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VISITA ALLA PARROCCHIA DI SANT’AMBROGIO
OMELIA DI GIOVANNI
PAOLO II
Domenica,
2 dicembre 1990
“Fa’ splendere il tuo volto e salvaci, Signore . . . Risveglia la tua
potenza e vieni in nostro soccorso” (Salmo responsoriale).
1. Cari fratelli e sorelle della parrocchia di Sant’Ambrogio, con questa
preghiera di supplica, piena di fiducia e di speranza, la Chiesa si rivolge a
Dio, all’inizio dell’anno liturgico, in questa prima domenica d’Avvento. Fate
vostra questa preghiera e aprite il cuore al dono dello Spirito che il Signore
Gesù, attraverso la Parola e i Sacramenti, “oggi” vuol farvi, per camminare
nella fede e nella speranza, verso il compimento del progetto salvifico.
Di questa preghiera, che caratterizza il periodo forte dell’Avvento,
vogliamo scoprire il profondo significato, come pure le implicazioni e le
conseguenze per la nostra vita di credenti.
2. “Vieni in nostro soccorso”. Tale ricorrente invocazione qualifica tutto
il tempo di preparazione alle solenni festività del Natale, durante le quali
si commemora la prima venuta del Figlio di Dio “nell’umiltà della nostra
natura umana” e, simultaneamente, ci proietta verso la seconda venuta del
Signore “nello splendore della sua gloria” (Prefazio I di Avvento) alla
conclusione della storia.
Questa supplica si fonda e scaturisce da una duplice certezza di fede.
Anzitutto dalla “fedeltà” di Dio, che non si smentisce mai. Egli, infatti, ha
compiuto per gli uomini cose grandi e “terribili”. La memoria delle opere
passate diventa speranza e certezza che egli continua e continuerà a compierle
oggi e sempre per coloro che si affidano a lui. “Tu, Signore, sei nostro
Padre, da sempre ti chiami nostro Redentore”, abbiamo ascoltato nella prima
lettura.
Il Dio della Rivelazione è entrato nella storia umana, si è fatto uomo, ha
abitato tra noi e tuttora sta con noi, parla ancora ed opera prodigi
meravigliosi.
Così è avvenuto con l’antico popolo d’Israele e così avviene oggi per noi e
per tutti gli uomini. Dio si mostra come Padre, che rende gli uomini partecipi
della sua vita, e come Redentore, che libera dal peccato. Prendere coscienza
della propria povertà e del proprio limite e soprattutto della situazione di
peccato, in cui l’uomo e l’intera umanità si dibattono, deve costituire un
impegno fondamentale del tempo d’Avvento. Ciò comporta, da una parte, l’umile
e avvertito bisogno di una salvezza “globale” che solo Dio può dare e,
dall’altra, l’abbandono confidente e l’apertura totale al suo dono.
Dio è venuto tra noi, viene “oggi” e verrà alla fine dei tempi per liberare
l’uomo dal peccato e per stringere con lui un patto di comunione e di amore.
3. Ma aggiunge ancora la preghiera: “Fa’ splendere il tuo volto e salvaci,
Signore”. Nonostante il peccato, Dio ha esaudito l’invocazione di quanti
confidano in lui. Il volto dell’invisibile Dio si è infatti reso visibile in
Cristo, suo Figlio, divenuto nell’evento dell’incarnazione “Figlio dell’uomo”.
A lui dobbiamo aderire con disponibilità, attenzione e soprattutto con
“vigilanza”, come ci ricorda il Vangelo appena proclamato. Il discepolo di
Cristo che segue il suo Maestro sta alla sua presenza; si impegna per
imprimere un nuovo corso alla sua vita e a quella di tutta l’umanità; vive di
fede e nella speranza; è attento ai “segni” di questa venuta e pronto ad
andare incontro al Signore con le opere buone della verità e della carità.
4. L’esortazione, quindi, che ci viene dall’Avvento è quella di un impegno
maggiore, affinché tutti gli uomini siano salvi e giungano alla conoscenza
della verità (cf. 1 Tm 2, 4). Un tale impegno è anche esigito dal
Sinodo pastorale diocesano, che vuole compiere un’analisi accurata della
situazione religiosa in cui vivono i cristiani della diocesi di Roma. Occorre
prendere atto con realismo che molti, nell’attuale società, caratterizzata, se
non dal rifiuto esplicito di Dio certamente dall’indifferenza, non avvertono
l’istanza di una salvezza trascendente. Esiste una “domanda religiosa”, ma
essa può avere sbocchi diversi, che non sempre conducono all’incontro con
Cristo, unico e vero Redentore dell’uomo.
Non pochi, appagati dai beni di consumo, soddisfatti del benessere di cui
godono, realizzati dal successo che ottengono nel lavoro e nella professione,
non avvertono più il bisogno di Dio, rifiutano la proposta esigente del
Vangelo, chiudendosi nel proprio egoismo. Occorre allora, da parte della
comunità dei fedeli, suscitare la “domanda” di salvezza, ridestare le
coscienze addormentate, aprire gli orizzonti esaltanti della vita nuova in
Cristo, di una comunione con Dio e con i fratelli più autentica, più piena e
più operosa, di una solidarietà e di un servizio più generoso nei confronti di
chi vive in difficoltà, nella povertà o nell’emarginazione.
È, questo, uno dei compiti fondamentali a cui la Chiesa di Roma vuole
dedicarsi, con rinnovato vigore, mediante i lavori del Sinodo diocesano.
5. Con questi pensieri, unitamente al card. Ugo Poletti e al vescovo
ausiliare del Settore Ovest, mons. Remigio Ragonesi, saluto tutti voi, cari
fedeli di questa parrocchia di Sant’Ambrogio a Valle Aurelia. Saluto in
particolare il parroco, mons. Angelo Malatesta, e i sacerdoti che con lui
collaborano: rivolgo loro il mio ringraziamento per le iniziative pastorali in
cui sono impegnati e li esorto a perseverare in esse con fervore e slancio.
Porgo un saluto pure alle comunità religiose dei Padri Oblati di Maria
Immacolata e delle Piccole Figlie di san Giuseppe, che dedicano gran parte del
loro tempo alla cura pastorale nell’ambito di questa circoscrizione. Un
pensiero particolarmente grato rivolgo ai laici che generosamente si prodigano
nelle attività di assistenza agli stranieri, agli anziani, ai malati e agli
emarginati. Ringrazio tutti i gruppi parrocchiali che si dedicano
all’insegnamento della catechesi, alla preparazione della liturgia, ai ritiri
mensili e alla diffusione del bollettino parrocchiale.
A tutti dico: impegnatevi in un generoso sforzo per ridare un volto nuovo
alla vostra comunità cristiana che sappia vivere in pienezza l’Avvento del
Signore e la gioia della sua azione salvifica.
Siate segni viventi della presenza di Cristo, che viene in mezzo a voi;
condividete l’ansia della Chiesa nella ricerca delle anime, moltiplicando gli
approcci e le occasioni di dialogo con i più lontani e con coloro che ancora
non partecipano della vita della Chiesa.
6. Convocati dal Signore, per celebrare nell’Eucaristia la prima e perenne
venuta di Cristo, in attesa del suo ritorno, facciamo nostra la preghiera con
la quale concluderemo la liturgia di oggi: “La partecipazione a questo
sacramento, che a noi pellegrini sulla terra rivela il senso della vita, ci
sostenga, Signore, nel nostro cammino, e ci guidi ai beni eterni”. Amen!
© Copyright 1990 - Libreria Editrice Vaticana
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