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VISITA ALLA PARROCCHIA DI SANTA MARIA DELLE GRAZIE ALLE FORNACI

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 26 gennaio1992

 

Carissimi Fratelli e Sorelle della Parrocchia di Santa Maria delle Grazie alle Fornaci!

1. Sono lieto di compiere oggi la visita pastorale a questa vostra Comunità cristiana, che si trova nelle adiacenze della Città del Vaticano. È noto a tutti come la sua storia sia legata da oltre tre secoli alla venerata immagine di Maria Ss.ma «interceditrice di grazie», voluta dal pio sacerdote Giuseppe Faraldi. In questo antico Borgo o Valle dei Fornaciari sorse, verso la fine del Seicento, dapprima un'edicola, poi, per l'afflusso dei devoti, un piccolo tempio di legno e, infine, l'attuale chiesa di pietra, affidata fin dalle origini, dal mio venerato Predecessore, Clemente XI, ai Religiosi dell'Ordine della Santissima Trinità, che vi costruirono accanto un centro per la preparazione dei loro missionari. In seguito, col formarsi della Comunità parrocchiale, i Padri Trinitari furono incaricati della cura delle anime, che da allora esercitarono con ammirabile zelo.

È superfluo dire quale importante punto di riferimento sia stato attraverso i secoli Santa Maria delle Grazie e quanta pietà abbia suscitato nel cuore dei fedeli. È noto pure come i Sommi Pontefici abbiano amato questa Chiesa e come papa Benedetto XIII vi abbia compiuto una visita nel 1725. L'affezione nasce senza dubbio dal richiamo di Colei che, pie na di grazia, ha portato nel mondo la grazia personificata, Gesù Cristo.

2. Il pensiero di Maria Santissima ci riporta a Nazareth, a quella suggestiva cittadina della Palestina, dove Ella visse, dove il Verbo si fece carne, dove Gesù fu conosciuto con l'appellativo di Nazareno, nome che poi sarebbe stato portato fin sulla croce, nella scritta dettata da Pilato.

Il Vangelo di Luca, che quest'anno ci accompagna nel ciclo liturgico del tempo ordinario, presenta ai nostri occhi la scena del giovane Maestro, che torna appunto a Nazareth dal Giordano e nella Sinagoga presenta la sua missione, già predetta dal profeta Isaia: «Lo Spirito del Signore... mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione, ai ciechi la vista, per rimettere in libertà gli oppressi». Sulla bocca di Isaia, che rivolse queste parole ai suoi connazionali deportati in Babilonia, il lieto messaggio era l'assicurazione che il Signore Iddio stava per riprendere le sorti del suo popolo, per riscattarlo di nuovo dalla schiavitù; era la promessa che la Città Santa sarebbe stata ricostruita ed essi vi sarebbero tornati sotto il segno della gioia e della consolazione. Con la venuta di Gesù quella promessa, che in parte si era realizzata all'epoca del ritorno dalla cattività babilonese, si dilata a un orizzonte e a una realtà più grande e misteriosa. Quando il Signore a Nazareth dice: «Oggi si è adempiuta questa scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi», vuol significare che in Lui è giunta a piena maturazione la promessa antica di Dio. È Lui, infatti, il preannunciato, il consacrato con l'unzione, il mandato a proclamare ai poveri un messaggio lieto, a proclamare la liberazione ai prigionieri, la vista ai ciechi, il conforto agli oppressi. Anche noi, adesso, chiudendo il libro del Vangelo di Luca, come fece Gesù col rotolo di Isaia, ci rendiamo conto che la parola del Cristo non finisce qui, ma continua ad illuminare i cuori e si riattualizza ogni volta che qualcuno l'ascolta e la mette in pratica; l'oggi da lui pronunciato quel giorno si prolunga nella Chiesa e dura nei secoli. Noi, quindi, siamo mandati ad annunciare ai poveri un lieto messaggio, a portare al mondo questa novità assoluta, che è Cristo, liberatore e redentore degli uomini.

