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VIAGGIO APOSTOLICO A CAPO VERDE, GUINEA BISSAU, MALI, BURKINA FASO E CIAD
SANTA MESSA NELLO «STADIO DELLA PACE»
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II
Moundou (Ciad) -
Mercoledì, 31 gennaio 1990
Cari fratelli e sorelle,
1. Lasciate che vi esprima tutta la gioia che provo per essere oggi a
Moundou, culla della Chiesa cattolica in Ciad, per incontrarvi e celebrare con
voi l’Eucaristia.
Ringrazio vivamente Mons Charles Vandame, Amministratore apostolico della
diocesi, per le parole di benvenuto che mi ha amabilmente rivolto all’inizio
di questa Messa. Saluto cordialmente Mons. Jean-Claude Bouchard, Vescovo della
diocesi vicina di Pala, e Mons. Michel Russo, Vescovo della nuova diocesi di
Doba e i loro numerosi diocesani venuti ad unirsi a questa celebrazione.
Saluto rispettosamente le autorità civili che ci fanno l’onore della loro
presenza.
Infine, i miei saluti cordiali vanno a tutti voi, figli e figlie della
Chiesa cattolica qui riuniti, e, attraverso di voi, saluto con affetto tutto
il Popolo di Dio di questo grande paese.
Al momento di meditare insieme sulla Parola di Dio che ci è stata
proclamata, vorrei innanzitutto rendere omaggio alla memoria del caro Mons.
Gabriel Balet, vostro amato Pastore, uomo di preghiera e di comunione, che è
stata una delle vittime della tragedia aerea dello scorso 19 settembre. Alle
famiglie in lutto e alla comunità diocesana esprimo ancora una volta di cuore
la mia profonda partecipazione.
Resterete fedeli all’esempio del vostro compianto Pastore se, sacerdoti e
laici, continuerete a costruire la Chiesa a Moundou con un solo cuore e una
sola anima, in comunione con il Vescovo che ho l’incarico di darvi.
La prima lettura di questa Messa ci ha presentato l’Apostolo Pietro che
giunge presso un centurione dell’esercito romano, di nome Cornelio, per
parlare di Gesù Cristo. Pietro, guidato dallo Spirito Santo, prende la parola
ed espone ciò che era accaduto “in tutta la Giudea, incominciando dalla
Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni” (At 10, 37).
Pietro rende visita a Cornelio, che è pagano e non appartiene quindi alla
casa d’Israele. E Pietro dichiara: “In verità sto rendendomi conto che Dio non
fa preferenze di persona, ma chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque
popolo appartenga, è a lui accetto” (At 10, 34-35). Cornelio, il
centurione romano, appartiene a questi adoratori e a questi uomini giusti. Dio
gli ha dato la grazia della fede e, testimone dell’opera dello Spirito Santo
in quest’uomo, l’Apostolo Pietro gli amministra il battesimo.
2. “Pierre e di da tugu Corneille jodi alo go ba kunno kei” (“Pietro va da
Cornelio ad annunciare la Buona Novella di Dio”).
Oggi è il Successore di Pietro, il Vescovo di Roma, che viene da voi: da
voi che siete stati battezzati nel nome della Santissima Trinità e anche da
voi che vi preparate a ricevere il battesimo.
Come l’Apostolo Pietro, il suo Successore sul soglio di Roma viene ad
annunciarvi la Lieta Novella della pace per mezzo di Gesù Cristo. “Di Gesù
Cristo, che è il Signore di tutti” (At 10, 36).
Anche voi conoscete Gesù di Nazaret, come hanno imparato a conoscerlo
quelli che ascoltavano Pietro quando era con Cornelio. “Dio consacrò in
Spirito Santo e potenza Gesù di Nazaret” (At 10, 38). Egli trascorse la
sua vita facendo il bene. Pieno di bontà e di misericordia, ha guarito quanti
pativano mali diversi e “tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo”
(At 10, 38). Dopo aver formato i suoi discepoli durante tre anni, fu
tradito e condannato, offrì la sua vita sulla croce per la salvezza del mondo.
