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VEGLIA PASQUALE NELLA BASILICA DI SAN PIETRO

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Sabato Santo, 14 aprile 1990

 

“Vi annunzio un gaudio grande: Alleluia”.

1. Camminiamo verso questa parola passando attraverso la croce sul Golgota. Camminiamo passando attraverso la tomba che è stata chiusa con un pesante masso e sigillata perché nessun uomo osasse violarla e perché in questo luogo rimanesse soltanto la morte e non vi tornasse mai più la vita. Sì. Veniamo, veniamo da tutte le parti per essere battezzati nella morte di Cristo (cf. Rm 6, 3).

Particolarmente venite voi, amati catecumeni, che siete invitati nella Basilica di San Pietro dall’intera comunità della Chiesa, sparsa nel mondo. Provenite dalla Corea del Sud, Giappone, Hong Kong, Singapore, Taiwan, Zaire, USA, Inghilterra e Portogallo.

Voi sapete già che cosa vuol dire essere battezzati nella morte di Cristo. Sapete perché Dio, che è il Dio dei viventi e non dei morti, ha voluto questa morte; sapete che Cristo, crocifisso e sepolto, discese agli inferi e il terzo giorno risuscitò da morte.

Ecco, vi annuncio un gaudio grande: Alleluia.

2. Alleluia. La Chiesa gioisce del vostro battesimo. Essa - sin dai tempi più antichi - altro non trova, che metta maggiormente in evidenza la realtà di questa santa notte, di questa vigilia pasquale, se non, appunto, il Battesimo, che voi riceverete questa notte. Perché null’altro, meglio di questo Sacramento, riflette il “duello” tra la morte e la vita, il passaggio di Cristo, cioè la Pasqua, attraverso la morte verso la risurrezione. E niente avvicina meglio a Cristo, alla sua notte pasquale, alla notte unica, messianica, mediante la quale si è rivelato, in tutta la sua verità, il Figlio della stessa sostanza del Padre, e in tutta la sua potenza, il Redentore, che è “la via, la verità e la vita” (Gv 14, 6).

Proprio questo sacramento. Proprio il Battesimo che ci immerge nella morte: nella sua morte, perché, sepolti insieme a lui nella morte, possiamo camminare in una vita nuova, così come lui. Così come Cristo, che risuscita dai morti per mezzo della gloria del Padre.

3. La gloria del Padre. Non c’è occhio umano che possa vedere questa gloria. Non ci fu occhio umano quale testimone di quel momento, in cui Cristo vinse la morte accettata sul Golgota per i “peccati nostri e quelli di tutto il mondo”. “O mors, ero mors tua”.

La gloria del Padre. La gloria di Dio è che l’uomo viva. Ecco, l’uomo vive in Cristo. Ecco il momento in cui si realizza ciò che egli, Cristo, disse: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà” (Gv 11, 25).

Voi, cari fratelli e sorelle, che in questa santa notte ricevete il Battesimo, e noi tutti con voi, crediamo di aver parte in quella gloria del Padre, che è il Cristo risorto. Cristo che “risuscitato dai morti non muore più; la morte non ha più potere su di lui” (Rm 6, 9). Cristo, la meta della nostra speranza . . .

4. Veramente vi annuncio un gaudio, un gaudio grande. / Mancano ad esso le parole del linguaggio umano. / La Chiesa canta l’“alleluia”, / per manifestare con questa sola parola la sua gioia pasquale. “Vi annuncio un gaudio grande: Alleluia!”.

 

© Copyright 1990 - Libreria Editrice Vaticana

 

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