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VIAGGIO APOSTOLICO NELLE FILIPPINE,
IN PAPUA NUOVA GUINEA, AUSTRALIA E SRI LANKA

X GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ

LITURGIA DELLA PAROLA E BENEDIZIONE DEI MALATI

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Chiesa di «St. Joseph» a Boroko (Papua Nuova Guinea)
Mercoledì, 18 gennaio 1995

 

Cari Fratelli e Sorelle,

1. Grazia e pace a voi in Gesù Cristo!

Sono lieto di avere questa opportunità di incontrarvi e di pronunciare alcune parole di incoraggiamento. La cura dei malati e dei sofferenti è sempre stata una preoccupazione particolare dei seguaci del Signore. Sin dalle origini della Chiesa, quando i missionari portarono la Buona Novella del Vangelo alle terre più lontane, essi portarono anche l’amore e la compassione per la gente sofferente a causa di malattie. Fu questa carità a fare in modo che molti indigeni porgessero il benvenuto a questi messaggeri di Cristo e desiderassero conoscere Dio che ispirava simili atti di disinteressata generosità.

Ecco perché oggi sono venuto da voi, per assicurarvi che la Chiesa, come Cristo stesso, è vicina a voi che soffrite. La Chiesa vi affida al Signore. Essa prega affinché Egli vi conceda la consolazione e la speranza che vi porteranno la pace.

2. La sofferenza umana è un grande mistero, ma la nostra tradizione cristiana ci aiuta a capirlo. Come ci è stato detto nella Prima Lettera di Pietro, possiamo essere chiamati a provare la sofferenza nella nostra vita, ma solo attraverso la fede testimoniata otterremo la salvezza delle nostre anime (cf. 1 Pt 1, 6. 9). L’unico modo per condividere la gloriosa vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte è essere uniti con lui nella sua Passione. La Morte e la Resurrezione di Cristo sono esse che ci mostrano il significato della sofferenza umana. I credenti che soffrono in unione con Cristo e si affidano a lui contribuiscono a far conoscere agli altri la sua salvezza.

Quando soffrite con Cristo, mostrate di essere beati, perché, come ci dice il Signore nel passaggio evangelico, non gli avete recato offesa (cf. Lc 7, 23). La Passione e la Crocifissione di Gesù non sono per voi un ostacolo, bensì una fonte di gioia e di speranza. Accettando in questo modo la vostra sofferenza, permettete agli altri di vedere la vera dignità della persona umana. Voi rivelate un Dio che ci ama così tanto da diventare uno di noi per condividere la nostra sofferenza e la nostra tristezza. Voi rendete nota la verità secondo cui Dio trasformerà la morte in un meraviglioso futuro dove “tergerà ogni lacrima” (Ap 21, 4) dai nostri occhi.

3. Cari Amici, vedete quanto siete importanti! Così come soffrite in unione con Cristo siate uniti a lui nella preghiera. Ricordate Giobbe: dopo aver sopportato una sofferenza e un’afflizione terribili ha pregato per i suoi amici e “il Signore ebbe riguardo di Giobbe” (Gb 42, 9). Anche voi potete pregare molto efficacemente per il vostro prossimo, uomini e donne, per la Chiesa e per il mondo.

Desidero incoraggiarvi: possiate sentire sempre più profondamente la presenza di Gesù stesso mentre cercate di abbracciare lui e la sua Croce. Le mie preghiere e le preghiere della Chiesa sono sempre con voi.  

Al termine dell’omelia il Santo Padre ha rivolto ai malati riuniti nella chiesa di “St. Joseph” le seguenti parole:  

Devo aggiungere che la Beatificazione di Pietro To Rot dovrebbe essere di grande incoraggiamento per tutti voi, per le Chiese, per le persone, per le famiglie che soffrono.

Egli è un martire, e il martirio è sofferenza. Egli come martire e come Beato delle Papua Nuova Guinea e delle Isole Salomone, è il Patrono di tutti voi. Egli è un esempio di come vivere nella grazia di figli di Dio. In secondo luogo egli è anche il vostro intercessore. Rivolgetevi a lui nella preghiera, invocatelo per le vostre necessità. Voi e Pietro siete dello stesso Continente, della stessa Nazione, della stessa Chiesa. Voi siete vicini a noi.

Voi state raggiungendo l’intera comunione dei Santi e Dio stesso nella sua misericordia.

Dio e la Vergine Maria vi benedicano tutti.

 

© Copyright 1995 - Libreria Editrice Vaticana

 

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