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VISITA ALLA PARROCCHIA DI SAN GERARDO MAIELLA

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 29 novembre 1992

 

1. “Andiamo con gioia incontro al Signore” (Salmo resp.).

Carissimi fratelli e sorelle della Parrocchia di San Gerardo Maiella! Incomincia oggi, prima domenica di Avvento, un nuovo Anno liturgico durante il quale la Chiesa ripercorre e rivive spiritualmente le tappe del mistero cristiano.

Questo piano divino abbraccia l’intera storia dell’umanità, dall’alba della creazione al giorno finale, quando saranno ricapitolate in Cristo tutte le cose (cf. Ef 1, 10) e ci saranno nuovi cieli e nuova terra (cf. 2 Pt 3, 13). Il centro di tale progetto è nel mistero dell’incarnazione del Figlio di Dio.
In un momento preciso, per opera dello Spirito Santo, il Verbo si “fece carne” nel grembo verginale di Maria e “venne ad abitare in mezzo a noi” (cf. Gv 1, 12), mostrando al genere umano la benignità e l’umanità di Dio. Il Signore, infatti, non soltanto ha creato l’uomo, ma lo ama così intensamente da accoglierlo dall’interno della sua stessa famiglia, destinandolo a una gloria senza fine.

È sostenuti da così consolante certezza che con gioia andiamo incontro a Lui come ci invita a fare il Salmo Responsoriale.

2. Andiamo incontro a Lui nel mistero del Natale. È questo il primo senso dell’Avvento. Noi ci commoviamo al ricordo di Maria e Giuseppe, che salgono da Nazaret di Galilea a Betlemme di Giudea per il censimento, e sono costretti a rifugiarsi in un luogo destinato agli animali, “perché non c’era posto per loro nell’albergo” (Lc 2, 7).

Il Figlio di Dio viene alla luce nella totale povertà: vero Dio salvatore, annunciato dagli angeli ai pastori, e vero uomo, avvolto in panni e deposto in una mangiatoia.
Quali sentimenti di tenerezza, di amore e di gratitudine suscita quest’evento straordinario! Esso però ha anche la forza di scuotere le nostre coscienze invitandoci a destarci dal sonno dell’indifferenza e dell’abitudine.

“Fratelli - ci esorta l’apostolo Paolo - è ormai tempo di svegliarci dal sonno” (Rm 13, 11), Dio ci ha amati sino a dare il suo Figlio unigenito, Un così grande dono non ci obbliga forse a riflettere e a corrispondervi con adeguata generosità? Non ci spinge ad abbandonare le tenebre del peccato per aprire lo spirito alla luce della grazia divina? È proprio questo che le Letture dell’odierna liturgia ci stimolano a fare.

3. “Venite, saliamo al monte del Signore” (Is 2, 3).

Il testo, tratto dal libro del profeta Isaia, è comunemente interpretato come un annuncio messianico. Al popolo di Israele costretto all’esilio, il profeta preannunzia la ricostruzione del Tempio di Gerusalemme. Ma le sue parole vanno al di là della storia del popolo ebraico. Con immagini come quella del colle più alto di tutti i monti e con la previsione dell’accorrere d’innumerevoli nazioni al tempio del Dio di Giacobbe, viene indicata una realtà spirituale nuova, quella di un popolo di redenti guidato dal Messia promesso; e quella di un’Alleanza nuova, che trasforma profondamente la vita degli uomini, secondo ideali di pace e di fraternità, mutando le spade in vomeri e le lance in falci.

4. Carissimi fratelli e sorelle! La vostra comunità parrocchiale, una delle più giovani della nostra Chiesa locale, è animata da questi ideali di pace e di fraternità, di santità e di evangelizzazione. Essa è sorta meno di quindici anni fa contemporaneamente a questo vasto quartiere, che ha visto il rapido insediamento di quasi 3.000 famiglie e di oltre 10.000 abitanti dove mancano ancora talune essenziali infrastrutture sociali.

