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VIAGGIO PASTORALE IN BENIN, UGANDA E KHARTOUM

SANTA MESSA NELLO STADIO COMUNALE

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Parakou (Benin) - Giovedì, 4 febbraio 1993

 

1. “Perché siano perfetti nell’unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me” (Gv 17, 23). Con queste parole, Cristo ha pregato il Padre, in un’ora dolorosa della sua vita terrena, prima di essere offerto in sacrificio per il genere umano. Nella sua preghiera sacerdotale, egli ha ferventemente chiesto che l’unità dei suoi discepoli con lui e con il Padre porti gli uomini a credere, e a comprendere che sono amati da Dio. Cari fratelli e sorelle, sono felicissimo, nel secondo giorno della mia visita nel Benin, di essere arrivato da voi. Vi esprimo tutta la mia gioia di incontrarvi sulla vostra stessa terra e di celebrare con voi la messa dell’unità in questa città di Parakou, nel Benin settentrionale.

Saluto con tutto il mio cuore il vostro Vescovo, Monsignor Nestor Assogba, e lo ringrazio vivamente per le parole di benvenuto che mi ha rivolto. Saluto il mio più vicino collaboratore del Benin a Roma, il Cardinal Bernardin Gantin, come anche i Cardinali e i Vescovi qui presenti. Rivolgo i miei saluti amichevoli ai sacerdoti, ai religiosi, alle religiose, ai catechisti e a tutti i fedeli delle diocesi di Parakou e di Natitingou. Ed esprimo tutta la mia affettuosa simpatia ai fedeli del Togo, venuti da Sokodé, con l’Amministratore diocesano, e da Dapango. Alle Autorità che hanno voluto partecipare a questa cerimonia liturgica, presento i miei deferenti saluti e li ringrazio della loro presenza. Saluto anche cordialmente le persone che appartengono ad altre famiglie spirituali e che, in segno di amicizia, prendono parte a questa festa dei cattolici della regione. Fratelli e sorelle, la magnifica assemblea che voi costituite in questo momento intorno all’altare è un’immagine dell’unità che Nostro Signore Gesù Cristo desidera stabilire con gli uomini. Il Vangelo non ci dice forse che egli ha versato il suo sangue sulla Croce “per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi”? (Gv 11, 52) Apriamo dunque i nostri cuori al messaggio che Dio ci manda nel corso di questa celebrazione eucaristica, al fine di costruire insieme nel modo migliore una famiglia unita sotto lo sguardo di Dio! Esistono dei progetti la cui realizzazione non sembra alla portata dell’uomo: l’unità è uno di questi, ma il profeta Ezechiele ci fornisce la straordinaria certezza che nelle mani onnipotenti di Dio, ciò che è separato può essere unito: “diventeranno una cosa sola in mano mia” (Ez 37, 19).

2. Abbiamo udito San Paolo parlare dei gruppi che ostacolavano l’unità dei cristiani di Corinto. Secondo l’Apostolo, i membri della comunità sono divisi, poiché non hanno compreso la vera sapienza di Cristo, che è stata data loro: “perché in lui siete stati arricchiti di tutti i doni, quelli della parola e quelli della scienza” (1 Cor 1, 5). Infatti, il primo passo verso l’unità è l’accoglienza del messaggio di Cristo con la necessaria conversione del cuore che essa comporta. Ecco perché mi rallegro che le popolazioni del Benin settentrionale conoscano sempre di più il Signore Gesù, “la Via, la Verità e la Vita” (Gv 14, 6) e che esse aprano il loro cuore alla Buona Novella.

Cari fratelli e sorelle, vi esorto a proseguire in questa direzione, a sviluppare tutte le energie del vostro battesimo, sotto la guida dei vostri Pastori. Nel prolungamento della festa della Presentazione del Signore, che abbiamo celebrato l’altro ieri, vi auguro di accogliere sempre più Cristo come la vera luce delle nazioni, come il messaggero che ci rivela l’Alleanza eterna d’amore stabilita tra Dio e il suo popolo. Sull’esempio di Simeone e di Anna, continuate ad andare anche voi incontro al Signore, per poi diffondere intorno a voi la luce di Dio. Nella suprema preghiera che Gesù rivolge al Padre per i suoi, dichiara: “Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo” (Gv 17, 3), e, più avanti, aggiunge: “Io ho dato a loro la tua parola” (Gv 17, 14). Spetta a noi, adesso, accogliere questa parola, sorgente di vita e fonte di gioia: “dico queste cose mentre sono ancora nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia” (Gv 17, 13).

