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MESSA PER LA CHIUSURA DELL’«ANNO DI SAN WILLIBRORDO»

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Giovedì, 8 novembre 1990

 

1. “Ammaestrate tutte le nazioni” (Mt 28, 19). La liturgia ci conduce in Galilea, sul monte dove Cristo pronunciò queste parole. Vi è contenuta in essa una potenza particolare. Il Signore dice: “Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra” (Mt 28, 18). Questo è il potere del Figlio di Dio. È il potere del Redentore del mondo. Le insegne di questo potere sono le cicatrici rimaste sulle mani, sui piedi e nel cuore dopo la crocifissione. È il potere definitivo: ultimo. Riguarda gli eterni destini dell’uomo, al quale è dato il compito di custodire la terra come tempo di maturazione e di prova. Nessun potere umano va oltre questo tempo. Soltanto il potere di Cristo: Crocifisso e Risorto.

Nella potenza di questo potere Egli manda gli Apostoli: “Andate (dunque) e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo” (Mt 28, 19).

2. Durante questo anno la vostra Nazione è stata invitata in modo particolare a meditare queste parole del Redentore. Ecco sono passati 13 secoli dal tempo in cui il mandato salvifico di Cristo giunse ai vostri Avi, e divenne inizio della vostra storia cristiana.

Durante quest’anno la Chiesa in terra olandese ha ricordato con gratitudine San Willibrord, che è stato un messaggero provvidenziale della Buona Novella in mezzo a voi. È stato il vostro apostolo.

«Come sono belli . . . i piedi del messaggero di lieti annunzi che annunzia la pace, messaggero di bene che annunzia la salvezza, che dice a Sion: “Regna il tuo Dio»” (Is 52, 7).

Queste parole di Isaia manifestano, dopo tanti secoli, la gioia della Chiesa e della nazione che ha accolto il messaggio della salvezza. Queste parole esprimono gratitudine.

3. Di pari passo con le parole del Profeta vanno quelle dell’Apostolo scritte nella Lettera agli Ebrei: “Ricordatevi dei vostri capi, i quali vi hanno annunziato la parola di Dio” (Eb 1, 7).

La commemorazione del fondatore della Chiesa nei Paesi Bassi ha messo in rilievo i meriti della sua persona: cristiano, monaco, missionario, vescovo, santo. Egli ha abbandonato tutto per diffondere la fede in Cristo, per portare il lieto annunzio ai popoli sconosciuti: l’annunzio dell’origine, del senso, del destino dell’esistenza dell’uomo sulla terra; l’annunzio dell’amore e della misericordia infinita di Dio per tutti gli uomini; l’annunzio della beatitudine perfetta ed eterna che Dio ha preparato per tutti e che già adesso dà gioia e felicità: “Adesso egli vive felicemente nel nome di Dio nell’anno 728 dopo la nascita del nostro Signore Gesù Cristo”, ha scritto San Willibrord di se stesso.

4. “Offriamo a Dio continuamente un sacrificio di lode” (Eb 13, 15).

L’hanno fatto innumerevoli cristiani anche nei Paesi Bassi nel corso dei secoli e lo fanno ancora oggi. “Non dimenticatevi della beneficenza e di far parte dei vostri beni agli altri, perché di tali sacrifici il Signore si compiace” (Eb 13, 16).

Questo fanno anche oggi numerosi laici, per professione e soprattutto come volontari, nelle parrocchie e nelle diverse organizzazioni. Nel nome del Signore la Chiesa è loro grata; per questo li incoraggia di cuore.

“Obbedite ai vostri capi e state loro sottomessi” (Eb 13, 17). La testimonianza dei laici sia resa sempre nella concordia mutua e nella unità con l’autorità ecclesiastica, secondo l’esempio di San Willibrord, che si è recato due volte a Roma per amore dell’unità.

5. Nella storia della Chiesa dei Paesi Bassi numerosi sacerdoti, religiosi e religiose hanno dedicato e dedicano ancora la loro vita al lieto annunzio. Quante vocazioni ha conosciuto la Chiesa di San Willibrord! Tanto che il mio venerato predecessore Paolo VI ha potuto affermare una volta che una Chiesa che ha significato molto per la fede e ha dato tanti sacerdoti, religiosi, religiose, missionari, non può non conoscere una nuova crescita e una nuova fioritura.

Fioriscano le vocazioni per il sacerdozio: la Chiesa non può vivere senza il ministero dei sacerdoti, predicatori della Parola di Dio ed amministratori dei sacramenti.

Fioriscano anche le vocazioni per la vita religiosa: la testimonianza che rendono in particolare le religiose per il loro impegno generoso nei diversi campi della vita ecclesiale e sociale, è indispensabile per la Chiesa. Essa esprime il suo apprezzamento vivo per la vita religiosa e la incoraggia con vigore.

6. “Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre!” (Eb 13, 9).

Gesù Cristo! Nell’identità di Cristo che non passa, occorre cercare costantemente e trovare la sorgente della nostra identità cristiana.

Gesù Cristo!

“Ricordatevi di quelli che vi hanno annunziato la parola di Dio! Imitate la loro fede! Non lasciatevi sviare da dottrine diverse e peregrine!” (cf. Eb 13, 7. 9).

Ancor di più: “Annunziate la gloria del Signore in mezzo ai popoli” (cf. Sal resp.: 96/95,2-3).

“Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre!”.

È possibile trovare in Lui infallibilmente e costantemente, di secolo in secolo e di millennio in millennio, la sorgente della nostra identità cristiana?

Sì! È possibile! Egli stesso ce lo assicura.

Ecco dice: “lo sono con voi . . . Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28, 20).

 

© Copyright 1990 - Libreria Editrice Vaticana

 

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