dio.

Ecco l’essenziale del messaggio della Parola di Dio oggi.

3. Questa verità, San Matteo la conferma nel Vangelo che abbiamo ascoltato. Egli ci dice che un giorno Gesù stava insegnando: compiva la sua missione di Messia. Qualcuno gli disse che sua Madre e i suoi fratelli, cioè i membri della sua famiglia, si trovavano tra la folla e volevano parlargli.

Gesù non interruppe il suo insegnamento, ma approfittò della presenza di Maria, sua Madre, e dei membri della sua famiglia per mostrare i veri legami che uniscono gli uomini in Dio, legami più forti di quelli di sangue!

“Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?” (Mt 12, 48). domandò Gesù. E, tendendo la mano verso i suoi discepoli disse: “Ecco mia madre ed ecco i miei fratelli” (Mt 12, 49).

Sì, grazie al Figlio di Dio fattosi uomo, si sono stabiliti nuovi legami spirituali. Essi derivano dall’“adozione filiale” che il Padre Eterno ci ha accordato mandando nel mondo il suo unico Figlio, nato da donna.

4. Questi nuovi legami tra l’uomo e Dio, e tra gli uomini uniti dall’“adozione filiale” sono i frutti dello Spirito Santo che opera nei nostri cuori.

E San Paolo dice ai Galati: “E che voi siete figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre!” (Gal 4, 6).

Il Figlio dice al Padre: “Abbà, Padre”. Il Figlio di Dio ci ha insegnato a dire a suo Padre che è nei cieli: “Padre Nostro”. La preghiera che Gesù ci ha insegnato, la preghiera del Signore, è la preghiera dei figli e delle figlie dell’adozione divina, di tutti coloro che hanno ricevuto in Cristo “l’adozione filiale”.

L’apostolo aggiunge che nessuno d’essi è più uno schiavo, ma figlio ed erede grazie alla volontà di Dio (cf. Gal 4, 7). Tutti prendono parte all’eredità del Figlio unico. Tutti, in ogni età, grandi o piccoli, ricchi o poveri! Tutti possono ricevere il dono della fede. Tutti possono essere battezzati in Cristo.

5. Qui nel Burkina, la fede vi è stata annunciata 90 anni fa quando i Padri Bianchi e le Suore Bianche vennero a portare il seme della Parola nella vostra terra. Essi meritano la vostra gratitudine. Io so con quale zelo essi hanno formato tra di voi dei cristiani convinti e hanno fondato delle comunità attive, e fatto nascere nelle famiglie il frutto prezioso delle vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa. Adesso, essi sono lieti di collaborare con i vescovi e i sacerdoti locali.

I missionari sono stati affiancati nell’immensa opera di evangelizzazione dal valente esercito di catechisti che hanno saputo preparare al ruolo di apostoli zelanti. Questi uomini di fede, talvolta fondatori di comunità, spesso soli ad animarle, sono rimasti modesti. Dio sa quale sia stata la loro fatica e quale indigenza abbiano accettato. Essi hanno diritto alla nostra riconoscenza. Rallegriamoci con loro, perché la Chiesa del Burkina è anche la loro corona!

Sì, eccola, questa Chiesa, in tutta la sua bellezza! Sacerdoti religiosi e religiose, catechisti, laici, tutti riuniti in questa famiglia di Dio che insieme ai vostri pastori, miei fratelli nell’Episcopato, voi volete far crescere! “Chiesa-famiglia di Dio”, è uno scopo che avete scelto celebrando i 75 anni di evangelizzazione, è un orientamento che risponde alle vostre aspirazioni profonde; essa vi aiuterà a radicare la fede nella vostra terra africana. Continuate a riflettere sui valori della Chiesa-famiglia, e continuate a progredire nella sua costruzione!

6. Vorrei salutare tutti coloro che formano questa Famiglia di Dio, l’insieme dei laici che prendono parte con fedeltà alla missione di evangelizzazione, nelle parrocchie, nell’animazione di piccole comunità, nella catechesi. Penso a quelli che militano nei vostri vari movimenti, i gruppi di preghiera, i servizi ecclesiali. In particolare, vorrei salutare i più poveri. So con quale generosità essi sanno aiutare quelli che sono più poveri di loro, ricostruire la casa crollata di una famiglia povera, come mi avete scritto.

