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VISITA PASTORALE ALLA PARROCCHIA DI SAN MAURIZIO MARTIRE AD ACILIA

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 17 marzo 1991

 

Vogliamo vedere Gesù” (Gv 12, 21).

1. Carissimi fratelli e sorelle, queste parole rivolte all’apostolo Filippo da alcuni greci, saliti a Gerusalemme insieme alla folla dei giudei convenuti per celebrare la Pasqua, attirano oggi, ultima domenica di Quaresima, la nostra particolare attenzione.

Nella città santa, dove Gesù si è recato per l’ultima volta, c’è molta gente. Ci sono i piccoli e i semplici che l’hanno accolto festosamente, riconoscendo in Lui l’Inviato nel nome del Signore e il Re d’Israele. Ci sono i farisei e le altre autorità giudaiche, che lo temono, decisi ad eliminarlo perché considerato sovvertitore e quindi “scomodo” per i loro piani. Ci sono pure alcuni pagani, i greci appunto, che sono curiosi di vederlo e saperne di più intorno alla sua persona e alle opere da Lui compiute, l’ultima delle quali -la risurrezione dell’amico Lazzaro -ha destato meraviglia e scalpore in tutti.

“Vogliamo vedere Gesù”: si avverte in queste parole una richiesta che va oltre l’episodio narrato dall’Evangelista. Esse, infatti, manifestano un’aspirazione e una domanda che percorrono i secoli e sgorgano più o meno esplicitamente dal cuore di molti uomini che hanno sentito parlare di Cristo, ma non lo hanno ancora incontrato.

2. Gesù coglie questa istanza e offre una risposta che svela la sua identità messianica e indica la strada per entrare nell’esperienza del suo “mistero” di Redentore, che dona la vita a coloro che credono in Lui e si aprono alla sua parola e alla sua azione salvifica.

Gesù, nella sua risposta, fa riferimento al momento che si prepara a vivere e più precisamente all’ora che sta per scoccare e che rappresenta il punto d’arrivo della sua esistenza e di tutta la storia della salvezza. È l’ora della Croce.

È l’ora del giudizio, della sconfitta di Satana, principe del male, e quindi del trionfo definitivo dell’amore infinito di Dio. Elevato da terra, Cristo, infatti, è sospeso sul patibolo della Croce e si offre volontariamente alla morte; ma è anche esaltato dal Padre, nella risurrezione, per attirare tutti a Sé e perciò riconciliare gli uomini con Dio e tra loro.

È l’ora del suo sacrificio pasquale, colto non solo come momento di sofferenza e di morte, ma soprattutto nella sua più profonda e interiore dimensione di dono e di offerta; come atto supremo di obbedienza e di glorificazione del Padre e come sorgente di redenzione per quanti crederanno in Lui. È l’ora, finalmente, in cui si realizzerà la nuova ed eterna alleanza, annunciata dai profeti ed in particolare da Geremia. Un’alleanza non più scritta su tavole di pietra, come l’antica, ma sancita dal sangue di Cristo e suggellata dal dono dello Spirito, che Egli effonderà dal costato squarciato nel cuore dei credenti, affinché siano in Lui una cosa sola e diventino annunciatori e testimoni del suo amore.

3. Gesù, tuttavia, si propone a tutti come Salvatore, oltre che con la parola, anche attraverso un’immagine semplice e suggestiva, ricca pure di implicazioni vitali per coloro che aderiranno a Lui con la fede e diventeranno suoi discepoli. Quella precisamente del chicco di grano che, sepolto nella terra, muore per portare frutto.

Così commenta, a riguardo, un Padre della Chiesa: “Nel grano di frumento il Signore e Salvatore nostro indica il suo corpo. Quando poi fu sepolto in terra ha portato frutti abbondanti, perché la risurrezione ha fatto spuntare in tutta la terra i frutti delle virtù e le messi dei popoli fedeli”. Nell’immagine del chicco di grano è dato cogliere dunque un altro aspetto del mistero pasquale di Cristo: quello della fecondità dell’evento di cui Egli è protagonista. Dalla sua morte e risurrezione, infatti, promana la forza dello Spirito, l’acqua viva della grazia, che dà origine al popolo della nuova alleanza, la Chiesa, comunità pasquale aperta a tutti gli uomini.