È risuscitato il terzo giorno.
Tornato presso Dio, il Padre, dopo aver compiuto la sua missione, il
Redentore ci ha lasciato il suo Spirito per continuare la sua opera
annunciando il Vangelo di pace agli uomini di tutti i tempi, fino ai confini
della terra. Coloro che credono in Gesù Cristo, riuniti nella sua Chiesa,
vogliono portare al mondo la luce del suo messaggio. I discepoli ciadiani di
Cristo, che formano le Chiese particolari di N’Djamena, di Moundou, di Pala,
di Sarh e di Doba hanno la missione di testimoniare, a loro volta, Gesù
Cristo, Signore risorto, che essi desiderano far conoscere e fare amare
intorno a loro, per il bene di quanti vivono su questa terra ciadiana e per il
bene di tutta la famiglia degli uomini.
3. Perché avete conosciuto Gesù di Nazaret, avete creduto in Lui, come
hanno creduto quelli che ascoltavano Pietro a Gerusalemme, il giorno di
Pentecoste, come hanno creduto anche i membri della famiglia del romano
Cornelio.
Voi avete creduto perché lo Spirito Santo è sceso su di voi (cf. At
10, 44) quando avete ascoltato l’insegnamento dei missionari su Gesù Cristo.
Lo Spirito Santo ha aperto i vostri cuori e le vostre coscienze, ha parlato ad
ognuno offrendo la vita della grazia.
Avete ascoltato Cristo, che Dio ha costituito “giudice dei vivi e dei
morti” (At 10, 42). Accogliendo Cristo, voi avete ottenuto la
remissione dei peccati. A partire da questo momento, voi costruite su di Lui
una vita nuova. Costruite questa vita nuova “sulla roccia”.
Gesù Cristo vi ha parlato “come uno che ha autorità” (Mt 7, 29),
come uno che ha “parole di vita eterna” (Gv 6, 68). Costruite la vostra
vita su di lui. Costruitela in vista della vita eterna.
4. Attraverso il battesimo, siete entrati nella Chiesa, che è la grande
famiglia del Popolo di Dio sparso su tutta la terra. Quindi, voi che vivete in
Ciad, sappiate che non siete isolati, ma che siete le pietre vive di un
immenso edificio spirituale. Dei vincoli vi uniscono a tutti coloro che
ascoltano la Parola di Dio negli altri paesi dell’Africa, d’Europa,
dell’America, dell’Asia e dell’Oceania, in tutti i continenti e nelle isole in
mezzo agli oceani.
Il Vescovo di Roma, che oggi è in mezzo a voi quale Successore di Pietro,
rende testimonianza di questa unità universale della Chiesa su tutta la terra.
Vi esorta a dare voi stessi testimonianza di unità, a unire le forze
complementari del presbiterio e dei fedeli. In tal modo contribuirete con
generosità e dinamismo all’avvento del Regno di Dio in terra ciadiana.
5. Giunti in Ciad, i primi missionari hanno avuto come principale
preoccupazione quella di trovare dei collaboratori nell’opera di
evangelizzazione. Essi hanno formato dei catechisti per trasmettere la Lieta
Novella di Gesù Cristo nelle vostre lingue tradizionali.
Uomini e donne hanno ricevuto la Parola di Dio dalle labbra di questi
catechisti, animatori devoti ed efficaci delle comunità cristiane. Essi sono
all’opera perché voi stessi e il mondo che vi circonda siate rinnovati
dall’amore di Dio e del prossimo. Molti fra loro, nel corso dei tragici
avvenimenti di questi ultimi anni, hanno pagato con la vita il loro
attaccamento a Gesù Cristo e la fedeltà al servizio della loro comunità.
