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VIAGGIO APOSTOLICO NELLE FILIPPINE,
IN PAPUA NUOVA GUINEA, AUSTRALIA E SRI LANKA

X GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ

LITURGIA DELLE LODI CON LE SUORE
DI SAN GIUSEPPE DEL SACRO CUORE DI GESÙ

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

«St. Mary’s Cathedral» di Sidney (Australia)
Giovedì, 19 gennaio 1995

 

Eminenza, Care Sorelle e Amici in Cristo,

1. “Questo è il giorno fatto dal Signore; rallegriamoci ed esultiamo in esso” (Sal 118, 24). Oggi, per la prima volta un australiano viene elevato agli onori degli altari. “La bontà misericordiosa del nostro Dio” (Lc 1, 78) si rifletta sul volto della sua Chiesa in questo continente con la luminosa santità della vostra fondatrice e tramite: Madre Maria MacKillop. Ringrazio vivamente tutte voi: le Suore di San Giuseppe del Sacro Cuore, le Suore Federate di San Giuseppe, le Suore Giuseppine Associate in Missione, e i membri della vasta famiglia dei Giuseppini. Molti di voi sono arrivati da lontano – dalle aree più remote dell’Australia, dalla Cambogia, dall’Irlanda, dalla Nuova Zelanda e dal Perù – per la beatificazione di Madre Maria della Croce. Siamo qui riuniti a Sydney per venerare ed invocare l’intercessione di questa fervente e valorosa donna che il Signore ha reso: “santa, immacolata e irreprensibile al suo cospetto” (cf. Col 1, 22). “La sovrana Grazia” di Dio, di santità e di amore si è manifestata nella vita di Madre Maria, e questo è il principale motivo della nostra gioia. La beatificazione di Mary MacKillop ci ricorda che tutti gli sforzi per rinnovare il volto della terra (cf. Sal 104, 30) sono vani se non sono basati sul dono di una nuova ed abbondante vita attraverso la quale una persona “è portata in una realtà soprannaturale della vita divina stessa e diventa la “dimora dello Spirito Santo”, tempio vivente di Dio” (Dominum et Vivificantem, 58)

2. Cari amici: Mary MacKillop non può essere capita se non si fa riferimento alla sua vocazione religiosa. Il recente Sinodo dei Vescovi sulla vita consacrata ha riflettuto su molte questioni riguardanti la consacrazione stessa. Ciò che è emerso chiaramente dai dibattiti del Sinodo è il fatto che la vita consacrata è una vocazione specifica, da non confondere con altri tipi di impegno e dedizione all’apostolato. La gente guarda i religiosi che percorrono il cammino della vita con loro, come a coloro che sono saggi secondo i criteri di Dio. Madre Maria della Croce non ha solo liberato la gente dall’ignoranza attraverso la scolarizzazione, o alleviato le loro sofferenze grazie alla sua compassione. Ha lavorato per soddisfare il loro profondo, sebbene talvolta inconscio, desiderio per “le imperscrutabili ricchezze di Cristo” (Ef 3, 8).

Attraverso la Morte e Risurrezione redentrici di Cristo, il Regno di Dio si sta radicando nella storia – e voi vi state prendendo cura della sua crescita. Nella misura in cui rendete “la contemplazione delle cose divine e l’unione assidua con Dio nella preghiera” la vostra principale responsabilità (cf. CIC, can. 683 § 1) – diventate gli artefici principali della trasformazione più profonda della società. Il Signore vi ha consacrati “per portare il lieto annunzio ai poveri” (Is 61, 1). Il mondo, ingannato da false promesse, ha bisogno della particolare e visibile testimonianza di santità e d’integrità morale della consacrazione religiosa. Il popolo di Dio è aiutato e sorretto più da ciò che voi siete che da ciò che voi fate. Ha bisogno di riscontrare nella vostra vita i valori della fedeltà alla vita sacramentale e liturgica della Chiesa, la preghiera personale incentrata su Cristo e sulla vita Trinitaria di Dio, una vita comune semplice e gioiosa, amore preferenziale per i più poveri, libertà nell’obbedienza e nella gioia di appartenere sempre a Dio (cf. Evangelica Testificatio, 55).

3. In una parola, quello che la Chiesa e la società vogliono da coloro che abbracciano la vita consacrata è che siano la testimonianza vivente di cosa significa seguire “Gesù Cristo, e questi crocifisso” (1 Cor 2, 2). Madre Maria della Croce risplende di fronte a noi come una donna straordinaria che ha abbracciato la Croce, non come un fardello o come uno scandalo, ma come il modo più efficace di essere unita al Signore suo Sposo. Una volta scrisse che la Croce è “un dolce e caro strumento nelle mani di un grande e buon Padre che rende i Suoi figli così come qualsiasi Padre ha diritto che i suoi figli siano”.

Come la “nuova ed eterna Alleanza” fu stabilita attraverso “il sangue della sua croce” (Col 1, 20), così anche la professione dei consigli evangelici consiste nel fare un dono sacrificale e totale di sé a Dio in una nuova consacrazione (cf. Redemptionis Donum, 7). Questa “consacrazione speciale”, che comporta un carisma originale, permette alla persona di raggiungere le vette dell’amore: un amore completo, dedicato a Cristo sotto l’impulso dello Spirito Santo e, attraverso Cristo, offerto al Padre. Con la professione dei consigli si proclama che Cristo deve essere amato con un cuore indiviso (cf. 1 Cor 7, 34), abbracciato come vostro inestimabile tesoro (cf. Mt 6, 21) e venerato come unico Signore (cf. Ef 4, 5). La libertà interiore e l’autentica maturità spirituale sono le eredità benedette di coloro che “hanno dato la vita” per la causa di Dio (cf. Mt 16, 25).

