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VIAGGIO APOSTOLICO
A CAPO VERDE, GUINEA BISSAU, MALI, BURKINA FASO E CIAD

MESSA PER LE FAMIGLIE CRISTIANE NELLO STADIO DELLA CONCORDIA

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

N’Djamena (Ciad) - Giovedì, 1° febbraio 1990

 

Cari fratelli e sorelle,

1. Abbiamo oggi ascoltato le parole che Cristo ha rivolto agli Apostoli nel Cenacolo, alla vigilia della sua passione e morte sulla Croce. “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga” (Gv 15, 16).

Cristo si rivolge in questo modo agli Apostoli con cui vuole costruire la Chiesa, di generazione in generazione. Egli rivolge queste parole a coloro che stavano intorno a lui, nel Cenacolo di Gerusalemme; le rivolge al tempo stesso, ai loro successori e in particolare alle generazioni di quelli che hanno costruito la Chiesa su questa terra africana, in Ciad. E Cristo si rivolge anche a coloro che sono oggi i successori degli Apostoli nella vostra Chiesa, i vostri Vescovi.

Il Vescovo di Roma li saluta cordialmente con un bacio fraterno di pace e con essi, saluta i sacerdoti, i religiosi e le religiose e tutti coloro che partecipano al sacerdozio regale di Cristo con il loro battesimo.

2. Un saluto speciale ai rappresentanti delle autorità dello Stato e della città di N’Djamena.

Saluto particolarmente le famiglie qui riunite e quelle che abitano nel vostro Paese.

Le parole del Redentore nel Cenacolo si applicano anche a voi. Poiché avete un ruolo insostituibile nell’apostolato della Chiesa. Anche voi, Cristo vi sceglie perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga (Gv 15, 16).

Nel sacramento del matrimonio, Egli sceglie due battezzati, un uomo e una donna, che si promettono amore reciproco, fedeltà ed una vita matrimoniale degna. Essi si scelgono reciprocamente per vivere tutta la loro vita in una comunità unita, per percorrere insieme il cammino della vita e dare i frutti che corrispondono alla loro vocazione di sposi e genitori nella Chiesa e nella società.

Il Signore Gesù accoglie la loro mutua donazione generosa e i loro impegni. Consacrato dalla grazia del sacramento, “il loro vincolo d’amore diventa l’immagine e il simbolo dell’alleanza che unisce Dio e il suo popolo” (Familiaris consortio, 12). Cristo benedice gli sposi e dice loro: “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri”.

3. L’Apostolo Paolo, quasi volesse farsi eco di questo comandamento di Cristo, esorta i suoi fratelli: “Al di sopra di tutto poi vi sia la carità, che è il vincolo della perfezione” (Col 3, 14). Le consegne che San Paolo dà nella sua bella Lettera ai Colossesi, tracciano quasi il ritratto di una coppia unita dal dono di Dio: “siate riconoscenti! . . . cantando a Dio di cuore” (Col 3, 15-16). Sì, il vostro matrimonio, la vostra comunità di vita, la vostra unità sono “come “segno” di quella comunione interpersonale d’amore che costituisce la misteriosa vita intima di Dio Uno e Trino” (Christifideles laici, 52). Sposi cristiani, voi riflettete meravigliosamente la vita stessa di Dio che è amore!

“E la pace di Cristo regni nei vostri cuori perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo” (Col 3, 15). Non dovete temere le esigenze del vostro impegno reciproco, poiché sono le esigenze di un amore che Dio ha posto nei vostri cuori e che Gesù fortifica con la sua presenza di pace. Restate vicini a lui: “La parola di Cristo dimori in voi abbondantemente”. La sua parola è una parola d’amore per guidare il vostro amore. Prendete la sua parola di verità per farne la vostra parola, per porre in comune la sua luce: “ammaestratevi e ammonitevi con ogni sapienza” (Col 3, 16).

La vera sapienza è quella del Creatore che ha fatto l’uomo e la donna a sua somiglianza. La vera sapienza è ancora nella sua parola: “L’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne” (Gen 2, 24).

La vera sapienza è quella del Redentore: egli ha fondato il comandamento dell’amore sull’amore divino che lo conduce a donare la sua vita per noi: amatevi “gli uni gli altri, come io vi ho amati” (Gv 15, 12).

4. Cari amici, alcuni trovano senza dubbio che sia molto audace per un uomo e una donna impegnarsi per la vita sul cammino di una fedeltà tanto pura quanto la stessa fedeltà di Dio. Le circostanze difficili attraversate dal vostro popolo hanno provocato alcuni sconvolgimenti. Tradizioni familiari sono state spezzate dai cambiamenti di residenza o del modo di vivere. Nuove tentazioni compaiono e la stabilità della coppia e della famiglia viene scossa.

Capisco queste difficoltà e le sofferenze che comportano. Ma non dovete rinunciare alla grandezza e alla bellezza del matrimonio. Con San Paolo, vi dico: “sopportatevi a vicenda” (Col 3, 13). Non si tratta soltanto di essere pazienti, si tratta di amare a tal punto l’altro da aiutarlo, da sostenerlo. Nel matrimonio, non smetterete di scoprire le qualità e i difetti del vostro coniuge, lo aiuterete ad accrescere le prime e a diminuire gli altri. E poi: “Perdonatevi scambievolmente, se qualcuno abbia di che lamentarsi nei riguardi degli altri. Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi”. Abbiate tanto amore da riconciliarvi se una crisi minaccia la vostra unione. Poiché spezzare la vostra reciproca fedeltà è rompere anche con Dio che è sempre fedele, che non smette mai di amare.