Anche senza appartenere a un gruppo, ognuno riceve una missione nella Chiesa, e cioè di servire Dio, di servire i propri fratelli e la società. È per voi che ho scritto l’esortazione Christifideles laici, dopo il Sinodo dei Vescovi.

7. Nel periodo di rinnovamento che vive il vostro Paese, la Chiesa e i laici in particolare sono chiamati ad operare affinché questo rinnovamento si attui sulla base del rispetto della persona umana e della famiglia. La vita umana è inviolabile. Il diritto alla vita deve essere difeso senza sosta “come diritto primo, origine e condizione per tutti gli altri diritti della persona” (Christifideles laici, 38).

È la famiglia che costituisce “il primo spazio per l’impegno sociale dei fedeli laici”. Essi devono convincersi del “valore unico e insostituibile della famiglia per lo sviluppo della società e della stessa Chiesa” (n. 40). Ed è normale rispettarlo e far rispettare la vita umana “in ogni fase del suo sviluppo, dal concepimento sino alla morte naturale” (n. 38). Bisogna garantire la stabilità delle famiglie e permettere alle coppie di vivere una paternità e una maternità responsabili, resistendo all’invasione di quei metodi che vanno contro la dignità della donna, e con ciò non rendono onore all’uomo. Esorto tutti i laici a lottare per il risanamento e la santificazione della famiglia. Mi rivolgo in particolare alle donne che, nel vostro Paese, hanno sempre saputo adoperarsi per una società sana e vigorosa.

8. Vorrei anche incoraggiare la vostra gioventù, così numerosa e dinamica. Essa deve fare fronte ai flagelli moderni, alle seduzioni della droga e di una sessualità male intesa, alla difficoltà di formarsi bene e di provvedere a se stessi. Esprimo ai giovani la mia stima e il mio affetto, e anche la mia fiducia: li credo capaci di costruire la loro vita nel segno della verità, della libertà e del servizio.

Cari giovani, siate i degni eredi delle ricchezze umane del vostro popolo. Conservate il coraggio nel lavoro e la volontà di vincere che caratterizzano i Burkinabé. Mantenete questo sentimento di dignità che costituisce la vostra fierezza. Rimanete nell’unità e nella concordia che sono i frutti della riconciliazione tra i figli di questo Paese!

9. Fratelli e sorelle, venite tutti alla tavola della Parola di Dio, vi riceverete la Parola di vita, la Buona Novella che Dio è fedele nel suo amore, che guarisce e perdona, che vi rafforza nella speranza.

Venite alla mensa del cibo eucaristico dove si riuniscono giovani e vecchi, tutte le membra del Corpo di Cristo, uniti per mezzo della comunione a Gesù risorto, rafforzati nella fede e incoraggiati ad operare insieme per compiere la volontà del Padre.

Gesù vi dice: “Perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è mio fratello sorella e madre” (Mt 12, 50). Con la sua presenza e con il dono del suo Spirito nei vostri cuori, Egli fa dei suoi fratelli gli eredi del regno del Padre.

10. In questo luogo di preghiera che è Yagma, cari figli e figlie del Burkina Faso, ci rivolgiamo alla Madre di Gesù, Nostra Signora di Yagma, come vi piace chiamarla. È per mezzo di Lei che il Figlio di Dio “è nato da una donna” (Gal 4, 4), perché ha accettato di diventare sua Madre, nella fede e nell’obbedienza alla Parola che le fu annunciata. Nel suo corpo verginale, Maria, che Dio aveva prescelto, ha meritato di concepire questo Figlio, serbando nel cuore la Buona Novella racchiusa in questo nome: Gesù, Dio salva. Beata la Vergine che ascolta la parola di Dio e che la custodisce (cf. Lc 11, 27)!

Io so che voi venite spesso qui a pregare, e mi auguro che possiate edificare un santuario degno della Vergine Maria; ciò sarà il segno visibile della vostra fiducia in Lei. Pregate con fedeltà la Madre del Redentore. Uno di voi mi ha scritto che il rosario è “come la borraccia del mendicante”. Guidati dalle parole dell’Angelo, potete sempre rivolgervi a Lei come suoi figli. Insieme a voi le chiedo di vegliare, nella sua tenerezza sulla Chiesa-famiglia del Burkina Faso.

Fratelli e sorelle, che Dio vi aiuti tutti! Che Dio vi benedica tutti e che esaudisca la nostra preghiera!

 

© Copyright 1990 - Libreria Editrice Vaticana

 

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