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VIAGGIO PASTORALE NELLA REPUBBLICA
FEDERATIVA CECA E SLOVACCA
MESSA PER I FEDELI DELL’ARCIDIOCESI
DI OLOMOUC
OMELIA DI GIOVANNI
PAOLO II
Santuario di Velehrad
(Repubblica Federativa Ceca e Slovacca) Domenica, 22 aprile 1990
Fratelli e sorelle,
1. “Questo è il giorno fatto dal Signore, rallegriamoci ed esultiamo” (Sal
118, 24).
La gioia pasquale trova in queste parole la sua espressione liturgica. “Il
giorno fatto dal Signore”: quando ha infranto il potere della morte, quando ha
manifestato il potere della vita. Della vita che è Lui stesso, Colui che è la
Vita. La sua manifestazione è il Giorno. Il Giorno che dura. Ciò è espresso
dall’ottava di Pasqua, che unisce la domenica odierna con la domenica di
Risurrezione.
Ciò è espresso dal Tempo, dalla pienezza del tempo, che in Cristo Risorto
abbraccia tutte le misure umane del tempo. Eius sunt tempora et saecula: a Lui
appartengono il tempo e l’eternità.
Il giorno fatto dal Signore acquista un significato speciale nel luogo in
cui ora c’incontriamo. Velehrad, l’antico cuore dell’impero della Grande
Moravia, da dove Cirillo e Metodio, i fratelli tessalonicesi invitati dal duca
Rostislav, inaugurarono la loro missione apostolica tra gli Slavi. Qui,
secondo la tradizione più accreditata, è la tomba del vescovo Metodio (il
fratello, morto prima, è sepolto nella basilica romana di San Clemente). Qui
sono le nostre radici.
2. “Questo è il giorno fatto dal Signore”.
Il giorno del Vangelo che si leva sopra la storia degli Slavi. Mediante il
servizio apostolico dei due fratelli, nella storia degli Slavi ha messo radici
la verità sul Cristo che è la “pietra angolare” (cf. Mt 21, 42). Egli è
la pietra angolare dell’edificio che Dio stesso costruisce nella storia
dell’umanità. Questo edificio è il suo regno. Il Padre eterno “ha regalato” il
suo regno al Figlio - e il Figlio l’ha “dato in eredità” agli Apostoli (cf.
Lc 22, 29), l’ha dato in eredità al popolo di Dio della Nuova ed Eterna
Alleanza. Questo regno è immerso nel tempo umano, nei secoli, nelle
generazioni - e contemporaneamente trascende il tempo. Raggiunge la pienezza
in Dio stesso, il quale è mistero di vita e di eternità.
Il regno di Dio, una volta dato in eredità agli Apostoli, viene trasmesso,
in diversi momenti della storia, a sempre nuovi uomini, a sempre nuove
generazioni. Qui, in questo luogo, a Velehrad, in Moravia, veneriamo in modo
speciale la consegna storica del regno ereditato a coloro che di esso sono
diventati amministratori e custodi, evangelizzatori ed apostoli.
3. Apostoli degli Slavi. Che cosa significa “servizio apostolico”?
Significa un’eredità vivente. Essi stessi, Cirillo e Metodio di Tessalonica,
ereditarono nell’antica terra della Grecia e poi di Bisanzio il Vangelo del
Regno, lasciato in eredità da Cristo agli Apostoli quando dopo la sua
Risurrezione disse: “Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi” (Gv
20, 21).
Negli Apostoli continuava la missione di Cristo come eredità acquistata a
prezzo della vita - come eredità vivente. E similmente continuava anche in
quei due fratelli provenienti da Tessalonica di Macedonia, ai quali il Cristo
affidò il mandato di essere missionari tra gli Slavi.
La loro missione fu un’ulteriore continuazione del mandato che aveva avuto
origine nel Cenacolo di Gerusalemme, il giorno della Risurrezione. Nella loro
missione operava lo stesso Spirito Santo, che gli Apostoli avevano ricevuto
dal Signore risorto.
Nel servizio apostolico, nel mandato della trasmissione del Vangelo, è
all’opera durante tutta la storia, fino ad oggi, il dinamismo della vita nuova
che, per raggiungere il cuore di tutti, ha bisogno di essere tradotta in
linguaggio comprensibile e facilmente accettabile.
