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VIAGGIO APOSTOLICO IN BRASILE

MESSA PER I FEDELI DELL'ARCIDIOCESI DI VITORIA

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

«Aterro da Conduza» - Sabato, 19 ottobre 1991

 

1. “Pietro, levatosi in piedi con gli altri Undici, parlò a voce alta” (At 2, 14).

Le Letture della liturgia di oggi ci conducono alle porte del Cenacolo di Gerusalemme nel giorno di Pentecoste. Pietro prende la parola: “Uomini di Giudea, e voi tutti che vi trovate a Gerusalemme . . . Che tutta la casa di Israele sappia, dunque, con certezza, che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso” (At 2, 14-36).

Nella risurrezione di Cristo, Dio ha rivelato che lui è il Messia, l’“Unto” con la pienezza dello Spirito Santo. In lui si sono compiute pienamente le promesse fatte nell’Antica Alleanza ad Abramo, e trasmesse attraverso Mosè e i Profeti.

È Lui che viene al mondo come luce: “Dio da Dio, Luce da Luce” (Credo). Alle porte del Cenacolo di Gerusalemme, la Chiesa ha cominciato la sua evangelizzazione, che dovrà giungere fino ai più remoti confini della terra. Gli Apostoli e i loro successori porteranno la luce che è Cristo a tutti gli uomini, a tutti i popoli e a tutte le nazioni. Cari fratelli e sorelle di questo stato di Spirito Santo e che siete venuti da Rio de Janeiro, da Minas Gerais, dal sud di Bahia e da altri luoghi! Il Papa oggi è molto felice. È venuto a conoscere una delle più antiche comunità della storia della Chiesa in Brasile. Essa è iniziata infatti nel 1541 con l’arrivo in questa terra del sacerdote diocesano Francisco da Luz, primo e zelante pastore dell’appena fondata parrocchia di Nostra Signora della Vittoria. Questa comunità è stata santificata dalla presenza del Beato José de Anchieta, che ha trascorso in questo stato gli ultimi anni della sua vita missionaria ed è morto alla fine del secolo XVI nel villaggio indigeno di Reritiba, che è oggi la città che porta il suo nome. Qui è vissuto, nello stesso periodo, l’uomo di Dio Fra Pedro Palacios, il virtuoso fratello laico cappuccino, catechista ed eremita, il cui eremo bianco, nell’alto della rocca, è oggi il Santuario di Nostra Signora della Penha, Patrona di questo stato.

2. Cristo è la luce del mondo. “Chi vede me, vede colui che mi ha mandato” (Gv 12, 45). Cristo, il Verbo eterno, è il Figlio consustanziale al Padre e immagine del Padre, è Dio da Dio. Egli dice: “Chi crede in me, non crede in me, ma in colui che mi ha mandato” (Gv 12, 44). “Il Padre . . . mi ha ordinato che cosa devo dire e annunciare . . . Le cose dunque che io dico, le dico come il Padre le ha dette a me” (Gv 12, 49-50).

Pietro e gli Apostoli, alle porte del Cenacolo di Gerusalemme, cominciano ad annunciare la parola ricevuta da Cristo, la parola che viene dal Padre. Questa Parola è la Buona Novella, ossia il Vangelo. È la verità sulla salvezza eterna dell’uomo in Dio. Cristo dice: “Non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo . . . Io sono venuto come luce nel mondo, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre” (Gv 12, 47.48).

Quanti ascoltavano Pietro nel giorno di Pentecoste, dopo aver ascoltato la verità su Cristo, si convertirono e si fecero battezzare. Dalla parola sulla verità evangelica è nata la Chiesa quale comunità di battezzati nello Spirito Santo.

Come quei primi che si sono avvicinati a San Pietro nel giorno di Pentecoste, anche noi siamo stati battezzati. E attraverso il Battesimo, Dio nostro Padre si è impossessato delle nostre vite, ci ha incorporato alla vita di Cristo e ci ha mandato lo Spirito Santo. Il Signore, dice la Sacra Scrittura, “Ci ha salvati non in virtù di opere di giustizia da noi compiute, ma per sua misericordia, mediante un lavacro di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito Santo, effuso da Lui su di noi abbondantemente per mezzo di Gesù Cristo, Salvatore nostro, perché giustificati dalla sua grazia diventassimo eredi, secondo la speranza, della vita eterna” (Tt 3, 5-7).

3. Quando lo Spirito Santo è disceso sugli Apostoli, nel giorno di Pentecoste, in mezzo a loro stava la Madre di Cristo. Insieme a loro, era assidua nella preghiera dal giorno in cui Cristo, dopo essere tornato al Padre, aveva ordinato loro di aspettare insieme il Consolatore.

Lei stessa aveva già ricevuto lo Spirito Santo al momento dell’Annunciazione: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio” (Lc 1, 35). Grazie allo Spirito Santo la Vergine di Nazaret ha concepito e dato alla luce il Verbo Eterno. Colui che è la luce del mondo ha ricevuto da lei l’umanità. È diventato il Figlio dell’uomo. Lei gli ha dato la vita umana perché come vero uomo Cristo diventasse fonte della Luce e della Vita per tutti gli uomini, per tutti i popoli, per tutti noi.

Non pensiamo, pertanto, che Maria Santissima abbia assunto un ruolo meramente passivo nella Redenzione dell’Umanità. Dall’inizio della sua vocazione di madre, in ogni momento, la Vergine Santissima ha partecipato in modo centrale, non marginale, alla missione messianica di suo Figlio.

