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XXVII GIORNATA MONDIALE DELLA PACE

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Solennità di Maria Santissima Madre di Dio
Basilica Vaticana - Martedì, 1° gennaio 1994

 

1. Cari fratelli e sorelle, carissimi “Pueri Cantores”, sia lodato Gesù Cristo. “Pueri Cantores”, voi siete venuti in questo primo giorno dell’anno 1994 per cantare, e cantando implorare da Dio una benedizione per tutti voi, per le vostre famiglie, per i vostri popoli, per tutto il mondo. Siete venuti, carissimi, per implorare la pace per il nostro continente, per tutti i continenti del mondo. Che il Signore sia con voi e sia con noi attraverso i vostri bellissimi canti. Passiamo alla meditazione della Parola di Dio.

Dio mandò il suo Figlio, nato da donna . . .” (Gal 4, 4).

Queste parole della Lettera ai Galati si riferiscono al mistero del Natale. È giusto perciò leggerle nel giorno che chiude l’ottava di questa grande solennità, giorno dedicato alla Maternità di Maria: “Theotokos”, Madre di Dio.

È lei la Vergine di cui parla san Paolo; è ancora lei la donna di Cana di Galilea, di cui riferisce il Vangelo di Giovanni ed è infine lei la madre presente ai piedi della Croce insieme con l’Apostolo prediletto.

2. Dio ha mandato il suo Figlio “perché ricevessimo l’adozione a figli” (Gal 4, 5). Nella notte di Betlemme, Egli provvede alla nascita umana del Verbo mediante la libera collaborazione della Vergine, affinché si compia, in armonia col suo eterno disegno, ciò a cui aspira il cuore dell’uomo: poter rivolgersi a Dio chiamandolo col nome di Padre. Soltanto un figlio può dire a Dio: “Abbà, Padre!” (Gal 4, 6).

È dunque Dio stesso a volere che noi siamo simili a Lui, “figli nel Figlio”, che siamo “come Dio” (cf. Ef 1, 5). Tale originaria aspirazione dell’uomo è stata però distorta fin dall’inizio, diventando il tema della tentazione posta in atto dallo spirito del male.

Come è eloquente quanto san Paolo scrive nel seguito della Lettera ai Galati: “E che voi siete figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre!” (Gal 4, 6). C’era bisogno di questo doppio invio - quello del Figlio e quello dello Spirito Santo - per realizzare l’intima aspirazione dell’uomo alla comunicazione con Dio. C’era bisogno del Natale! Bisognava che il Figlio eterno fosse concepito per opera dello Spirito Santo e, divenuto uomo, nascesse nella notte di Natale come Figlio di Maria.

3. Nel corso dell’ottava di Natale abbiamo riflettuto su questo e continuiamo a riflettervi ancora oggi in riferimento a Maria. San Luca scrive: “Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore” (Lc 2, 19). Non poteva non meditarle! Quale donna avrebbe potuto dimenticare il saluto dell’angelo?

Con tale saluto l’eterno Padre costituisce Maria Madre del suo Figlio: “Ecco concepirai un Figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù” (Lc 1, 31). Maria, essendo vergine e desiderando rimanerlo, domanda in che modo ciò potrà verificarsi. “Lo Spirito Santo scenderà su di te, - è la risposta dell’angelo - su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio” (Lc 1, 35). Questa parola Maria ricorderà, meditandola nel suo cuore durante tutta la sua vita, durante tutta l’eternità. Oggi celebriamo anche questa eternità di Maria, Theotokos. Capirà così sempre meglio il mistero dell’incarnazione del Verbo di Dio, fattosi uomo nel suo seno verginale.

4. Avvenimento senza precedenti nella storia dell’umanità è il Natale, punto decisivo della storia della salvezza. La prodigiosa maternità di Maria appartiene a questo mistero: giustamente, pertanto, la celebriamo nel giorno ottavo del Natale.

Oggi, poi, ricordiamo un grande momento della storia della Chiesa antica, il Concilio di Efeso, nel quale fu autorevolmente definita la divina maternità della Vergine: Maria è Madre non soltanto della natura umana di Cristo, come affermava Nestorio, bensì vera Madre di Dio, poiché Colui che ha generato è l’unigenito Figlio di Dio. La verità sulla divina maternità di Maria trovò eco a Roma dove, poco dopo, fu costruita la Basilica di Santa Maria Maggiore, il primo santuario mariano di Roma e dell’intero Occidente, nel quale si venera l’immagine della Madre di Dio - la “Theotokos” - con il bel titolo di “Salus populi romani”.

5. “Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore” (Lc 2, 19). Erano cose della massima importanza: per lei come pure per noi! Per tutta la vita Maria avrebbe continuato a ricordare gli eventi attraverso i quali Iddio la conduceva. Ricordava la notte di Natale, la grande premura di Giuseppe, avvertito da Dio del pericolo incombente sul Bambino, la fuga in Egitto. Ricordava anche quanto aveva udito dalla bocca di Simeone, al momento della presentazione del Bambino al Tempio; e le parole di Gesù, appena dodicenne, in occasione della prima visita al Tempio: “Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?” (Lc 2, 49). Tutto questo ricordava, meditandolo nel suo cuore. Si può supporre che in seguito ne abbia parlato agli Apostoli ed ai discepoli, a san Luca e a san Giovanni. In questo modo la verità sulla divina maternità trovò il suo posto nei Vangeli.

