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VISITA PASTORALE ALLA PARROCCHIA ROMANA DI SAN STANISLAO

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 16 giugno 1991

 

Voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio per mezzo di Gesù Cristo” (1 Pt 2, 4).

1. Carissimi fratelli e sorelle della parrocchia di S. Stanislao, qui convenuti per la dedicazione della vostra Chiesa parrocchiale, le parole dell’apostolo Pietro appena ascoltate sono rivolte particolarmente a voi, in questa tanto significativa celebrazione!

È vero: oggi si compie per voi una lunga attesa. Avete finalmente, come comunità cristiana, una “casa” per radunarvi insieme, per invocare il nome del Signore, per nutrirvi della sua parola, per vivere dei suoi sacramenti, per crescere nella comunione fraterna e nel servizio a quanti abitano in questo quartiere.

Il primo sentimento che deve sgorgare dal vostro cuore in questo momento, nel quale, con la celebrazione dell’Eucaristia, questo luogo diventa anche “casa di Dio”, segno della sua presenza e della sua azione salvifica tra le case degli uomini, è la gratitudine al Signore e a tutti coloro che hanno contribuito a realizzare questa Chiesa!

2. La liturgia che stiamo celebrando, tuttavia, ci sollecita ad andare oltre la portata contingente, anche se importante, dell’avvenimento.

La solenne preghiera della dedicazione, infatti, così ci fa pregare: “Questo luogo è segno del mistero della Chiesa santificata dal sangue di Cristo, da lui prescelta come sposa, vergine per l’integrità della fede, madre sempre feconda nella potenza dello Spirito . . . tempio santo costruito con pietre vive sul fondamento degli Apostoli in Cristo Gesù, fulcro di unità e pietra angolare”.

L’edificio in cui ci troviamo non ha, dunque, soltanto lo scopo di riunire la comunità; assume un significato e un valore ben più vasti e profondi; è immagine della Chiesa viva, che perciò viene paragonata ad una casa, in cui Dio si compiace di abitare, per entrare in dialogo con il suo popolo, renderlo partecipe della sua vita, animarlo con la sua carità. Una casa nella quale ciascun cristiano, santificato dallo Spirito, è una pietra viva che poggia su Cristo, pietra angolare, ed è unita alle altre nella comunione di fede e di amore.

Nella Chiesa edificio, infatti, la comunità cristiana è convocata per ascoltare la parola di Dio, in modo che possa crescere nella fede e camminare nella verità. In essa si celebrano i sacramenti, attraverso i quali Cristo risorto dona lo Spirito, affinché gli uomini siano generati alla vita nuova, diventino stirpe eletta e nazione santa; rinnovino l’alleanza con Dio, infranta con il peccato, come avvenne per il popolo d’Israele dopo l’amara esperienza dell’esilio.

Nella Chiesa, finalmente, la santa assemblea si riunisce, soprattutto nel giorno del Signore, per celebrare l’Eucaristia, memoriale della pasqua di Cristo, per esercitare il sacerdozio santo, offrendo il suo sacrificio e, con esso, la propria vita per la salvezza di tutti.

Questa ricca esperienza di comunione con Cristo e con i fratelli è finalizzata alla missione, che consiste nel proclamare le meraviglie di Dio, che ha fatto passare i suoi figli dalle tenebre alla sua luce mirabile.

Amatela, dunque, la vostra chiesa parrocchiale, quale luogo in cui vi manifestate a tutti come popolo di Dio; frequentatela con assiduità; rendetela accogliente e aperta a tutti, in modo che “qui il povero trovi misericordia, l’oppresso ottenga libertà vera ed ogni uomo goda della dignità dei . . . figli (di Dio), finché tutti giungano alla gioia piena della santa Gerusalemme del cielo” (nella Dedicazione della chiesa).

3. Se è terminata la costruzione dell’edificio materiale, non è però concluso l’impegno di costruire in questo quartiere la Chiesa viva; anzi è appena agli inizi! Cresca, dunque, in ciascuno di voi la tensione perché si edifichi una vera comunità di fede, di preghiera e di servizio.

