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VIAGGIO APOSTOLICO IN POLONIA E UNGHERIA
MESSA PER LA DEDICAZIONE DELLA CHIESA
PARROCCHIALE INTITOLATA A SAN PIETRO APOSTOLO
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO
II
Wadowice - Mercoledì, 14 agosto 1991
1. “Tu sei il Cristo (il Messia), il Figlio del Dio vivente” (Mt
16, 16).
Ti saluto, terra patria, ti saluto mia città natale sul fiume Skawa. Qui, in
questa Città, in questa antica chiesa parrocchiale, ho udito questa confessione
per la prima volta. Essa venne a me dal battistero e dall’altare, dal pulpito e
dalla scuola.
Era tutta avvolta nella vita della comunità cristiana. Questa confessione
formava la vita, come forma la vita cristiana su tutto l’orbe terrestre. Questa
confessione di Pietro mi giunse come un dono della fede della
Chiesa. Diede alla mia vita la direzione che ha il suo inizio nel Padre, per
aprirsi, per mezzo del Figlio, nello Spirito Santo all’inscrutabile mistero di
Dio.
Le mani di mia madre mi insegnavano questo mistero congiungendo per le
preghiere le piccole mani del bambino, facevano vedere come si fa il segno della
croce, il segno di Cristo, che è il Figlio del Dio vivente.
Oggi, dopo tanti anni, quanto vi sono grato, madre mia, padre mio e
fratello mio! Quanto sono grato a te, antichissima parrocchia di Wadowice. E
a voi, sacerdoti, pastori e catechisti . . . e a voi, compagni d’infanzia,
coetanei!
Quanto vi sono grato per questa suprema “Iniziazione”. Da essa tutto
attinge il suo ultimo senso!
2. Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente. Tu sei il Cristo, crocifisso
e risorto: il Cristo Gesù, la pietra angolare, in cui “ogni costruzione
cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore” (Ef 2, 21).
Cresce la costruzione della storia della salvezza sul fondamento degli
apostoli e dei profeti. In essa tutti siamo “concittadini dei santi e familiari
di Dio” (Ef 2, 19).
Sì: Dio è con noi. Colma lo spazio interiore delle nostre anime. Le permea
con la sua vita che va oltre i confini della morte terrena. Il Dio illimitato
in cui “viviamo, ci muoviamo ed esistiamo” (At 17, 28), si lascia
comprendere in questa costruzione la cui pietra angolare è Cristo, il Figlio
consostanziale al Padre. Non sapete che “il Padre è in me e io nel Padre”
(Gv 10, 38)? Non sapete che il Padre è in me e io in voi?
Gesù Cristo, il Figlio del Dio vivente, ha costruito questo tempio
che ci comprende e allo stesso tempo ci supera tutti. L’ha costruito diventando
uomo, Figlio di Maria Vergine. L’ha costruito offrendosi nel sacrificio della
croce per la redenzione del mondo. Il Suo sacrificio si compie costantemente nel
tempio del Dio vivente ed è sacrificio che dà la vita nello Spirito
Santo. Questo è il Sacrificio nel quale continua questa vita in virtù della
risurrezione di Cristo. Continua e costantemente si rinnova di generazione in
generazione.
3. E anche voi, cari fratelli e sorelle, vi state elevando in questa
comune edificazione, per costruire la dimora di Dio mediante lo Spirito.
E questa edificazione spirituale ha trovato la sua espressione esterna nell’edificio
sacro che avete costruito in questa parte della città di Wadowice, perché
servisse come luogo di incontro con Dio per la vostra nuova comunità. Come
allora l’antico edificio sacrale, al centro della città, è servito a tante
generazioni, così ora questa nuova costruzione, comincia a servire alla nuova
chiesa parrocchiale.
