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MESSA IN SUFFRAGIO DEL CARDINALE
JACQUES MARTIN
OMELIA DI GIOVANNI
PAOLO II
Giovedì, 1° ottobre 1992
Signori Cardinali, Venerati fratelli nell’Episcopato e nel
Sacerdozio, Carissimi fratelli e sorelle!
1. “Siate pronti con la cintura ai fianchi e le lucerne accese; siate
simili a coloro che aspettano il padrone quando torna dalle nozze . . . Tenetevi
pronti, perché il Figlio dell’uomo verrà nell’ora che non pensate . . .” (Lc
12, 35-36.40). Ancora una volta le parole severe e ammonitrici del Divin
Maestro risuonano nei nostri animi, mentre celebriamo le esequie
dell’amatissimo nostro fratello, il Cardinale Jacques Martin. Egli, avendo
ormai raggiunta l’età di ottantaquattro anni, indubbiamente viveva in
trepidante attesa dell’incontro con l’Altissimo; e tuttavia si può dire che
per lui la morte è giunta improvvisa, domenica mattina, 27 settembre, mentre
si preparava a iniziare il Giorno del Signore con la celebrazione della Santa
Messa. “Il Figlio dell’uomo verrà nell’ora che non pensate! . . .”. Sempre la
morte è e deve essere per tutti maestra di verità e ispiratrice di propositi
generosi e santi; ma specialmente la morte delle persone care che giunge
improvvisamente, ci ricorda con inoppugnabile eloquenza i nostri limiti e la
nostra fragilità e soprattutto ci rammenta che la vita è un cammino verso
l’eternità: giovane o adulto, vecchio o bambino, ignoto o famoso, umile
pellegrino nella folla anonima o al vertice delle responsabilità civili e
religiose, ciascuno cammina verso la Patria eterna, per cui unicamente è stato
creato dalla Volontà amorevole di Dio, che è Padre e Amore. Come sono
consolanti le parole che Gesù rivolse ai suoi Apostoli e che estende anche a
noi: “Vado a prepararvi un posto . . . perché siate anche voi dove sono io” (Gv
14, 2-3). Con particolare commozione do l’ultimo saluto al Cardinale Martin e
celebro per lui il Sacrificio Eucaristico insieme con i Padri Cardinali,
ricordando l’assiduo e zelante servizio da lui svolto quale Prefetto della
Casa Pontificia. Per anni egli fu al mio fianco in Vaticano, nelle varie
visite in Italia, nei viaggi pastorali in tante parti del mondo. L’immagine
del Cardinale Martin rimarrà indelebile nella memoria di coloro che l’hanno
conosciuto, amato e stimato, e rimarrà pure nelle pagine della storia della
Chiesa e della Santa Sede per l’attività lunga e importante da lui svolta.
2. Era nato a Amiens il 26 agosto 1908. Conseguita la Licenza in Lettere
presso l’Università di Strasburgo, nel 1929 venne a Roma, ove frequentò la
Pontificia Università Gregoriana per prepararsi al sacerdozio, che ricevette
il 14 ottobre 1934. Gli studi universitari suscitarono in lui l’amore per
l’indagine storica, che egli coltivò per tutta la vita. Ne sono testimonianza
alcune pregevoli pubblicazioni, tra le quali mi piace ricordare “Le Vatican
inconnu”, che è la più recente. Ma fu soprattutto il servizio svolto nella
Segreteria di Stato a contraddistinguere la sua vita: per circa trent’anni ne
fu collaboratore per la lingua francese, prodigandosi in tale incombenza con
ammirevole dedizione e fedeltà. In tale periodo svolse anche incarichi
speciali. Fece parte della Delegazione Pontificia inviata da Pio XI al
Congresso Eucaristico Internazionale di Budapest nel 1938; nel 1958 fu Inviato
Speciale di Pio XII in Etiopia in occasione del XXV anniversario
dell’incoronazione dell’Imperatore Haïlé Selassié. Fu fedele e appassionato
servitore di cinque Pontefici: Giovanni XXIII lo nominò Canonico di questa
Patriarcale Basilica di San Pietro; Paolo VI lo volle con sé nella visita
apostolica in Terra Santa nel gennaio 1964 e fu proprio in quello storico
pellegrinaggio che egli ebbe dal pontefice, sulle rive del Lago di Tiberiade,
