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VISITA PASTORALE A VICENZA

CELEBRAZIONE EUCARISTICA PER I FEDELI DELLA DIOCESI DI VICENZA

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Parco Querini - Domenica, 8 settembre 1991

 

1. “Perché egli sia il primogenito tra molti fratelli” (Rm 8, 29).

Nell’odierna festa della Natività di Maria, la liturgia ci introduce nel mistero della generazione del figlio di Dio, mistero che abbraccia la generazione di ogni creatura. Esso concerne, in modo particolare, la Vergine Maria (cf. Lc 1, 27) predestinata sin dall’eternità quale Madre del figlio - il Verbo, nel provvidenziale disegno dell’Incarnazione. A questa verità della fede a noi tanto cara - l’eterna predestinazione di Maria di Nazaret e la sua chiamata ad essere Madre del figlio di Dio - è collegato il dogma dell’Immacolata Concezione, cioè della sua particolare giustificazione e santificazione già dal primo momento del concepimento. È unito anche quello della speciale Gloria con cui la Santissima Trinità ha circondato Maria nella sua Assunzione al cielo.

Carissimi fratelli e sorelle, desidero innanzitutto contemplare insieme a voi in Maria il Mistero della maternità intimamente unito a quello della generazione.

Maria è Madre: Madre di Cristo, Madre dell’intera umanità. Modello di ogni umana maternità. Ogni mamma terrena scorge in lei il significato autentico della propria missione: dare la vita e continuare a coltivarla nella totalità della sua espressione.

Mamme che mi ascoltate, quanto grande è il compito che Dio vi affida! Quanto importante è il vostro ruolo nell’educazione dei figli, frutto dell’amore familiare. Penso alle mamme cristiane del Veneto che hanno saputo in passato e continuano tutt’oggi a svolgere il loro ruolo con abnegazione, spirito di sacrificio e fedeltà, trasmettendo in seno alla famiglia la fede e i perenni valori cristiani.

Penso anche a voi, mamme dei sacerdoti, associate ad un titolo particolare all’opera salvifica di Cristo, di cui i vostri figli sono apostoli e servitori privilegiati. Nella Madre di Dio voi trovate sostegno, specialmente nei momenti di dubbio e di prova. Guardando a lei potete comprendere quanto vera sia la parola dell’apostolo Paolo: “Quelli che egli da sempre ha conosciuto li ha anche predestinati ad essere conformi all’immagine del figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli” (Rm 8, 29).

2. Celebrando la nascita di Maria, la Chiesa guarda a quella di Cristo. Ricorda Betleem di Efrata, il luogo predetto dal profeta Michea. Ricorda le straordinarie circostanze che hanno preceduto il natale del Signore secondo il racconto dell’evangelista Matteo. Il disegno divino, rivelato nell’Annunciazione a Maria, coinvolge anche Giuseppe, di cui la Vergine era già promessa sposa. Come Maria, egli partecipa al mistero dell’Incarnazione; viene “introdotto” in esso dal messaggero divino: “Non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati” (Mt 1, 20-21).

Si adempie così la parola del profeta Isaia: “Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa “Dio con noi”” (cf. Is 7, 14; Mt 1, 23).

3. In questa nascita si compie veramente l’eterna elezione divina. Si compie l’amore particolare con cui il Signore, secondo le parole del salmo, ha circondato “le porte di Sion” (Sal 87, 2). Dio ha eletto la stirpe di Davide e il popolo d’Israele, perché attraverso questo popolo e questa stirpe si compisse l’universale disegno del Padre: cioè, che il figlio fatto uomo, discendente dalla stirpe di Davide, figlio del popolo di Israele, potesse venire al mondo quale “primogenito tra molti fratelli” e la sua figliolanza divina diventasse l’immagine e il principio dell’adozione a figli per tutti i membri del genere umano.

Questa è la ragione per cui il salmista dice di Sion: “L’uno e l’altro è nato in essa e l’Altissimo la tiene salda” (Sal 87, 5). Da qui sgorgano le sorgenti inesauribili della nuova nascita dei figli e delle figlie della divina adozione. La nascita di Cristo a Betlemme è l’inizio della rinascita dell’uomo mediante la grazia soprannaturale. La nascita di Maria è la preparazione a questo inizio della nuova creazione nel piano della salvezza divina.

4. La festa di oggi costituisce, pertanto, un invito a far memoria del dono gratuito che Dio elargisce a ciascuno, come fece a Maria.

“Se per la caduta di uno solo morirono tutti, molto di più la grazia di Dio e il dono concesso in grazia di un solo uomo, Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti gli uomini” (Rm 5, 15). La salvezza è dono.

Sarebbe interessante, e per noi salutare, approfondire i silenzi di Maria nel Vangelo, la sua vita “nascosta con Cristo in Dio” (cf. Col 3, 3) Le sue parole sono rare e di completo abbandono. Soltanto nell’incontro con la cugina Elisabetta il Vangelo di Luca ricorda il suo cantico di lode, dove “esulta in Dio salvatore” per aver attuato, attraverso l’“umiltà della sua serva”, le sue “grandi cose” (Lc 1, 46-49). Brevi parole, in cui risalta chiaramente l’adorazione della creatura, che si sa coinvolta per elezione nel piano di salvezza e ripiena per grazia di ogni benedizione spirituale.