4. Per questo la missione di Cirillo e Metodio significa anche il tempo
della nascita di quegli Slavi - e conseguentemente di tutti gli Slavi - ad una
nuova consapevolezza e cultura mediante la lingua. I nostri antenati dovettero
prima affidare ai missionari la loro lingua parlata. I due fratelli Greci
dovettero prima diventare discepoli della lingua slava per essere poi in grado
di insegnare agli Slavi. Essi misero per iscritto quella lingua parlata, la
espressero con i segni della scrittura - e in questa forma la tramandarono a
coloro dai quali l’avevano prima ricevuta come in affidamento. Il Vangelo
cominciò ad essere espresso nella lingua slava scritta. In tale lingua
incominciò a parlare il Verbo Eterno - il Figlio, Il Padre, che aveva già
parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi, parlò alla fine per
mezzo di Lui - per mezzo del Figlio (cf. Eb 1, 1-2).
Gli Apostoli degli Slavi sono diventati per i nostri antenati annunciatori
di questo linguaggio. Il Verbo eterno - il Figlio, Redentore del mondo è
arrivato a loro. È arrivato per diventare la pietra angolare (cf. Mt
21, 42).
Questa pietra dura fino ad oggi. E durerà. Su di essa sorge l’edificio del
Verbo indistruttibile, anche se la stessa pietra fu non una sola volta
scartata dai costruttori. Come avvenne nei giorni di Gesù di Nazaret, così
avviene in diverse epoche della storia, in diversi luoghi del pianeta.
Prosegue tuttavia inarrestabile il cammino del Regno di Dio, che si costruisce
sul Cristo: “Pietra angolare”.
5. La pietra angolare. Egli rimane sempre la testata d’angolo, dalla quale
tutto l’edificio attinge la sua integrità, la sua identità, la sua coerenza.
Questa pietra significa primariamente Cristo stesso. Essa può avere tuttavia
anche altri significati derivati: può significare i cristiani di tutta la
terra, può significare gli Slavi, può significare tutta l’Europa.
La pietra angolare dell’unità europea la troviamo anche qui: a Velehrad.
Non soltanto a Monte Cassino, dove San Benedetto operò costruendo l’Europa
Latina, ma anche qui, a Velehrad, dove i fratelli di Tessalonica innestarono
per sempre nella storia d’Europa la tradizione greca e bizantina. Queste due
immense tradizioni, anche se differenti, s’appartengono vicendevolmente.
Formano insieme l’Europa cristiana - del passato e del presente.
La storia di questi due fratelli, Cirillo e Metodio, è un esempio eloquente
di quest’unità. La testimonianza, che offrirono ai nostri antenati nelle terre
slave, è testimonianza della Chiesa indivisa - una, santa, cattolica e
apostolica. Essi, greci, cercarono anche a Roma l’appoggio e la conferma della
loro missione.
Nel nostro tempo, nel tempo dell’Europa divisa, della cristianità divisa,
la loro testimonianza costituisce un invito all’unità. Essi appartengono a noi
tutti ed hanno un significato ecumenico.
Qui, a Velehrad, questo loro invito è stato accolto in tempi non lontani
dal grande Arcivescovo di Olomouc, Antonín Cyril Stojan, promotore dei celebri
Congressi unionistici, veri primi passi verso l’ecumenismo moderno. Qui
preghiamo oggi con grande umiltà e grande ardore, affinché tutti i fedeli
abbiano “un cuor solo e un’anima sola” (At 4, 32) - affinché l’abbiano
tutti i cristiani, come al tempo degli Apostoli. E questa Unità, dono dello
Spirito, si costruisce con il concreto contributo di ogni credente, di ognuno
di voi.
6. Mi rivolgo a tutti, ma in modo particolare ai giovani cristiani
dell’intera Cecoslovacchia, che vengono in pellegrinaggio in questo luogo, che
qui erano nell’anno giubilare 1985 e che sono arrivati in gran numero anche
oggi. Abbiate un cuor solo e un’anima sola! Mantenete l’unità nella fede!
Portate nella storia d’Europa lo Spirito di Cristo che libera e unisce!
