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SANTA MESSA PER I PELLEGRINI E I MALATI
DELL’OPERA ROMANA PELLEGRINAGGI E DELL’UNITALSI

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Martedì, 11 febbraio 1992

 

1. “Come una madre consola un figlio, così io vi consolerò” (Is 66, 13). Con questo messaggio oggi, festa della Beata Vergine Maria di Lourdes, la parola di Dio ci convoca e ci interpella. Noi ravvisiamo in esso l’annuncio e la promessa che solo il Signore è la nostra consolazione. Egli attua per noi quella liberazione, da cui fu profondamente segnata l’attesa del popolo eletto. Oggi noi siamo chiamati a riconoscere e a proclamare che in Cristo Redentore ogni promessa si è adempiuta e la consolazione già preannunciata è diventata realtà. Vi consolerò: sarò per voi, io, il vostro Dio, la vostra gioia, il vostro conforto e il vostro gaudio! Vi farò risorgere da ogni male, dal peccato e dalla sofferenza del corpo e dello spirito. Vi libererò da quella tristezza interiore, che vi tormenta per esservi allontanati dal vostro Dio. Vi consolerò con la mia misericordia, purificandovi da ogni colpa e facendo scorrere verso di voi, “come un fiume . . . come un torrente in piena” (Is 66, 12), la grazia, la vita divina, che zampilla fino alla vita eterna (cf. Gv 4, 14). Tutto questo vi darà sostegno soprattutto quando la Croce, presente nella storia di ogni persona, busserà alla porta della vostra esistenza. La sofferenza, vista alla luce della Croce, irrorata dal sangue purpureo del Redentore (cf. Inno “Vexilla regis”), è per ogni cristiano fonte di salvezza.

2. Torna come un evento di grazia, perciò, la festa della Beata Vergine di Lourdes, che migliaia di pellegrini, sani e malati, celebrano oggi insieme con noi, ricordando i prodigi che Dio, per sua intercessione, ha compiuto alla Grotta di Massabielle. Anche a Lourdes Dio rivela il suo amore, realizzando ancora nel nostro tempo la promessa di consolazione, attraverso la tenerezza materna di Maria e l’umile testimonianza di Santa Bernardetta, che ne accolse il messaggio. Dio consola noi, suo popolo, quando ci fa riflettere sul mistero del Figlio suo, nato dall’Immacolata, la Piena di Grazia. I nostri occhi contemplano oggi in Maria l’immagine viva della santità voluta da Dio, che ci chiama ad essere in Cristo santi e immacolati al suo cospetto (cf. Ef 1, 4). Egli, l’Onnipotente, che in Maria ha fatto grandi cose, ci consola donandoci nella Vergine un segno sicuro di speranza. Tutte le ricchezze e le grazie, che sono state riservate all’uomo e al suo destino, si ritrovano in Maria; in lei si rivela la misericordia, che si estende di generazione in generazione. Nell’Immacolata si riscopre la dignità dell’uomo, nel quale il Creatore ha effuso il soffio del suo Spirito. In Lei, Vergine e Madre, ci si rivela la vittoria del bene sul male, il fascino dell’amore verginale consacrato, il valore e la forza santificante dell’amore coniugale, immagine viva dell’amore di Dio. Nell’Immacolata ravvisiamo anche la missione di ogni donna che, “guardando a Maria, trova in lei il segreto per vivere degnamente la sua femminilità e attuare la sua vera promozione” (Redemptoris Mater, 46). Ella è modello mirabile per le giovani generazioni, le quali, attonite nel vedere tante espressioni di progresso materiale, che si ritorcono a danno dell’uomo, ricercano nel Vangelo gli ideali, che devono ispirare la moderna società.

