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VISITA PASTORALE ALLA PARROCCHIA ROMANA
DEL SS. CORPO E SANGUE DI CRISTO

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 24 novembre 1991

 

Cari Fratelli e Sorelle della Parrocchia
del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo!

1. Con grande gioia sono qui tra voi, come Pastore delle vostre anime, nella solennità liturgica di Nostro Signore Gesù Cristo, Re dell’Universo. Oggi è l’ultima domenica dell’Anno Liturgico, giorno in cui giunge a compimento il cammino annuale, col quale la Chiesa ci fa rievocare e rivivere in forma comunitaria la vita e i misteri del Signore Gesù Cristo.

La Liturgia, attraverso le letture dell’Antico e del Nuovo Testamento, ci invita a meditare sulla regalità di Cristo, il quale ha il primato su tutte le realtà della storia umana, comprese le vicende ultime di ciascuno di noi.

2. Alcuni episodi della Passione di Gesù, nel racconto dell’evangelista Giovanni, mettono in luce l’aspetto singolare di questa regalità, che è una delle attribuzioni proprie e dominanti della persona del Redentore. Gesù, nell’ultimo discorso in pubblico, prima della Passione, disse: “Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me”. Nota l’Evangelista: “Questo diceva, per indicare di quale morte doveva morire” (Gv 12, 32-33). Gesù pensa alla Croce! Sarà questa il “trono” da cui regnerà, come Re di tutti coloro che credono in Lui. Nel brano della Liturgia odierna è riportato il dialogo tra Gesù e Pilato, Procuratore romano. Quest’ultimo lo interroga: “Tu sei il Re dei Giudei?” (Gv 18, 33) e Gesù risponde affermativamente, precisando: “Io sono Re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto al mondo: per rendere testimonianza alla Verità. Chiunque è dalla Verità, ascolta la mia voce” (Gv 18, 37).

Di lì a poco, Gesù muore sulla Croce; ma quella che sembrava una sconfitta, fu in realtà la sua vittoria sul mondo, posto sotto il segno del male. È vincitore, il Cristo, per il fatto stesso di essere vittima: “Victor quia victima”, commentava a suo tempo Sant’Agostino (S. Augustini, Confessioni, X,43).

3. Gesù è veramente Re; il suo Regno non è di questo mondo, ma è anche in questo mondo. Gesù è Re delle anime, di tutti coloro che sono dalla parte della verità, ascoltano la sua voce e camminano come figli della luce, lottando sempre per ricacciare indietro il regno delle tenebre.

Come dice l’Apocalisse, citata nella Messa di oggi, il Cristo è l’Alfa e l’Omega, il Primo e l’Ultimo, il Principio e la Fine, è colui che verrà sulle nubi, colui che tutti vedranno, anche quelli che lo trafissero, colui che ci ama, che ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue, che ha fatto di noi un regno di sacerdoti per il suo Dio e Padre.

Sappiamo che ognuno di noi può rispondere alla regalità di Cristo con l’adesione o con il rifiuto. Gli abbiamo già risposto affermativamente con le promesse del nostro Battesimo, ma ogni giorno ci si offre l’occasione di confermarle o di rinnegarle, di piegare le nostre ginocchia alla regalità del Signore Gesù o di ripudiarlo, crocifiggendolo di nuovo.

La Solennità odierna è un’occasione per confermare la nostra sottomissione spontanea e convinta all’adorabile regalità del Signore; ma anche per impegnarci a diffondere il suo Regno nel mondo con tutte le nostre forze. È Gesù che ci dice: “Ho sete” e ci invita ad avvicinargli le anime.

4. È questo l’impegno spirituale che la Chiesa di Roma si è assunta con particolare vigore, dando vita all’iniziativa del Sinodo Pastorale, che, dopo alcuni anni di fecondo cammino, si avvia ormai al termine.

