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VISITA ALLA PARROCCHIA DI SANT’ANTONIO DI PADOVA A SETTEBAGNI

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 24 gennaio 1993

 

“Convertitevi, perché il Regno dei Cieli è vicino” (Mt 4, 17).

Carissimi fratelli e sorelle della Parrocchia di Sant’Antonio di Padova a Settebagni!

1. Le parole del Vangelo di Matteo, appena proclamate, ci riconducono alla prima predicazione del Divino Maestro, che dette inizio al suo ministero pubblico con un segno di profonda umiltà, come la liturgia ci ha fatto meditare nella domenica conclusiva del tempo natalizio. L’Evangelista narra che Gesù si recò al Giordano, mescolandosi al popolo peccatore, e volle essere battezzato da Giovanni Battista. Pur sapendo e professando che Gesù era il Santo per eccellenza, il Precursore obbedì e, mentre il Redentore usciva dalle acque del Giordano, lo Spirito Santo si posò su di lui in forma di colomba. Si udì allora proclamare dall’Alto: “Questi è il mio Figlio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto” (Mt 3, 17). Dopo il battesimo di penitenza, il Messia – continua il racconto evangelico – fu trasportato dallo Spirito nel deserto, dove trascorsi quaranta giorni e quaranta notti di preghiera e di digiuno, fu tentato dal diavolo, che Egli respinse con vigore. Ritornò quindi in Galilea, ci riferisce il Vangelo odierno, e lì chiamò i primi discepoli mentre “gettavano la rete in mare”: da pescatori del “mare di Galilea” li rese “pescatori di uomini”. Tutti questi episodi anticipano la grande verità, che si renderà evidente e luminosa nel seguito della vita pubblica: Gesù è vero uomo inviato nel mondo con una missione ben precisa, alla quale egli si dedica in atteggiamento di docile abbandono nelle mani del Padre celeste; Gesù è anche vero Dio, venuto sulla terra per riunire le pecore disperse del popolo di Israele e per essere luce di tutte le genti.

2. “Convertitevi, perché il Regno dei Cieli è vicino”. Queste parole noi le accogliamo con venerazione e fiducia, perché pronunciate non da un semplice uomo, ma dal Figlio di Dio. Le sentiamo rivolte a ciascuno di noi: Gesù, infatti, non parlava solo per i suoi contemporanei, ma per tutti gli uomini, di ogni epoca e di ogni condizione. Per tutti, infatti, è la salvezza. “Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse” (Is 9, 1). L’annuncio del Profeta, echeggiato nella prima Lettura, si avvera definitivamente in Cristo, luce e salvezza del genere umano immerso nelle tenebre dell’errore e del peccato. Egli ci chiama alla luce, alla santità. Convertitevi! Convertirsi è un termine dal significato profondo. Vuol dire, nella dimensione spirituale, capovolgere la direzione stessa della vita: aprirsi alla fede, passare dal culto delle cose materiali all’uso intelligente di esse come strumenti per meglio servire Dio e i fratelli; passare dalla dissipazione mondana alla serietà cristiana, dalla delusione e dallo scoraggiamento alla speranza e alla gioia di un’esistenza piena di senso. Convertirsi vuol dire credere al Vangelo, familiarizzare con gli insegnamenti del Salvatore, farli diventare norma del proprio vivere quotidiano.

3. La vostra parrocchia, carissimi fratelli e sorelle, è dedicata a un Santo, sant’Antonio di Padova, che ben meritò il titolo di Dottore della Chiesa per l’ardore con cui visse e predicò il Vangelo. Discepolo fedelissimo del Poverello di Assisi, imitò Gesù e lo seguì sì fedelmente da diventare un “Vangelo vivente”. Nel grandioso affresco, che possiamo ammirare nell’abside di questa vostra chiesa, egli sembra invitarci ad andare al Crocifisso e a dimorare in orante contemplazione ai suoi piedi, insieme con lui e con il serafico Francesco d’Assisi. Sant’Antonio ci ricorda che nel mistero della Croce e della Risurrezione si trova il segreto della nostra vera felicità. Più passa il tempo, più scopriamo che il Vangelo rappresenta la guida originale e insuperabile per il vero progresso spirituale dell’uomo. Convertirsi significa, pertanto, accogliere questo Libro di salvezza come norma di tutto il nostro esistere: vuol dire aprire il cuore a Cristo. Ma permettetemi, cari fratelli e sorelle, di prendere spunto per la nostra riflessione anche dal secondo titolo della vostra Parrocchia, quello di Settebagni. Gli studiosi hanno dato diverse interpretazioni delle origini di tale nome. Si suppone tuttavia correntemente che esso sia legato alla presenza di acque abbondanti. Immediato è il riferimento al Battesimo. Il primo sacramento della Chiesa non richiama forse il bagno purificatore nell’acqua che, grazie alla parola della fede, toglie dall’anima la macchia del peccato originale, restituendole lo splendore della grazia santificante? Tutti i sette sacramenti istituiti da Cristo sono sorgive zampillanti di acqua viva per la nostra rinascita e crescita in Lui. Settebagni può allora significare sette fonti d’acqua, che ricordano costantemente la grande possibilità offerta ai credenti di attingere ai sacramenti, sorgenti misteriose ed inesauribili di salvezza per crescere nella santità, nella comunione e nell’amore secondo il disegno di Dio.

