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XXX GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA PER LE VOCAZIONI
E ORDINAZIONE SACERDOTALE DI 29 DIACONI

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 2 maggio 1993

 

1. “Io sono la porta delle pecore” (Gv 10, 7). La liturgia pasquale del Buon Pastore si esprime con due immagini, che si completano a vicenda. Quella del Pastore, innanzitutto. Cristo dice di se stesso: “Io sono il buon pastore” (Gv 10, 11). Sia il Salmo responsoriale che il brano della prima Lettera di San Pietro sviluppano appunto questa immagine liturgica: il Buon Pastore guida il suo gregge ai pascoli erbosi, si prodiga perché le pecore abbiano il cibo e la bevanda nel momento giusto, le custodisce nei luoghi pericolosi, le difende davanti al nemico. In particolare il Pastore buono è disposto anche ad offrire la vita per le pecore. Proprio su questo pensiero si sofferma la prima Lettera di Pietro. Essa parla delle sofferenze di Cristo, che “portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, perché, non vivendo più per il peccato, vivessimo per la giustizia; dalle sue piaghe siete stati guariti” (1 Pt 2, 24-25).

2. E proprio qui entra nell’insieme del pensiero della liturgia la seconda immagine: quella di Cristo “porta delle pecore”. Il Buon Pastore non solo guida il suo gregge, invitandolo a seguire le sue orme (cf. Gv 10, 4) Egli lo introduce pure attraverso la porta. C’è dunque un luogo che funge da rifugio per il gregge. È una specie di riparo, dove le pecore dimorano e riposano dopo le fatiche del cammino. Il Buon Pastore non solo le introduce in questo rifugio. Lui stesso è la porta. Cristo dice: “Io sono la porta delle pecore... se uno entra attraverso di me, sarà salvo” (Gv 10, 7; 9). “Salvo”, cioè avrà la vita e l’avrà in abbondanza (cf. Gv 10, 10). Cristo, Buon Pastore, è diventato la porta della salvezza dell’umanità, perché “ha portato i nostri peccati... sul legno della croce” (1 Pt 2, 24).

3. Gli ascoltatori di Pietro apostolo nel giorno di Pentecoste chiedevano soprattutto della Porta attraverso cui passare per arrivare alla salvezza. La domanda era: “Che cosa dobbiamo fare, fratelli?” (At 2, 37). E la risposta di Pietro: “Pentitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per la remissione dei vostri peccati” (At 2, 38). È, dunque, chiaro: entrare attraverso la porta che è Cristo significa: convertirsi. Convertirsi, a sua volta, significa: ricevere il battesimo. Il battesimo è la porta della Chiesa. Attraverso questa porta l’uomo viene introdotto nella salvezza acquistata col sangue di Cristo. Cristo ha istituito il battesimo. Lui stesso – Crocifisso e Risorto – è la porta della salvezza degli uomini per mezzo del battesimo. Nel battesimo riceviamo in dono lo Spirito Santo. Quando gli uomini, che senza loro colpa ignorano questo cammino di salvezza e questa Porta, ricevono anch’essi lo Spirito Santo, anche allora Cristo rimane per essi la Porta. Sotto il cielo, infatti, in nessun altro c’è salvezza (cf. At 4, 12). Cristo è l’unico mediatore tra Dio e gli uomini.

4. Oggi, nella Basilica di San Pietro, ricevono l’ordinazione sacerdotale i diaconi della Chiesa che è in Roma. In questa Roma, in cui, all’inizio della lunga serie di pastori e vescovi si trova Pietro, apostolo di Cristo, suo testimone fino all’effusione del sangue. È stato lui, per primo, a convertire le “pecore erranti” del mondo antico al Cristo “Pastore e Guardiano delle anime” (cf. 1 Pt 2, 25). Venite ordinati, figli carissimi, nell’anno in cui giunge a conclusione il Sinodo diocesano di Roma: quel Sinodo del cui insegnamento e del cui spirito di comunione e di missione siete chiamati a farvi interpreti e servitori fedeli. In questo eloquente contesto sinodale il dono dello Spirito Santo, che vi configura a Cristo Buon Pastore, vi dia la forza di essere in mezzo ai vostri fratelli annunciatori e testimoni credibili del Vangelo, parola di verità e di vita: vi aspetta questa città di Roma, che vuole ricevere Cristo attraverso il vostro ministero, vi aspetta il vasto mondo che a questa città è misteriosamente legato. Il Pontificio Seminario Romano, il Seminario Redemptoris Mater e il Centro di formazione presbiterale presso il Santuario della Madonna del Divino Amore, dove avete ricevuto la vostra formazione, oggi gioiscono con voi e con voi rendono grazie a Dio, riuniti in questa Basilica insieme a coloro che, per legami di sangue, di amicizia e di appartenenza ecclesiale, hanno percorso vicino a voi il cammino che vi ha condotti al presbiterato. La grazia di questo giorno ridondi anche sui vostri Seminari, sulle vostre famiglie, sui vostri amici e su tutta la Chiesa di Dio che è in Roma.

5. Cari sacerdoti novelli! L’imposizione delle mani e la preghiera di Colui che, a Roma, è indegno successore di Pietro, vi trasmettono la grazia e il carattere sacramentale del sacerdozio ministeriale. Ogni Vescovo compie il suo ministero come “vicarius Christi”. Il Vescovo di Roma, nella storia, era anche chiamato “vicarius Petri”. Ricevendo l’ordinazione, meditate profondamente sul mistero del Pastore, che è Porta delle pecore, perché sempre più diventiate degni del tesoro che vi viene affidato.

Colui che ha iniziato in voi questa opera buona, la porti anche al suo compimento. Amen!

 

© Copyright 1993 - Libreria Editrice Vaticana

 

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