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VISITA ALLA PARROCCHIA DI SAN GIOVANNI LEONARDI A TORRE MAURA

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 29 marzo 1992

 

Carissimi fratelli e sorelle
della Parrocchia “San Giovanni Leonardi”!

1. Sono lieto di incontrarmi con voi, che siete una distinta porzione di questa Chiesa Particolare di Roma, madre e capo di tutte le Chiese. Sono venuto a visitarvi per elevare con voi la lode e il ringraziamento al Datore di ogni bene, per rafforzare i vostri sentimenti cristiani di fede, speranza e amore, per confermarvi nell’adesione alla Parola di Cristo, per stimolarvi alla perseveranza nell’imitazione e nel servizio di Lui, nostra forza nel cammino verso il Padre.

2. Questo incontro avviene nella quarta domenica di Quaresima, quasi a metà dell’itinerario spirituale e liturgico che ci condurrà alla Pasqua. Anticamente la Quaresima costituiva la fase più intensa dell’iniziazione dei catecumeni, i quali si impegnavano in tale periodo di istruzione cristiana in un clima di grande penitenza e preghiera, finché, la notte di Pasqua, nel fulgore della luce di Cristo, venivano lavati nelle acque battesimali, rinascendo a nuova vita nella incorporazione a Cristo e alla Chiesa. Anche noi, che abbiamo ricevuto il santo Battesimo, siamo chiamati, a ogni ritorno della Quaresima e della Pasqua, a rivivere e a rendere nuovamente attuale quel cammino che conduce alla rinascita in Cristo, perché diventi vita durevole per mezzo della sua grazia.

3. Con cuore aperto abbiamo perciò ascoltato la parabola del figlio prodigo o, meglio, della tenerezza del Padre. La missione di Gesù è consistita principalmente nel rivelare agli uomini il Padre suo: un Padre sollecito delle sue creature, provvidente, misericordioso, che ama il mondo fino a donargli il proprio Figlio unigenito, “perché chi crede in Lui non perisca, ma abbia la vita eterna” (cf. Gv 6, 47); un Padre che fa sorgere il sole sui buoni e sui cattivi, che è benevolo verso gli ingrati e i malvagi; un Padre che ama intensamente i discepoli di Gesù e che prepara ad essi una grande accoglienza nella sua casa.

4. Il padre della parabola odierna ama senza condizioni e senza limiti. Non è un padre che strumentalizza il figlio o lo mortifica o lo sfrutta o gli impedisce di crescere, come, purtroppo, può accadere su questa terra per umana fragilità. Il Padre celeste, pur conoscendo i peccati, i limiti e i difetti dei suoi figli, li ama lo stesso così come sono. E quando ritornano a Lui, anche con motivazioni egocentriche come quelle del figlio prodigo, che pensava più a sé che non al padre, questi li accoglie con grande gioia, ordinando che gli si metta il vestito più bello, l’anello al dito, i calzari ai piedi e che si prepari un festoso banchetto. Soltanto chi ha il cuore indurito nel peccato, accecato dall’egoismo e dalle passioni sregolate può opporre resistenza al suo amore e perseverare nell’ostinazione e nel male, rifiutandosi di dare inizio a quel processo di conversione, che è indispensabile per colui che desidera davvero incontrare il Padre. Per questo ascoltiamo il grido di San Paolo: “Vi supplichiamo in nome di Cristo, lasciatevi riconciliare con Dio” (2 Cor 5, 20).

