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GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA PER LA PACE NEI BALCANI

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 23 gennaio 1994

  

1. “Cristo infatti è la nostra pace, colui che ha fatto dei due un popolo solo, abbattendo il muro di separazione che era frammezzo, cioè l’inimicizia” (Ef 2, 14).

Le parole della Lettera agli Efesini circa il muro che separava l’umanità, richiamano alla memoria il muro di Berlino, che per molti anni ha diviso in due blocchi, tra loro contrapposti, il continente europeo. Dopo la sua caduta, avvenuta nel 1989, sembrano però essere sorti nuovi muri a dividere l’Europa, in modo diverso e per altri motivi. Queste moderne barriere, che separano prima di tutto le nazioni, sono, a ben vedere, i nazionalismi. Siamo oggi testimoni dell’ergersi incontrastato di tali divisioni, come avviene nella regione dei Balcani. L’ostilità che divide popoli prima capaci di convivere pacificamente, è divenuta per l’Europa e per il mondo fonte di nuova inquietudine e di manifesto pericolo.

Di fronte a tali minacce l’Apostolo ci invita a rivolgere il pensiero a Cristo. “Egli è la nostra pace” (Ef 2, 14), avendo abbattuto la barriera che separava l’umanità. Paolo ci illumina spiegando che tale barriera era quella esistente tra giudei e pagani: Cristo l’ha abbattuta mediante il sangue versato sulla croce. Per mezzo della Croce Egli ha redento tutti ed ha abbracciato con lo stesso amore ogni nazione e ogni popolo della terra. Ha attirato a sé l’essere umano, l’uomo e la donna, il Giudeo e il Greco, il libero e lo schiavo (cf. Col 3, 11). A Lui dunque ci rivolgiamo quest’oggi, riuniti in questa Basilica di san Pietro, nella Settimana di preghiera per l’Unità dei Cristiani, per implorare la pace nei Balcani, perché cessi definitivamente la guerra, che viene combattuta soprattutto in Bosnia e in Erzegovina.

È una giornata di preghiera che riunisce la Chiesa tutt’intera. Per prepararla si è svolto, ai primi di questo mese, un incontro di studio in Vaticano, dedicato al tema della pace nei Balcani, nello spirito della Giornata Mondiale della Pace. Coloro che vi hanno preso parte si sono sforzati di comprendere i meccanismi della guerra che purtroppo continua, e contemporaneamente hanno cercato una risposta all’interrogativo se, in quale modo e a quali condizioni la pace sia possibile nella ex Jugoslavia. Il Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace ha pubblicato un “appello”, contenente le riflessioni maturate nel corso della riunione ed alle quali vogliamo far riferimento nell’odierna giornata di preghiera.

2. Quella di oggi deve essere, soprattutto, una grande implorazione, che va fatta precedere da un sentito rendimento di grazie. Non dobbiamo forse ringraziare Dio per il fatto che in questo nostro tempo la pace in Europa e nel mondo sia stata sostanzialmente salvaguardata? Se volgendo indietro lo sguardo, consideriamo la dominante preoccupazione degli anni ottanta, non possiamo dimenticare il pericolo allora paventato di una guerra nucleare. Tale conflitto sembrava essere l’inevitabile risultato del confronto di quei due mondi, che il muro di Berlino separava artificialmente nel continente europeo. Come scordarsi la frenetica corsa agli armamenti e la tragica gara nel perfezionamento dei mezzi tecnici di distruzione? Eravamo ben coscienti di come tutto ciò gravasse sulla coscienza non soltanto dell’Europa, ma dell’intera umanità. Nell’Enciclica Sollicitudo rei socialis, pubblicata nel 1988, rilevavo come quei preparativi di guerra, richiedendo enormi risorse da ambo le parti, frenassero in modo determinante il cammino dell’auspicato e giusto progresso, specialmente nei Paesi in via di sviluppo (cf. Giovanni Paolo II, Sollicitudo rei socialis, n. 10).