Rendete testimonianza credibile alla Risurrezione - al fatto che Cristo è
vivo. Imparate ad esprimere l’annuncio del Regno di Cristo con un linguaggio e
un modo comprensibile ai vostri contemporanei! Costruite su Cristo, pietra
angolare, la società e la cultura del nuovo secolo, che è ormai alle porte!
Voi, giovani cristiani della Cecoslovacchia, non giungete in questo luogo
per la prima volta. Il pellegrinaggio dell’anno 1985, quando non mi fu
concesso di venire in mezzo a voi, è stato l’aurora, è stato un’importante
pietra miliare sul vostro cammino verso la libertà.
Ecco, la notte è passata, è arrivato di nuovo il giorno. Il vostro
pellegrinaggio verso la libertà deve tuttavia continuare. Camminate come figli
della luce (cf. Ef 5, 8). La libertà soltanto esterna, senza la
liberazione interiore, produce il caos. Rimanete nella libertà per la quale vi
ha liberati il Cristo (cf. Gal 5, 1)!
L’unione tra la libertà esterna ed interna deve costruire l’Europa del
domani, la civiltà dell’amore e della verità; e questa unione si fonda su
Cristo, pietra angolare. Continuate a camminare verso la piena libertà.
Espressione di questo vostro pellegrinaggio verso l’autentica libertà è
anche l’itinerario decennale del “Rinnovamento spirituale” della Nazione. I
temi dei singoli anni si ispirano ai comandamenti del Decalogo, dato al popolo
dell’Antico testamento sul Sinai durante il suo pellegrinaggio dalla schiavitù
verso la terra promessa. I comandamenti di Dio sono l’itinerario dalla
schiavitù del peccato verso la piena libertà, l’itinerario verso la vittoria.
Oggi avete ascoltato le parole tratte dalla lettera dell’Apostolo Giovanni:
“In questo consiste l’amore di Dio, nell’osservare i suoi comandamenti; e i
suoi comandamenti non sono gravosi, perché tutto ciò che è nato da Dio vince
il mondo; e questa è la vittoria che ha sconfitto il mondo: la nostra fede” (1
Gv 5, 3-4). Il mondo senza Dio è nemico dell’uomo. È pesante, freddo,
deserto. Dal peso di questo mondo senza Dio non si sfugge rifugiandosi nella
droga, nell’abuso del sesso, nel culto della violenza, nelle sette. Questo
mondo dev’essere sconfitto. E questa è la vittoria che ha sconfitto il mondo:
la nostra fede.
L’avete sperimentato voi stessi. Avete provato il peso del mondo senza Dio,
avete provato il tragico tentativo di eliminare il Cristo, la pietra angolare,
dall’edificio della società e della cultura, con tutte le conseguenze.
Avete sperimentato anche la forza liberatrice della fede, la forza della
risurrezione di Cristo. Attraverso questa esperienza siete diventati eredi del
Vangelo, eredi del Verbo, eredi del Regno di Dio.
Siate buoni amministratori di esso e tramandatelo alle generazioni
avvenire.
7. “Questo è il giorno fatto dal Signore”.
Davvero, è stato il Signore a fare questo giorno. Il Signore mi ha
finalmente concesso di sostare oggi a Velehrad in unione fraterna con voi
tutti. Ripetiamo quindi insieme, carissimi Fratelli e Sorelle, le parole del
Salmo pasquale:
“Celebrate il Signore, perché è buono; perché eterna è la sua misericordia”
(Sal 118, 1).
Ringraziamo il Signore, perché Cristo scartato dai costruttori (anche nel
nostro tempo), mostra di nuovo se stesso come pietra angolare della
costruzione divina e della costruzione umana. Egli è il fondamento vivo di
ogni forza creatrice.
Nell’anno giubilare della venuta dei Santi Cirillo e Metodio in Moravia, è
stata trovata in questi posti una croce pettorale con una iscrizione greca. Su
questa croce antica è scritto il messaggio di Velehrad per tutti i secoli:
Gesù Cristo
Luce - Vita - Vince.
“Tutto ciò che è nato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha
sconfitto il mondo: la nostra fede” (1 Gv 5, 4).
“E chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio?”
(1 Gv 5, 5).
Carissimi fedeli della Moravia, credete senza titubanze in Gesù Figlio di
Dio, e anche voi, con lui, vincerete il mondo.
© Copyright 1990 - Libreria Editrice Vaticana
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