3. Ai giovani che mi ascoltano e che vogliono dare un senso alla loro vita, io dico: ascoltate le parole di Gesù. Troverete nel Vangelo delle regole di vita per realizzare la vostra personalità appoggiandovi a convinzioni solide e illuminanti: la convinzione che Gesù fissa il suo sguardo su di voi e vi ama; la convinzione che avete ricevuto da Dio dei talenti da far fruttare e che avete un vostro ruolo da svolgere nell’edificazione della Chiesa nel Benin e nello sviluppo della società di questo Paese. Meditando sui gesti e sulle parole di Cristo, voi imparerete a crescere nella fede, ovvero a illuminare il vostro pensiero attraverso il pensiero di Cristo; imparerete a crescere nella speranza, ovvero ad accordare la vostra volontà con la volontà di Cristo e a cercare ciò che egli ha preparato per voi; imparerete a crescere nella carità, ovvero ad amare come Cristo ama, di un amore che sgorga dall’amore sparso nei vostri cuori nel battesimo tramite lo Spirito Santo, di un amore interiorizzato. Cari giovani, mi auguro che mettendovi all’ascolto di Cristo voi impariate a diventare degli uomini e delle donne responsabili. Infatti, non si potrebbe forse affermare che l’ambiente sociale africano tenda talvolta a dissolvere le responsabilità individuali in una mentalità di gruppo? Per un maggiore progresso, è necessario che si sviluppi un’autentica coscienza personale. Affinché nasca il senso del dovere, bisogna che ognuno, a livello individuale, sia in grado di rispondere delle sue azioni e sappia chiaramente quello che bisogna o non bisogna fare. Sull’esempio di Cristo, che ha voluto essere riconosciuto come il figlio del falegname, amate lo sforzo e il lavoro. Lottate contro il parassitismo di cui la società africana è spesso vittima oggi. Assumetevi le vostre responsabilità con fiducia e coraggio.

Infine, non abbiate paura. Sappiate che, grazie alla vostra fede cristiana, appartenete ad un popolo vittorioso: “E chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio?” (1 Gv 5, 5). La paura è un sentimento che paralizza, che riduce la capacità d’iniziativa e che impedisce di diventare responsabili. Per dominare questa paura, bisogna che si instauri un clima di libertà in cui ognuno possa realizzarsi ed esprimere tutta la sua creatività. Ebbene, per l’appunto, Cristo è venuto per liberarci. Ancora una volta, aprite i vostri cuori al suo messaggio al fine di diventare degli uomini liberi!

4. Dio vuole la salvezza di tutti gli uomini. In modo misterioso ma reale, egli è presente in tutti. L’umanità forma una sola famiglia, poiché tutti gli esseri umani sono stati creati da Dio a sua immagine. Tutti hanno un destino comune, dal momento che sono chiamati a trovare in Dio la pienezza della vita. Vi è dunque tra gli uomini, nonostante le differenze di credo, un mistero di unità, di cui i cristiani sono ben consapevoli.

Affinché si realizzi pienamente il mistero di unità e affinché veda la luce la “perfetta armonia di pensiero e di sentimenti” di cui parla San Paolo, i cristiani devono entrare con tutti nel dialogo di salvezza che Dio offre al mondo nel corso dei secoli e che la Chiesa persegue, fedele all’iniziativa divina.

Per voi che mi ascoltate, il dialogo che dovete cercare è quello della vita quotidiana, in cui ognuno si sforza di coltivare uno spirito di buon vicinato condividendo le gioie e i dolori, i problemi e le preoccupazioni comuni. Questo dialogo è fondamentale: esso richiede un atteggiamento equilibrato, delle convinzioni religiose profonde ed un’apertura alla verità.

