 |
VIAGGIO APOSTOLICO IN POLONIA
MESSA PER L'APERTURA DEL II SINODO
NAZIONALE
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO
II
Chiesa del Sacro Cuore di Varsavia -
Sabato, 8 giugno 1991
1. “Dove sono due o tre uniti nel mio nome, io sono in mezzo a
loro” - dice il Cristo Signore (Mt 18, 20).
Qui, nel nome di Cristo, si uniscono
non due o tre uomini, ma tutta la Chiesa che vive in terra polacca. La Chiesa
intera - il Popolo di Dio, consapevole della propria partecipazione alla
missione messianica di Cristo - Profeta, Sacerdote, pastore. Il Popolo di Dio,
sensibile alle esperienze del Divin Cuore del Redentore. Il Popolo di Dio che da
mille anni vive nella Chiesa apostolica, edificata sul fondamento di Pietro e di
tutti i testimoni del Vangelo, della Croce e della Risurrezione.
Questa Chiesa
qui - per mezzo dei suoi rappresentanti - si riunisce oggi, nella basilica varsaviense del Sacratissimo Cuore di Gesù, per iniziare il
Sinodo Plenario.
Esprimo la mia gioia, perché in questo momento importante, posso, come Vescovo
di Roma, ed insieme vostro connazionale, dar inizio - con tutti i Pastori della
Chiesa in Polonia - a quest’opera. La gioia di poterla offrire, tutta, in un
certo senso dal primo istante, in sacrificio Eucaristico a Colui “da cui, grazie
a cui e per cui sono tutte le cose” (cf. Rm 11, 36): offrirla “Al Re dei secoli
incorruttibile” (1 Tm 1, 17). Sono lieto di poterlo fare per mezzo del Cuore della
Madre, presente qui con noi, perseverando nella preghiera, così come perseverava
con gli apostoli nel cenacolo il giorno di Pentecoste quando tutti furono
“battezzati” con lo Spirito Santo.
2. Sinodo significa incontro, una convergenza
di vie, lungo le quali gli uomini e le comunità umane cercano di seguire il
Cristo. Infatti solo Lui è la via, l’unica via, la verità e la vita (cf. Gv
14, 6). Noi, uomini, come Chiesa e come tutte le chiese esistenti in questa unica
Chiesa, dobbiamo sempre ritrovare quell’unica via quale è Cristo. Dobbiamo in un
certo senso costantemente verificare, se egli è proprio la via che noi
percorriamo: lungo la quale camminiamo nella comunità. I Sinodi ebbero sempre
una dimensione comunitaria, il che è strettissimamente unito con l’essenza
stessa della Chiesa.
La Chiesa è, infatti, il popolo legato dall’unità del Padre
e del Figlio e dello Spirito Santo. Tale è la sua più profonda realtà. Tale è la
verità teologica sulla Chiesa, che trova nei Sinodi la propria espressione, la
sua particolare attualizzazione. Cristo ha detto: “tutto quello che legherete
sopra la terra sarà legato anche in cielo e tutto quello che scioglierete sopra
la terra sarà sciolto anche in cielo” (Mt 18, 18).
Sinodo non è soltanto un
incontro, un riconoscimento della convergenza di vie. E allo stesso tempo “il
legare”. Proprio come questo, nel profondo il mistero trinitario della Chiesa.
Mediante il sinodo dobbiamo confermare quell’unità del Padre e del Figlio e
dello Spirito Santo, che definitivamente decide dell’unità del Popolo di Dio
nella Chiesa. I sinodi non solo devono confermare tale unità ma anche
consolidarla.
Tale è il loro contributo storico alla vita della Chiesa,
iniziando dal più antico sinodo, che ebbe luogo a Gerusalemme verso l’anno 50,
durante la vita degli apostoli - attraverso tutti i successivi sinodi ecumenici
(cioè i Concili), provinciali e diocesani - fino a questo, che oggi iniziamo a
Varsavia come il II Sinodo Plenario in Polonia.