Vivete nella fiducia l’uno con l’altra. Giorno dopo giorno, gettate legna sul fuoco del vostro amore, attraverso i gesti quotidiani della vita comune; il vostro reciproco rispetto e la vostra generosità sono come un segno della presenza di Dio nella vostra casa. La grazia del sacramento del matrimonio non vi mancherà. Il Signore vi ha scelti come amici e non come servitori cui s’impongono gravosi fardelli. “Tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome ve lo concederà” (cf. Gv 15, 16). Ubbidire al comandamento dell’amore fedele non è un’esigenza impossibile, è vivere in comunione con Cristo che lascia ai suoi amici la sua gioia e la sua pace.

5. Sposi, la vostra reciproca fedeltà è strettamente legata all’amore che voi avete per i vostri figli. La vostra felicità d’amare e la vostra capacità di donare la vita vi rendono testimoni dell’amore del Creatore. Rispettate i doni di Dio diventando padri e madri in maniera responsabile e in particolare onorando la vocazione della donna ad essere madre, cosa che è scolpita nel profondo del suo essere.

Nel corso dell’educazione, sarà vostra gioia condividere il vostro amore con i figli. Il loro futuro a volte vi potrà preoccupare, vi potrà sembrare difficile trasmettere ad essi i valori cui siete legati da generazioni, perché essi ascoltano altre voci piuttosto che la vostra e subiscono delle influenze che vanno in senso opposto. Sta a voi in ogni caso insegnare ad essi l’uso corretto della libertà, in un clima di dialogo. Illuminerete la loro strada più con il vostro esempio e con il vostro amore che imponendo loro divieti senza spiegazioni. Prendete esempio da Gesù: aveva fatto dei suoi discepoli degli amici, correggeva i loro errori, ma sapeva liberarli dalla paura ed ha mostrato loro la sua fiducia mandandoli in missione.

I vostri figli andranno per strade diverse dalle vostre; faranno, forse, delle deviazioni pericolose; ma conserveranno la durevole impronta dello spirito della loro famiglia e le qualità acquisite presso di voi. A loro volta, diventeranno sposi e genitori. Sappiate accettare la loro partenza: i giovani non vi rinnegano, ma sono divenuti adulti. È questo, per voi, “il frutto che rimane” promesso da Gesù (cf. Gv 15, 16).

6. Cari fratelli e sorelle, vi parlo della vostra vocazione di sposi e di genitori in mezzo alla comunità cristiana riunita. Ed è giusto, perché le famiglie hanno un ruolo primordiale nel Popolo di Dio.

Siete testimoni dell’amore di Dio per ogni essere umano. Siete testimoni del Vangelo di salvezza, innanzitutto presso i vostri figli. Apriteli alla fede, in unione con i vostri pastori e con gli educatori. Siete i primi a suscitare la fede dei vostri figli e delle vostre figlie. Preparateli ad accogliere questo dono, inserendo appropriatamente la vostra famiglia nella vita ecclesiale.

Che la vostra generosità e il vostro spirito di fraterna comunione non si fermino alla porta del vostro focolare! Se vi è stato dato di vivere felici in famiglia, sappiate accogliere coloro che sono soli, poveri, stranieri e anche gli uomini e le donne con il cuore ferito da crudeli abbandoni. Grazie a famiglie che, nella semplicità dei gesti di ogni giorno, fanno brillare il vero amore, la Chiesa potrà riflettere nella società il volto di Cristo.

7. Giunto fra voi, il Successore di Pietro è felice di dirvi che la Chiesa conta sulle vostre famiglie per dare testimonianza della gioia d’essere discepoli di Cristo, uomini e donne nella loro eguale dignità, nei loro ruoli complementari.

Vi ripeto ancora l’ultimo messaggio di Gesù:

“Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati” (Gv 15, 12).

Amatevi gli uni gli altri, voi mariti e mogli, “rivestite l’uomo nuovo . . . come eletti di Dio” (Col 3, 10- 12).

Amate i vostri figli, con generosità, senza cercare di trattenerli.

Nell’intera famiglia, genitori, amate i vostri figli; figli, amate i vostri genitori; fratelli e sorelle, amatevi come figli e figlie degli stessi genitori. Amate tutti i membri della vostra grande famiglia, di ogni generazione.

In nome di Cristo, pregate il Padre affinché le famiglie mostrino la fedeltà di Dio ad ognuno. Pregate perché le vostre famiglie portino i frutti della buona educazione dei figli, perché questi frutti rimangano attraverso le nuove generazioni nella vita di tutto il popolo e della Chiesa.

Per questo, prego oggi con voi. La Chiesa prega con voi.

“La gloria di Dio è l’uomo vivente” (sant’Ireneo, Adversus haereses, IV, 20, 7). La gloria di Dio è che l’uomo viva nella pienezza della vita, della verità e dell’amore e che in questo modo giunga alla salvezza e alla vita in Dio!

 

© Copyright 1990 - Libreria Editrice Vaticana

 

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