3. “Ha innalzato gli umili, ha colmato di beni gli affamati, ha soccorso Israele, suo servo” (Lc 1, 52. 53. 54). Queste parole del “Magnificat” tracciano un programma e un cammino di fede. In tale spirito il motto che quest’anno accompagna i pellegrini di Lourdes si ispira alle parole della Vergine: “Lourdes è la voce dei poveri”. Il malato, secondo il Vangelo, è un povero, e tutti coloro che servono i sofferenti cercano di capire il mistero del dolore alla luce della prima beatitudine predicata da Cristo sul Monte. Coloro che soffrono sono l’immagine della povertà evangelica; una povertà che, illuminata dalla Croce e dal dolore di Cristo, si trasforma in ricchezza e dono. Infatti, proprio nell’estrema “povertà” del Calvario, Gesù si è rivelato “servo” del Padre e servo-redentore di ogni uomo. Le sofferenze, iscritte nel corpo e nello spirito di ogni uomo, ci fanno comprendere il valore e i meriti di chi si trova in una dura prova. La Chiesa, nata dal mistero della passione di Cristo, è consapevole che la prima via per l’incontro con l’uomo è quella della sofferenza; infatti ogni persona, nel proprio pellegrinaggio terreno, in un modo o in un altro, si imbatte nella realtà del dolore. Accostando l’uomo che soffre e proclamando la beatitudine della povertà in spirito, la Chiesa si fa tramite della consolazione che viene da Dio. Tale consolazione costituisce il cuore dell’annuncio e il fondamento della speranza. Con Maria la Chiesa crede all’adempimento della parola del Signore, e mentre annuncia la beatitudine del povero, proclama, nello stesso tempo, la beatitudine della fede: “Beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore” (Lc 1, 45).

4. “Beata colei che ha creduto” e beati, perciò, tutti coloro che, guidati dalla medesima fede, opereranno affinché le promesse della consolazione divina trovino compimento nel cuore dei fratelli sofferenti. Con questi pensieri nel cuore, saluto tutti voi qui presenti. Saluto, in particolare, voi malati, che sapete unire le vostre sofferenze a quelle del Redentore in Croce. Saluto il Cardinale Vicario Camillo Ruini, al quale esprimo tutta la mia solidarietà e stima, e il Vescovo Ausiliare, Monsignor Luca Brandolini, responsabile della pastorale sanitaria nella diocesi di Roma. Un pensiero rivolgo pure ai Membri e Consultori del Pontificio Consiglio della Pastorale per gli Operatori Sanitari, i quali in questi giorni si sono riuniti per i lavori della Plenaria. Penso, inoltre, a tutti i componenti dell’Unitalsi, all’Opera Romana Pellegrinaggi, alle Associazioni che accompagnano e assistono i pellegrini di Lourdes. A tutti esprimo il mio ringraziamento, unitamente all’augurio che si accresca sempre più in voi lo spirito di dedizione nel servizio ai fratelli bisognosi di aiuto. Saluto anche i partecipanti al Primo Convegno Teologico Pastorale sui pellegrinaggi. Esprimo la mia viva gratitudine per il dono dell’apparecchiatura medica da destinare a un nuovo centro psico-pedagogico. Ringrazio, altresì, il Parroco e i fedeli della parrocchia Gesù di Nazaret, nel quartiere Verderocca, per le iniziative che svolgono in favore delle famiglie e delle persone in situazioni difficili. Ringrazio, infine, per il dono dell’immagine della Madonna di Lourdes, da destinare al Santuario Mariano di Larissa in Libano. Invito tutti a innalzare a Dio fervide preghiere per la pace in quella cara Terra tanto provata e in tutte le regioni che sono colpite da conflitti fratricidi.

5. “Benedetta sei tu, Maria, fra le donne”! Sulla scorta di questo saluto di Elisabetta, vogliamo anche noi ora innalzare alla Vergine un cantico di lode: “Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo”. Benedetta sei tu, o Maria, modello della nostra fede e immagine viva del nostro itinerario verso Cristo. Benedetta sei tu, Vergine Maria, modello di carità e di amore materno per tutti coloro che cercano consolazione. Benedetta sei tu, che hai generato per noi la sorgente della vita. Benedetta perché hai associato ciascuno di noi alla sofferenza redentrice di Cristo Crocifisso, e ci hai chiamati a servire chi soffre. Benedetta sei tu, perché ci precedi sulla via del Vangelo e ci inviti a fare ciò che Egli, il tuo Figlio, ci dirà di compiere lungo le vie del mondo. Benedetta sei tu, perché ci insegni ad amare i poveri, gli umili, i peccatori, come Dio li ama.

Benedetta sei tu, Madre del Signore, e benedetto il frutto del tuo grembo, Gesù Cristo nostro Signore. Amen!

 

© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana

 

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