3. La sua dimensione storica è
composta da varie circostanze. Prima - da parte della Chiesa universale - il
vostro Sinodo apre i suoi lavori dopo il Concilio Vaticano II (il quale è stato
il Concilio del nostro secolo). Contemporaneamente esso si trova di fronte
all’inizio del terzo Millennio dopo Cristo. Queste circostanze da sole decidono
del carattere del Sinodo Plenario e dei suoi compiti. In esso infatti non può
far a meno di riflettersi tutto il “novum” conciliare unito al Vaticano II.
Neppure può far a meno di mettere in risalto tutti i “segni dei tempi”, che si
delineano all’orizzonte del nostro suo termine.
Come Sinodo Plenario polacco -
esso è il primo sinodo dopo il nostro Millennio del 1966. Dal precedente lo
separa un ciclo intero di eventi decisivi, iniziando dall’anno secolo, mentre
esso volge verso il 1939. In questi eventi è contenuta anche una particolare
esperienza storica della Polonia e della Chiesa in Polonia. Abbiamo tanti
motivi, per ringraziare la Provvidenza per i buoni frutti di questa esperienza,
che costò così tanto; non possiamo però ignorare i frutti cattivi, avendo in
mente la parabola di Cristo dei due alberi. Quei due alberi crescevano nella
nostra terra, l’uno e l’altro davano frutti nelle anime polacche. Dobbiamo
dunque esaminare con molta perspicacia i “segni dei tempi”, i segni del nostro
tempo.
Occorre ancora aggiungere che il Sinodo Plenario Polacco procede in
qualche modo di pari passo con il Sinodo Europeo intrapreso sulle tombe degli
Apostoli degli Slavi a Velehrad. Da parte sua ciò indica il contesto di una
sfida che la Chiesa in Polonia accetta insieme a quelle di tutto il continente.
4. Mosè dice a Israele “Obbedirai alla voce del Signore tuo Dio, osservando i
suoi comandi e i suoi decreti, scritti in questo libro della legge; quando ti
sarai convertito al Signore tuo Dio con tutto il cuore e con tutta l’anima” (Dt
30, 10).
Si può dire che il Sinodo è anche un tempo di conversione? Un tempo
- o
piuttosto: un processo? Sì. Bisogna affermarlo subito all’inizio. Tutta
l’esistenza cristiana è un processo di conversione. II Sinodo esprime in modo
particolare questa esistenza. E se è indispensabile che lo Spirito di verità “ci
convinca quanto al peccato” (cf. Gv 16, 8) - allora la via per questo è la
conoscenza della verità e la conoscenza della legge. La legge dell’agire si
fonda nella verità dell’esistenza. Questa è la verità la cui dimensione umana -
universalmente umana - trova la propria profondità in Cristo. Cristo rivela
l’uomo all’uomo rivelandogli la sua definitiva vocazione: rivelando Dio nella
sua eterna paternità e nel suo mistero trinitario. È per questo “La legge del
Signore è perfetta, rinfranca l’anima . . . i comandi del Signore . . . danno luce
agli occhi” (Sal 19, 8-9).
E contemporaneamente: “Questa parola è molto vicina a
te (ad ognuno), è nella tua bocca e nel tuo cuore perché tu la metta in pratica”
(Dt 30, 14). Sembra un compito importante del Sinodo mostrare la bellezza della
verità divina e della legge divina. Della sua mirabile condiscendenza, della sua
- si può dire - verifica umanistica: “Questo comando che ti ordino non è troppo
alto per te, né troppo lontano da te” (Dt 30, 11). Bisogna ricostruire nelle
generazioni che verranno l’amore per la verità e per la legge di Dio, poiché la
loro fonte è in Dio stesso, è il suo eterno amore per la creazione, l’amore per
l’uomo: la “filantropia” divina.
5. Esprimiamo dunque la gioia che, a motivo dei
lavori del Sinodo Plenario, “i fratelli vivranno insieme” (cf. Sal 133, 1)
-i
fratelli delle diverse diocesi e regioni della nostra Patria, ecclesiastici e
laici nel comune senso della chiamata cristiana la quale, sempre (come insegna
il Concilio) è una chiamata all’apostolato: gli uomini e le donne: i
rappresentanti delle diverse generazioni; la gioventù: tutti.
Che in questa
comunità sinodale risuoni l’eco della Pentecoste di Gerusalemme, quando tutti i
radunati, insieme alla Madre di Dio e agli apostoli scoprivano e proclamavano al
mondo le “magnalia Dei” (At 2, 11).