Iddio nella sua provvidenza sempre vigile e misericordiosa ci ha permesso di evitare il peggio. Ed oggi per questo Gli rendiamo grazie dal profondo del cuore. Nonostante ciò, soffriamo perché nuovi muri sono stati eretti a separare ormai non tanto i sistemi, quanto le singole nazioni, in particolare quelle della ex Jugoslavia. La constatazione delle reciproche ostilità, continuamente fomentate, ci addolora e ci sgomenta. Soffriamo alla vista di tante crudeltà, delle molteplici e gravissime violazioni dei diritti dell’uomo, della distruzione di inestimabili monumenti della civiltà. Ci toccano profondamente gli atti di violenza compiuti nei riguardi delle donne, dei bambini, delle persone anziane e indifese. Per questo, il momento centrale della nostra preghiera è l’implorazione, l’implorazione per la pace.

3. Siamo radunati, carissimi Fratelli e Sorelle, per elevare quest’insistente supplica di pace nell’ambito della Settimana di preghiera per l’Unità dei Cristiani, unendoci ai nostri fratelli nella fede. Così avviene in ogni angolo della terra; così avviene anche in questa nostra Città. Il Vescovo di Roma ringrazia, pertanto, tutti i rappresentanti delle Chiese e delle Comunità cristiane per la loro partecipazione a questa solidale preghiera. Il tradizionale incontro, che di solito si svolge nella Basilica di San Paolo Fuori le Mura, quest’anno avviene nella Basilica di San Pietro. Siamo dunque spiritualmente uniti al grande Apostolo delle genti. Egli, proclamando Cristo, annunziava pace ai lontani e ai vicini (cf. Is 57, 19). Per mezzo di Cristo gli uni e gli altri hanno infatti accesso al Padre nell’unico Spirito (cf. Ef 2, 18).

È Cristo la nostra pace (cf. Ef 2, 14): è Lui che ci ha riconciliati con il Padre; è Lui che, rappacificando l’uomo di tutti i tempi con Dio, ha riconciliato l’umanità, gravata dall’eredità del peccato originale. Assumendo la colpa del primo Adamo, per mezzo della sua morte in croce, Gesù ha cancellato l’antico peccato, e così “laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia” (Rm 5, 20). Il suo sacrificio è il prezzo di questa Pace. Ecco perché il Cristo Risorto, mostrando agli Apostoli le ferite della crocifissione, dice: “Pace a voi” (Gv 20, 21). Aggiunge poi: “Ricevete lo Spirito Santo” (Gv 20, 22), quello Spirito d’Amore che Egli può donare a seguito della nostra riconciliazione con il Padre, operata mediante la sua Croce.

In questa dimensione, Cristo è veramente la nostra pace, pace universale. Il cristianesimo è la religione della pace universale. La sua missione è di unire in Cristo gli uomini, rendendoli consapevoli di essere tra loro fratelli e sorelle, perché in Lui sono figli adottivi dell’unico Padre che è nei cieli. Questa verità giudica ogni forma di odio, di ostilità, di crudeltà esistente tra uomini e nazioni. Questa verità costituisce un incessante appello alla pace sulla terra.

Pace agli uomini di buona volontà! Quest’annuncio risuonò nella notte di Betlemme. La pace è il vero bene dell’umanità, l’espressione del compiacimento che Dio trova nell’uomo sin dall’inizio, da quando lo creò maschio e femmina, affidandogli l’intero mondo visibile. Ma tale pace è condizionata anche dalla buona volontà degli uomini. L’oggetto della nostra implorazione di oggi è proprio questa buona volontà. La imploriamo per tutti: per i politici e per i generali che stanno a capo degli eserciti, per i governanti e per i rappresentanti delle istanze internazionali, per i ministri e i responsabili delle organizzazioni umanitarie che si prendono tanta cura dei prigionieri e dei profughi; per quanti recano aiuto medico e sostegno caritativo.

