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VISITA ALLA PARROCCHIA DI SAN BRUNO ALLA PISANA

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 5 aprile 1992

 

Carissimi fratelli e sorelle della Parrocchia “San Bruno” alla Pisana!

1. La liturgia di questa quinta domenica di Quaresima ci presenta il Signore Gesù a Gerusalemme in occasione della festa dei Tabernacoli: la celebrazione annuale che ricordava l’epopea degli Ebrei usciti dall’Egitto e vissuti per quarant’anni nel deserto sotto le tende. Gesù, dopo aver passato la notte sul monte degli Ulivi, dove era solito alternare ore di preghiera a un breve riposo, la mattina all’alba si reca nel Tempio. Ben presto si vede circondato da molte persone, che vanno da lui per ascoltarlo; ed egli, sedutosi, le ammaestra. In queste occasioni, spesso gli scribi e i farisei, che osteggiano la sua predicazione, gli pongono delle domande insidiose, per coglierlo in contraddizione con gli insegnamenti della Bibbia e così poterlo accusare. Anche quel giorno si presentano alcuni, ma hanno qualcosa di più di una domanda. Gli conducono una donna, sorpresa in flagrante adulterio. Puntando il dito accusatore contro di lei, dicono: “Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?” (Gv 8, 5).

2. Di fronte a una così chiara provocazione, Gesù dapprima non risponde, ma si china a scrivere col dito per terra. Non guarda gli accusatori mostrando un divino distacco, e non guarda l’accusata per non aggravare la sua condizione di vergogna, di paura e di profondo disagio. Egli sa bene che l’adulterio è un peccato grave; tuttavia sa anche distinguere tra peccato e peccatore. Ai suoi interlocutori, che insistono per avere una risposta, alzando il capo dice: “chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei” (Gv 8, 7). E subito si china di nuovo a scrivere per terra. Le sue parole hanno una profonda risonanza nel cuore di quella gente che, vistasi messa a nudo nella sua vita più segreta, non trova di meglio che andarsene via. Uno alla volta, “cominciando dai più anziani fino agli ultimi” (Gv 8, 9). Gesù rimane solo con la donna “là in mezzo”. Allora, alzatosi, le dice: “Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?”. “Nessuno, Signore”, risponde la peccatrice. E Gesù: “Neanch’io ti condanno, va’ e d’ora in poi non peccare più” (Gv 8, 9 ss.).

3. Questa toccante pagina del Vangelo va accostata alla parabola del figlio prodigo, che abbiamo letto domenica scorsa, e ad altre che documentano le espressioni della misericordia di Gesù verso i peccatori. Le generazioni cristiane le hanno ascoltate e meditate con grande commozione. In esse il Signore rivela la sua immensa comprensione per la fragilità umana, il profondo rispetto per la persona, anche quando è colpevole. Gesù vuole offrirle il suo aiuto per risollevarsi e aprirsi a vita nuova; egli ha il potere di rimettere i peccati. Alcune volte afferma espressamente: “I tuoi peccati ti sono rimessi”. Questa volta dice: “Anch’io non ti condanno”, espressione che equivale al perdono, aggiungendo, inoltre: “Va’ e non peccare più”.

4. Cristo rivolge oggi queste stesse parole a ciascuno di noi, che ci prepariamo a celebrare la Santa Pasqua. Egli legge nei nostri cuori, ci conosce nel profondo, sa quali sono le nostre necessità e le nostre debolezze. Egli ci incoraggia a non abbatterci, ci invita ad accostarci al sacramento della riconciliazione, nel quale, mentre perdona, rimette a nuovo, con la sua grazia, le nostre anime, perché riprendano il cammino della santità. Questo cammino, nella lettera di Paolo, è chiamato, con un termine sportivo: “corsa” verso la conquista del premio. Per tale corsa, il grande Apostolo si è prima alleggerito di ogni peso ingombrante, cioè del peccato, e di ogni vanto umano, chiamando “spazzatura” tutto ciò che non sia la conoscenza e il possesso di Cristo Gesù. In altri termini, San Paolo ha cercato sopra ogni cosa la grazia di Dio, ciò che deve essere anche il nostro impegno quotidiano. Solo così potremo rispondere sia all’esortazione di Gesù: “D’ora in poi non peccare più”, sia al dovere di riempire la nostra vita di opere di bene, di preghiera, di sollecitudine fraterna verso il prossimo e i bisognosi, cooperando alla crescita del Regno di Dio sulla terra.