3. Come gli Ebrei del tempio di Esdra e di Neemia, di cui parla la prima lettura della Messa di oggi, dobbiamo anche noi farci ascoltatori attenti della Sacra Scrittura, in cui Dio parla, istruisce, illumina, rimprovera, ma anche consola, purifica il suo popolo. Essa è come la pioggia o la neve che irrora il terreno, rendendolo fecondo;  contiene i princìpi per la soluzione dei problemi spirituali e morali dell'umanità, che si interroga sui destini eterni. L'azione liturgica è il luogo privilegiato, dove la Parola di Dio viene proclamata e diffusa nei cuori, come forte carica per sostenere la lotta quotidiana contro le difficoltà e le tentazioni.

La nostra Diocesi sta prendendo sempre più coscienza di questa realtà vivificante, la quale postula ed esige un rinnovato impegno nell'opera della nuova evangelizzazione che faccia compiere alla Comunità di Roma un passo decisivo verso la piena realizzazione del messaggio evangelico. A questo fine potrà contribuire anche il Sinodo Pastorale Diocesano, che sta entrando nella fase più impegnativa e conclusiva dei suoi lavori, attraverso il «Confronto con la Città» e le Assemblee plenarie: preghiamo, dunque, per il felice andamento di tale evento ecclesiale.

4. Con questi voti nel cuore, rivolgo un cordiale saluto a tutti voi, unitamente al Cardinale Vicario, Camillo Ruini, al cardinale Simon D. Lourdusamy, e al Vescovo Ausiliare del Settore, Monsignor Cesare Nosiglia. Saluto il Parroco, Padre Lorenzo Cipollone, e i suoi Confratelli Trinitari, che collaborano con lui nella cura pastorale delle anime. Un saluto speciale va pure ai genitori, ai giovani ed alle giovani, ai bambini ed alle bambine, agli anziani e a coloro che soffrono a causa dell'infermità o della emarginazione.

Una parola beneaugurante desidero indirizzare egualmente agli appartenenti ad Istituti Religiosi che risiedono ed operano nell'ambito della Parrocchia: i Missionari della Consolata, le Madri Pie, le Maestre Pie Filippine, le Suore Figlie dei Ss.mi Cuori dell'Istituto Ravasco, le Sorelle dell'Istituto Secolare di Schönstatt. Esprimo pure il mio plauso e il mio incoraggiamento ai vari gruppi parrocchiali, i quali collaborano all'animazione di questa zona. Penso ai membri del Consiglio Parrocchiale e di quello per gli Affari economici; ai gruppi dell'Azione Cattolica, delle Comunità Neocatecumenali, del Terz'Ordine della Santissima Trinità, a quello della Liturgia, dell'Apostolato della Preghiera, dell'Associazione del Cuore Immacolato di Maria, agli appartenenti al gruppo Caritas, al Volontariato di San Vincenzo e agli Scouts.

5. A tutti esprimo la mia gratitudine per questa partecipazione alla vita della Parrocchia e per la testimonianza cristiana che offrite con la vostra solidarietà nel nome del Signore e sotto il patrocinio della Beata Vergine delle Grazie, titolare di questa Parrocchia, che è il cuore pulsante del quartiere, perché centro di preghiera, di vita spirituale e di fraternità. Vi auguro che gli incontri e le riflessioni, a cui prendete parte, vi siano di aiuto per la soluzione dei vari problemi che assillano anche questa zona e che toccano aspetti morali e spirituali, come l'educazione alla fede, alla giustizia, al rispetto altrui e alla carità evangelica.

Cari Fratelli e Sorelle, siate degni dei nuovi tempi, nei quali Iddio vi offre straordinarie occasioni di bene, di evangelizzazione, nonostante le difficoltà e le contrarietà che possono intralciare i vostri propositi di bene.

Vi aiuti il Signore ad essere fedeli, coerenti, generosi ed attivi, per la crescita del suo Regno sulla terra.

Amen!

 

© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana

 

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