4. Carissimi, oggi preghiamo anche per l’unità dei cristiani ancora divisi fra di loro. Gli eventi bellici nei Balcani non soltanto hanno intaccato la stabile intesa delle nazioni, ma hanno anche leso la serena convivenza delle religioni. Il conflitto nel territorio della ex Jugoslavia, e specialmente nella Bosnia-Erzegovina, non è certo una guerra di religione, come non lo sono gli eventi nell’Irlanda del Nord. Ciò va sottolineato con franchezza, aggiungendo, tuttavia, che le popolazioni coinvolte appartengono a Chiese e religioni differenti. Lo scontro essenzialmente politico tra gruppi e nazioni può allora essere facilmente interpretato come una battaglia fra credenze diverse. In presenza di un orientamento nazionalistico, l’appartenenza religiosa o confessionale rischia di costituire un’ulteriore motivazione di ostilità e di odio.

Tutto questo è certamente contrario a Cristo, che mediante la Croce ha invece riconciliato e redento tutti. Gesù, la vigilia della sua morte, ha elevato una supplica accorata per l’unità di coloro che avrebbero creduto in Lui: “Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola” (Gv 17, 21). Le parole della preghiera sacerdotale del Redentore ci uniscono quest’oggi in modo speciale. Esse costituiscono per noi la sfida incessante che da qualche tempo i cristiani avvertono in modo più vivo e drammatico. Sperimentiamo tutti con emozione accresciuta l’eloquenza di queste parole nella prospettiva dell’anno 2000. Il secondo millennio è stato un periodo di divisioni tra i cristiani dell’Oriente e dell’Occidente. Non siamo noi tenuti a fare ogni sforzo, prima della fine del secolo, affinché venga diminuito e limitato ciò che ci divide, e consolidato ed esteso quanto ci unisce?

5. Il 1993 è stato contrassegnato da non pochi ed incoraggianti progressi nel difficile cammino dell’unità dei cristiani. Consapevoli delle divisioni che ancora purtroppo perdurano, i discepoli di Cristo cercano di aprirsi gli uni agli altri e di convergere in iniziative conformi alla volontà del divin Redentore.

La scorsa estate si è tenuta a San Giacomo di Compostella l’assemblea della Commissione “Fede e Costituzione”, che è il dipartimento per le ricerche teologiche del Concilio Ecumenico delle Chiese. I teologi, che vi hanno preso parte, hanno sviluppato una riflessione approfondita sul tema della comunione ecclesiale.

Nello scorso mese di giugno s’è pure riunita la Commissione internazionale di dialogo tra la Chiesa Cattolica e la Chiesa ortodossa. Il confronto è stato utile e, nonostante le difficoltà che permangono, ha alimentato in tutti la speranza di poter giungere alla piena comunione.

In settembre, nel mio viaggio nei Paesi Baltici, ho avuto modo di incontrare personalmente le varie comunità cristiane che abitano quelle terre e di esortarle non soltanto a rispettare le minoranze, ma anche a suscitare tra loro relazioni fraterne e disinteressate.

Il viaggio, che prevedo di compiere nei mesi a venire in Libano per il Sinodo dei Vescovi cattolici, mi permetterà anche di ritrovare i Patriarchi ortodossi di questa regione, che, negli scorsi anni, mi hanno tutti fatto visita a Roma.

Recentemente poi ho appreso con grande gioia l’annuncio che il Patriarca ecumenico intende visitare Roma ed il suo Vescovo l’anno prossimo.

Rendiamo grazie al Signore per lo spirito di carità nel quale si svolgono gli incontri tra i vescovi cattolici e i vescovi anglicani su problemi come sappiamo delicati. Ringraziamo anche per le chiarificazioni significative raggiunte nel dialogo tra cattolici e luterani sulla dottrina della giustificazione. Ciò permette di coltivare fondate speranze di favorevoli sviluppi nell’avvenire.

6. “Pace ai lontani e ai vicini!” (Is 57, 19).

Carissimi, la profezia messianica di Isaia ha trovato eco nella Lettera agli Efesini. “Pace ai lontani e ai vicini, dice il Signore, io li guarirò” . . . “Sono con gli oppressi e gli umiliati, per ravvivare lo spirito degli umili e rianimare il cuore degli oppressi” (Is 57, 19.15).

Su questo sfondo, risuonano in un modo attualissimo le parole del profeta. “Spianate, spianate, preparate la via, rimuovete gli ostacoli sulla via del mio popolo” (Is 57, 14). Sono parole che implicano l’Avvento, un Avvento che continua incessantemente, e durante il quale gli uomini e le nazioni devono intraprendere senza sosta ogni sforzo ordinato alla pace e alla giustizia sulla terra.

