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CELEBRAZIONE EUCARISTICA NELLA BASILICA
ROMANA DI SANTA SABINA ALL'AVENTINO
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO
II
Mercoledì delle Ceneri, 16 febbraio 1994
1. “. . . Segno di contraddizione” (Lc 2, 34).
Segno di contraddizione è la cenere che oggi la Chiesa impone sul
nostro capo. Segno di contraddizione rispetto alla vita e all’immortalità per le
quali l’uomo è stato creato. Il rito delle ceneri vuole dirci: “Polvere tu
sei e in polvere tornerai!” (Gen 3, 19).
Noi, tuttavia, non vogliamo fuggire davanti a questo segno. Anzi, sentiamo
come un intimo bisogno di riviverlo, nella liturgia del Mercoledì delle Ceneri,
perché esso racchiude una fondamentale verità sull’uomo. Mediante il segno che
rappresenta la sua radicale umiliazione da parte della morte, la creatura umana
pronunzia le parole della penitenza ed invoca una radicale purificazione: “Riconosco
la mia colpa . . .
Contro di te, contro te solo ho peccato, quello che è male ai tuoi
occhi, io l’ho fatto” (Sal 51, 5-6).
2. “Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato in
nostro favore” (2 Cor 5, 21).
Celebrando la liturgia delle Ceneri, anche la Chiesa ripete:
“Crea in me, o Dio un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo . .
. Rendimi la gioia di essere salvato” (Sal 51, 12.14).
L’uomo, privato dell’innocenza e sottomesso alla morte, grida a Dio, Datore
della Vita, grida a Colui che è il “Segno di contraddizione”:
contraddici la mia morte,
contraddici il mio peccato!
L’uomo invoca da Dio questo segno, e questo segno gli è dato (cf. Is
7, 14) in Gesù Cristo.
L’odierna Celebrazione ci orienta verso il “grande Segno” della salvezza:
Cristo Crocifisso. Quaranta giorni durerà il tempo della penitenza, della
preghiera, del digiuno, dell’elemosina, che riguardano la sfera spirituale e
quella materiale dell’esistenza, affinché tutti possiamo profondamente penetrare
il senso di questo “Segno”.
Chi sei tu, o Cristo, che, non conoscendo il peccato, hai voluto
diventare “peccato per noi”?
Sì. È necessario che noi chiniamo il capo e, ricevendo la cenere, ci apriamo
al Segno salvifico e redentore che sei Tu, o Cristo Crocifisso e Risorto.
3. “Poenitemini et credite evangelio”.
“Convertitevi e credete al vangelo” (Mc 1, 15).
È questa una chiamata meravigliosa, che reca in sé una forza creatrice.
La Quaresima è tempo di salvezza. È il tempo sospirato, nel quale siamo
chiamati con Cristo a fare ritorno al Padre: a passare alla Vita
attraverso la morte; a passare alla Risurrezione attraverso il morire a noi
stessi.
Siamo chiamati a chiudere la porta del nostro cuore (cf. Mt 6,
6), a sigillarla con cura; e, nello stesso tempo, siamo chiamati ad aprirla, a
spalancarla, per tutti!
La Quaresima è tempo di raccoglimento e di fraternità, di rinuncia e di
generosità.
Ecco, Gesù si reca nel deserto. Andiamo anche noi con Lui! Là, Egli
affronterà il “padre della menzogna” (Gv 8, 44): sbarrerà la strada ad
ogni suo inganno ed aprirà per tutti gli uomini la strada della verità, la
strada che conduce all’unico vero Padre, mediante lo Spirito Santo, sorgente di
Amore e di Vita.
4. Oggi incomincia il tempo di una grande Trasfigurazione, nella quale
ogni contraddizione umana è destinata ad essere superata grazie a Colui che è
Segno fedele ed eterno della divina Misericordia.
O Cristo, Segno di contraddizione per noi peccatori, illuminaci con la tua
Verità!
Donaci la tua salvezza, donaci la tua vittoria! (cf. Sal 118, 25).
© Copyright 1994
- Libreria Editrice Vaticana
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