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RITO DELL'ORDINAZIONE SACERDOTALE
CONFERITA AI DIACONI DELLA CHIESA DI ROMA

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Basilica Vaticana
Solennità di Pentecoste - Domenica, 22 maggio 1994

 

1. “Ricevete lo Spirito Santo” (Gv 20, 22).

Abbiamo già udito queste parole nella Domenica di Pasqua. Le ha pronunciate Cristo, alla sera di quel giorno, entrando nel Cenacolo, dove si trovavano gli Apostoli. Le porte erano chiuse per timore dei Giudei. Ma Gesù entra ugualmente, si ferma nel mezzo e dice agli Apostoli: “Pace a voi!” (Gv 20, 19). E subito dopo mostra loro le mani e il costato. Le ferite della crocifissione erano lì visibili. E proprio in forza di queste ferite, in forza della sua morte e della sua risurrezione, Gesù dice: “Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi” (Gv 20,21). Dopo queste parole, alita sugli Apostoli e dice: “Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi” (Gv 20, 22-23).

Così dunque la liturgia di Pentecoste mette in rilievo la stretta unione tra la discesa dello Spirito Santo e il Mistero pasquale di Gesù Cristo. Ma in quella sera pasquale gli Apostoli rimangono nel Cenacolo. Non escono fuori. Era necessario aspettare cinquanta giorni, affinché la potenza dello Spirito Santo, ricevuto già allora, potesse rivelarsi davanti a Gerusalemme, davanti ai suoi abitanti e ai pellegrini giunti per la festa di Pentecoste.

L’ordinazione sacerdotale, che oggi ricevete, cari diaconi della Chiesa romana, si colloca in linea diretta con quegli eventi. Anche voi udrete tra poco le parole: “Veni Sancte Spiritus”. In queste parole la Chiesa esprime ciò che Cristo dice a voi: “Ricevete lo Spirito Santo”. Si rinnoverà quindi dentro alle vostre anime ciò che è avvenuto in quella sera pasquale ed anche ciò che, nel giorno di Pentecoste, ha ricevuto la sua esteriore espressione. Il sacerdozio è il sacramento, cioè il segno efficace, di una particolare presenza di Cristo quale Pastore e Sposo della Chiesa. Le ordinazioni sacerdotali che essa conferisce sono in stretta unione con l’evento di Pentecoste.

2. Che cosa è successo nel giorno di Pentecoste? La Chiesa ha ricevuto la lingua che le è propria. La lingua materna della Chiesa è quella in cui si esprime la potenza dello Spirito Santo. Nella potenza dello Spirito Santo pronuncerete da oggi le parole di Cristo stesso: “Questo è il mio Corpo”, “Questo è il calice del mio sangue per la nuova ed eterna Alleanza”. Pronuncerete anche le parole: “Ti sono rimessi i peccati” (Mt 9, 5).

Questa è la lingua propria della Chiesa, che le è stata data nel giorno di Pentecoste una volta per sempre. Gli Apostoli ricevettero questa lingua nell’effusione dello Spirito Santo, che li raggiunse col vigore di un vento impetuoso e li segnò con l’ardore di lingue di fuoco. Nella potenza di questo Spirito essi uscirono fuori e cominciarono a parlare. Per primo parlò Pietro. Ed allora accadde una cosa incredibile. La lingua in cui parlavano, lingua materna della Chiesa, si rivelò lingua di tutti coloro che li ascoltavano: la lingua dei Parti, dei Medi, degli Elamiti e degli abitanti della Mesopotamia; la lingua dei Giudei, degli abitanti della Cappadocia, del Ponto e dell’Asia, degli abitanti della Frigia e della Panfilia; degli abitanti dell’Egitto, della Libia vicino a Cirene, degli stranieri di Roma (cf. At 2, 8-13). Era, quindi, la lingua non soltanto degli Ebrei e dei proseliti, ma anche dei Cretesi e degli Arabi. Tutti udirono in quel giorno una nuova lingua - la lingua della Chiesa che nasce dallo Spirito Santo; l’udirono nelle loro proprie lingue. E in queste loro lingue materne furono ad essi annunciate “le grandi opere di Dio”; udirono annunciare che quel Gesù, che poco prima era stato crocifisso, aveva vinto la morte e come vincitore della morte era il Signore.

3. Nel giorno delle Ordinazioni sacerdotali la lingua propria della Chiesa, la lingua dello Spirito Santo, diventa in modo particolare la vostra lingua. Non soltanto durante la celebrazione dell’Eucaristia, non soltanto nel sacramento della Penitenza, ma anche in tutto ciò che serve alla edificazione del Corpo di Cristo, in ogni ministero: nella catechesi, nell’insegnamento dal pulpito e in ogni altro genere di servizio.