Nel discorso della montagna, Cristo proclamò beati gli operatori di pace (cf. Mt 5, 9). Possa la nostra odierna preghiera farsi ispiratrice di opere di pace. Sia Cristo, nostra vera pace, a suggerirci quelle opere che veramente la servono. Ce lo impetri sua Madre, la Regina della pace. Ci accompagni l’intercessione di S. Francesco, patrono dell’incontro di preghiera per la pace, svoltosi ad Assisi lo scorso anno. Ci sostengano con la loro intercessione i Patroni d’Europa san Benedetto e i santi Cirillo e Metodio, come pure santa Brigida di Svezia, sant’Elisabetta d’Ungheria, sant’Edwige della Slesia ed i santi e le sante che ebbero particolari meriti nel favorire la pace tra gli uomini e le nazioni.

Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, dona a noi la pace!

Carissimi fratelli e sorelle, Questa preghiera di oggi è nello stesso tempo un pellegrinaggio. Sì, siamo la Chiesa pellegrinante e siamo in pellegrinaggio. Si può dire che pellegriniamo sulle ginocchia come ho visto tante volte nei Santuari, non solamente nella mia terra ma anche nelle Filippine, in Messico e altrove.

Pellegrinaggio, pellegrinaggio per la pace, pellegrinaggio di preghiera, di implorazione.

Con questo pellegrinaggio noi andiamo, entriamo in queste martoriate terre dei Balcani, da questi nostri fratelli e sorelle che soffrono. Che non si sentano soli e abbandonati: non siete abbandonati, siamo con voi e saremo con voi e sempre più saremo con voi!

Deve vincere la pace in questa terra, nei Balcani, in questa nostra Europa, in tutti i Continenti del mondo. Deve vincere con l’aiuto di Dio! Forse le forze umane si mostrano deboli e insufficienti, ma c’è una forza maggiore, questa di oggi. Questa forza maggiore si deve sempre adoperare di più, perché sia possibile ciò che sembra umanamente impossibile.

Allora il pellegrinaggio, questo pellegrinaggio va in tutto il mondo, va per arrivare ai nostri fratelli e sorelle, cristiani e anche non cristiani in tutto il mondo, a quanti si sono riuniti ad Assisi nel 1986. Questa preghiera va soprattutto verso i nostri fratelli Patriarchi e Vescovi dell’Oriente, verso i nostri fratelli Responsabili delle Chiese e delle Comunità della Riforma in Occidente. Andiamo dappertutto, dappertutto e con tutti imploriamo la pace. Con tutti. A tutti diciamo: fratelli e sorelle, non siamo noi responsabili anche di quelle divisioni!

Se manca a noi l’unità come può il mondo credere? Gesù ha pregato “Ut unum sint . . .” affinché il mondo creda. E questo diventa un esame di coscienza, per il Papa per primo, alla soglia del terzo millennio.

Così si svolge la nostra preghiera per l’unità dei cristiani, oggi, in San Pietro. Di solito si svolgeva in San Paolo un incontro tanto significativo a cui ho sempre attribuito la massima importanza. San Pietro, così diventa ancora più universale.

Vi ringrazio per la vostra preparazione. Questo ringraziamento vorrei estendere a tutto il mondo, a tutte le Chiese che oggi fanno lo stesso. Prega la Chiesa in tutto il mondo, in tutta l’Europa. Ci vuole questo clamore, questo clamore grande che è sempre clamore di Lui. Prega Lui con clamore grande, prega Lui vedendoci così umiliati, così deboli. Prega Lui, Lui è la nostra forza, Lui è la nostra pace. Pregano con Lui e per noi la sua Madre, i nostri Santi, San Pietro e Paolo.

Siamo uniti, siamo in comunione, comunione dei Santi. Non deve diventare questa comunione dei Santi il paradigma della nostra comunione nella fede e nella Chiesa?

Preghiamo noi, Lui prega con noi, che siamo una cosa sola: “come Tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola!”. Amen.

 

© Copyright 1994 - Libreria Editrice Vaticana

        

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