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MESSA IN ONORE DI MARIA SS.MA MADRE DI DIO
XXVI GIORNATA MONDIALE DELLA PACE

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Venerdì, 1° gennaio 1993

 

1. “Gli fu messo nome Gesù” (Lc 2, 21). Oggi si compie l’ottavo giorno dalla nascita del Figlio di Maria, nella notte di Betlemme. Oggi “gli fu messo nome” Gesù, “come era stato chiamato dall’angelo prima di essere concepito nel grembo della madre” (Lc 2, 21). “Dio mandò il suo Figlio, nato da donna” (Gal 4, 4). L’Eterno Padre ha voluto che al proprio Figlio unigenito venisse imposto, appunto, questo nome: Gesù, che significa: “Dio salva”. Si tratta di un nome in uso in Israele – e molti prima di Lui l’avevano portato. Tuttavia solo al Redentore è stato dato questo nome dall’Eterno Padre, e Maria e Giuseppe, il giorno della circoncisione, sono stati umili esecutori della sua volontà. Il Padre celeste ha voluto che il suo Figlio, a Lui consustanziale, Dio da Dio –, come Uomo, come Figlio dell’uomo, portasse il nome di Gesù. Tale nome doveva significare per sempre la missione da lui compiuta nella “pienezza del tempo” (cf. Gal 4, 4). Dio mandò il suo Figlio nel mondo “perché il mondo si salvasse per mezzo di lui” (cf. Gv 3, 17). Il nome di Gesù ha carattere universale: esprime cioè la volontà salvifica di Dio rispetto al mondo, all’umanità. “Dio... vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità” (1 Tm 2, 4).

2. Salvare significa liberare dal male, e Gesù ci ha ordinato di pregare il Padre per questo: “Liberaci dal male”. Ha così unito la nostra preghiera alla sua missione nel mondo; una missione che già segna il tempo della sua nascita a Betlemme: “Natus est nobis Salvator mundi”. Salvare! Liberare dal male, vincere il male – tutto questo nient’altro vuol dire che far posto al bene. Nell’uomo, eliminato il male, non deve rimanere un vuoto: il male retrocede e scompare di fronte al bene. La venuta nel mondo del Figlio di Dio significa che Dio vuole sradicare in maniera definitiva il male che è nell’umanità, introducendo l’uomo nella dimensione divina del bene. così ci insegna, infatti, l’Apostolo nella Lettera ai Galati: “Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge... perché ricevessimo l’adozione a figli... Quindi non sei più schiavo, ma figlio” (Gal 4, 4-7). Figlio – un uomo, cioè, che nella potenza dello Spirito può gridare grida al Padre: “Abbà, Padre!” (Gal 4, 6). Lo Spirito Santo, infatti, è stato mandato come Spirito del Figlio. Coloro che diventano figli adottivi di Dio nel suo unico Figlio, diventano al tempo stesso eredi: hanno parte al Bene imperituro, che è Dio stesso. Tutta questa verità è contenuta nel nome “Gesù”: il Salvatore.

3. Secondo le parole stesse di Gesù, la figliolanza divina è collegata con l’irradiazione della pace. “Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio” (Mt 5, 9). Quest’oggi, primo giorno del nuovo anno, vogliamo professare e annunciare che Gesù è la nostra Pace. Gesù – il nome che significa “Dio salva”. Il bene della pace è compreso in questa sua missione salvifica. Cristo stesso, chiamato il Principe della Pace dal Profeta dell’Antico Testamento, compie la riconciliazione tra Dio e l’umanità. E questa riconciliazione costituisce la prima dimensione della pace. In essa trova il suo inizio e la sua radice ogni pace che i figli adottivi di Dio sono chiamati a realizzare nel mondo e tra gli uomini, diventando partecipi, anzi “co-artefici”, della salvezza messianica, annunziata nel nome di Gesù e da Lui recata al mondo: la pace in ogni sua dimensione è un bene che rientra nella salvezza. Essa costituisce un aspetto integrante del progetto salvifico da Dio offerto all’umanità in Cristo, suo Figlio. Ecco perché Egli ha voluto che il nome del Redentore fosse “Gesù”.

4. “Pace in terra agli uomini che egli ama...” (Lc 2, 14), “agli uomini di buona volontà”. Il messaggio della notte di Betlemme parla di uno stretto collegamento tra la pace in terra e la missione del Salvatore. Potrebbe forse essere altrimenti? Salvare significa liberare dal male e ciò che costituisce l’antitesi della pace non contiene forse in sé tutta l’evidenza del male? Il nostro secolo, il XX secolo, ha messo purtroppo in luce tale evidenza in modo unico attraverso le esperienze terribili delle due guerre mondiali, e anche attraverso tanti altri conflitti, che, pur non definiti mondiali, sono stati comunque eventi bellici, con tutto ciò che di drammatico tale realtà comporta. Nel corso degli anni ‘80, quando la minaccia della guerra nucleare si era fatta estremamente pericolosa, si incontrarono in Assisi i cristiani e i rappresentanti delle altre religioni del mondo, per gridare – nello stesso luogo – “liberaci dal male”, “dona nobis pacem”. È possibile pensare che così fiduciosa preghiera non sia stata ascoltata da Colui che è il Dio della Pace? Oggi, l’orrore della distruzione nucleare pare essersi allontanato dall’umanità, ma il bene della pace non si è ancora consolidato dappertutto. Lo dimostrano avvenimenti recenti, che si registrano fuori dell’Europa e nell’Europa stessa. Purtroppo anche nel nostro continente, in particolare nelle regioni Balcaniche, non si placa il diffondersi del male della guerra distruttrice e della violenza. Può l’Europa prendere le distanze da tale situazione e non sentirsene interpellata? I discepoli e i confessori di Cristo – la sua Chiesa – non possono cessare di pensare e di operare nello spirito delle otto beatitudini: “Beati gli operatori di pace”. Proprio per questo motivo, tutte le Conferenze Episcopali d’Europa, insieme col Vescovo di Roma, hanno proclamato questo 1 gennaio come Giornata di preghiera per la pace in Europa, in particolare nei Balcani. Per questo, come nell’anno 1986, ci recheremo di nuovo in pellegrinaggio ad Assisi.

5. Europa! “Il Signore rivolga su di te il suo volto e ti conceda pace” (Nm 6, 26). Così esclamiamo nel nome di Gesù, nel nome cioè di Colui che è il Salvatore del mondo – dell’uomo – di tutti gli uomini: della nazioni, dei paesi e dei continenti. Egli non ha a disposizione quei mezzi di cui possono servirsi gli stati e i potenti di questa terra. La sua potenza sta nella povertà della notte di Betlemme e poi nella Croce sul Golgota. Si tratta però di una potenza che penetra più a fondo. Essa soltanto, infatti, può sradicare nel profondo dell’essere umano l’odio, nemico primo della pace. Soltanto essa è capace di trasformare gli operatori di guerre e distruzioni in costruttori di pace, ai quali è possibile dare il nome di figli di Dio.

6. Maria! Oggi la Chiesa medita il mistero della tua Maternità. Tu sei la “memoria” di tutte le grandi opere di Dio. Tu conosci le vie per le quali è venuto all’uomo il Figlio, Verbo consustanziale al Padre: Cristo, il Salvatore del mondo! Lui, la nostra Pace. Maria, Madre della Pace, intercedi per noi presso di Lui Intercedi per noi. Amen!

 

© Copyright 1993 - Libreria Editrice Vaticana

 

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