5. Con il Cardinale Vicario, Camillo Ruini, con Monsignor Cesare Nosiglia, Vescovo Ausiliare per il Settore Ovest, vi saluto tutti, cari fedeli di questa vasta zona della Pisana. Saluto, in particolare, il Parroco, Monsignor Nicola Battarelli, che tanto si prodiga per il bene di questa comunità. Egli si trova qui quasi fin dall’inizio dell’attività pastorale della Parrocchia. Il suo affetto nei vostri confronti non solo non è venuto meno col passare degli anni, ma anzi si è accresciuto. Saluto tutte le comunità religiose, maschili e femminili, che hanno la loro sede nell’ambito della circoscrizione parrocchiale e offrono la loro collaborazione per l’animazione cristiana del quartiere. Un saluto speciale va alle Religiose del Monastero di rito bizantino slavo, detto della Dormizione della Beata Vergine Maria, Uspenskij. Ad esse rivolgo il mio incoraggiamento a perseverare nel dialogo ecumenico e interreligioso che desiderano promuovere con i fratelli e le sorelle di altre chiese cristiane e con i credenti di altre religioni, dimoranti in Roma. Saluto coloro che sono impegnati nella catechesi, nella Liturgia e nel servizio della carità, specialmente mediante la Caritas. So che è grande il vostro desiderio di venire incontro a tanti fratelli che si trovano in precarie situazioni di emarginazione, di solitudine o di abbandono. Conosco i problemi della vostra comunità, la quale conta una popolazione di circa quattromila anime, con quasi milleduecento famiglie, ma è carente ancora di tanti servizi e strutture sociali. Per quanto dipende da voi, non cessate di sforzarvi nel fare della vostra Parrocchia una famiglia sempre più viva e cosciente della propria vocazione apostolica ed evangelizzatrice.

6. Proprio per rispondere all’urgente impegno della nuova evangelizzazione, il Sinodo diocesano di Roma intende, in questi mesi, confrontarsi seriamente con la città, secondo la formula: “cercare la Chiesa fuori della Chiesa”. Prima della sua conclusione, il Sinodo si occuperà dei modi per coinvolgere nella vita diocesana tutte le realtà ecclesiali esistenti a Roma. Profitto di questo incontro per ricordare l’obiettivo centrale del Sinodo ed esortare gli appartenenti ad Enti, Sodalizi ed Istituzioni cattoliche di carattere internazionale con sede nella nostra città, così pure le Famiglie religiose, i Docenti e gli Studenti delle Università Pontificie a voler intensificare la preghiera per il Sinodo pastorale di Roma e per i suoi sforzi di rinnovamento della Chiesa locale. A voi, fedeli di questa Parrocchia, l’esortazione a perseverare nelle iniziative già bene avviate, soprattutto quelle riguardanti la formazione spirituale, culturale e sociale dei giovani e la promozione dei valori sacri della famiglia. Unito con voi nella lode del Signore, per “le grandi cose che ha fatto per noi”, imploro per voi tutti la larghezza delle sue benedizioni, mentre, già fin d’ora, vi auguro una buona Pasqua di Risurrezione.

Saluto i parroci della Prefettura augurando buona Pasqua anche alle loro comunità. Saluto anche il giovane vice parroco che sta in parrocchia per aiutare il vostro parroco. E, ripeto, buona Pasqua a tutti.

Sia lodato Gesù Cristo.

 

© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana

 

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