Alla luce del suo programma: “Comunione e missione della Chiesa di Dio, che è in Roma, alle soglie del terzo Millennio dell’era cristiana”, avete seguito negli anni scorsi l’attività delle Commissioni preparatorie del Sinodo e, più di recente, avete partecipato alle Assemblee presinodali di Prefettura. Ora il Sinodo si propone di intrecciare un grande dialogo con la Città, di dar vita a un confronto con le sue componenti non strettamente ecclesiali, per offrire loro la collaborazione della Chiesa alla crescita della solidarietà e del senso umano e cristiano del vivere sociale. Esso vuole anche dialogare con le realtà ecclesiali che esistono in Roma e che non appartengono propriamente alle strutture diocesane, in quanto poste al servizio della Chiesa universale, ma che pure fanno parte in qualche modo della Comunità ecclesiale romana e devono perciò trovare in essa collocazione, impegno e servizio.

5. Sono particolarmente lieto di compiere la visita a questa nuova Chiesa, la quale è stata consacrata proprio ieri sera dall’Arcivescovo Vice Gerente, Monsignor Remigio Ragonesi.

La dedicazione di una chiesa è sempre un evento importante per una comunità cristiana, perché con tale rito essa diventa il luogo per eccellenza dove il popolo invoca il nome di Dio, si nutre della sua parola e vive dei suoi sacramenti. Diventa la dimora di Dio tra gli uomini, il tempio santo costruito con “pietre vive” sulla “pietra angolare”, che è Cristo stesso.

Ringrazio vivamente quanti hanno prestato la loro preziosa ed indispensabile collaborazione per la realizzazione di questo Edificio sacro e di tutto il complesso destinato alle attività parrocchiali. Il Signore renda loro merito!

In questo clima spirituale sono lieto di salutare, unitamente al Cardinale Vicario, Camillo Ruini, e al Vescovo Ausiliare del Settore, Monsignor Giuseppe Mani, tutti voi, cari fedeli di questo quartiere Appio Tuscolano. Il mio saluto va, in particolare, al Parroco, Don Giuseppe Angelo Lafàvia, e ai Missionari del Preziosissimo Sangue, cui è affidata la cura pastorale di questo distretto. Desidero salutare, altresì, tutti i sacerdoti, i religiosi, le religiose, i gruppi parrocchiali dediti ai vari servizi della comunità: sia nel campo dell’animazione liturgica, come in quello della carità, dell’economia o delle attività culturali o ricreative.

Ringrazio i genitori e i catechisti per la loro opera di educazione cristiana della gioventù; le Suore di Santa Giovanna Antida Thouret per la loro testimonianza di vita religiosa. Esorto i giovani, i fidanzati, gli associati dei gruppi, dei movimenti e delle associazioni cattoliche a testimoniare fervorosamente la loro sudditanza al Re divino, con l’osservanza del precetto festivo, la frequenza ai Sacramenti, la preparazione morale e spirituale ai doveri del loro stato.

Che la Parrocchia del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo non lasci mancare il suo prezioso contributo alla nuova evangelizzazione e al rinnovamento sinodale di questa Città.

6. Oggi, più che mai, si deve avverare per noi quel dialogo che si intreccia tra sacerdoti e popolo all’inizio del prefazio: “In alto i nostri cuori! Sono rivolti al Signore!”. Sì! Rivolgiamo anche noi i nostri cuori al Signore, nostro Re. Le prime Comunità cristiane ripetevano una parola con la quale esprimevano la speranza della venuta della signoria del Cristo in mezzo a loro: Maranathà: Vieni, Signore!

Vieni! Abbiamo gustato in questo anno liturgico l’abbondanza delle tue grazie e ne aspettiamo la pienezza. Venga dentro di noi il tuo Regno, che è “regno di verità e di vita, regno di santità e di grazia, regno di giustizia, di amore e di pace”. Amen!

 

© Copyright 1991 - Libreria Editrice Vaticana

 

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