Ma la morte di Cristo, vista come il grano marcito da cui scaturisce la vita, diventa altresì paradigma per l’esistenza del discepolo, chiamato a seguirlo sulla stessa strada, a fare come ha fatto Lui, per diventare così collaboratore e servo del progetto divino della salvezza universale. E di ciò possono dare testimonianza tutti quelli che hanno sperimentato la forza della Croce. Molti di voi, almeno una volta, hanno già sperimentato la forza della Croce di Cristo.

4. Carissimi fratelli e sorelle della Parrocchia di San Maurizio in Acilia, fatevi attenti e disponibili alla “lezione di vita” che il messaggio della liturgia odierna vi dà, specialmente per quanto concerne l’impegno di evangelizzazione al quale è sollecitata la vostra comunità e tutta la Chiesa di Roma con il Sinodo pastorale diocesano.

Aprite gli occhi sulla realtà del vostro quartiere: raccogliete le domande che salgono dal cuore degli uomini e delle donne, giovani soprattutto, di “vedere Cristo” e date loro le risposte che il Vangelo vi offre.

Con queste esortazioni, unitamente al Pro-Vicario Generale, l’Arcivescovo Monsignor Camillo Ruini, e al Vescovo del Settore Sud, Monsignor Clemente Riva, vi esprimo il mio cordiale saluto e vi ringrazio per la vostra partecipazione a questa celebrazione eucaristica, in occasione della mia visita a questa zona, che si avvia a diventare una comunità sempre più unita e solidale, sia nell’espressione della fede cristiana, sia nelle iniziative di carattere sociale.

Saluto egualmente il Parroco, Don Loris Massimo Zannini, e i sacerdoti suoi collaboratori, che non cessano di promuovere una catechesi capillare in tutti gli agglomerati di questa vasta plaga del Sud di Roma.

Vi esorto ad approfondire sempre più la conoscenza e l’amore di Gesù Nostro Signore, che in questi giorni ricordiamo nella sua passione, morte e risurrezione, cioè nel mistero della Pasqua; curate gli incontri liturgici con l’assidua frequenza alla Santa Messa; rendetevi generosamente disponibili per l’aiuto concreto alle persone sofferenti e bisognose.

Dite a tutti che Dio ci ama ed è presente nel cuore dell’uomo e nella storia umana, anche se segnata da tante contraddizioni e lacerazioni. Risvegliate nell’intimo di ognuno la domanda religiosa, spesso latente, annunziando con coraggio che in Cristo Gesù Dio ci ha svelato il suo volto di Padre e ci ha offerto una salvezza piena e definitiva. Proclamate senza paura e senza compromessi che Cristo è la via, la verità e la vita; la radice e la sorgente della libertà, della giustizia, della solidarietà e della pace.

5. Carissimi, la “buona notizia” che Gesù ha portato al mondo è costituita dalla sua Croce gloriosa, espressione suprema della sua vita data per amore.

Fate anche voi lo stesso. Gesù lo chiede con particolare insistenza e forza a coloro che vogliono essere suoi discepoli e testimoni e perciò mettersi al servizio del suo Regno.

È quanto ci ha ricordato il Vangelo di questa domenica: “Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuol servire mi segua e dove sono io là sarà anche il mio servo”.

Il Signore Gesù vi chiede di condividere le sue scelte, di testimoniare la sua carità, di diventare chicchi di frumento, pronti a morire all’egoismo, alla superbia e alla falsità per risorgere a nuova vita nello Spirito. In una parola vi chiama all’appuntamento della Croce, dove l’amore è capace di donarsi totalmente e a tutti.

Questa è la Pasqua di Gesù. Questa Pasqua si avvicina. Vi auguro di vivere profondamente, nelle prossime settimane, questo grande mistero di Gesù, mistero della Chiesa, mistero nostro. Amen!

 

© Copyright 1991 - Libreria Editrice Vaticana

 

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