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CELEBRAZIONE EUCARISTICA
NELLA BASILICA DI SANTA SABINA ALL’AVENTINO

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Mercoledì delle Ceneri, 24 febbraio 1993

 

1. “Memento, quia pulvis es et in pulverem reverteris”. “Convertitevi e credete al Vangelo”. Sono questi i due richiami per la Quaresima che troviamo nell’odierna liturgia: uno tratto dal libro della Genesi (cf. Gen 3, 19), l’altro dal Vangelo (cf. Mc 1, 15). Con il primo è collegato strettamente il rito liturgico dell’imposizione delle ceneri: le ceneri ricordano che ciascuno di noi “da polvere è stato tratto e in polvere tornerà”. Alla soglia della Quaresima, lo stesso rito fa riferimento anche al secondo richiamo, come è ben indicato nella Lettera dell’apostolo Paolo poc’anzi proclamata: “Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!” (2 Cor 6, 2). L’ammonimento sulla morte non è il solo a costituire il contenuto del messaggio quaresimale. La Chiesa, pur segnata dal limite della morte, vive nella prospettiva della risurrezione e della vita. Sì, la Quaresima rinnova questo austero “memento” sulla morte, ma lo fa per spingerci ad andare incontro alla Vita che vince la morte in modo completo e per sempre.

2. “Tibi soli peccavi... et malum coram te feci...” (Sal 51, 6). Così si rivolge a Dio il re Davide, consapevole della gravità del suo peccato. Quanto profonda è la semplicità di queste parole: la semplicità della coscienza, la semplicità della verità! Ma l’uomo moderno questa semplicità non l’ha forse persa? Non ha forse cercato freneticamente nel corso della storia – e sta tuttora cercando – di cancellare la categoria del peccato dal suo pensiero e dalla sua vita? Cerca in diversi modi di non chiamare più male il male, e bene il bene. Viene alla mente quanto nel libro della Genesi ha preceduto questa parola di Dio concernente la morte dell’uomo: “Polvere tu sei e in polvere tornerai” (Gen 3, 19). Prima viene proferita un’altra parola: “Diventerete come Dio” (cf. Gen 3, 5), ed è parola di colui che è chiamato “il padre della menzogna” (Gv 8, 44).

3. “Credete al Vangelo...” (Mc 1, 15). Il Vangelo costituisce un’universale e pressante chiamata al bene, chiamata che nessun altro messaggio ha espresso in maniera più completa. Anche il brano odierno, tratto dal Vangelo secondo Matteo, ripropone in modo significativo tale chiamata. Fare il bene per il bene stesso e non “per essere visti” dagli altri. L’uomo contemporaneo sembra particolarmente sensibile a questa esigenza di trasparenza e di autenticità di vita: fare il bene per il bene, in maniera gratuita. Certamente, “il Padre che è nei cieli” vede il bene multiforme realizzato da tante persone dei nostri tempi. E pure quando esse “non vogliono essere viste dagli uomini”, il mondo riconosce il bene da loro compiuto e ad esso fa riferimento. Sembra averne un enorme bisogno, ne ha bisogno probabilmente per equilibrare il male che troppo spesso appare dominante. L’Apostolo ha detto: “Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male” (Rm 12, 21). Siamo immersi in una lotta spirituale: il bene è alle prese con il male. Non si può nascondere questo fatto. Non bisogna mai abbassare la guardia. Occorre vivere nella verità. I credenti sono chiamati a vivere nella verità e pertanto non possono nascondere la realtà di così radicale contrapposizione.

4. E la piena verità è questa: “Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore, perché noi potessimo diventare per mezzo di lui giustizia di Dio” (2 Cor 5, 21). Ecco, quindi, la Quaresima come tempo di salvezza. Al di sopra del peccato e dell’umana giustizia trionfa la “giustizia di Dio”, rivelataci in Cristo crocifisso e risorto. Nell’annuncio, carico di speranza, della giustizia divina che redime l’umanità dal male e dal peccato ci viene dischiusa la dimensione integrale e definitiva dell’esistenza e della morte dell’uomo. L’austero itinerario quaresimale, che con questa celebrazione ha inizio, serva pertanto a farci camminare fiduciosi verso il Signore della vita immortale: lo incontreremo, rinnovati a immagine del Signore risorto, nel mistero della Pasqua. Nella sua morte e risurrezione proclameremo e celebreremo la nostra completa salvezza.

“Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria”! Amen!

 

© Copyright 1993 - Libreria Editrice Vaticana

 

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