La profonda consapevolezza che Maria ha della gratuità del dono di Dio diventa per noi stimolo a rivedere la nostra vita troppo fiduciosa nei mezzi umani e poco incline alla contemplazione e alla preghiera. Non è qui la radice profonda di tanti fallimenti e allontanamenti dalla fede? Non è per questo che la fede sopravvive talvolta come atto magico, privo di ogni invocazione sincera e di ogni abbandono fiducioso alla onnipotente provvidenza di Dio?

5. La nascita di Maria è, allora, invito alla rinascita spirituale e alla conversione. È invito a crescere nella fede.

Guardiamo all’esempio di Maria. Ella vive il mistero di Dio nella fede e mediante la fede, per cui “è beata perché ha creduto, e crede ogni giorno tra tutte le prove e contrarietà del periodo dell’infanzia di Gesù e poi durante gli anni della vita nascosta a Nazaret”, fin sotto la Croce, “associandosi con animo materno al sacrificio di lui, amorosamente consenziente all’immolazione della vittima da lei generata” (Ioannis Pauli PP. II, Redemptoris Mater, 17-18).

Quella della Vergine Santa è una fede contrassegnata da una particolare fatica del cuore, unita ad una sorta di “notte della fede” (cf. Ivi, 17). Per questo Maria è la prima di quei “piccoli” dei quali Gesù dirà un giorno: “Padre . . . hai tenuto nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli” (Mt 11, 25).

Il cristiano ha bisogno di rinascere costantemente nella fede aprendosi in ogni circostanza alla volontà del Signore. L’uomo d’oggi ha bisogno di porre nuovamente in Dio il centro della propria vita, non accontentandosi semplicemente di un comportamento socialmente corretto. La radicalità evangelica incomincia proprio dal porre Dio al primo posto, dal rimettere in discussione le proprie scelte a partire dalla fede, dal confidare nel progetto di Dio, come Abramo, anche contro ogni speranza umana (cf. Rm 4, 18).

Ecco perché l’“obbedienza della fede” sull’esempio di Maria si rivela essenziale per vivere da cristiani in una società, che ha trasformato il “mistero” in “problema da risolvere” e ha perso la dimensione trascendente del proprio destino.

6. Siamo chiamati a “fare nuove tutte le cose” (cf. Ap 21-5) sospinti dall’amore di Cristo. È la Pasqua del Signore che, attraverso noi, deve raggiungere le istituzioni, la cultura, le relazioni fra le persone e i popoli e trasformare il mondo. Non è questa novità di vita che il mondo chiede ai cristiani?

I popoli si incontrano e hanno acquistato la coscienza dell’interdipendenza esistente fra loro, per cui il destino degli uni dipende da quello degli altri. Emerge la necessità di larghe intese e convergenze e di uno sviluppo giusto e integrato; si fa strada la nostalgia di un Padre comune. La Chiesa, incamminata verso il terzo Millennio, ha bisogno di cristiani che siano creature nuove, aperte alle necessità del mondo, ma fedeli sino in fondo alle esigenze dello Spirito. Sentite pure voi, carissimi fratelli e sorelle, l’impegno di essere parte viva di questa nuova creazione. Non lasciatevi attrarre da altri ideali. Sia in Cristo e solo in lui la fonte della vostra esistenza e della vostra speranza.

7. Con quest’augurio saluto tutti voi, che prendete parte all’Eucaristia; saluto con stima ed affetto il Vescovo di Vicenza, Monsignor Pietro Giacomo Nonis, e lo ringrazio per i sentimenti espressi a vostro nome all’inizio della celebrazione.

Rivolgo, inoltre, un fraterno pensiero al Cardinale Cè, ai Vescovi dell’intera Regione e ai Presuli presenti. Rivolgo, inoltre, un fraterno pensiero al Cardinale Baggio, vostro concittadino ma tanto vicino a me e ai miei Predecessori. Devo tanto a lui, alla sua opera e alla sua collaborazione nella Santa Sede; al Cardinale Ce, a tutti i Vescovi presenti, soprattutto quelli della Regione e poi quelli degli altri Paesi inviati oggi a Vicenza.

Il mio deferente saluto si estende alle Autorità civili e militari qui presenti. Indirizzo un ricordo particolare a voi Sacerdoti, primi collaboratori dei Vescovi nella guida del popolo cristiano, a voi Religiosi e Religiose, a voi persone consacrate, tanto vicine alla Vergine, che siete un segno del mondo migliore a cui tutti aspiriamo nella fede, a voi laici impegnati nei vari Movimenti ed Associazioni ecclesiali, a voi ragazzi e giovani sempre pieni di entusiasmo e capaci di apprezzare la bellezza della vocazione cristiana. Che ciascuno accolga l’invito dell’odierna liturgia come a lui personalmente diretto!

8. “. . .Tutto concorre al bene di coloro che amano Dio, che sono stati chiamati secondo il suo disegno” (Rm 8, 28).

Maria ha amato in modo pieno. Per questa ragione la memoria della sua nascita è viva in tutte le Chiese della terra e splende come la luce della speranza che salva.

Splende anche in questa comunità vicentina, che oggi sono lieto di visitare e di confermare nelle sue tradizioni di fede illuminata e di operosa carità.

Nella nascita di Maria la Chiesa già loda l’Emmanuele, il Salvatore del popolo dai suoi peccati (Is 7, 14). E rende grazie per il dono di Maria, Madre di Dio e Madre nostra.

Che sotto la sua protezione e per la sua intercessione si compia la nostra vocazione, secondo l’eterno disegno di Dio.

Aiutaci tu, Maria,

Madre della Speranza e sorgente della Vita!

Amen!

 

© Copyright 1991 - Libreria Editrice Vaticana

 

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