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VIAGGIO PASTORALE IN SENEGAL, GAMBIA E GUINEA

SANTA MESSA NELLO STADIO «ALINE SITOE DIATTA»

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Ziguinchor (Senegal) - Giovedì, 20 febbraio 1992

 

1. “Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore?” (Sal 84 (85), 9). Eccoci riuniti per ascoltare la parola di Dio. Quello che proclama il Signore, secondo il salmista, “è la pace per il suo popolo, i suoi fedeli. Il Signore elargirà il suo bene, la nostra terra darà il suo frutto” (Sal 85, 9. 13). La parola del Dio vivente è simile a un seme. Le nostre anime sono come la terra, sulla quale cade questa parola per produrre i suoi frutti.

Cari fratelli e sorelle, sono felice di salutarvi qui da voi, in occasione della prima Messa che mi è dato di celebrare nella vostra patria. Sono venuto in mezzo a voi come pellegrino, tra voi che avete accolto il Vangelo, tra voi che siete stati battezzati in Cristo, tra voi che formate il Popolo di Dio nella terra di Casamance e che siete membri dell’unico Corpo edificato da Cristo insieme a tutti gli uomini che rispondono al suo amore salvifico. Saluto il vostro Pastore, Mons. Augustin Sagna, che ringrazio per le sue parole di benvenuto. Saluto il mio fratello, il Card. Hyacinthe Thiandoum, e i vescovi presenti con lui. E rivolgo i miei cordiali auguri ai preti, ai religiosi e alle religiose, ai catechisti e a tutti i fedeli. Con ciascuno di voi, vorrei condividere i sentimenti fraterni che uniscono tutti i membri della Chiesa. Rivolgo un saluto particolare alle Autorità, che hanno voluto assistere a questa solenne celebrazione della Chiesa a Ziguinchor; li ringrazio della loro presenza. Esprimo la mia affettuosa simpatia alle persone che appartengono ad altre famiglie spirituali e che ci dimostrano la loro amicizia prendendo parte a questa festa dei cattolici di Casamance. Il Salmo che abbiamo cantato, antica preghiera che ha attraversato i secoli, ci dice: “La verità germoglierà dalla terra e la giustizia si affaccerà dal cielo” (Sal 84 (85), 12). Sì, noi siamo riuniti per ricevere da Dio la luce della Verità e il dono della Giustizia. Accogliamo questi benefici del Signore!

2. Com’è importante ascoltare e mettere in pratica la parola del Dio vivente! Gesù ne dà testimonianza con ciò che ci dice nel Cenacolo, la vigilia della sua Passione: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (Gv 14, 23). Dio vuole abitare nel cuore di tutti gli esseri umani. Ascoltare e mettere in pratica la parola divina vuol dire amare Dio. Ecco perché Gesù dice poi: “Chi non mi ama, non osserva le mie parole” (Gv 14, 24). Gesù rivolge queste parole ai suoi discepoli alla vigilia della sua partenza per tornare al Padre, nel momento di portare a termine la sua missione messianica su questa terra. Partendo, egli promette e annuncia ai suoi discepoli la venuta dello Spirito, del Consolatore. “Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto” (Gv 14, 26). Tramite l’azione dello Spirito Santo, la dottrina messianica del Cristo resta viva nella Chiesa, di generazione in generazione, di secolo in secolo. Noi tutti, riuniti qui nello Spirito Santo, aderiamo fermamente, dopo tanti secoli, alla stessa dottrina della salvezza. Se la mettiamo in pratica, è l’amore di Dio che dimora in noi. E Dio sarà presente nei nostri cuori.

3. È così che Gesù parlava ai suoi Apostoli, che erano figli del popolo d’Israele e discendenti di Abramo. Nel passaggio della Lettera agli Efesini che abbiamo ascoltato, è lo stesso messaggio che l’Apostolo proclama rivolgendosi ai cristiani che sono entrati nella Chiesa pur non appartenendo al popolo d’Israele. Ecco dunque, abbiamo letto, che Cristo “abbatte il muro” (cf. Ef 2, 14) che, nell’antica Alleanza, separava i membri del popolo eletto da tutti gli altri, che essi definivano pagani, e che appartenevano ad altre tribù, popoli e nazioni. “Grazie al sangue di Cristo”, grazie al sacrificio della Redenzione offerto sulla Croce, siamo diventati tutti il nuovo Popolo di Dio, partecipiamo in egual misura “ai patti della promessa” (cf. Ef 2, 12). Gli uni e gli altri, come leggiamo nella Lettera agli Efesini, siamo stati riconciliati con Dio, “in un solo corpo, per mezzo della Croce” (cf. Ef 2, 16). Inoltre tutti, senza alcuna differenza, “possiamo presentarci al Padre in un solo Spirito” (cf. Ef 2, 18). Essi ascoltano lo stesso Vangelo, la stessa dottrina del Cristo, e, se la mettono in pratica, partecipano allo stesso amore di Dio. In essi si compie l’annuncio di questa pace che il mondo non può dare e che è portata da Cristo. La fonte di questa pace è la riconciliazione con Dio tramite la Croce redentrice di Cristo. Lui, Cristo, è la nostra pace (cf. Ef 2, 14).