6. La Madre di Dio - la “Theotokos” - è diventata così la prima testimone del grande mistero natalizio, del grande mistero pasquale. Prima che gli Apostoli rendessero testimonianza a Cristo crocifisso e risorto, prima che Paolo iniziasse l’evangelizzazione dei pagani, era stata chiamata lei: chiamata ed inviata. La sua testimonianza discreta, materna cammina con la Chiesa sin dalle origini. Ella, Madre di Dio, è anche Madre della Chiesa e, in questa Chiesa, è Madre di tutti gli uomini e di tutti i popoli. Maria è con noi. I suoi santuari testimoniano in ogni angolo della terra la sua mirabile presenza, sensibile alle necessità di ogni uomo, sollecita nel prevenire il male che mette in pericolo non soltanto l’esistenza di individui e di famiglie, ma di intere nazioni.

Non si può spiegare diversamente la presenza della Madonna con le sue discrete esortazioni:

- a Guadalupe in Messico;

- a Jasna Gora in Polonia e in altri Santuari del centro e dell’Est d’Europa;

- a Lourdes ed a Fatima, ed in tanti altri Santuari del mondo, fra i quali quello di Loreto di cui si celebrerà il settimo centenario.

7. “Il Signore faccia brillare il suo volto su di te e ti sia propizio [ . . .] e ti conceda la pace” (Nm 6, 25-26). Ci siamo riuniti nella Basilica di san Pietro il primo giorno dell’Anno Nuovo, perché questa benedizione di pace raggiunga le nazioni del mondo intero.

Per questo è tanto significativa, illustri Signori Ambasciatori presso la Sede Apostolica, l’odierna vostra presenza. Voi siete al servizio della causa della pace e della giustizia nel mondo.

La Chiesa segue le problematiche relative a tali fondamentali valori con particolare premura.

In questa Giornata della Pace saluto cordialmente il Presidente dei Pontifici Consigli “Iustitia et Pax” e “Cor Unum”, l’instancabile Cardinale Roger Etchegaray, e tutti i suoi collaboratori e collaboratrici. Saluto anche il Cardinale Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, il suo Segretario e gli altri collaboratori, all’inizio di questo “Anno della Famiglia”.

Li ringrazio per quanto fanno, perché il ministero petrino a favore della pace e della giustizia possa costantemente sintonizzarsi col ritmo del cuore della Chiesa. Ringrazio il Signor Cardinale Etchegaray in particolare per le sue iniziative, per le visite alle Chiese e Nazioni, specialmente a quelle più travagliate come ultimamente il Burundi. Tale costante sollecitudine consente al Papa di svolgere efficacemente il suo ministero. Si tratta di un servizio d’amore per tutti gli uomini e per tutti i popoli.

Come non raccogliere oggi in un unico, riconoscente abbraccio quanti con generosità aiutano il Papa nel suo servizio? Penso, tra gli altri, ai rappresentanti della Sede Apostolica nelle varie nazioni, ai membri della Curia Romana, del Governatorato della Città del Vaticano e del Vicariato della Diocesi di Roma. Penso anche a quanti generosamente offrono i loro servizi in questa Basilica che si erge sulla Tomba dell’Apostolo Pietro. Sono lieto oggi, come ho già espresso all’inizio, di salutare i Pueri Cantores che con la loro presenza e le loro voci rendono particolarmente solenne questa Messa.

8. “Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna [ . . .] perché ricevessimo l’adozione a figli” (Gal 4, 4-5). All’inizio dell’Anno Nuovo, è necessario ricordarsi che anche questo giorno è compreso nel mistero paolino della “pienezza del tempo”.

Oggi, insieme alla divina maternità di Maria, splende davanti a noi la maternità della Chiesa. La Chiesa, infatti, è Madre e lo diventa sempre nuovamente, fissando lo sguardo su Maria, quale suo archetipo: “Ecclesiae typus”, come dice sant’Ambrogio (S. Ambrosii, Expos. Lc. II,7; PL 15,1635D; cf. Lumen Gentium,  63).

Anche la Chiesa, come Maria, vive profondamente, conserva e medita nel suo cuore i problemi dell’intera famiglia umana.

A Maria accorrono i popoli da ogni angolo della terra. Si rivolgono a lei in modo particolare quanti sono maggiormente provati e tormentati: i popoli dell’Africa, del Terzo mondo, e Nazioni della Penisola Balcanica e del Vicino Oriente.

Tutti guardano a lei: la sua divina maternità è diventata il grande patrimonio dell’umanità. Sotto il suo manto materno si ritrovano in qualche modo anche popoli lontani, che non conoscono il mistero di Gesù Cristo. Molti, pur ignorando il Figlio di Dio, sanno della Vergine Maria e già questo li avvicina in qualche modo al grande Mistero del Natale del Signore. Essi si avvicinano così al cuore della Chiesa, come i pastori a Betlemme, per ritornare, poi, come loro, lodando e glorificando Dio per ogni bene contemplato.

Il Capodanno è giorno di lode singolare a Dio, giorno di grande implorazione per ottenere la divina benedizione sull’anno che incomincia e che la Chiesa, in sintonia con l’iniziativa delle Nazioni Unite, intende celebrare con impegno quale Anno della Famiglia. Per questo la presente Giornata ha come tema: “Dalla famiglia nasce la pace della Famiglia umana”.

Nel corso del nuovo anno il Signore faccia brillare il suo volto su tutte le famiglie e sia loro propizio.

Il Signore ci benedica e ci conceda la pace. Questo imploriamo con il vostro canto, carissimi Pueri Cantores di tanti Paesi del nostro continente e di tutta la terra.

Sia lodato Gesù Cristo.

 

© Copyright 1994 - Libreria Editrice Vaticana

 

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