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SANTA MESSA PRESSO LA GROTTA DI LOURDES NEI GIARDINI VATICANI

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 18 giugno 1995

 

Carissimi Fratelli e Sorelle!

1. Ci siamo raccolti in questo luogo suggestivo, attorno alla Vergine di Lourdes, per celebrare il sacrificio eucaristico. Vi saluto tutti con affetto, carissimi alunni del Collegio Spagnolo; saluto voi, religiose, e quanti avete voluto essere qui presenti per onorare Maria, Madre della divina Misericordia.

E proprio alla realtà del peccato e alla sovrabbondante misericordia di Dio che l’odierna liturgia dell’undicesima domenica del Tempo Ordinario ci invita a dirigere la nostra attenzione.

“Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita che vivo nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me” (Gal 2, 20).

Così scriveva san Paolo ai Galati, come abbiamo ascoltato nella seconda Lettura, e così egli ripete a noi, illuminandoci sul senso autentico della vita, alla luce del mistero pasquale. Questa nostra vita terrena dobbiamo viverla nella fede in Cristo, Verbo divino incarnato per rivelare la Verità salvifica e per redimere l’umanità.

2. La prima Lettura, che narra la triste avventura del Re Davide con la moglie di Uria, e la commovente pagina del Vangelo di Luca, che parla della donna peccatrice, pentita e desiderosa di perdono, in atto di rendere ossequio al divin Maestro, richiamano alla nostra mente la realtà del peccato, che e offesa resa a Dio e ai fratelli.

Come e possibile negare il peccato? La Chiesa insegna perennemente che esiste il “peccato personale” e san Paolo, richiamandosi all’insegnamento di Cristo, scriveva ai Corinti: Non illudetevi! Coloro che trasgrediscono in vari modi la legge morale e rimangono nel loro peccato “non erediteranno il Regno di Dio” (1 Cor 6, 9-10).

Alla luce della Rivelazione, sappiamo pero con certezza consolante che Dio comprende l’umana debolezza ed e pronto al perdono. Egli e Padre ricco di amore e di misericordia. Ce lo dimostra in maniera eloquente il racconto della “donna peccatrice” che, pentita e confidente, onora Gesù nella casa di Simone il fariseo.

A Simone Gesù dice, riferendosi alla donna peccatrice: “Le sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato!”; ed alla donna: “La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!”. Gesù afferma con autorità divina il perdono dei peccati. Esige allo stesso tempo il pentimento e il cambiamento di vita.

3. Carissimi Fratelli e Sorelle! Manteniamo sempre vivo in noi il senso della fiducia nella bontà e nella misericordia di Dio. Non c’è peccato che Dio non voglia perdonare, quando si e pentiti e risoluti a non più peccare. Il pentimento della Maddalena e la parabola narrata da Gesù a Simone sono al riguardo molto ricchi di significato. Decisa, certo, deve essere la condanna del male, ma occorre comprensione e pazienza verso colui che pecca. La liturgia ci invita così ad essere messaggeri di verità e di misericordia, di perdono e di gioia.

Ci troviamo presso la Grotta della Vergine che richiama quella di Lourdes. Ricordiamo la definizione che santa Bernardetta dava del peccato: “Peccatore e colui che ama il peccato!”. Invitata a recarsi alla Grotta di Massabielle, per chiedere ed eventualmente ottenere dalla Madonna la guarigione dal suo male, Bernardetta rispose: “Lourdes non e per me! Lourdes e per i poveri peccatori!”.

Invochiamo Maria Santissima per la salvezza dei peccatori; preghiamo perché mai venga meno nei credenti la fiducia nel Signore che attende i suoi figli con amore e misericordia infinita.

“Beato l’uomo a cui e rimessa la colpa e perdonato il peccato!” (Sal 32).

 

© Copyright 1995 - Libreria Editrice Vaticana

 

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