5. In questo stesso spirito di ricerca di unità e di dialogo, vorrei salutare in modo particolare i monaci e le monache della diocesi di Parakou. Attraverso la loro vita comune, portata avanti ogni giorno con perseveranza tra le mura del monastero e in compagnia di fratelli o di sorelle venuti da orizzonti diversi, essi offrono un esempio di unità e di dialogo. La vita monastica costituisce una grande forza spirituale per una Chiesa particolare. A quanti cercano di sviluppare pienamente i doni del loro battesimo, essa offre i mezzi per promuovere un’autentica vita spirituale e per diffondere il Vangelo testimoniando l’assoluto, la grandezza e l’attrazione di Dio. Conosco la vitalità delle comunità monastiche di questa diocesi di cui una si è già estesa oltre il Benin e le esorto a diventare sempre più delle scuole in cui si apprenda il servizio del Signore. In vista dell’Assemblea speciale del Sinodo dei Vescovi per l’Africa, esorto le comunità monastiche a dare il loro contributo, in particolare nel campo dell’inculturazione. Infatti, i monasteri possono essere dei centri di inculturazione nel senso che la vita comune tra persone con patrimoni culturali diversi obbliga a dare la priorità ai valori essenziali e autentici, per approfondire l’unità di tutti.

6. Cristo, per esprimere l’unità dei cristiani con lui e per farla crescere, ha lasciato alla sua Chiesa il sacramento dell’Eucaristia:“il nostro salvatore nell’ultima cena, la notte in cui veniva tradito, istituì il sacrificio eucaristico del suo corpo e del suo sangue, col quale perpetuare nei secoli, fino al suo ritorno, il sacrificio della croce, e per affidare così alla diletta sposa, la Chiesa, il memoriale della sua morte e risurrezione: sacramento di pietà, segno di unità, vincolo di carità, convito pasquale, nel quale si riceve Cristo, l’anima viene ricolmata di grazia e viene dato il pegno della gloria futura”. Vi ho appena citato alcune importanti parole del Concilio Vaticano II (Sacrosanctum Concilium, 47). L’Eucaristia fa la Chiesa. Essa unisce i fedeli a Cristo e Cristo unisce tutti i fedeli nel suo Corpo. Nel battesimo, siamo stati chiamati a non costituire che un solo corpo. Nell’Eucaristia, l’incorporazione in Cristo si rinnova e si approfondisce: “Il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo? Poiché c’è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell’unico pane” (1 Cor 10, 16-17). Fratelli e sorelle, sono particolarmente lieto di celebrare con voi questo grande mistero dell’Eucaristia, come amo fare in ognuna delle mie visite pastorali. Al momento della consacrazione, con i concelebranti pronuncerò di nuovo le parole di Cristo circa il pane: “Questo è il mio corpo”. Che noi possiamo partecipare a questa messa, come a ogni messa, in una comunione con Cristo e con i nostri fratelli tale che il Signore possa guardare la nostra assemblea ecclesiale e dire: “Questo è il mio corpo”, poiché la Chiesa è il corpo mistico di Cristo!

7. Chiediamo insieme a Cristo di benedire le iniziative di Evangelizzazione nella diocesi di Parakou e in tutto il Benin del nord. Chiediamogli di assistere sacerdoti, religiosi, religiose, catechisti e fedeli laici affinché siano degli evangelizzatori dinamici ed efficaci. Chiediamogli di mandare il suo Spirito d’unità su tutte le comunità ecclesiali “perché il mondo creda” (Gv 17, 21). Chiediamogli infine, con l’intercessione della Vergine Maria, di far risplendere nel cuore di tutti gli abitanti del Benin, la “luce che si rivela alle nazioni” affinché, conoscendo Cristo in maniera sempre più approfondita, essi sappiano che tutti loro sono amati da Dio: “Perché siano perfetti nell’unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me” (Gv 17, 23).

La Provvidenza sia con voi!

Ringraziamo Dio!

Ringraziamo Maria!

 

© Copyright 1993 - Libreria Editrice Vaticana

 

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