Tutti i cristiani conoscono questa lingua dal giorno del Battesimo e poi da quello della Cresima, quando vengono interiormente trasformati da quello stesso Spirito Santo, che per primi hanno ricevuto gli Apostoli di Gesù Cristo. Voi ricevete quella lingua per edificare, insieme con i vostri fratelli e sorelle, la Chiesa che è il Corpo di Cristo, formato da molti membri. Essi, però, tutti insieme, grazie allo Spirito Santo, costituiscono un solo Corpo. La molteplicità diventa unità, e l’unità in certo senso plasma la molteplicità e si arricchisce in essa.

Voi dovete essere i servi, allo stesso tempo, di questa molteplicità e di questa unità. Attraverso di voi deve rivelarsi lo Spirito Santo; deve rivelarsi attraverso di voi il Signore nostro Gesù Cristo, da cui la Chiesa continuamente riceve questo Spirito. Benché solo una volta all’anno si festeggi la solennità di Pentecoste, tuttavia la vita della Chiesa è Pentecoste in tutti i giorni; in ogni giorno ed in ogni ora, in ogni luogo della terra, in ogni uomo ed in ogni popolo.

4. Da alcuni mesi continua la grande preghiera dell’Italia. La Chiesa prega per il popolo di questa amata Nazione, prega insieme con tutti i figli e le figlie dell’Italia guardando verso il futuro. Prega la Chiesa, ben consapevole delle Profonde radici da cui cresce l’unità dell’Italia. Si tratta, qui, non solo dell’unità etnica, ma prima di tutto dell’unità culturale, dell’unità della lingua, dell’unità della tradizione, che ha raccolto in sé tanti elementi dell’antico mondo mediterraneo. Questa unità che proviene dalla molteplicità è come un riflesso di quell’unità della Chiesa, nella quale agisce lo Spirito Santo: “Vi sono diversità di operazioni, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. E a ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per l’utilità comune” (1 Cor 12, 6-7).

È difficile non pensare in questo momento a tutti coloro che, come voi, da duemila anni, dai tempi apostolici, hanno ricevuto l’Ordinazione sacerdotale per il bene dei loro connazionali - abitanti di questa Penisola. È difficile non pensare a tutti i sacerdoti e al loro contributo, mediante il lavoro di evangelizzazione, alla costruzione dell’unità spirituale, culturale e sociale dell’Italia.

5. Per limitarci soltanto a pochi esempi degli ultimi secoli di figure sacerdotali legate all’Italia e a Roma, ricordiamo San Filippo Neri, sacerdote fiorentino e romano, che ebbe, specialmente nella celebrazione della Messa, esperienze ineffabili di unione con Dio. Egli fu straordinario anche per la gioia che sapeva diffondere attorno a sé, per il talento di catechista e di direttore spirituale, per la promozione di un’arte e di una cultura rinnovate.

Ricordiamo San Giovanni Battista De Rossi, ligure di origine ma romano fin dalla fanciullezza, sacerdote che, sostenuto da un zelo inesauribile, spese la vita per i sofferenti nel corpo e nello spirito, nella cura degli ammalati come nel ministero delle confessioni.

A loro accostiamo il Servo di Dio Don Pirro Scavizzi, che ci porta ben dentro al nostro tempo. Personalità esemplare di viceparroco e poi di parroco in Roma, animatore infaticabile di pellegrinaggi nei santuari mariani e in Terra Santa, si dedicò totalmente nell’ultima parte della sua vita alle missioni al popolo, perché già consapevole dell’urgenza di una rinnovata evangelizzazione.

Per ultimo, tornando indietro nel tempo, ricordiamo quel sacerdote che, mettendo la sua enorme intelligenza a totale servizio della rivelazione divina, seppe costruire quella sintesi filosofica e teologica da cui ancora oggi tutti noi tanto attingiamo: San Tommaso D’Aquino. Egli testimonia e ricorda ad ogni sacerdote, soprattutto ad ogni novello sacerdote, che l’amore alla sapienza e la disponibilità alla fatica per acquisire la sapienza sono componenti essenziali delle fecondità del nostro ministero.

6. Così dunque sentiamo tanti sacerdoti che nella bella lingua italiana, come nei diversi dialetti di questa lingua, annunciano le grandi opere di Dio. Voi oggi vi associate a tutti questi sacerdoti. Nella potenza dello Spirito Santo dovete riprendere la grande eredità del passato e dovete darle forma, così come è possibile fare solo mediante tale potenza.

Abbiate in voi il coraggio e l’amore che ebbero gli Apostoli nel giorno di Pentecoste. Di una cosa siate, come loro, consapevoli: che solo lo Spirito Santo può rinnovare la faccia della terra.

Abbiate totale fiducia in Lui e andate nella vigna del Signore, nella quale siete stati chiamati in questa particolare ora della storia.

Un’ora nella quale si avvicina, insieme con l’anno 2000, una rinnovata effusione dello Spirito per la dilatazione del Regno di Dio fino agli estremi confini della terra.

 

© Copyright 1994 - Libreria Editrice Vaticana

 

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