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CELEBRAZIONE CONCLUSIVA DELLA SETTIMANA
DI PREGHIERA PER L'UNITÀ DEI CRISTIANI
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO
II
Sabato, 25 gennaio1992
«Cantate al Signore un canto nuovo, perché ha compiuto
prodigi».
1. Le parole del Salmo esprimono bene il senso di ammirazione
che il «prodigio» della conversione dell'apostolo Paolo suscita in noi. È un
senso di ammirazione che percorre tutta la storia della Chiesa. Già il Libro
degli Atti, quasi a sottolineare l'eco che l'evento aveva suscitato nella
Comunità primitiva, ne registra due volte la cronaca: Saulo, il
persecutore dei cristiani, era diventato Paolo, l'annunciatore di Cristo. Colui
che odiava Gesù di Nazareth, aveva cominciato a diffonderne il nome attraverso
il mondo, avendo raccolto l'appello del Signore, risonato poco fa anche nella
nostra assemblea: «Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni
creatura».
Carissimi Fratelli e Sorelle, mediante la vicenda di Paolo la
Sacra Scrittura ci fa comprendere che una conversione vera nasce, innanzitutto,
dalla sovrana iniziativa di Dio. Essa ci rammenta, inoltre, che vera
conversione non si ha senza un profondo mutamento della mente e del cuore.
2. La conversione di Paolo assume così valore esemplare per la
Chiesa e per ogni credente: la radicalità del suo amore per Cristo, e la
sua dedizione al Vangelo si pongono come punto di riferimento per quanti
intendono seguire fino in fondo le orme del Redentore. E la sequela del
Signore presenta irrinunciabili esigenze, fra le quali una di primaria
importanza. L'ha espressa Gesù stesso nell'Ultima Cena: Ut omnes unum sint.
Molto opportunamente, pertanto, s'è fatta coincidere la
conclusione della «Settimana di preghiere per l'unità dei cristiani» con
l'odierna celebrazione liturgica. La conversione di Paolo ci ricorda che la
metanoia,
il sincero mutamento del cuore, è essenziale non soltanto per il progresso
spirituale dei singoli cristiani, ma anche per il ristabilimento della piena
unità fra di loro. È solo grazie ad una autentica conversione nei reciproci
atteggiamenti che i discepoli di Cristo, ora divisi, potranno rimuovere gli
ostacoli alla loro piena comunione.
Si tratta, tuttavia, di un mutamento, che è innanzitutto frutto
dell'iniziativa divina, e va quindi impetrato con l'incessante ricorso alla
preghiera. Significativamente, la pagina degli Atti poc'anzi ascoltata
sottolinea come Anania trovi Paolo, ancora brancolante nel buio, immerso
nella preghiera: «Su, va sulla strada chiamata Diritta, ... e cerca un tale
che ha nome Saulo, di Tarso; ecco sta pregando».
Il Concilio Vaticano II ha mostrato di aver compreso tale
fondamentale lezione, quando ha fissato in un testo ben noto le linee portanti
dell'ecumenismo autentico: «Conversione del cuore e santità di vita, insieme
alle preghiere private e pubbliche per l'unità dei cristiani, si devono ritenere
come l'anima di tutto il movimento ecumenico e si possono giustamente chiamare
ecumenismo spirituale».
3. Pervenire alla piena comunione e all'unità: ecco un'esigenza
inderogabile per coloro che il divino Maestro ha inviato ad evangelizzare.
Il recente Sinodo dei Vescovi per l'Europa lo ha ancora una volta autorevolmente
ricordato, mettendo in luce la straordinaria opportunità offerta ai credenti in
questo momento storico, carico di sfide e di attese. La nostra è un'epoca di
rapidi, profondi mutamenti sociali e culturali. In molti luoghi l'uomo ha
infranto le catene delle false ideologie che lo imprigionavano.
Dagli eventi del 1989 in poi, una nuova stagione di fervide
speranze percorre il continente europeo dagli Urali all'Atlantico, alimentando
nei popoli il desiderio di un futuro migliore. Quanto è importante che in questa
fase di transizione i valori cristiani, seminati molti secoli fa in Europa e
divenuti nutrimento essenziale della sua cultura, non siano rinnegati, ma
continuino ad orientare il cammino delle nazioni verso inediti traguardi di
civiltà.
La conversione di Paolo da persecutore ad apostolo non ci fa
forse comprendere che la costruzione di un mondo più solidale è possibile solo
grazie al sincero cambiamento interiore, allo sradicamento dell'egoismo dal
cuore per sostituirvi l'amore? Solo la grazia di Cristo può operare un simile
cambiamento.
Nel mondo ancora diviso e dilaniato da tante tensioni i
cristiani sono chiamati a testimoniare la novità dell'amore; sono inviati ad
abbattere i muri dei pregiudizi e delle incomprensioni; sono mandati a
proclamare il Vangelo della speranza in ogni angolo della terra. Come Paolo essi
debbono rinfrancarsi sempre e contrastare ogni forza disgregatrice «dimostrando
che Gesù è il Cristo».