Esprimo gratitudine a tutti coloro che insieme al vostro pastore don
Michele Piosek hanno messo mano a quest’opera. La nuova chiesa si inserisce nel
panorama dell’antica Wadowice dal lato della Skawa e delle prime alture dei
Beschidi e si colloca non soltanto accanto al vecchio tempio della parrocchia,
ma anche accanto alla chiesa dei PP. Carmelitani, dove, all’inizio di questo
secolo, era priore il beato P. Rafal Kalinowski (la cui canonizzazione
attendiamo ancora quest’anno a Roma).
Ma non soltanto questa chiesa: al completo arredamento sacrale di Wadowice
appartiene anche la cappella delle Suore della S. Famiglia di Nazaret, e in un
certo senso anche la cappella madre dei Padri Pallottini “na Kopcu”.
Siano grazie a Dio!
4. Come vostro concittadino, nato a Wadowice, e allo stesso tempo servo della
Chiesa universale sulla sede di San Pietro in Roma, vi auguro che in questo
vostro nuovo tempio suonino costantemente le parole della confessione di Pietro:
“Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. Auguro che queste parole
risuonino qui di generazione in generazione, sempre con la stessa potenza
salvifica, come avviene ormai da due millenni.
Vi siete scelti infatti S. Pietro come Patrono della vostra parrocchia
e di questo nuovo tempio. Quel Pietro al quale Cristo ha detto: “Beato te . . .
A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra
sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei
cieli” (Mt 16, 17-19). “Beato te . . .”. “Io ti dico: tu sei Pietro -
pietra, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non
prevarranno contro di essa” (cf. Mt 16-18). Sii benedetto, Pietro, in
modo particolare in questo nuovo tempio, il quale, a te intitolato, oggi è stato
consacrato e donato al Dio vivente per la gloria della Santissima Trinità.
5. E sii beata tu, Madre, Patrona dell’antica parrocchia di Wadowice,
nel mistero della tua presentazione verginale.
Trasferisci anche qui questo tuo Mistero, quella presentazione giovanile
della futura Madre di Dio. Riempi questa nuova casa di Dio della tua materna
presenza. Stringi al tuo cuore i figli e le figlie della nuova parrocchia di
Wadowice. Insegna loro il Cristo - come una volta hai rivelato a me in
Cristo la pienezza del mistero dell’uomo, della sua dignità e dell’altissima
vocazione.
Insegna loro Cristo, così come L’hai insegnato al tuo “cavaliere”
Massimiliano Maria, il ricordo del cui martirio nel bunker a Oswiecim (Auschwitz)
oggi la Chiesa rinnova.
Madre, insegnaci Cristo!
Al termine della Messa, prima della benedizione finale, Giovanni Paolo II
improvvisa il seguente discorso:
Cari fratelli e sorelle, cari abitanti di Wadowice!
Prima che la benedizione finale coroni il nostro incontro liturgico, desidero
ancora una volta salutare la mia città natale. Desidero ricordare tutti i suoi
defunti e che ad un passo da qui riposano nel cimitero. Desidero salutare tutti
coloro che oggi la abitano. Sono grato a Dio per aver potuto oggi baciare la
soglia della vecchia chiesa di Wadowice e il bordo del fonte battesimale. Sono
grato a Dio per aver potuto oggi consacrare il nuovo tempio di Wadowice dedicato
a San Pietro. Voglio estendere i miei sentimenti e i miei saluti a tutti i
territori vicini, a tutto il voivodato, a tutta la zona precarpatica della
nostra Patria ed infine a tutte le sue regioni. Saluto anche tutti i pellegrini,
che sono qui e che provengono da altre località salutando in particolare i
sacerdoti diocesani e non e le religiose che risiedono qui. Desidero
contemporaneamente salutare tutti i Vescovi e i sacerdoti che qui sono ospiti.