5. Cari fratelli e sorelle! Non c’è vera Pasqua senza la riconciliazione con Dio dal profondo del cuore. È Lui che ce la offre; dobbiamo solo accoglierla, rinnovandoci interiormente e accostandoci al Sacramento del perdono. Avvertiremo allora che il Padre del Signore Nostro Gesù Cristo (cf. Col 1, 3), dimenticando ogni nostra infedeltà, ci fa l’onore di costituirci suoi ambasciatori, per far conoscere a tutti di aver riconciliato a sé il mondo in Cristo. Ciò è detto nel brano di Paolo, in cui è riassunta la teologia dell’apostolato. È stato Dio a riconciliarci a sé mediante Cristo; Dio ha trattato Lui, l’Innocente, come se fosse il peccato in persona, affinché noi peccatori potessimo diventare, per mezzo di Lui, quasi la giustizia in persona. Ed è stato Lui ad affidare a noi il ministero della riconciliazione nel mondo. Con quel “noi” Paolo intende riferirsi agli apostoli, ai successori degli apostoli, ai presbiteri e a tutti i loro collaboratori. Tutti, infatti, abbiamo la missione di annunciare al mondo la riconciliazione offerta da Dio in Gesù Cristo. Dobbiamo compiere tutto questo non con la gelosia del fratello maggiore, di cui parla la parabola, ma con l’entusiasmo di chi ha già ricevuto tanto dal Padre e ne capisce l’apertura e la generosità: penso ai numerosi fratelli e sorelle di questa Parrocchia, di questa Città, che sono lontani da Lui, che non lo conoscono ancora o non lo riconoscono più. Siamo chiamati a fungere da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro, supplicando tutti in nome di Cristo che si lascino riconciliare con Dio. Questo è il punto d’arrivo di ogni sforzo di evangelizzazione, che noi facciamo con la parola, con l’esempio e con la testimonianza della carità. Voi sapete che la Chiesa di Roma sta vivendo una stagione feconda, per l’impegno posto nella celebrazione di un Sinodo pastorale diocesano, che si propone di rinnovare il suo volto spirituale. In queste settimane, infatti, è in corso un grande dialogo con la Città sul tema della famiglia. So che anche la vostra Parrocchia è impegnata nel portare il proprio contributo.

6. Di tutto ciò mi compiaccio con voi, cari fedeli di questa circoscrizione di Torre Maura. Insieme al Cardinale Vicario, Camillo Ruini, e al Vescovo del Settore, Monsignor Giuseppe Mani, vi esprimo il mio affettuoso saluto e il mio abbraccio nel Signore. Saluto particolarmente il Parroco, Padre Tommaso Galasso, e i suoi Confratelli dell’Ordine della Madre di Dio, ai quali fin dal 1951 è stata affidata la cura pastorale della Parrocchia, che si intitola al loro fondatore San Giovanni Leonardi. Saluto parimenti quanti sono attivi nell’ambito della Parrocchia: mi riferisco ai membri del Consiglio pastorale e di quello per gli Affari Economici; ai Catechisti, che preparano i fanciulli alla Prima Comunione e alla Cresima; ai numerosi aderenti al Cammino Neocatecumenale, che recano tanto entusiasmo nella loro testimonianza di fede. Ringrazio, infine, coloro che collaborano nell’ambito del Volontariato e della Caritas parrocchiale, rendendosi disponibili nell’aiutare quanti sono afflitti dal triste fenomeno della droga e nell’accogliere coloro che hanno bisogno, soprattutto tra gli extracomunitari, di vitto e di alloggio. Vivete nella società di oggi, accanto a fratelli e sorelle, e portate loro Gesù. Non rinunciate a questo mirabile compito, nel quale si fonda la crescita e la dilatazione della Chiesa, come avvenne alle origini. La forza che attingete dalla catechesi, dai Sacramenti, dall’Eucaristia, dalla fraternità tra voi e con i Religiosi, che operano al vostro servizio, si traduca in un servizio verso tutti, anche verso i cosiddetti “lontani”. È il Padre che ve lo chiede, attraverso il Figlio unigenito, Gesù Cristo. I nuovi quartieri, come il vostro, se vogliono costruire effettivamente un futuro migliore e trasformare la presente realtà sociale e spirituale, devono recare ben visibile il segno di Cristo, redentore di ogni uomo. Il tempo di Quaresima deve essere impegnativo anche sotto questo aspetto. Ogni miglioramento nella vita dell’uomo e della donna parte sempre dalla umile constatazione della propria situazione di peccato e dalla volontà di radicale cambiamento, come fece il figlio prodigo: “mi alzerò e andrò da mio padre e gli dirò: padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te!” (Lc 15, 18).

“Alziamoci” anche noi e mettiamoci in cammino verso il Padre che ci attende con infinita tenerezza.

Amen!

 

© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana

 

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