Che si rinnovi la Chiesa nella nostra terra
patria a misura dei tempi verso i quali camminiamo. E rinnovandosi confermi
tutta la sua identità di mille anni, perché la Parola di Dio ritorni a tutti
colma della sua potenza salvifica. Perché possiamo ripetere con l’Apostolo:
“Signore . . . Tu hai parole di vita eterna, Signore, da chi andremo?” (Gv 6, 68).
E
Pietro pronunciò queste parole nei pressi di Cafarnao. E queste parole erano la
preparazione all’Eucaristia, che Gesù annunziò allora e che istituì il giorno
prima della sua passione e risurrezione.
Anche da essa - dall’Eucaristia -
iniziamo i lavori del II Sinodo Plenario in Polonia.
Prima di concludere la
celebrazione con la solenne Benedizione Apostolica, Giovanni Paolo II vuole
ancora rivolgere un saluto alla grande assemblea di fedeli presenti nella chiesa
del Sacro Cuore.
Cari fratelli,
permettete che prima di chiudere legga ancora
parole che toccano il cuore, quelle di San Paolo ai Filippesi, che ho
tralasciato nell’omelia perché risuonino ancora una volta in mezzo a questa
Assemblea, ora, per concludere prima della benedizione.
“Se c’è pertanto qualche
consolazione in Cristo, se c’è conforto derivante dalla carità, se c’è qualche
comunanza di spirito, se ci sono sentimenti di amore e di compassione, rendete
piena la mia gioia con l’unione dei vostri spiriti, con la stessa carità, con i
medesimi sentimenti. Non fate nulla per spirito di rivalità o per vanagloria, ma
ognuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso. Non
cerchi ciascuno il proprio interesse, ma anche quello degli altri” (Fil 2, 4).
Che queste parole formino il clima spirituale del II Sinodo Plenario Polacco, e
allo stesso tempo siano il punto d’arrivo dei lavori e delle preghiere sinodali.
Desidero ancora dare il benvenuto qui, a Varsavia, al Cardinale László Paskai di
Budapest e salutare con affetto tutti i partecipanti di questa Eucaristia, e tra
loro i fratelli e le sorelle di rito greco-cattolico con il loro vescovo, e i
nostri fratelli e sorelle di rito armeno. Mi rivolgo con espressioni di profonda
e cordiale unione a tante, tante persone che hanno partecipato a questa
Eucaristia fuori della Chiesa, e a tutti coloro che vi hanno partecipato
attraverso la radio e la televisione. Alla fine, dopo queste ultime parole,
desidero ancora, insieme con tutti voi, cari fratelli e sorelle, partecipanti di
questo Sinodo Plenario, recitare la preghiera conciliare che potrà testimoniare
la continuità e l’unione della vostra assemblea e dei vostri lavori con il
Concilio Vaticano II.
Per quattro anni questa preghiera apriva le sessioni del
Concilio Vaticano II. Ci presentiamo davanti a Te, Spirito Santo, come
peccatori, ma riuniti nel Tuo nome. Vieni tra noi, rimani con noi, penetra nei
nostri cuori, insegnaci quel che dobbiamo fare e quale direzione prendere.
Mostraci che cosa dobbiamo scegliere affinché possiamo, con il Tuo aiuto,
piacerti in tutte le cose. Tu stesso sii nostro consigliere e autore dei nostri
propositi; Tu che con Dio Padre e con Suo Figlio porti il nome glorioso; Tu che
ami la giustizia, non permettere che noi ne diventiamo distruttori. Che la
nostra ignoranza non ci induca in errore, il successo non ci inganni, che non ci
macchi l’interesse proprio o altrui. Legaci strettamente a Te con il dono della
Tua grazia affinché in Te siamo una cosa sola e non ci allontaniamo mai dalla
verità. E poiché siamo riuniti nel Tuo nome, che in tutto ci governi la
giustizia guidata dall’amore, così che ora non facciamo niente contro la Tua
volontà, e per il futuro con le nostre buone azioni ci guadagniamo l’eterna
ricompensa. Amen.
© Copyright 1991 - Libreria
Editrice Vaticana
|