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ORDINAZIONE EPISCOPALE DI QUATTRO NUOVI PRESULI

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Basilica Vaticana - Giovedì, 5 aprile 1990

 

“Ho fatto conoscere il tuo nome” (Gv 17, 6).

1. Far conoscere il “nome”, cioè la persona del Padre, è il fine della missione di Cristo. Dalla conoscenza di questo “nome” scaturisce infatti la salvezza, poiché “questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato” (Gv 17, 3).

Carissimi fratelli e sorelle, qui convenuti per partecipare all’ordinazione di questi nuovi vescovi della Chiesa: l’ultima cena, il momento privilegiato che Gesù ha scelto per lasciare ai suoi discepoli il sacramento del suo corpo e del suo sangue, è anche l’occasione in cui egli affida loro questo urgente compito di far conoscere il nome del Padre, così come egli lo ha fatto conoscere. In Cristo il Padre si è rivelato come sommo amore, avendo consegnato al mondo il suo Figlio unigenito. Gesù, per parte sua, ha manifestato pienamente l’amore del Padre, annunciando agli uomini il suo disegno salvifico e offrendo se stesso in sacrificio.

Questa è anche la missione degli apostoli e della Chiesa: far conoscere al mondo il “nome” di Dio, e manifestarne l’amore redentore mediante la testimonianza del dono di sé, spinto, se necessario, fino al sacrificio.

2. Far conoscere il “nome” del Padre è la missione che oggi il Cristo affida, anche a voi, fratelli eletti all’ordine episcopale. Questo dice oggi la Parola di Dio a te, mons. Edward Nowak, Segretario della Congregazione per le cause dei santi; a te, mons. Giacinto Berloco, pro-nunzio apostolico in Zimbabwe, delegato apostolico in Mozambico; a te, mons. Erwin Josef Ender, pro-nunzio apostolico in Sudan e delegato apostolico nella Regione del Mar Rosso; a te, mons. Francesco Gioia, cappuccino, arcivescovo di Camerino-San Severino Marche. Voi, che uno stesso onore accomuna - quello del servizio alla Chiesa e alla Santa Sede, prestato ormai da lunghi anni con dedizione e fedeltà - sarete ora chiamati, sia pure a diverso titolo, a far conoscere il “nome” di Dio, a essere testimoni del suo amore, con la forza dello Spirito Santo, anche fino alle estremità della terra.

Le parole di Gesù, poc’anzi proclamate, ne manifestano la volontà di rendervi partecipi del mistero della sua missione. Per questo egli prega nello stesso tempo per voi, perché possiate conoscerlo più profondamente, così da vivere nella sua verità ed essere in grado di diffondere e far conoscere la fede nel mondo. Egli ha dato a voi “la sua parola”. Così, divenuti in forza della elevazione all’ordine episcopale “testimoni” del Regno, voi, come gli apostoli, condurrete a Cristo un numero sempre più grande di uomini.

Per voi oggi la Chiesa, unita a Cristo, prega e intercede, affinché possiate “insegnare a tutte le genti” e “predicare il Vangelo ad ogni creatura”. Essa prega perché siate partecipi in pienezza del mistero della vita e della missione di Cristo e possiate così testimoniarlo, essendo anche voi “consacrati nella verità” (Gv 17, 19).

3. La risposta alla preghiera di Cristo e della Chiesa, carissimi fratelli, sia quella che abbiamo proclamato nel Salmo: “Canterò senza fine le grazie del Signore, con la mia bocca annunzierò la tua fedeltà nei secoli” (Sal 88, 2). Con la mia bocca, cioè con tutte le forze della mente e del corpo. Col suono della parola, con la sollecitudine dell’andare, con la dedizione di ogni momento, per raggiungere gli uomini nella loro concreta situazione esistenziale; ma ancor più con l’intelligenza della fede, con la potenza della carità, con la fiducia profonda nell’azione divina dello Spirito che agisce nel ministero di Cristo.

Annunzierete così la fedeltà del Signore, cioè la sua volontà di salvare questa umanità, e di venire incontro agli uomini della nostra epoca, così desiderosi di conoscere le risposte che trascendono lo stretto orizzonte delle prospettive terrene. Sarete annunciatori di speranza per ogni uomo affamato di giustizia, di pace, di amore. Voi saprete far convergere l’attenzione di chi cerca la salvezza verso il mistero di Dio e di Cristo, saprete “fasciare le piaghe dei cuori spezzati” e dare “olio di letizia” che “allieta gli afflitti di Sion”.

Con la vostra bocca annunzierete la fedeltà di Dio, poiché proclamerete che, nel mistero della redenzione, il Cristo si è unito per sempre con l’uomo, con ogni uomo concreto, per sollevarlo dalla colpa e avviarlo verso la salvezza.

4. “Per loro io consacro me stesso”, dice Gesù, per loro io “santifico” me stesso. Il vescovo è promotore di santità nel popolo di Dio. Ma deve anche impegnarsi in un cammino di santificazione personale sull’esempio di Cristo: com’egli si è santificato nella verità, manifestando con una vita santa la sua figliolanza divina e operando incessantemente in atteggiamento di perfetta obbedienza al Padre, così ogni apostolo deve “santificarsi” in lui, per essere, a sua volta, santificatore mediante l’azione dello Spirito.

5. Canteremo - dunque - senza fine la bontà del Signore, che vi ha chiamati ad essere vescovi, e a rivivere in voi l’intima esperienza dell’unione con la sua missione.

Canteremo la bontà di Cristo che vi ha chiamati ad essere una cosa sola nello Spirito del suo Amore, costituendovi operatori di santità nella sua Chiesa, e affidandovi il compito di guidare verso l’unità il popolo di Dio.

Canteremo la misericordia di Dio, che vi ha chiamati ad essere operatori di misericordia, annunciatori di pace, di liberazione, di consolazione.

Canteremo senza fine la bontà del Signore, che vi ha costituiti maestri di verità, affidando a voi la sua parola, nella quale è la risposta esauriente agli interrogativi più profondi del cuore umano.

Invocheremo per voi lo Spirito Santo, perché porti a compimento in voi la preghiera di Cristo: “Consacrati nella verità . . . li ho mandati nel mondo . . . per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità” (Gv 17, 6. 17-19).

Schließlich darf ich die Geschwister, Verwandten und Freunde unseres Herrn Erzbischofs Erwin Josef Ender sehr herzlich begrüßen. Ihr seid gekommen, um an dem für seine Berufung bedeutenden Einschnitt seines Lebens teilzunehmen. Mein besonderer Gruß gilt Euch allen aus seiner Heimatgemeinde Sankt Ludger in Lüdinghausen sowie aus seiner Heimatdiözese Münster, die ihr mit Eurem Diözesanbischof den neuen Erzbischof hierher begleitet.

Witam serdecznie i pozdrawiam wszystkich moich Rodaków, uczestników dzisiejszej konsekracji biskupiej w Bazylice Świętego Piotra: Rodzinę i Bliskich nowego Biskupa.

Pragnę, by to wyniesienie do godności arcybiskupiej Księdza Edwarda i powierzenie Mu odpowiedzialnych zadań w Stolicy Apostolskiej, było przyjęte także jako uznanie dla Kościoła w mojej Ojczyźnie, a zwłaszcza Diecezji Przemyskiej i Parafii Żmigród, które z odziły Go do kapłaństwa.

Witam szczególnie Biskupa przemyskiego, który przybył na tę konsekrację.

 

© Copyright 1990 - Libreria Editrice Vaticana

 

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