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VISITA ALLA PARROCCHIA DI SANTUGO VESCOVO

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 13 dicembre 1992

 

Carissimi fratelli e sorelle della Parrocchia di Sant’Ugo!

1. “Rinfrancate i vostri cuori” (Gc 5, 8). Con la terza Domenica d’Avvento, che stiamo celebrando, siamo ormai giunti al “cuore” di quell’itinerario spirituale che ci condurrà sino ai piedi della santa Grotta, per contemplare, adorare e ringraziare il Verbo di Dio, divenuto uomo per la salvezza dell’intera umanità. E l’odierna liturgia, quasi a volerci sostenere nell’impegnativo cammino di preparazione e conversione, è pervasa da un invito alla fiducia e alla speranza. L’attesa del credente, infatti, non è vana e la promessa di Dio è veritiera. L’Apostolo Giacomo ce lo ha rammentato nella seconda Lettura: “Rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina” (Gc 5, 8). Le sue parole fanno eco a quelle del profeta Isaia, indirizzate al Popolo ebraico durante il duro esilio nella terra babilonese. “Coraggio! non temete; ecco il vostro Dio” (Is 35, 4). Come ai tempi di Mosè Dio era intervenuto per affrancare il suo popolo dalla schiavitù egiziana e, attraverso il deserto, condurlo alla terra promessa, così ora egli si dichiara pronto a operare prodigi in suo favore restituendogli la libertà. “Egli viene a salvarci” (Is 36, 4). Isaia descrive una strada appianata, sulla quale ritorneranno esultanti i deportati: essi vedranno la gloria e la magnificenza del Signore. Gli sfiduciati e gli scoraggiati non dovranno disperare perché - egli osserva - “il vostro Dio . . . viene a salvarvi”; e aggiunge: “Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi. Allora lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto” (Is 35, 5-6). In questa pagina, così ricca di simbologia, la Chiesa intravede una chiara profezia messianica, che supera e perfeziona quella immediatamente storica. Per l’uomo la vera e definitiva liberazione da ogni schiavitù e oppressione, infatti, è solo quella realizzata da Gesù, nel mistero pasquale della sua morte e risurrezione.

2. “Sei tu colui che deve venire?” (Mt 11, 3), domandano al Messia i discepoli di Giovanni Battista, incarcerato dal re persecutore Erode Antipa. “Sei tu colui che deve venire, o dobbiamo attenderne un altro?”. Ancora una volta il Precursore apre la strada al Signore e gli offre un’ulteriore occasione per manifestarsi agli uomini. Gesù risponde con le stesse parole di Isaia: “Andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete: i ciechi recuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l’udito, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella” (Mt 11, 5). Qualche tempo prima, nella sinagoga di Nazaret, egli aveva applicato a sé un altro brano del profeta Isaia, che suona così: “Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione, e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi (Lc 4, 18). Il Redentore si appoggia all’autorità del grande profeta del Vecchio Testamento, per dimostrare la sua messianità. E questa volta lo fa per togliere ogni dubbio sia ai discepoli di Giovanni, sia alle folle che ormai lo seguono assiduamente considerandolo il Maestro. Per dare poi testimonianza al Precursore, che ha terminato la sua predicazione, ma non ancora la sua missione, esprime verso di lui un elogio senza confronti. Lo definisce “più che un profeta”, lo indica come il messaggero inviato a preparare la strada al Messia, lo paragona ad Elia, e sintetizza il suo giudizio con questa solenne affermazione: “In verità vi dico: tra i nati da donna non è sorto uno più grande di Giovanni Battista” (Mt 11, 11).

3. “Il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui” (Mt 11, 11). Allo straordinario elogio fa seguito, però, una annotazione apparentemente misteriosa: “Il più piccolo del regno dei cieli è più grande di lui”. Può sembrare contraddittoria e invece esprime una verità fondamentale. In effetti, il Signore ha inteso contrapporre il tempo della preparazione della salvezza, concluso e quasi simboleggiato dal Battista, a quello della sua definitiva realizzazione, da Cristo stesso inaugurato. Con l’Avvento del Redentore ha termine l’attesa e viene inaugurata la salvezza destinata a ogni uomo, senza restrizioni. Così si spiega il paradosso delle parole di Gesù su Giovanni Battista. I segni prodigiosi di guarigione da Cristo compiuti sugli infermi, vengono così ad assumere un prezioso valore simbolico, quello di indicare cioè l’autentico dono del risanamento e della vita nuova da lui recato alle anime. Le guarigioni di Gesù sono segni di salvezza eterna.