Tutti sappiamo come a Cana di Galilea, quando i discepoli già cominciavano ad accompagnare il Maestro, anche Maria fosse stata invitata a quella festa di nozze. Lì Gesù cambia l’acqua in vino, dopo un delicato suggerimento di sua Madre, che si era accorta della difficoltà in cui si trovavano gli anfitrioni della festa.

“Maria si pone tra suo Figlio e gli uomini, nella realtà delle loro privazioni, indigenze e sofferenze. Si pone “in mezzo”, cioè fa da mediatrice non come una estranea, ma nella sua posizione di madre, consapevole che come tale può anzi ha il diritto di fare presente al Figlio i bisogni degli uomini. Non solo: come Madre desidera anche che si manifesti la potenza messianica del Figlio, ossia la sua potenza salvifica, volta a soccorrere la sventura umana, a liberare l’uomo dal male che in diverse forme e misure grava sulla sua vita” (Ioannis Pauli PP. II, Redemptoris Mater, 21).

Lei è la Consolatrice degli afflitti: di quanti soffrono per ogni forma di violenza, di quanti sono oppressi dalle ingiustizie che offendono la dignità umana, dalla tortura, dai sequestri, dagli attentati alla vita dei più indifesi, dei malati e dei bambini non ancora nati, dal concepimento fino al termine naturale della vita. Lei è l’Ausilio dei cristiani che supplicano per una più giusta e seria distribuzione dei beni che Dio ha consegnato a tutti gli uomini, la terra ancora divisa tra pochi, la natura, che è a disposizione dell’Umanità, aggredita in modo irrazionale.

4. È così che la Madre di Dio si trova proprio all’inizio dell’evangelizzazione, e la sua presenza nel Cenacolo il giorno di Pentecoste lo conferma pienamente. Ai piedi della Croce la Madre del Redentore diventa la Madre dei redenti e il giorno di Pentecoste la Madre della Chiesa.

È molto significativo che la Chiesa sia nata il giorno di Pentecoste, quando i discepoli e le pie donne erano riuniti, in unione di cuore e di preghiera - con Maria, la Madre di Gesù (At 1, 14). Dove stavano i discepoli di Cristo e quanti ascoltavano i suoi insegnamenti e venivano battezzati, quanti “erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli Apostoli e nell’unione fraterna, nella frazione del pane (eucaristico) e nella preghiera” (cf. At 2, 42), la Madre di Dio è per essi l’unità nello Spirito Santo. Questa unione è particolarmente significativa e piena di benefici frutti per l’evangelizzazione della Chiesa. Dove sta Maria - “la serva del Signore” - lì si trova la stessa Chiesa che si manifesta più pienamente come Madre verginale delle anime e serva della vita divina e della luce divina in mezzo agli uomini (cf. Lumen gentium, 64).

5. L’immagine cinquecentesca di Nostra Signora della Penha, che ci accompagna in questa celebrazione eucaristica, evoca in noi quella “donna vestita di sole . . . e sul suo capo una corona di dodici stelle” (Ap 12, 1) contemplata da San Giovanni. La nostra Madre è Regina. Regina di tutti gli uomini, dei figli di Dio e fratelli di Gesù Cristo, fino alla fine dei secoli. Lei è adesso nella gloria del Cielo, insieme alla Santissima Trinità. E insieme a Dio lei contempla, nella luce della gloria divina, tutti e ciascuno dei suoi figli in tutti e ciascun momento della loro esistenza, e guarda verso di loro: nei momenti di gioia e di dolore, nei momenti di difficoltà, nei momenti di solitudine, quando cadono e quando si rialzano . . . Non c’è un attimo nella nostra vita, non c’è un battito del nostro cuore, che non sia accompagnato amorevolmente dal Cuore di Maria.

Desideriamo chiedere a Maria Santissima che regni anche nei nostri cuori, e nel cuore di tutti gli uomini. Innanzitutto in tutta questa arcidiocesi, benedicendo e guidando maternamente i progetti pastorali del signor Arcivescovo, il caro fratello Silvestre Luís Scandian e i Vescovi di questa Provincia ecclesiastica in unione con i loro sacerdoti, con i laici, le religiose e i religiosi impegnati nella Chiesa all’alba di una “nuova evangelizzazione”. Desidero salutare e ringraziare il Signor Governatore e le altre Autorità civili e militari dello stato di Espírito Santo per la loro presenza a questa Celebrazione Eucaristica. Chiediamo anche alle autorità e ai magistrati a livello nazionale, statale e comunale, che sappiano curare sempre di più il bene comune di ciascun cittadino, impegnati nella causa della giustizia affinché quanti hanno fame e sete di giustizia siano saziati (cf. Mt 5, 6).

Carissimi figli e figlie, consegniamo questi propositi nelle mani del Beato José de Anchieta. Questo Apostolo del Brasile, che si è consacrato interamente alla causa del Vangelo, che tanto venerate, sia di modello e di stimolo perché possiate mettere le vostre migliori energie al servizio della Chiesa nostra Madre.

Che lo Spirito Santo illumini questo stato del Brasile che porta il suo nome, guidando i passi dei suoi figli e delle sue figlie verso il porto definitivo, il Regno dei Cieli.

 

© Copyright 1991 - Libreria Editrice Vaticana

 

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