4. Tra le pressanti questioni che il Popolo di Dio in Australia deve affrontare, c’è la necessità di comprendere la dignità e la missione della donna, nella famiglia, nella società e nella Chiesa, che è fedele alla “verità del Vangelo” (Gal 2, 14). Un’autentica teologia della donna, basata su una antropologia rivelata nel mistero della Creazione e della Redenzione, rivela la femminile “originalità” ed il particolare “genio” delle donne (cf. Mulieris Dignitatem, 10 e 30). Le donne che cercano un autentico concetto cristiano di femminilità possono guardare al ruolo libero ed attivo assunto da Maria di Nazareth, la Vergine Madre del Signore. In lei, tutte le donne possono scoprire “il segreto di vivere la loro femminilità con dignità e di raggiungere la loro vera emancipazione” (cf. Redemptoris Mater, 46).

Deve essere chiaro che la Chiesa è decisamente schierata contro ogni forma di discriminazione che comprometta in qualche modo la pari dignità tra uomo e donna. La totale uguaglianza tra le persone è tuttavia accompagnata da una meravigliosa complementarità. Questa complementarità riguarda non solo il ruolo degli uomini e delle donne, ma anche, e più profondamente, il loro aspetto e il loro significato come persone (cf. Christifideles Laici, 50). Per questo motivo sono convinto che un’antropologia errata è alla base del fallimento della società a comprendere l’insegnamento della Chiesa sul vero ruolo della donna. Questo ruolo non è sminuito in alcun modo, anzi è valorizzato dall’essere relazionato in modo particolare alla maternità – la fonte di una nuova vita – sia fisica che spirituale. La Chiesa inoltre affronta la sfida di cercare modi nuovi e creativi per riconoscere ed integrare i carismi specifici delle donne, che sono essenziali per l’edificazione del Corpo di Cristo nell’unità e nell’amore.

5. Ci stiamo preparando a varcare la soglia del terzo millennio cristiano. Per poterlo fare senza timore, i nostri cuori devono essere saldamente uniti a Cristo, “speranza di gloria” (Col 1, 27). L’intera Chiesa, compresi gli istituti religiosi, deve essere ancora più sensibile a tutto quello che lo Spirito dice (cf. Ap 2, 7) poiché il Grande Giubileo è vicino. Con serenità, e fiducia nella misericordia di Dio, gli individui e le comunità sono esortate – come ho scritto nella recente lettera Apostolica che annuncia il Giubileo del 2000 – “a purificarsi, attraverso il pentimento, degli errori passati e dei casi di infedeltà, di inconsistenza e inerzia” (Tertio Millennio Adveniente, 33).

In questi ultimi anni del nostro secolo, siamo nel periodo del “nuovo Avvento”, un periodo di profonda conversione della mente e del cuore, che l’apostolo Paolo ha definito come “una rivoluzione spirituale” (cf. Ef 4, 23). Quando Madre Maria della Croce morì, lasciò alle sue sorelle un messaggio di semplicità e forza evangelica: “Non abbiate paura”, ha scritto. “Amatevi l’un l’altra, sostenetevi a vicenda, e lasciatevi guidare in tutta la vostra vita dalla carità”. Questo è lo spirito con cui dobbiamo vivere il “nuovo Avvento”.

6. Oggi ti lodiamo, o Dio, per il dono prezioso che ci hai fatto con Madre Maria della Croce. Ti ringraziamo per le meraviglie di santità che hai operato in lei come discepolo di Gesù e fedele figlia della Chiesa. Care sorelle e cari amici: d’ora in poi avrete un potente intercessore dinanzi al trono di Dio nella persona della beata Mary MacKillop. Prego affinché il suo esempio di amore ardente per la Chiesa, il Corpo di Cristo, vi ispiri a servire il Signore con gioia – nei deboli, in coloro che sono straziati dal dolore e negli oppressi. In Mary MacKillop tutti gli australiani hanno un simbolo della fiorente santità in mezzo a loro. “Rallegriamoci e siamo felici” (Sal 118, 24). Amen.

E sono veramente lieto, veramente lieto di essere tra voi. Vi dico: Pax.

Entrando nella Cattedrale ho incontrato molte di voi sorelle, e ognuna di voi è stata per me motivo di ammirazione per il mistero che portate nei vostri cuori. Il mistero di un nuovo amore. Gesù Cristo vi ha chiamate, ognuna di voi, e a ognuna ha detto: seguimi, sii mia sposa, io sono lo sposo delle anime. Sii mia sposa, mia sposa. Sposami, diventerai madre di tanti figli. È questo grande mistero che ammiro in ognuna di voi, in ogni sorella e in ogni superiora in ogni sorella religiosa e in ogni superiora religiosa in tutto il mondo.

Sono molto felice di essere qui in mezzo a voi, in questo grande giorno in cui la prima tra voi, Mary MacKillop, verrà beatificata.

Vi ringrazio molto.

 

© Copyright 1995 - Libreria Editrice Vaticana

 

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