Saluto calorosamente i rappresentanti delle Autorità di quella del voivodato e
della cara città di Wadowice. Oggi mi incontro qui con i miei compagni. Vi sono
sia quelli che hanno ricevuto con me l’ordinazione sacerdotale e provenienti dai
tre seminari di Cracovia, della Slesia e di Czestochowa. Ma vi sono anche prima
di tutto i miei colleghi di ginnasio. L’amicizia con loro risale in alcuni casi
fino alla prima classe della scuola elementare. Desidero ringraziare Wadowice
per quelle scuole dalle quali ho ricevuto tanta luce, sia da quella elementare,
e poi dal magnifico ginnasio di Wadowice intitolato a Marcin Wadowita.
Non posso in ciò dimenticare che fra i nostri colleghi nella scuola di
Wadowice e nel suo ginnasio, vi erano appartenenti alla religione mosaica, che
oggi non sono più fra noi come non c’è più la vecchia sinagoga che si trovava
accanto al ginnasio. Per le mani di uno dei nostri colleghi quando fu scoperta
una lapide nel luogo in cui si trovava quella sinagoga, ho inviato una speciale
lettera. In essa si leggono queste parole: “La Chiesa, ed in essa tutti i popoli
e tutte le nazioni, si sentono a voi uniti. Certamente in primo piano nel vostro
popolo appaiono le vostre sofferenze, la sua distruzione, - ricordiamo qui la
vicinanza con Oswiecim - quando esse desiderano parlare agli uomini ai popoli e
all’umanità per ammonirli. A nome vostro innalza questo grido di ammonimento
anche il Papa, e il Papa proveniente dalla Polonia ha per questo un particolare
motivo, poiché insieme a voi in un certo modo ha vissuto tutto ciò in questa
terra natale”. Vedo, vicino all’altare, dei pellegrini originari della zona di
Podhale che sono arrivati qui dagli Stati Uniti, dallo Stato dell’Indiana. E
sono venuti qui per recarsi a Ludzmierz. Da lì porteranno con sé una copia della
statua della Madonna di Ludzmierz per la propria comunità americana. Ci
rallegriamo per la vostra presenza, compatrioti di oltreoceano.
Che la Signora di Podhale sia per voi la stessa negli Stati Uniti come nella
zona di Podhale qui in Polonia. Desidero ancora rivolgermi in modo speciale alla
popolazione della regione antistante i monti Tatra, soprattutto gli abitanti di
Zakopane dove intendevo essere presente, e se non lo sono la spiegazione devono
fornirla le circostanze; io comunque, per un bisogno del cuore e per un
sentimento che mi lega a tutta questa terra e specie a questa terra dei
pre-Tatra, io desideravo esserci. Ringrazio voi, abitanti di Zakopane,
dell’invito e del suo rinnovamento. Confidiamo che tutto maturerà in questo
senso e che ci sarà un incontro ancora più completo.
Ed è tutto ciò che volevo aggiungere, ciò che il cuore mi impone di
aggiungere ancora prima che ci congediamo qui a Wadowice. Desidero portare in
modo particolare tutto ciò a Jasna Gora e poi attraverso l’Ungheria fino a Roma.
Desidero portare come uno speciale tesoro della mia vita tutto questo
pellegrinaggio attraverso Cracovia, con una breve sosta a Kalwaria, e
soprattutto qui a Wadowice, lo voglio portare a Jasna Gora. Desidero portarci
tutto ciò e desidero portarci tutti voi, cari fratelli e compatrioti, le vostre
cose quotidiane, tutte le nostre cose quotidiane e i vostri non facili problemi
nella III Repubblica che sta nascendo. Tutto ciò desidero portarlo con me.
Sappiatelo voi, che avete contribuito alla mia educazione, che tutte queste cose
fanno parte del mio cuore e che tutto ciò che serve il bene della mia patria
terrena è anche il mio bene. Tutto quello che la distrugge, umilia e sconvolge
io lo vivo come una grande sofferenza. Ora finisco.
Dio ve ne renda merito.
© Copyright 1991 - Libreria
Editrice Vaticana
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