So che la maggioranza della popolazione è formata da giovani famiglie di lavoratori, operai e impiegati, verso le quali è maggiormente proteso lo sforzo pastorale dei sacerdoti e dei loro collaboratori. La parrocchia, pur disponendo di una bella chiesa e di alcuni spazi per attività comunitarie, non è tuttavia ancora attrezzata come voi vorreste per offrire ai ragazzi e ai giovani adeguate opportunità di svago e di costante formazione. Mi rallegro tuttavia per il lavoro pastorale svolto sinora con vivo senso di collaborazione da parte di tutti. Grazie a una catechesi capillare, avete cercato di aiutare gli abitanti dell’intero quartiere a non rinchiudersi nell’individualismo, ma a crescere come comunità cristiana solidale, sull’esempio della Chiesa degli Apostoli e delle prime generazioni di credenti, mediante l’attento ascolto della Parola, la partecipazione alla vita liturgica della Comunità e un intenso sforzo di condivisione e di mutua accoglienza. Si sono così sviluppate significative esperienze comunitarie ed efficaci forme di catechesi per adulti, come ad esempio le Comunità neocatecumenali. I giovani si sono aggregati nell’Azione Cattolica e in altri movimenti apostolici, Gruppi di coppie cristiane hanno percorso un comune itinerario formativo strutturato in incontri periodici, La dedizione generosa degli alunni del Seminario Romano Maggiore vi ha poi permesso di dar vita a un’efficace e incisiva missione popolare, Né manca in parrocchia la sensibilità missionaria fiorita dal gemellaggio con una missione africana nel Ciad.

5. Per tutto questo, mentre saluto cordialmente il Cardinale Vicario Camillo Ruini e il Vescovo di Settore, Mons. Giuseppe Mani, desidero esprimere al parroco Don David Maccarri, ai Sacerdoti presenti, ai Diaconi permanenti, ai collaboratori parrocchiali e a ciascuno di voi il mio vivo compiacimento, riconoscendo l’impegno e la generosità che vi animano.
Perseverate, carissimi fratelli e sorelle, nello sforzo intrapreso. Darete così vita a una nuova evangelizzazione, secondo lo spirito del Sinodo pastorale, che la Diocesi sta celebrando. C’è ancora molta gente che non conosce adeguatamente il Vangelo e aspetta la coerente testimonianza della nostra vita e la proclamazione gioiosa della nostra fede in Cristo.
A voi affido una così impegnativa missione: alle famiglie, agli adulti, ai bambini, agli anziani e specialmente ai giovani, e a ciascuno assicuro il sostegno della mia cordiale preghiera.
Quest’inizio del tempo di Avvento costituisce un’occasione opportuna per intensificare il ritmo della nostra vita cristiana.

6. “Il Signore vostro verrà” (Mt 24, 42).
Il brano del Vangelo di Matteo abbraccia una parte del discorso di Gesù sugli eventi ultimi, che per questo è chiamato discorso escatologico.
Gesù annuncia la seconda sua venuta, alla fine dei tempi, ed esorta a vegliare per essere pronti a incontrarsi con Lui, È questo il secondo senso dell’Avvento.
Dalle parole di Gesù, contenute in questo e in altri testi, sappiamo per certo che il mondo presente è destinato a finire, che la storia umana si concluderà, che per ciascuno ci sarà un giudizio, seguito dal premio o dal castigo, Alla luce di tutto ciò è importante ascoltare l’invito a vegliare “perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà”.

7. “Vegliate dunque”!
La vigilanza evangelica è la condizione per un buon impiego della vita.
Com’è facile sciupare i doni divini, allontanarsi da Dio con i pensieri e i comportamenti, dimenticarsi che la vita passa.

Le cose del tempo sono fragili e caduche, esse giovano se sono utilizzate come mezzi per crescere nel bene, per curare la propria anima e servire con amore il Signore e i fratelli; ma se diventano il fine principale della vita, svuotano le persone del loro nucleo più importante, e le rendono come delle appendici delle realtà materiali.

Andiamo incontro al Signore che viene con le buone opere. “La notte è avanzata, e il giorno è vicino” (Rm 13, 12). L’apostolo Paolo ci esorta a gettare via le opere delle tenebre e a indossare le armi della luce, a rivestirci del Signore Gesù e a non seguire la carne nei suoi desideri disordinati.
Prepariamoci con cura al prossimo Natale, soprattutto orientando la nostra vita verso quel Dio che nell’ultimo giorno incontreremo faccia a faccia, nell’amore e nella gioia.
“State pronti, perché nell’ora che non immaginate, il Figlio dell’uomo verrà”.
Vegliate dunque, rivestiti di Cristo.
La nostra salvezza è ormai vicina.
Amen!

 

© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana

 

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