la nomina a Vescovo. Monsignor Martin era particolarmente affezionato a Paolo
VI e con profonda commozione conservava la lettera autografa con la quale
l’allora Monsignor Montini, Sostituto della Segreteria di Stato, la sera del
10 giugno 1940, giorno dell’infausta dichiarazione di guerra dell’Italia alla
Francia, gli manifestava la sua profonda amarezza per il triste evento,
confermandogli i sensi della sua amicizia e rinnovando l’impegno di concorde
dedizione al servizio della Santa Sede e della pace. Il 9 aprile 1969, Paolo
VI lo nominò Prefetto della Casa Pontificia, incarico che mantenne fino al
dicembre 1986, prodigandosi in modo continuato e diligente per il perfetto
svolgimento delle varie cerimonie e celebrazioni e per la migliore riuscita
dei viaggi pastorali in Italia e all’Estero. Per i tanti meriti acquisiti nel
suo intenso lavoro a servizio della Santa Sede, dopo averlo promosso
Arcivescovo e nominato Prefetto emerito, ho voluto elevarlo alla dignità
cardinalizia nel concistoro del 28 giugno 1988, assegnandogli la Diaconia del
Sacro Cuore di Cristo Re. Ed ora, dopo una vita così lunga e impegnata, ci
troviamo qui riuniti per l’ultima volta intorno alla sua salma, per pregare
per lui e anche per ascoltare il messaggio che proviene dalla sua vita e dal
suo esempio.
3. Il Cardinale Martin fu sempre una persona affabile, colloquiale, aperta
e serena. Francese di nascita, di educazione e di sensibilità, esprimeva nel
suo carattere e nella sua cultura quello che è stato definito “l’ésprit de
finesse”. Si potrebbe dire che come intelligente scrutatore della storia e
come sacerdote devoto e colto, riuniva in se stesso l’ansia indagatrice di
Pascal e il mistico abbandono di Santa Teresa di Lisieux, l’uno e l’altra da
lui ben conosciuti e amati. Ora, nel silenzio eloquente della morte, egli
vuole lasciarci il messaggio tratto dalla frequentazione di quelle anime
grandi. Un messaggio di saggezza, di umiltà e di supremo equilibrio davanti al
mistero della storia umana, sempre tormentata e imprevedibile, e insieme un
messaggio di totale abbandono alla Provvidenza, che è Amore e che vuole da noi
la testimonianza della fede e dell’amore. Nel “Testamento spirituale” il
Cardinale Martin, dopo aver ringraziato i genitori e la famiglia dell’ottima
educazione cristiana avuta, ringraziava pure i “grandi amici di Dio”, che
l’avevano ispirato e protetto nel cammino della vita, e sottolineava il valore
fondamentale del silenzio contemplativo e della vita nascosta, che aveva
imparato a stimare frequentando le Certose e i Monasteri dei Trappisti. Così
egli scriveva: “Pour moi, aimant la vie cachée, j’ai trouvé le bonheur et la
paix dans les tâches subalternes et mon tourment fut plutôt la crainte d’en
être arrachê pour être appelé à des postes de responsabilité”.
4. Poche settimane or sono, dalla Francia ove si trovava in vacanza, il
Cardinale Martin telefonava a un amico: “Ho fretta di ritornare a Roma, perché
è lì che voglio morire”. Era quasi un presentimento.
Alla morte, del resto, stava preparandosi da tempo. Pensando ad essa,
scriveva: “Perdono di cuore a quanti mi avessero fatto del male e chiedo, a
mia volta, perdono per gli eventuali cattivi esempi dati. Vorrei che tutti
potessero conservare di me soltanto il ricordo di una totale fedeltà a Cristo,
al Papa e alla Chiesa. A tutti chiedo la carità di una preghiera”.
Questa preghiera noi ora eleviamo per lui, affidandola alla celeste
intercessione di Maria Santissima, che egli teneramente amava e invocava.
Che il Signore, “dives in misericordia”, accolga presto nella felicità
eterna del Paradiso questo suo servo fedele e conforti sempre noi che lo
ricordiamo con ammirazione e affetto.
© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana
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