Per questo stringetevi sempre più a Cristo “pietra viva, rigettata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a Dio”, con una fede sempre più forte e operosa, nutrita di preghiera personale e comunitaria, sostenuta da una catechesi che vi accompagni lungo il corso di tutta la vita, professata e vissuta con coraggio e coerenza in ogni situazione e di fronte a qualsiasi difficoltà, come ha fatto il santo Vescovo di Cracovia, S. Stanislao, a cui è dedicata la vostra Chiesa.

Beati voi se alla domanda che Gesù vi rivolge: “voi chi dite che io sia?” potrete rispondere, come l’apostolo Pietro: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”!

4. Ma tutto ciò, pur restando un impegno fondamentale, non esaurisce il compito che vi è richiesto per costruire una Chiesa viva, che sia dimora di Dio tra gli uomini, segno e strumento di salvezza per tutti.

Come in ogni edificio materiale vediamo che si pongono a fondamento le pietre più solide e resistenti, perché si possa affidare ad esse e poggiare su di esse tutta la costruzione, così avviene nell’edificio spirituale, che è la Chiesa. Quali sono queste pietre fondamentali? San Paolo non esita a rispondere: sono gli apostoli (cf. Ef 2, 20) e quindi i Vescovi, loro successori.

Essi, infatti, costituiscono il fondamento e il principio visibile della comunione della Chiesa. Ciò vale per ogni Vescovo, al quale è affidata la grazia e il compito di “edificare” la porzione del popolo di Dio posta sotto le sue cure pastorali. È vero per tutti i Vescovi, riuniti “con Pietro e sotto Pietro”, il primo degli Apostoli, Vescovo di Roma e Pastore di tutta la Chiesa, costituito dal Cristo “pietra” basilare, su cui si regge l’intero edificio ecclesiale.

Voi, carissimi fratelli e sorelle, avete la grazia e il privilegio di appartenere alla Chiesa di Roma, alla quale è stata affidata la missione di “presiedere nella carità”.

È questo un singolare dono, a cui però deve corrispondere l’impegno di una vita cristiana esemplare e fedele.

Così facendo non solo risponderete alla chiamata del Signore, ma darete un grande contributo all’edificazione della Chiesa universale, che ha diritto di attendersi dai cristiani di questa Città una forte e coerente testimonianza di fede, di comunione e d’impegno missionario. È appunto questo che il Sinodo pastorale diocesano chiede ai fedeli romani!

5. Con tali pensieri, unitamente all’Arcivescovo Monsignor Camillo Ruini, Provicario Generale, e al Vescovo Ausiliare del Settore, Monsignor Giuseppe Mani, vi saluto tutti, cari fratelli e sorelle di questo ampio comprensorio, detto delle “Piscine di Torre Spaccata”, a Cinecittà.

Saluto, in particolare, il Vescovo di Patti, nostro ospite, il Parroco, Don Sebastiano Morsicato, e i Sacerdoti che prestano la loro collaborazione nell’impegno di rinnovamento spirituale di questa zona. Il mio grato pensiero va anche a tutti gli appartenenti alle Associazioni e Movimenti cattolici che promuovono, nell’ambito parrocchiale, opere di assistenza ai malati, agli handicappati e agli anziani.

Il fatto di vedere questa vostra Chiesa ormai ultimata e pienamente funzionale, vi deve riempire l’animo di entusiasmo per aderire concretamente al progetto pastorale che, d’intesa con voi, il parroco ha elaborato per l’evangelizzazione del quartiere. Offrite generosamente la vostra collaborazione per la costruzione di piccole comunità di fede, soprattutto familiari, nei caseggiati e nelle zone in cui la parrocchia è stata divisa, in modo che questa diventi davvero una “comunione di tante comunità” di ascolto, di preghiera e di carità.

È una grande impresa quella che vi aspetta, carissimi fratelli e sorelle! Compitela con gioia, con convinzione e con impegno.

E il Dio della misericordia, che vuole riunire tutti gli uomini in un solo popolo, sia con voi e vi sostenga oggi e sempre! Amen!

 

© Copyright 1991 - Libreria Editrice Vaticana

 

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