Proprio per questo, l'impegno ecumenico costituisce oggi una
priorità pastorale per la Chiesa. Se saranno uniti, i cristiani potranno
efficacemente adempiere questa loro missione e il messaggio salvifico
raggiungerà anche i più lontani. Cristo sarà annunciato e, credendo nel suo
nome, il mondo avrà la vita.
4. Carissimi Fratelli e Sorelle! Riuniti questa sera intorno
all'altare invochiamo dal Signore Risorto il dono della santità e dell'unità per
tutta la Chiesa. Abbiamo bisogno della luce dello Spirito Santo per riconoscere
ed accogliere la Verità che ci rende liberi; abbiamo bisogno del fuoco del suo
amore per bruciare l'egoismo, la diffidenza ed ogni causa di lacerazione nel
Corpo mistico di Cristo.
Sul cammino che è dinanzi a noi ci sono ancora molti ostacoli:
per questo la nostra preghiera deve farsi più assidua, più convinta, più
fervida. Mai dobbiamo cedere allo scoraggiamento, né tener conto degli umani
insuccessi. Anche qui ci viene in aiuto l'insegnamento di San Paolo, al quale
gli ostacoli e le difficoltà non hanno impedito di andare avanti nell'opera
missionaria. Pur afflitto da ogni genere di pericoli, di prove e di sofferenze,
egli non si perde d'animo, anzi si compiace «delle sue infermità, degli
oltraggi, delle necessità, delle persecuzioni, delle angosce sofferte per
Cristo» poiché, egli dice, «quando sono debole, è allora che sono forte».
Ci insegni l'Apostolo ad avere una fede indomita, sì da essere
intrepidi messaggeri di speranza e testimoni coerenti della verità e della
carità. Ci aiuti San Paolo a vivere immersi costantemente nella luce del mistero
e della potenza di Cristo, convinti sempre che Dio può trasformare gli ostacoli
in grazia e le difficoltà in strumenti per il suo disegno di misericordia e di
salvezza.
5. Con questi sentimenti rivolgo un affettuoso saluto a tutti i
presenti: ai Membri della Curia Romana e del Vicariato, ai Monaci dell'Abbazia
annessa a questa Basilica, ai Religiosi ed alle Religiose delle Comunità
dell'Urbe, ai Sacerdoti ed ai fedeli delle parrocchie romane, qui convenuti per
questa celebrazione. Con affetto speciale saluto i rappresentanti delle Chiese e
Comunità ecclesiali non cattoliche, che vivono nella Diocesi di Roma e che hanno
voluto unirsi a noi stasera per implorare da Dio l'avvento di quella piena unità
per la quale Cristo ha pregato.
L'incontro di preghiera di stasera può essere guardato come
emblematico:
esso indica la strada su cui l'impegno ecumenico si deve muovere negli anni
che ci avvicinano alla soglia del prossimo Millennio. Certamente, il dialogo è
necessario e, sotto certi aspetti, ha un'importanza primaria. Ma la preghiera
sta al di sopra di tutto. Una preghiera anche più intensa di quella finora
elevata a Dio; una preghiera comune, che ci ponga insieme di fronte a
Cristo. Se fra noi siamo divisi, il Cristo in cui crediamo, il Cristo che
insieme preghiamo, è unico e indiviso. Quando preghiamo riuniti nel suo nome,
Egli è in mezzo a noi, per ripetere al Padre: «Ut omnes unum sint». La preghiera
di Cristo è superiore a tutto quello che possiamo portare noi, a tutto quello
che noi possiamo testimoniare. Con la forza che da Lui ci viene potremo tentare
l'impresa impossibile - «Impossibile presso gli uomini, ma non presso Dio!»
- di ripristinare tra noi cristiani quell'unità che per secoli è stata il
retaggio dei credenti in Cristo.
6. «Ecco il nostro Dio; in lui abbiamo sperato . . .
rallegriamoci, esultiamo per la sua salvezza». Queste parole, tratte dal Libro
di Isaia, le abbiamo riascoltate poco fa. Ci invitano a confidare «nel Signore
in cui abbiamo sperato».
Sul monte della vittoria egli prepara un banchetto festoso per
tutti i popoli. Saranno asciugate le lacrime su ogni volto e sarà eliminata la
morte per sempre. Regnerà la pace: Cristo, Figlio della Vergine Maria, sarà il
cuore del mondo.
Preghiamo perché si compia il disegno del Padre di fare degli
uomini altrettanti figli nel Figlio mediante l'azione unificante dello Spirito.
Preghiamo perché, ristabilita la piena comunione, i cristiani possano proclamare
insieme: «Ecco il nostro Dio. Rallegriamoci per la sua salvezza».
Amen!
© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana
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