4. Cari fratelli e sorelle, ecco il profondo significato del Natale del Signore al quale ci stiamo preparando. Gesù appare al mondo come un piccolo bambino; attraverso la povertà, la semplicità e l’umiltà della sua nascita, egli vuole condurre tutti noi a comprendere il suo arcano disegno salvifico. Dopo aver dato l’esempio, Gesù ha predicato le vie del regno divino; dopo aver dato se stesso per redimere l’umanità, Egli, risorto, fonda la Chiesa affidandole l’eterna verità da trasmettere, e la grazia rinnovatrice da diffondere gratuitamente. Da allora, il popolo di Dio, ricco di carismi e ministeri posti al servizio dell’unica fede e dell’unico Signore, si estende sulla terra in molteplici comunità particolari, diocesi e parrocchie proprio per proclamare e testimoniare questo messaggio di salvezza di cui è depositario. Esso è ben consapevole di dover proseguire tra gli uomini l’opera redentrice del Salvatore, annunciando il suo Vangelo a ogni creatura. È nella parrocchia che si viene generati alla nuova esistenza cristiana mediante la grazia battesimale; che si partecipa all’esistenza divina attraverso i sacramenti; che si cresce nella fede grazie all’impegno di una catechesi permanente, che si coltivano le vocazioni all’ordine sacro, al matrimonio e alla vita consacrata. È nella parrocchia che fiorisce la carità verso tutti. Anzi la comunità parrocchiale è chiamata ad essere una privilegiata “scuola di carità”, dove si impara ad accogliere e amare ogni persona senza alcuna discriminazione, né distinzione né preferenze, offrendo ai più bisognosi il dono delle opere di misericordia. Ecco, questo è in sintesi il ruolo della parrocchia nella comunità cristiana, cominciando da quelle primitive, intorno agli Apostoli, fino a oggi con la vostra parrocchia di Sant’Ugo recentemente inaugurata.

5. In questa prospettiva assume rilievo singolare anche la missione della vostra Comunità parrocchiale nella città di Roma. Essa è giovane e proprio in questi giorni celebra il primo anniversario della dedicazione della sua Chiesa. È giovane, perché eretta da poco e perché abitata da molte famiglie giovani. È perciò depositaria di energie fresche, capaci di dedicarsi alla crescita della vita spirituale e alla cura delle membra più deboli, come gli anziani e i portatori di handicap. So che avete cominciato bene, dando largo spazio al lavoro dei catechisti e puntando sulla formazione dei giovani e delle famiglie. Vi esorto a proseguire su questa strada bene avviata, tenendo ben presenti allo spirito le parole che l’Apostolo S. Giacomo ci ha rivolto nella seconda lettura: “Siate pazienti anche voi, rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina” (Gc 5, 8).

Fratelli e sorelle, sono lieto di salutare ciascuno di voi. Saluto il Cardinale Vicario, Camillo Ruini, saluto il Vescovo del vostro Settore, Monsignor Enzo Dieci, e assieme con loro saluto la vostra comunità, il vostro Parroco don Remo Chiavarini, i sacerdoti che lo coadiuvano nel lavoro pastorale. Saluto i Religiosi, le Religiose, i Laici impegnati nelle molteplici attività della parrocchia. Un ricordo speciale rivolgo ai giovani, ai bambini, ai tanti bambini che ho incontrato prima della Santa Messa - si sono svegliati molto presto in questa Domenica d’Avvento - e poi agli ammalati. E insieme a voi vorrei salutare il Cardinale Ugo Poletti, sempre e specialmente legato a questa vostra comunità attraverso il suo servizio a questa Chiesa di Roma e attraverso anche la ricorrenza dell’anniversario dei suoi cinquant’anni di sacerdozio. Possa la vostra comunità perseverare nella pazienza, maturare nella fede e accogliere con rendimento di grazie il Vangelo della gioia. Questo si trova dentro la Parola, la Chiesa, il Vangelo, “evangelo”, Buona Novella. Questo si trova specialmente inscritto nell’odierna Domenica, chiamata Domenica “gaudete”.

6. “La venuta del Signore è vicina”.

Sì, carissimi fratelli e sorelle, la venuta del Signore è vicina perché è alle porte il Natale, nascita di Gesù nel grembo verginale di Maria; ma è vicina pure perché la vita, anche la più longeva, è destinata a finire nel tempo per aprirsi all’eternità.

Il tempo è breve (cf. 1 Cor 7, 29). Ecco, ora il momento favorevole, ora il giorno della salvezza (cf. 2 Cor 6, 2).

Facciamo tesoro del tempo, per il bene delle nostre anime.

Gesù viene. Vieni, Signore, a salvarci!

Amen.

 

© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana

 

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