4. Possa essere così per tutti voi, carissimi fratelli e sorelle, che saluto con affetto. Saluto e ringrazio innanzitutto il Cardinale Vicario Camillo Ruini, insieme col Vescovo di settore, Mons. Enzo Dieci. Rivolgo, poi, il mio grato pensiero al Parroco, Padre Francesco D’Angeli, e agli altri Padri Francescani suoi collaboratori. Unisco nel ricordo gli Istituti di vita consacrata operanti in parrocchia, le associazioni e i movimenti apostolici e tutti coloro che lavorano attivamente all’interno della vostra Comunità. Penso con singolare cordialità ai bambini, ai giovani, alle famiglie, agli anziani, ai malati: a tutti assicuro la mia solidale e beneaugurante preghiera. Il Signore vi sostenga nei vostri buoni propositi, che so generosi e pieni di ardore missionario. Non sono certo né pochi, né piccoli i problemi presenti anche in questo vostro quartiere della cintura periferica romana, dove occorrerebbero strutture sociali più adeguate e servizi maggiormente rispondenti alle necessità di una zona radicalmente e profondamente mutata. Giustamente voi vi preoccupate dei giovani, ai quali intendete offrire, mediante opportune attrezzature sportive, uno spazio di incontro e di serena maturazione umana e religiosa accanto alla vostra parrocchia. Inoltre, è vostra costante cura creare un clima di accoglienza che, bandendo l’emarginazione, promuova la cultura della solidarietà. Molto state facendo e molto avete in animo di realizzare. Continuate a lavorare uniti. Tutto operate al servizio della nuova evangelizzazione. A ciò vi invita il Sinodo Diocesano e l’approssimarsi dell’anno duemila, grande Giubileo della fede, tappa importante pure per il cammino della vostra famiglia parrocchiale.

5. Camminate uniti! “Vi esorto, fratelli – ripete oggi l’Apostolo – ad essere tutti unanimi”, superando la tentazione della divisione e dell’incomprensione. La grazia è sostegno alla nostra umana limitatezza e debolezza. Con l’aiuto di Dio possiamo raggiungere ciò che, da sola, la fragile natura dell’uomo non riesce ad ottenere: possiamo cioè rispondere appieno a quanto Gesù ci chiede. Occorre mettere in pratica l’esortazione poc’anzi ascoltata da san Paolo: “Non vi siano divisioni tra voi, ma siate in perfetta unione di pensiero e di intenti” (1 Cor 1, 10). Durante l’Ultima Cena, Gesù ha chiesto al Padre che i suoi discepoli siano “una cosa sola”, come Egli e il Padre sono una cosa sola. Essere una cosa sola! Avere la stessa fede; volersi bene nel Signore, aiutandosi e servendosi reciprocamente, fino a perdonarsi l’un l’altro le offese per amore di Gesù, fino a pregare per i nemici e a beneficiarli con una grande carità. Ecco ciò a cui il Vangelo ci chiama. Fratelli e sorelle carissimi, lo Spirito Santo vi aiuti ad essere cristiani autentici, che poggiano la loro speranza sulla croce di Cristo: testimoni ed apostoli del Signore, che diventano “segno di salvezza e di speranza per tutti coloro che dalle tenebre anelano alla luce” (dalla Colletta).

6. Unisci, Signore questa comunità nel vincolo del tuo amore! Così vogliamo ora pregare insieme con l’intera cristianità che in questi giorni celebra la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. La famiglia dei credenti ha subito, lungo i secoli, lacerazioni e divisioni profonde che costituiscono un grave ostacolo sulla via dell’evangelizzazione. Quanto vorremmo poter finalmente godere in pienezza della verità e della grazia lasciateci in eredità dal nostro comune Signore! Il traguardo dell’unità è la nostra aspirazione: è la nostra ardente e incessante invocazione. Ci illumini lo Spirito Santo arricchendo i nostri poveri sforzi con la potenza della sua grazia. È quanto intendiamo domandare insieme, quest’oggi, nel corso di questa Visita pastorale alla vostra parrocchia, a conclusione ormai della “Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani”. Sappiamo, però, che l’unità non può che scaturire da una reale adesione alla verità tutta intera. L’unità è dono, frutto dello Spirito che riconcilia e rinnova.

7. Lasciamo risuonare nel nostro spirito l’invito di Cristo: “Convertitevi perché il Regno dei Cieli è vicino”. Convertitevi! Avvertiamo l’urgenza di aderire con tutta l’anima al Vangelo! Apriamo il cuore al Signore: egli ha spezzato il giogo che opprimeva il suo popolo, “la sbarra che gravava le sue spalle e il bastone del suo aguzzino” (Is 9, 2). Gesù è “nostra luce e nostra salvezza”. “Spera nel Signore, sii forte”. Amen.

 

© Copyright 1993 - Libreria Editrice Vaticana

 

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