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CELEBRAZIONE DELLA MESSA PER I
DEFUNTI
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO
II
Cimitero romano di Prima Porta -
Venerdì, 1° novembre 1991
1. Carissimi, guardate “quale grande amore ci ha dato il
Padre” (1 Gv 3, 1).
Ci rechiamo, oggi e domani, nei nostri cimiteri: nell’antico
Campo Verano e in questo cimitero nuovo di Prima Porta, che mi è dato di
visitare oggi per la prima volta, insieme con voi, cari fratelli e sorelle. Ci
sono tanti altri cimiteri nelle città, villaggi e paesi del mondo: in tutti si
ascoltano, oggi, le stesse parole della prima Lettera di San Giovanni
sull’amore, con cui il Padre ci ha amati.
Queste parole cadono su una terra particolare. I cimiteri
parlano della morte dell’uomo, di questa legge, secondo la quale “è stabilito
per gli uomini che muoiano una sola volta, dopo di che viene il giudizio” (Eb
9, 27). Sì, i cimiteri parlano della morte! Dimostrano come la morte sia una
sorte inevitabile dell’uomo, una esistenziale necessità su questa terra. Tutti i
cimiteri, e ciascuno di essi, ne sono testimonianza. Anche questo che visitiamo
oggi. Essi parlano della morte dei nostri parenti ed amici, dei nostri vicini e
di quelli lontani; delle persone conosciute e di quelle sconosciute. Veniamo qui
non come visitatori indifferenti e distratti, perché portiamo impresso,
in vari modi, il ricordo di coloro che se ne sono andati, portiamo con noi un
profondo dolore, registrato indelebilmente nel cuore di ciascuno di noi.
2. La Chiesa dice: “guardate quale grande amore ci ha dato il
Padre”. Lo dice nel giorno in cui circonda con il ricordo Tutti i
Santi. Chi sono i Santi? Sono i testimoni particolari di questo eterno
amore che ci ha dato il Padre nel suo Figlio Unigenito. I Santi sono “coloro
che sono passati attraverso la grande tribolazione”, coloro che “hanno lavato le
loro vesti, rendendole candide col sangue dell’Agnello”, secondo le parole
dell’Apocalisse (cf. Ap 7, 14).
Anch’essi sono stati abbracciati dalla legge della morte, ma
sono stati poi sollevati dall’abbraccio della potenza della Vita, che
proviene da Cristo. Sono stati “chiamati figli di Dio” e lo sono realmente e
pienamente nella comunione eterna con Dio (cf. 1 Gv 3, 1).
3. Il mondo non li conosce (cf. 1 Gv 3, 1); non conosce
questa Vita di cui sono fatti partecipi, al di là del limite della morte. Questa
è la Vita con Cristo in Dio, la Vita che è al di sopra di ciò che è visibile, di
ciò che è accessibile ai sensi, al di sopra di ciò che nel mondo può essere
raggiunto dalla conoscenza umana. Tale Vita è un mistero, così come Dio è
un mistero nella sua Vita divina: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo!
Come la Vita di Dio, così anche la vita dei Santi in Dio fa
parte del mistero della fede. Questo mistero ha la sua dimensione
temporale e terrena, ma ha il suo futuro in Dio. L’Apostolo scrive: “noi fin
d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato.
Sappiamo, però, che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a Lui,
perché lo vedremo così come egli è” (1 Gv 3, 2).
C’è davanti a noi il cimitero: il luogo di coloro che sono
morti, il cimitero dei ricordi, del dolore dei cuori umani. Ma c’è anche il
cimitero della nostra fede: il cimitero di Tutti i Santi, venerati oggi
dalla Chiesa.
Tutti coloro che noi ricorderemo domani, sono stati anch’essi
redenti dal Sangue dell’Agnello. Il Padre ha dato anche a tutti costoro
l’amore del suo Figlio. Infatti Egli ha creato tutti gli uomini a sua immagine e
somiglianza, e vuole che diventino simili a Lui nella vita eterna e che lo
vedano “così come Egli è”.
E per questo visitiamo i cimiteri del mondo con la
speranza ispirata dalla fede.
4. Questa speranza è stata portata qui a Roma, e in tanti altri
luoghi del mondo antico, dagli Apostoli e dai primi seguaci di Cristo. Essa si
ricollega con i cimiteri di quel tempo, con le Catacombe, che erano luoghi di
preghiera e di incontro. Ivi i primi cristiani si riunivano durante le
persecuzioni da parte del mondo profano ed ostile, che non conosceva il Dio
vero. Ivi, presso le tombe dei propri martiri, celebravano l’Eucaristia.
In questo modo sono stati santificati i cimiteri dell’Antica
Roma. Essi hanno acquistato, così, un nuovo significato. In tali luoghi si è
cominciato a rendere testimonianza all’amore che ci viene dato dal Padre in
Gesù Cristo, suo Eterno Figlio, che si è fatto nostro fratello: al Primogenito
di ogni creatura, al Primogenito di coloro che risuscitano dai morti (cf.
Col 1, 15.18), affinché abbiano la vita eterna in Dio e l’abbiano in
abbondanza (cf. Gv 10, 10).
Cari fratelli e sorelle, con questi pensieri e con queste
certezze nel nostro cuore, vogliamo ora celebrare l’Eucaristia in suffragio
delle anime dei nostri cari defunti e di tutti coloro che ci hanno preceduto nel
segno della fede e della speranza e riposano in tutti i cimiteri del mondo.
© Copyright 1991 - Libreria
Editrice Vaticana
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