4. Questa riconciliazione redentrice è il fondamento sul quale la Chiesa è costruita. Essa costituisce la fonte della sua unità dal tempo degli Apostoli fino alla fine del mondo. Nella Lettera agli Efesini si legge: “Così dunque voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio, edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, e avendo come pietra angolare lo stesso Cristo Gesù. In lui ogni costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore; in lui anche voi, insieme con gli altri, venite edificati per diventare dimora di Dio per mezzo dello Spirito” (Ef 2, 19-22). Questo corrisponde a quello che Cristo stesso ha annunciato: “Noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (Gv 14, 23). Cari fratelli e sorelle di Casamance, io conosco il vostro ardente desiderio di vivere in una dimora in cui regnino l’armonia e la pace. Per troppi anni avete conosciuto dei periodi di lacerazioni, di famiglie divise, di lutti, di villaggi e campi saccheggiati. Molti tra voi hanno dovuto lasciare i loro focolari e mettersi in strada nell’indigenza. Tutti voi aspirate alla riconciliazione e all’unità.

5. Abbiamo ascoltato le parole di Gesù e quelle di Paolo. Sono parole di pace. Sono parole di vita. Sono parole che vi domandano, in prima persona, qui e oggi, di costruire la pace. Sono parole che vi aiuteranno, perché vi conferiscono la forza e la bontà di Dio stesso che si rivolge a voi. La pace è un dono di Dio; ma essa non si realizza senza l’uomo, esige che egli vi si impegni. Rispettate la vita del vostro fratello e la vostra, perché ogni vita viene dalle mani di Dio. Ogni uomo e ogni donna, anche se diversi da noi, anche se peccatori, conservano nel fondo del loro essere la loro dignità di creature del Padre dei cieli. Dio è fedele a ognuno. E ognuno può sempre ritornare da suo Padre, che lo accoglierà e lo perdonerà. Battezzati in Cristo, miei fratelli e sorelle, lasciate che lo Spirito di verità entri in voi e vi trasformi. Discepoli del Signore, siate suoi testimoni, con umiltà, ma con convinzione. Abbattete anche voi il muro dell’odio, se esso si innalza ancora: anche se, umanamente, non pensate di riuscirci, con la grazia del Cristo salvatore ciò vi sarà possibile. Rispettate la Parola di Colui che ha voluto riconciliare tutti gli uomini dando la sua vita sulla Croce per amore.

6. Voi dovete costruire qui la dimora della pace. Potrete farlo solo tutti insieme. Non potrete fare progressi se non entrando in dialogo gli uni con gli altri. Non aspettate per fare il primo passo verso vostro fratello. Riconoscete ciò che c’è di buono in lui e sappiate apprezzare i valori ereditati dagli antenati di ciascuna delle vostre etnie. Mettete in comune tutte le vostre ricchezze umane, è la prima condizione per costruire su questa terra una dimora degna dell’uomo, degna dell’uomo che ha fiducia in Dio. Costruite una casa aperta a tutti, ai più deboli e ai più forti. Unite i vostri sforzi per ottenere i migliori frutti dal suolo fecondo. Lavorate perché il povero non sia più abbandonato, perché i vostri figli crescano nella speranza, perché i malati ricevano le cure necessarie. Ognuno, seguendo la sua vocazione, le sue competenze e le sue responsabilità nella società, ha il dovere morale di servire il suo popolo e di fare di tutto per rendere i suoi compatrioti felici nell’unità.

7. Fratelli e sorelle, voi lo sapete, la parola di Gesù non è un semplice consiglio, perché Dio si impegna lui stesso nella sua parola: egli arriva al punto di donare il suo Figlio per le moltitudini. Sul suo esempio, se volete rimanere nella pace, dovete imitarlo: egli si è fatto servo, voi dovete servire i vostri fratelli. Egli è il Giusto, voi dovete essere giusti verso i vostri concittadini. Egli ha rivelato l’amore senza limiti di Dio per la famiglia umana: voi siete chiamati a non rifiutare la vostra benevolenza e il vostro amore a nessuno. Non temete di camminare così sui passi di Gesù. È Lui che vi guida e vi permette di essere suoi testimoni. La sua Chiesa vi introduce nella sua via e vi dà fiducia, ripetendovi la promessa profetica del Salmo: “Quando il Signore elargirà il suo bene, la nostra terra darà il suo frutto. Davanti a Lui camminerà la giustizia e sulla via dei suoi passi la salvezza” (Sal 85, 13-14).

8. “Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore. Egli annunzia la pace per il suo popolo, per i suoi fedeli” (Sal 85, 9). Oggi, abbiamo ascoltato la parola di Dio.

Ora prepariamo i nostri cuori a partecipare al Sacrificio nel quale, in modo incruento, viene rivissuto il sacrificio offerto da Cristo Signore sulla Croce. Il Cristo è la nostra pace. Sempre e in ogni luogo, la potenza del suo sacrificio riconcilia l’umanità con Dio. Che il Cristo, che ha riconciliato il mondo con lui, faccia cadere tutti i muri d’indifferenza e d’ostilità che esistono tra gli uomini! Che i nostri cuori entrino nell’unità del Popolo di Dio salvato da Cristo! Questa unità è stata realizzata in Lui una volta per tutte, e questa unità si rinnova e si realizza ogni giorno.

Sia lodato Gesù Cristo, nostra pace!

 

© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana

 

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