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ORDINAZIONE DI 49 PRESBITERI

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Solennità della Santissima Trinità - Domenica, 14 giugno 1992

 

1. Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. In questa domenica la Chiesa compie un atto di culto particolare: una liturgia di lode a Dio, contemplato nel più profondo mistero della sua Divinità. La Chiesa sente oggi il bisogno di elevare in modo speciale il suo ringraziamento, per il fatto che Dio infinito e inscrutabile ha voluto rivelarsi all’uomo nel mistero della sua Vita: “Colui che è, che era e che viene” (Ap 1, 8). Il tempo pasquale, giunto al suo solenne compimento nel giorno della Pentecoste, ci ha permesso di penetrare con lo sguardo della fede nelle “grandi opere di Dio”: magnalia Dei (At 2,11). Ora, non solo la Sapienza eterna, che parla attraverso tutta l’opera della creazione, ma anche l’Amore, che si manifesta nel Figlio di Dio Incarnato, ci spingono a gridare insieme col Salmista: “O Signore, nostro Dio . . . che cosa è l’uomo perché te ne ricordi / e il figlio dell’uomo perché te ne curi?” (Sal 8, 2. 5).

2. Che cosa è l’uomo? Le “grandi opere di Dio” - cioè la sua autorivelazione nell’ineffabile mistero della Santissima Trinità - parlano in pari tempo anche dell’uomo; dato che l’uomo è un soggetto, al quale Dio ha voluto affidare il suo mistero, anzi, che Dio ha amato così “da dare il suo Figlio unigenito” (Gv 3, 16), eterno e consustanziale. Che cosa è l’uomo allora? “Gli hai dato potere sulle opere delle tue mani” (Sal 8, 7), dice il Salmista. Ma non solo questo! Voi, che oggi ricevete l’Ordine del Presbiterato, ben sapete che a ciascuno di voi sarà dato il potere sul mistero del Corpo e del Sangue di Cristo. Sapete che avrete una vostra parte nel Sacrificio della Redenzione, per la quale il nostro Signore ha offerto se stesso al Padre, quale unico Sacerdote della nuova ed eterna Alleanza tra Dio e l’umanità. Sapete che vi sarà dato il potere di rinnovare in maniera sacramentale questo Sacrificio, diventando anche voi, in certo senso, Lui stesso, cioè il Cristo: Voi eserciterete il ministero “in persona Christi”.

3. “Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso” (Gv 16, 12). Ripeto a voi con il nostro Maestro e Signore queste parole del Cenacolo. Davvero, la parola di verità sul sacerdozio è così grande, che è difficile esprimerla. Occorre quindi affidarla allo stesso Spirito di Verità. Bisogna affidarla a Lui specialmente oggi, nella prospettiva dell’intera vita di ciascuno di voi, di ciascuno di noi, affinché il Paraclito vi comunichi (cf. Gv 16, 13), giorno dopo giorno, e fino in fondo, la verità sul vostro sacerdozio ministeriale. Vi comunichi tale verità attingendo sempre al grande mistero che è il sacerdozio di Cristo; la comunichi a ciascuno di noi, servi indegni, che il Signore ha voluto fare amici suoi. Sì, la verità sul sacerdozio è “un parlare dello Spirito Santo”, grazie al quale l’uomo può vantarsi “nella speranza della gloria di Dio” (cf. Rm 5, 2). L’Apostolo aggiunge: “La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato” (Rm 5, 5).

4. Figli carissimi e fratelli! Ricevete oggi lo Spirito Santo, insieme con il ministero apostolico, attraverso l’imposizione delle mani del Vescovo e la preghiera della Chiesa. Si manifestino davanti a voi le “grandi opere di Dio”: magnalia Dei.

Perché Colui che ha iniziato in voi quest’opera buona, la porti a compimento (cf. Fil 1, 6).

 

© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana

 

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