6. All’indomani del Sinodo sui laici, nel 1987, il vostro compianto Pastore
Mons. Gabriel Balet, aveva espresso la speranza che i lavori intrapresi in
occasione di queste assise potessero aiutare i ciadiani “a crescere come Corpo
di Cristo, ciascun membro vivendo la vita del Corpo intero e per il servizio
del Corpo intero, ciascun gruppo o comunità sentendosi parte attiva del bene
comune della Chiesa di Gesù Cristo che è in Ciad”.
Cristiani laici, vi incoraggio di tutto cuore a crescere e a continuare la
costruzione della vostra Chiesa. Siete la speranza del Ciad. Possano la vostra
preghiera, la vostra assiduità al sacramento della riconciliazione, la vostra
partecipazione attiva all’Eucaristia, la vostra cordiale collaborazione con i
sacerdoti, aiutarvi a realizzare la vostra missione di battezzati!
Il vostro apostolato personale è necessario perché consente al Vangelo di
risplendere di luogo in luogo, raggiungendo tutti gli angoli e tutti gli
ambienti. Finalmente, vi viene offerta una nuova occasione di partecipare alla
missione evangelizzatrice della Chiesa, con la prospettiva dell’Assemblea
Speciale del Sinodo dei Vescovi per l’Africa. Cattolici di Moundou, vi esorto
vivamente ad offrire il vostro contributo, sotto la guida dei vostri Pastori,
alla preparazione di questo grande avvenimento.
7. È con grande gioia che vedo gli sforzi che sono stati compiuti in Ciad,
ormai da molto tempo, sulla linea del Concilio Vaticano Il per rendere viva la
liturgia. Penso in particolare alle traduzioni in lingua locale, alla
catechesi alimentata dalla Sacra Scrittura, alla composizione di inni che
interiorizzano le parole del Vangelo. Possano le vostre assemblee eucaristiche
continuare ad essere feste fraterne e calorose dinanzi al Signore, nel
rispetto della grandezza di Dio e nella dignità dell’adorazione, conformemente
alle regole liturgiche della Chiesa! Manifestate, infine, agli occhi del
mondo, la comunione esistente tra i membri della Chiesa cattolica. Nei
villaggi e nei quartieri, i catechisti, quasi sempre volontari, annunciano la
Parola di Dio, preparano i catecumeni al battesimo e riuniscono la comunità
per la preghiera. Con essi, i consiglieri, uomini e donne, veglino sulla
qualità della vita cristiana, regolino le discussioni, gestiscano i beni della
parrocchia. Essi sono i testimoni di una saggezza tradizionale che l’incontro
con il Vangelo ha reso ancora più feconda. Durante gli anni di guerra, in
molti luoghi inaccessibili, la fede e la comunione si sono mantenute grazie a
questi apostoli. La loro presenza e la loro azione sono, per questo paese che
si risolleva dopo tante prove, un segno di speranza.
È anche in mezzo a loro e nelle famiglie cristiane che nascono le vocazioni
di cui il Ciad ha bisogno: vocazioni di sacerdoti al servizio delle comunità
parrocchiali e dei movimenti, che hanno la cura di una Chiesa consapevole
della sua universalità e ben inserita nella cultura locale; vocazioni di
religiose, la cui vita consacrata al Signore e il cui apostolato sono una
testimonianza insostituibile perché il mondo accolga Gesù Cristo.
8. Il Vangelo che abbiamo ascoltato oggi è tratto dal discorso della
Montagna. Cristo parla in esso di due tipi di costruzioni: la casa costruita
sulla roccia e la casa costruita sulla sabbia. La prima resiste agli assalti
del vento e della pioggia. È solida. La seconda non resiste, perché manca di
salde fondamenta.
Ascoltando queste parole ognuno di noi pensa ad un’altra costruzione. Si
domanda come è costruita la sua propria vita.
Cristo dice: “Chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è
simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia” (Mt
7, 24).
Cari fratelli e sorelle, vi auguro di costruire sulla roccia e non sulla
sabbia. Ascoltate le parole di Cristo e mettetele in pratica! Costruirete
allora una casa che durerà. Cristo ha parole di vita eterna!
© Copyright 1990 - Libreria Editrice Vaticana
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